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Posts Tagged ‘valore’

“Le grandi menti parlano di idee, le menti mediocri parlano di fatti, le menti piccole parlano di persone“. Con questa sua affermazione Eleanor Roosevelt descriveva le sensazioni che provava in occasione di eventi ed incontri, anche ad altissimo livello, in cui il chiacchiericcio o peggio il pettegolezzo erano dominanti, ma dove talvolta spiccavano anche personalità capaci di far sentire uno spessore del tutto diverso.
E’ una frase che potrebbe essere utile far campeggiare a caratteri cubitali in molti luoghi e che si può ben declinare in ambito artistico, in particolare nelle arti visive e quindi anche in Fotografia.
Monna LisaParlare di persone, delle loro vite, storie o aneddoti, è sì intrigante e spesso catalizza un immediato interesse, ma è una fascinazione povera e spesso fugace, che non lascia alcun segno. Il vero salto di qualità si ha quando il racconto ha un respiro più ampio, assoluto: quando dalle persone ci si sposta verso i fatti e poi verso le idee.
Pensaci un attimo, prendiamo ad esempio la Gioconda di Leonardo da Vinci: quest’opera non è così importante ed ammirata da secoli solo perché è lo splendido ritratto di una certa signora Lisa “tal dei tali”. Il vero valore del capolavoro leonardesco è la sua essenza: quella dell’idea stessa di donna.
L’arte diviene davvero grande quando riesce a distaccarsi dalle piccole cose, pur continuando a descriverle, ed arrivare a parlare di idee, proprio come le “grandi menti” di cui parlava Eleanor Roosevelt nella sua frase.
Tutto ciò vale senza dubbio anche in Fotografia e tenerlo a mente potrebbe portare i nostri scatti ad un livello completamente diverso.
(E, forse, non solo i nostri scatti… 🙂 )

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Una passeggiata con gli amici

Una passeggiata con gli amici – © Copyright 2008 Pega

Obiettivi, flash, treppiedi ed aggeggi vari. Si parla tanto di quali elementi siano i più indispensabili nella borsa del fotografo, ma ce n’è uno che, sebbene non venga mai considerato, è forse il più importante. Non tutti se ne rendono conto ma c’è un “accessorio” (o forse sarebbe tecnicamente più corretto chiamarlo “consumabile”) che è senz’altro il più prezioso di tutti: è il tempo.
C’è qualche raro fortunato che ne ha in abbondanza, ma per tutti gli altri invece scarseggia, ed il bello è che il tempo è qualcosa di intimamente legato alla fotografia perché è anche uno degli elementi di impostazione della foto stessa, pensaci bene.
Lo scatto ha proprio nel tempo di esposizione un parametro chiave che influisce direttamente non solo sull’immagine realizzata, ma anche sull’atteggiamento del fotografo.
Cerco di spiegarmi meglio. Pensa a quanto è diverso scattare al volo una raffica da 1/1000 oppure piazzare il treppiede per una lunga esposizione, magari di minuti o ore, con una macchina grande formato, una pinhole o la tua digitale con i filtri ND. Pensa poi all’importanza che ha il concetto del tempo nella fotografia di eventi che vanno colti con precisione e che magari non si ripeteranno facilmente.

Prendersi il tempo necessario è importante. Prepararsi, posizionarsi, comporre e scattare facendo attenzione ai dettagli, tutto questo anche quando poi l’esposizione dura solo una frazione di secondo.
E poi il tempo per valutare il proprio lavoro, per la postproduzione in camera oscura o digitale, il tempo per portare all’attenzione degli altri le proprie foto o anche il tempo necessario a raggiungere i luoghi o le persone che si vogliono fotografare.

Non so se avevi mai considerato il tempo come un accessorio o un prezioso consumabile in fotografia, ma a pensarci bene è proprio un po’ così.

🙂

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Phantom by Lik

Phantom . Copyright Peter Lik

Sei milioni e mezzo di dollari, ecco quanto ha pagato un anonimo collezionista per aggiudicarsi questa foto di Peter Lik.
Adesso “Phantom”, realizzata nell’Antelope Canyon in Arizona, è la più costosa foto mai venduta e supera di un balzo “Rhein II”, di Andreas Gursky, che fu venduta nel 2011 per la modica cifra di 4,3 milioni di dollari.
Trovo davvero incredibile che una stampa possa raggiungere tali livelli di prezzo, ma la cosa diviene ancor più strabiliante, se non ridicola, quando si apprende che si tratta della versione in bianco e nero di uno scatto già venduto in precedenza, denominato “Ghost”.
Da notare che questo particolare luogo nell’Antelope Canyon è uno spot abbastanza popolare e tanti fotografi di paesaggio vengono a ritrarre proprio questo strano effetto di luce che richiama la figura di un fantasma.
Che aggiungere… forse possiamo dire che, visto questo esempio, ogni fotografo può sempre confidare nella generosità di un collezionista anonimo 🙂

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È una mia personale missione: parlarne almeno una volta all’anno, ripubblicando le considerazioni che ogni fotografo dovrebbe fare prima di abbandonare al fato il suo prezioso archivio di immagini, specie se digitali.
Quanto saresti disposto a pagare per riavere l’intero insieme di tutte le tue foto a seguito di un’ipotetica perdita totale? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.
Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. È per questo che tra i miei propositi c’è di tornare a parlare di backup ogni tanto.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

E tu lo fai (vero?) un sano e regolare backup delle tue foto? Lo fai in modo automatico o saltuariamente in manuale? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni

Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD

Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)

E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet

Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.

E non dimenticare di:

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂

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Una passeggiata con gli amici

Una passeggiata con gli amici – © Copyright 2008 Pega

Obiettivi, flash, treppiedi ed aggeggi vari. Quanto di frequente capita di parlare con amici e colleghi di quali elementi siano i più indispensabili nella borsa del fotografo?
Sebbene non venga considerato molto spesso ce n’è uno che è forse il più importante, anche se non tutti se ne rendono conto. E’ l’accessorio (o forse sarebbe tecnicamente più corretto chiamarlo “il consumabile”) più prezioso per il fotografo: è il tempo.
C’è qualcuno fortunato che ne ha in abbondanza ma per tutti gli altri invece scarseggia. Il bello è che il tempo è qualcosa di intimamente legato alla fotografia perché è addirittura uno degli elementi di impostazione della foto stessa, pensaci bene.
Lo scatto ha proprio nel tempo di esposizione un parametro chiave che influisce direttamente non solo sull’immagine realizzata ma anche sull’atteggiamento del fotografo.
Cerco di spiegarmi meglio. Pensa a quanto è diverso scattare al volo una raffica da 1/1000 oppure piazzare il treppiede per una lunga esposizione, magari di minuti o ore con una macchina grande formato, una pinhole o la tua digitale con i filtri ND. Pensa all’importanza che ha il concetto del tempo nella fotografia di eventi che vanno colti con precisione e che magari non si ripeteranno facilmente.

Prendersi il tempo necessario è importante per il fotografo. Prepararsi, posizionarsi, comporre e scattare facendo attenzione ai dettagli, tutto questo anche quando poi l’esposizione dura solo una frazione di secondo.
E poi il tempo per valutare il proprio lavoro, per la postproduzione in camera oscura o digitale, il tempo per portare all’attenzione degli altri le proprie foto o anche il tempo necessario a raggiungere i luoghi o le persone che si vogliono fotografare.

Non so se avevi mai considerato il tempo come un accessorio o un prezioso consumabile in fotografia, ma a pensarci bene è proprio un po’ così.

🙂

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Dissenso generazionale - Copyright 2009 Pega
Dissenso generazionale – Copyright 2009 Pega
Art ain’t easy… but autocritic is way harder…
Come riuscire ad essere costruttivamente autocritici ?

Oggi voglio riproprre un vecchio post che pubblicai tempo fa, nelle prime settimane di vita del blog. 
E’ una riflessione che mi è tornata in mente mentre stavo valutando alcune mie foto, cercando di capire se mi piacessero o meno e se fossero adatte ad essere pubblicate.
Mi perdonerai se sei un vecchio lettore o forse lo rileggerai traendone lo spunto per provare ad aggiungere un tuo contributo.

Ragionando sul valore comunicativo ed emotivo che si può attribuire ad una propria fotografia in modo indipendente dall’opinione degli altri, mi sono trovato a pensare a che processo seguire per dare un giudizio artistico il più possibile “meditato” su alcuni miei scatti.
Il fine di questa sorta di “valutazione” è quello di sviluppare un maggiore senso critico nello scegliere a quali foto dedicare maggiore attenzione in termini di trattamento e successiva eventuale stampa o pubblicazione su web.
Non mi è risultata cosa facile perchè, ovviamente, essendone io il creatore tendo naturalmente a dare alla foto una interpretazione ed un valore che non sono per niente assoluti o forse nemmeno condivisibili con gli altri.
Ho comunque provato a raffinare un semplice criterio che si basa sul fondamento che la foto deve essere interessante e “funzionare”, da tre punti di vista.

Tre pilastri che “sostegono” la foto.

Il primo è il punto di vista del fotografo stesso. Se non sono soddisfatto io della foto è inutile andare avanti. Devo sentire che in qualche modo l’immagine ha per me un significato, mi trasmette qualcosa, insomma “funziona”.
Il mio punto di vista di osservatore del soggetto ripreso deve essere soddisfatto in termini estetici, tecnici ed emotivi.

Il secondo punto di vista è quello del soggetto ritratto. A qualcuno potrà sembrare un’assurdità specie nel caso dei soggetti inanimati, ma la mia tendenza è quella di personificare comunque il soggetto ed immaginarne il punto di vista come elemento fotografato. Spesso si sente dire che in fotografia il fotografo guarda il soggetto attraverso l’obiettivo ma il soggetto guarda il fotografo attraverso la stessa lente. E’ proprio questo che intendo. In qualche modo ci deve essere una reciprocità. Una storia sostenibile e percepibile, che renda il punto di vista del soggetto interessante e caratterizzante questo aspetto della foto.

Terzo ed ultimo punto è quello dell’osservatore, del fruitore della foto… del pubblico insomma.
Dal suo punto di vista l’osservatore finale cosa troverà nella foto ? Se la foto ha un senso solo per i primi due elementi di questa analisi ma non per il terzo, la foto non funziona comunque. E’ il caso di scatti che hanno un grande significato emotivo per chi li ha scattati ma nessun messaggio per un estraneo che vede quella foto.

Tutto questo è una mia visione personale, una sorta di processo di valutazione che prova ad essere, se non oggettivo, almeno bilanciato e rispettoso di quelli, che nella mia idea, sono gli altri soggetti coinvolti.

Non nascondo che esiste in me la curiosità di sapere quali invece sono i processi che altri seguono per fare una simile valutazione. Quindi, rifacendomi ad un precedente post, non escluderei che la mia domanda ad un fotografo che stimo, nell’ipotesi provocatoria di poterne fare una soltanto, potrebbe essere proprio : “come valuti il valore artistico e comunicativo di una tua foto” ?

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Leika o-series 1923

La notizia ha fatto velocemente il giro del mondo: in questi giorni si è segnato il record per la fotocamera più costosa mai venduta.
Si tratta di una vecchia Leika o-series del 1923 che è stata battuta all’asta presso Westlicht per la “modica” cifra di un milione e trecentoventimila euro.
Apparenente ad un lotto di soli 25 pezzi realizzati al fine di testare il mercato per questo tipo di fotocamere, la piccola Leica, tuttora perfettamente funzionante, è la seconda di questa serie ad essere stata proposta e venduta in un’asta pubblica.

Devo dire che un prezzo così enorme per un apparecchio fotografico, anche quando sicuramente raro ed importante, a me appare veramente eccessivo.
Ha davvero senso pagare una cifra del genere per aggiudicarsi questo piccolo pezzo di storia? E l’acquirente avrà mai intenzione di caricarci un rullino e provare a fare qualche scatto?

Probabilmente sono domande destinate a rimanere senza risposta. 
Certo che a questo punto posso comunque iniziare a coltivare qualche speranza di poter piazzare ad un buon prezzo anche la mia piccola Rollei del 1945… 
Che dici, provo a sottoporla a qualche casa d’aste? Stavo pensando ad una base di almeno 500.000 euro… 🙂 🙂 🙂

E tu hai qualche vecchio cimelio da vendere?
Ecco nel video sotto com’è andata l’asta della Leika. Dacci un’occhiata, magari chissà… un giorno l’oggetto in vendita potrebbe essere qualcosa che hai nella tua cantina.



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