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Posts Tagged ‘35mm’

Digital film conceptI dorsi digitali non sono una novità. Già un decennio fa rappresentavano un promettente campo di sviluppo, poi il veloce successo delle fotocamere digitali li ha relegati ad un ambito specialistico di altissima fascia.
Eppure l’idea di rendere digitale qualunque macchina fotografica analogica non è per niente tramontata, ed anzi pare proprio che questo sia un progetto su cui lavorano in parecchi nel mondo.
Io aspetto con fiducia chi si deciderà a realizzare un dorso digitale universale, sarebbe un’occasione di rinascita per tante 35mm dimenticate nei cassetti ed anche un modo per riscoprire la qualità di alcuni gloriosi vecchi corpi macchina, che sovente non hanno nulla da invidiare alle fotocamere di ultima generazione.
Per il momento la questione rimane a livello di concept e, specie dopo la burla della RE35 risultata poi un fake, c’è sempre prudenza ogni volta che qualcuno si fa avanti con l’annuncio di un prodotto del genere.
So che un giorno o l’altro spunterà su Kickstarter un progetto degno di fiducia, ma per ora non resta che ammirare i vari prototipi che ogni tanto spuntano, come questo realizzato dagli studenti della coreana Hongik University.
Concept dorso digitale 35mm

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PinolaEbbene il dado è tratto. Con un pannello di PVC, un po’ di colla e qualche altro oggetto di facile reperibilità, ho iniziato a costruire la mia prima fotocamera a foro stenopeico: la Pinola.
Da tempo volevo sperimentare la fotografia pinhole, gustare il fascino antico e basilare della macchina fotografica senza obiettivo, ho quindi guardato un po’ di esempi su internet, trovandone alcuni da cui prendere spunto. L’idea era di farla semplice ma anche riutilizzabile, evitando le “usa e getta”, optando poi per una macchina a rullino e non a foglio singolo, anche se quest’ultima sarebbe stata più facile da realizzare.
Pinola 35mmEcco così avviato il progetto Pinola 35mm. Il PVC si taglia abbastanza bene con un trincetto (occhio alle dita) e si incolla facilmente. Il colore rosso forse creerà qualche problema, ma non ho saputo resistere e non è da escludere la necessità di verniciare di nero l’interno del corpo macchina.
Per il foro stenopeico ho ritagliato un pezzetto di alluminio da una lattina e praticato un piccolo forellino usando la punta di uno spillo ed un colpo di carta vetrata. Poi c’è da studiare una buona soluzione per l’otturatore e realizzare il meccanismo con il perno in legno per l’avvolgimento del rullino.
I lavori sono ancora in corso e staremo a vedere cosa viene fuori. Magari poi pubblicherò il prodotto finale ed i relativi obbrobri generati.

So che qualcuno tra i lettori del blog sta già facendo qualcosa di simile quindi perchè non ci provi anche tu? Potrebbe poi essere fantastico trovarsi tutti insieme, ognuno con la propria stenopeica-fai-da-te per una bella fotopasseggiata primaverile!

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dirkonNiente sensore, niente elettronica, niente parti meccaniche, niente ottica… costo praticamente zero.
Basta un po’ di carta ed una discreta dose di pazienza: la Dirkon è davvero una fotocamera alla portata di tutti.
Nata alla fine degli anni ’70 sulle pagine di una rivista dell’allora Cecoslovacchia, è una macchina fotografica stenopeica fai-da-te realizzabile interamente in cartoncino.
Puoi stampare il progetto che vedi qui sotto, ritagliare le parti, incollarle ed avrai una fotocamera pinhole utilizzabile con pellicola 35mm. Una vera sfida che potrebbe essere anche lo spunto per un evento in cui trovarci tra appassionati e provare a realizzarne una a testa per vedere come ce la caviamo.

Dirkon progetto

Puoi trovare altre informazioni ed istruzioni per la realizzazione sul sito www.pinhole.cz
La Dirkon non è l’unica fotocamera stenopeica in cartoncino. Una sua “concorrente” è la Rubicon, leggermente più complessa e sofisticata, probabilmente più efficace, che puoi assemblare partendo da un PDF con piani ed istruzioni, scaricabile gratuitamente qui.
Buon divertimento!

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È di alcuni giorni fa la notizia della vendita, presso la casa d’aste WestLicht di Vienna, di un raro esemplare di macchina fotografica Leica “0” del 1923, per l’astronomica cifra di 1.8 milioni di euro.
Si tratta di uno dei soli 12 rimanenti al mondo tra i 25 prototipi originalmente costruiti. La serie zero in pratica è la progenitrice di tutte le fotocamere formato 35mm, che Leica lanciò sul mercato con la serie “1” messa in commercio nel 1925.
Ho scovato il video dell’asta in cui, partendo dal prezzo base di trecentomila euro, gli acquirenti si sono giocati il cimelio a colpi di centomila euro a botta, vedendo alla fine come vincitore il battitore stesso, evidentemente delegato dal facoltoso anonimo che si è aggiudicato l’oggetto.
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Upcyling è il termine che definisce il processo con cui si convertono materiali di scarto o comunque non più utili, in nuovi oggetti o prodotti ancora fruibili.
book pinholeE’ il concetto alla base dell’idea di business di un certo Erin Paysse che sul suo sito vende macchine fotografiche pinhole ricavate da vecchi libri.

Sono pezzi unici, ovviamente fatti a mano ed innegabilmente dotati di un certo fascino. Si tratta di macchinette funzionanti con un otturatore magnetico e pensate per essere usate con normali rotolini 35mm.

Chiaramente è un approccio in decisa controtendenza rispetto a quello che è l’attuale sviluppo del mainstream fotografico ipertecnologico, fatto di megapixel che ormai si contano a decine, sistemi antivibrazione e autofocus intelligentissimi.
book pinholeIn questo caso siamo piuttosto nella nicchia delle toy camera, quel filone che sta sempre più acquisendo un’identità che affasciona proprio per la filosofia che sta alla base dell’adozione di macchine analogiche imperfette per definizione.

Le fotocamere di Payesse sono talmente semplici da non avere nemmeno l’ottica, sono pinhole appunto, e sfruttano il principio basico della camera obscura : l’effetto di proiezione dell’immagine che si ottiene attraverso un foro. 
book pinholeOgni macchina è accompaganata da un suo specifico set di istruzioni su come caricarla, quanti giri far fare alle manopole per essere sicuri di posizionare correttamemte la pellicola, come scattare e riavvolgere per poter poi procedere allo sviluppo del rullino.

Il prezzo ? Decisamente in linea con il “mercato”…
Le fotocamere upcycling di Payesse non sono per niente economiche e per poterne acquistare una sono necessari circa 160€. Più o meno il costo di una compattina digitale.
Non male eh ?!?

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