Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘tre’

Freedom

Fuochi fatui – © Copyright 2009 Pega

Proprio in questi giorni, lo scorso anno, qualcuno mi disse: “Con i blog non c’è due senza tre”. Aveva ragione.
Un altro intero anno è passato da quel primo post dell’inizio di settembre 2009. Tre anni divertenti, in cui ho scoperto ed imparato molte cose nuove grazie alla scusa di scrivere sul blog; è questa, insieme all’opportunità di condividere con altre persone la passione per la fotografia, la ragione che mi spinge a portare avanti questo progetto.
Voglio ringraziare tutti coloro che ogni tanto passano da qui a leggere qualche post, ma sopratutto chi interviene attivamente, inviando le sue foto o partecipando alle iniziative nel mondo reale come gli Sharing Workshop e le varie uscite come la Light Painting Photowalk o la Film Gang.

Insomma, grazie davvero a tutti, in particolare a chi segue regolarmente e commenta gli articoli fornendo il prezioso contributo del proprio punto di vista e delle proprie esperienze, ma anche a chi sovente non esita a cliccare su quei magici (e gratuiti :-)) pulsanti condividendo i post su Twitter o sul suo profilo Facebook, aiutandomi molto a far conoscere il blog a nuovi appassionati.

Bene. Spero di poter continuare ad averti tra i lettori e ti invito ad intervenire ogni volta che vorrai per esprimere la tua opinione o critica.

Annunci

Read Full Post »

Dissenso generazionale - Copyright 2009 Pega
Dissenso generazionale – Copyright 2009 Pega
Art ain’t easy… but autocritic is way harder…
Come riuscire ad essere costruttivamente autocritici ?

Oggi voglio riproprre un vecchio post che pubblicai tempo fa, nelle prime settimane di vita del blog. 
E’ una riflessione che mi è tornata in mente mentre stavo valutando alcune mie foto, cercando di capire se mi piacessero o meno e se fossero adatte ad essere pubblicate.
Mi perdonerai se sei un vecchio lettore o forse lo rileggerai traendone lo spunto per provare ad aggiungere un tuo contributo.

Ragionando sul valore comunicativo ed emotivo che si può attribuire ad una propria fotografia in modo indipendente dall’opinione degli altri, mi sono trovato a pensare a che processo seguire per dare un giudizio artistico il più possibile “meditato” su alcuni miei scatti.
Il fine di questa sorta di “valutazione” è quello di sviluppare un maggiore senso critico nello scegliere a quali foto dedicare maggiore attenzione in termini di trattamento e successiva eventuale stampa o pubblicazione su web.
Non mi è risultata cosa facile perchè, ovviamente, essendone io il creatore tendo naturalmente a dare alla foto una interpretazione ed un valore che non sono per niente assoluti o forse nemmeno condivisibili con gli altri.
Ho comunque provato a raffinare un semplice criterio che si basa sul fondamento che la foto deve essere interessante e “funzionare”, da tre punti di vista.

Tre pilastri che “sostegono” la foto.

Il primo è il punto di vista del fotografo stesso. Se non sono soddisfatto io della foto è inutile andare avanti. Devo sentire che in qualche modo l’immagine ha per me un significato, mi trasmette qualcosa, insomma “funziona”.
Il mio punto di vista di osservatore del soggetto ripreso deve essere soddisfatto in termini estetici, tecnici ed emotivi.

Il secondo punto di vista è quello del soggetto ritratto. A qualcuno potrà sembrare un’assurdità specie nel caso dei soggetti inanimati, ma la mia tendenza è quella di personificare comunque il soggetto ed immaginarne il punto di vista come elemento fotografato. Spesso si sente dire che in fotografia il fotografo guarda il soggetto attraverso l’obiettivo ma il soggetto guarda il fotografo attraverso la stessa lente. E’ proprio questo che intendo. In qualche modo ci deve essere una reciprocità. Una storia sostenibile e percepibile, che renda il punto di vista del soggetto interessante e caratterizzante questo aspetto della foto.

Terzo ed ultimo punto è quello dell’osservatore, del fruitore della foto… del pubblico insomma.
Dal suo punto di vista l’osservatore finale cosa troverà nella foto ? Se la foto ha un senso solo per i primi due elementi di questa analisi ma non per il terzo, la foto non funziona comunque. E’ il caso di scatti che hanno un grande significato emotivo per chi li ha scattati ma nessun messaggio per un estraneo che vede quella foto.

Tutto questo è una mia visione personale, una sorta di processo di valutazione che prova ad essere, se non oggettivo, almeno bilanciato e rispettoso di quelli, che nella mia idea, sono gli altri soggetti coinvolti.

Non nascondo che esiste in me la curiosità di sapere quali invece sono i processi che altri seguono per fare una simile valutazione. Quindi, rifacendomi ad un precedente post, non escluderei che la mia domanda ad un fotografo che stimo, nell’ipotesi provocatoria di poterne fare una soltanto, potrebbe essere proprio : “come valuti il valore artistico e comunicativo di una tua foto” ?

Read Full Post »

Three women survivors

Three women survivors – © Copyright 2000 J. Moller


L’idea della fotodegustazione è quella di guardare e studiare lentamente la foto, non tanto con i criteri della lettura classica, ma piuttosto alla ricerca delle sensazioni secondarie che l’immagine può dare, tirandone fuori elementi emotivi.
E’ un esercizio ma anche un modo diverso di gustare l’opera di un artista.
Il paragone che può essere fatto è con la lenta degustazione di un vino o un liquore, ma anche il ripetuto ascolto musicale.
L’immagine sopra è la riproduzione di una foto di J.Moller, scattata durante un momento doloroso: l’esumazione di alcune vittime delle violente repressioni avvenute negli anni ’80 in Guatemala. E’ una foto che “dipende” moltissimo dal testo che la accompagna e spiega la situazione altrimenti difficilmente leggibile dall’osservatore:

Three women, themselves survivors of the violence, watch as the remains of relatives and former neighbors who were killed in the early 1980’s are exhumed.

Si vedono solo tre donne, una scelta compositiva ben definita con cui Moller incanala tutta l’attenzione dell’osservatore sul soggetto, non si vede nessun’altra figura né l’interno della fossa stessa, il fotografo ha resistito alla tentazione di includere nell’immagine l’intera scena che, nel suo complesso, è quindi lasciata alla proiezione nella mente dell’osservatore.

Chi sono queste tre donne? Sono le mogli delle persone nella fossa? In che modo sono coinvolte in questo dramma ed in quale senso sono legate tra loro? Sono sorelle? Non ci sono risposte a queste domande ma ognuno può proiettare una sua storia.

Il linguaggio del corpo e le espressioni sono particolari.
La prima donna a sinistra, insieme alla tristezza ed alla sofferenza che la unisce alle altre, sembra mostrare rabbia, quasi un desiderio di vendetta. Il suo corpo è leggermente inclinato, come se si opponesse attivamente al senso della pendenza.
La donna al centro ha invece un’espressione totalmente rassegnata, quasi si sporge verso l’interno della fossa, come in un gesto di abbandono e compassione, quasi un volersi ricongiungere con chi non c’è più.
La donna sulla destra è invece colta in un’espressione che potrebbe essere di preghiera o raccoglimento, le sue mani sono posate a terra come a cercare anche un sostegno fisico.

Si potrebbe continuare a lungo in questo modo, osservando la foto da ulteriori punti di vista e diversi livelli di interpretazione.
C’è da dire che probabilmente molte di queste osservazioni sono solo postproiezioni, è normale. Non so quanti scatti eseguì Moller in questa occasione e magari gli occhi chiusi della donna che sembra pregare sono un semplice battere di palpebre.
Resta il fatto che l’autore ha scelto questo fotogramma ed anche in questo sta la sua bravura, perché il risultato è una fotografia dalla fortissima carica emotiva, specie se ci si ferma a “degustarla” un po’.

———————————————
Altri post sulla foto-degustazione:

Degustazione (phototasting) – part 1
Degustazione (phototasting) – part 2
Degustazione (phototasting) – part 3

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: