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Wine Project

Wine Project – Copyright 2015, Marcos Alberti

Rieccoci con il weekend assignment, la mia periodica proposta di provare qualche scatto “a tema” nel fine settimana. L’idea alla base di questo appuntamento ormai tradizionale, è il fatto che fotografare secondo una missione, si rivela sempre utile nel far nascere nuovi spunti creativi.
Oggi il tema è ispirato al lavoro di Marcos Alberti, un fotografo brasiliano che ha realizzato un progetto fotografico geniale nella sua semplicità: ritratti di persone che si fanno qualche bicchiere di vino. In particolare il progetto prevede una foto da sobri e poi altri tre scatti dopo altrettanti bicchieri.
Ora, non voglio in nessun caso spingere nessuno all’alcolismo però devo dire che l’idea è fantastica perché, oltre ad essere un divertente weekend assignment, potrebbe portare a notevoli risvolti fotografici nell’ambito del ritratto.
Bene, non resta che andare al bar. Ci risentiamo lunedì (hic!)

Ah, dimenticavo; come sempre ti invito ad inserire il frutto dei tuoi sforzi in un commento perché condividere è divertente (in questo caso anche MOLTO divertente) e può permettere ad altri visitatori di apprezzare le tua foto, ma in questa occasione ti sottopongo anche una riflessione sugli effetti dell’alcool. Dal progetto di Marcos Alberti (ma forse anche dalla comune esperienza personale) appare evidente che la fase migliore sia quella dopo il secondo bicchiere, dove rilassamento, disinibizione e divertimento si incrociano in un equilibrio intrigante. Non sei d’accordo?
🙂 🙂 🙂

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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The Red Flag (IPholaroid project) – © Copyright 2010 Pega

In più occasioni mi è capitato di parlare di ciò che chiamo “degustazione fotografica”.
L’osservazione approfondita di un’immagine intesa come opera creativa ha varie definizioni, quella più tradizionale, chiamata comunemente “lettura” è ciò che viene proposto ed insegnato più classicamente. La lettura fotografica è una vera e propria disciplina da imparare, acquisire e perfezionare attraverso un proprio percorso critico da osservatore.
La degustazione di cui parlo sopra è, a dire il vero, qualcosa di simile alla lettura, ma io la definisco una “deviazione”, un modo più rilassato, informale e meno accademico di osservare un’opera fotografica, più alla ricerca di sensazioni libere e proiezioni personali proprie. Non si tratta quindi di un esercizio volto solo alla lettura critica dell’opera dell’autore ma piuttosto un modo per gustare una fotografia facendo emergere emozioni personali e pensieri paralleli, un po’ come si vanno a cercare aromi esotici ed apparentemente slegati in un sorso di buon vino.
Già in passato mi è capitato di pubblicare esempi di questo processo, anche applicati a foto di lettori del blog. Oggi ti ripropongo questo esperimento.
Vuoi farti degustare? Ti piacerebbe vedere “fotodegustata” una tua immagine?
Bene, inviami una tua opera fotografica o il link alla stessa scrivendo a pegaphotography@gmail.com, la pubblicherò volentieri con un mio tentativo di degustazione aperto ai contributi di chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.
Ti piace l’idea? Coraggio ti aspetto.

🙂

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Florence Photowalk 2012

In barba a previsioni pessime e minacce di acquazzoni terribili, anche l’edizione di quest’anno della Firenze Photowalk è stata un successo. Voglio quindi subito ringraziare e salutare tutti i partecipanti che sabato 13 Ottobre 2012, sono venuti all’appuntamento a Piazzale Michelangelo (dove ho, nell’occasione, anche sperimentato la realizzazione artigianale di un breve filmatino timelapse delle prime fasi dell’incontro, che puoi vedere in fondo a questo post).
Gruppo Valigia FolonNe è seguita una piacevole passeggiata, in compagnia di un bel gruppone di persone accomunate da passione per la fotografia e voglia di stare insieme a caccia di qualche scatto interessante. Dal Piazzale siamo saliti verso la stupenda basilica di San Miniato per poi ridiscendere attraverso il Giardino delle Rose con le sue statue di Folon e terminare la photowalk davanti ad un bicchiere di vino nel quartiere di San Niccolò.

Eravamo solo una delle oltre milletrecento photowalk svoltesi nell’ambito dell’iniziativa “Scott Kelby’s Worldwide Photowalk” che rappresenta il più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale”.
Nella stessa data si sono svolte passeggiate fotografiche in tutti e cinque i continenti, con la partecipazione di circa trentaduemila fotografi di qualunque tipo e livello, che si sono divertiti, hanno socializzato ed imparato gli uni dagli altri.
Tutti i partecipanti registrati possono inserire una loro foto sul sito della Photowalk di Firenze e partecipare ad un contest fotografico a livello mondiale.
Ho inoltre creato un apposito gruppo su Flickr in cui tutti i presenti alla photowalk possono postare le loro foto che vorranno condividere.

Infine ecco il breve video timelapse che ho realizzato nelle primissime fasi della photowalk, mentre i partecipanti stavano arrivando. Sono alle prime esperienze con questa tecnica. Vorranno perdonarmi gli esperti…
🙂

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Severity

Severity – © Copyright 2011 Pega

Non cestinare quella foto, a volte le immagini hanno bisogno di tempo.
Ci sono scatti che sul momento non ci soddisfano, sembrano insignificanti o addirittura brutti. Quasi non li prendiamo in considerazione quando scorriamo le immagini che escono dalla nostra macchina dopo un’occasione fotografica.
Eppure non bisogna cedere subito alla voglia di far pulizia.
Non dico di tenere tutto: ci sono foto oggettivamente sbagliate, sfuocate, mal composte o con l’esposizione sballata. Quelle sì, è inutile che le teniamo a prender posto, ma ce ne sono altre che solo dopo un po’, solo dopo che son rimaste un po’ lì “a candire”, siamo davvero in grado di valutare.
Sono foto che hanno bisogno di tempo. Magari ad un certo punto le vediamo, ci accorgiamo di loro, le stampiamo e le lasciamo ancora un po’ a maturare appese da una parte. Magari è proprio così che fioriscono, ci dicono come vogliono essere trattate, processate e stampate, magari tirando fuori qualcosa di anche molto diverso da ciò che si cercava al  momento dello scatto.
Mi diverte pensare che forse anche in fotografia, come in enologia, esista una sorta di processo di invecchiamento e successivo affinamento che lentamente porta a maturazione alcune opere, rendendole solo dopo un po’ di tempo, adatte ad essere apprezzate.
🙂

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Three women survivors

Three women survivors – © Copyright 2000 J. Moller


L’idea della fotodegustazione è quella di guardare e studiare lentamente la foto, non tanto con i criteri della lettura classica, ma piuttosto alla ricerca delle sensazioni secondarie che l’immagine può dare, tirandone fuori elementi emotivi.
E’ un esercizio ma anche un modo diverso di gustare l’opera di un artista.
Il paragone che può essere fatto è con la lenta degustazione di un vino o un liquore, ma anche il ripetuto ascolto musicale.
L’immagine sopra è la riproduzione di una foto di J.Moller, scattata durante un momento doloroso: l’esumazione di alcune vittime delle violente repressioni avvenute negli anni ’80 in Guatemala. E’ una foto che “dipende” moltissimo dal testo che la accompagna e spiega la situazione altrimenti difficilmente leggibile dall’osservatore:

Three women, themselves survivors of the violence, watch as the remains of relatives and former neighbors who were killed in the early 1980’s are exhumed.

Si vedono solo tre donne, una scelta compositiva ben definita con cui Moller incanala tutta l’attenzione dell’osservatore sul soggetto, non si vede nessun’altra figura né l’interno della fossa stessa, il fotografo ha resistito alla tentazione di includere nell’immagine l’intera scena che, nel suo complesso, è quindi lasciata alla proiezione nella mente dell’osservatore.

Chi sono queste tre donne? Sono le mogli delle persone nella fossa? In che modo sono coinvolte in questo dramma ed in quale senso sono legate tra loro? Sono sorelle? Non ci sono risposte a queste domande ma ognuno può proiettare una sua storia.

Il linguaggio del corpo e le espressioni sono particolari.
La prima donna a sinistra, insieme alla tristezza ed alla sofferenza che la unisce alle altre, sembra mostrare rabbia, quasi un desiderio di vendetta. Il suo corpo è leggermente inclinato, come se si opponesse attivamente al senso della pendenza.
La donna al centro ha invece un’espressione totalmente rassegnata, quasi si sporge verso l’interno della fossa, come in un gesto di abbandono e compassione, quasi un volersi ricongiungere con chi non c’è più.
La donna sulla destra è invece colta in un’espressione che potrebbe essere di preghiera o raccoglimento, le sue mani sono posate a terra come a cercare anche un sostegno fisico.

Si potrebbe continuare a lungo in questo modo, osservando la foto da ulteriori punti di vista e diversi livelli di interpretazione.
C’è da dire che probabilmente molte di queste osservazioni sono solo postproiezioni, è normale. Non so quanti scatti eseguì Moller in questa occasione e magari gli occhi chiusi della donna che sembra pregare sono un semplice battere di palpebre.
Resta il fatto che l’autore ha scelto questo fotogramma ed anche in questo sta la sua bravura, perché il risultato è una fotografia dalla fortissima carica emotiva, specie se ci si ferma a “degustarla” un po’.

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Altri post sulla foto-degustazione:

Degustazione (phototasting) – part 1
Degustazione (phototasting) – part 2
Degustazione (phototasting) – part 3

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