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lomoinstant-automat_mood

Lo dico subito: questo post è una mezza marchetta, poi ti spiego perché. Comunque… da bravo “malato” di fotografia istantanea, oggi voglio parlarti di un bel progettino su Kickstarter: la Lomo’Instant Automat, una nuova creatura messa in cantiere da Lomography.
E’ un piccolo oggetto in grado di far entrare chiunque nel trip della foto “cotta e mangiata”, un modo di affrontare la passione per le immagini diverso dal “cattura e surgela” tipico del digitale ma da molti considerato un po’ retrò.
La cosa mi interessa perché ho ormai perso la speranza di poter continuare ad usare a lungo la mia cara “Zietta” a causa dello stop deciso da Fujifilm alla produzione delle vecchie pellicole a strappo ancora compatibili con le folding Polaroid, e quindi non mi resta che guardarmi intorno in cerca di qualcosa che possa farmi continuare con le istantanee. Da questo punto di vista devo ammettere che, in effetti, Lomography è in pole position…
La Instant Automat si differenzia dalle sue sorelline per un ricco set di funzionalità creative e modalità di scatto che strizzano l’occhio allo stile lomografico ma con un po’ di evoluzione nella direzione degli automatismi. La fotocamera infatti è dotata di velocità otturatore e flash impostati automaticamente. Lomography insomma strizza l’occhio anche ai meno esperti, garantendo risultati sempre accettabili, anche in condizioni di luce un po’ più difficili.
Ah, dimenticavo… la questione della marchetta? Pare che Lomography metta in palio una Instant tra i bravi ragazzi che scrivono qualcosa a proposito di tutto ciò…
🙂 🙂 🙂

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Questo signore si chiama TM Wong. Ha una gran passione per la fotografia, anzi per meglio dire ha una gran passione per le macchine fotografiche… In particolare per quelle analogiche… Ed ancor più in particolare per quelle in grado di realizzare foto istantanee.
Si, è uno “specialista di nicchia” il Sig. Wong fotoamatore di Hong Kong, che possiede quella che risulta essere la più numerosa collezione di fotocamere istantanee del mondo. Ne ha oltre mille.
Polaroid di tutti i tipi (ovviamente), ma anche Fuji, Kodak ed anche altre marche. Potrebbe scegliere una macchina al giorno per tre anni prima di aver utilizzato almeno una volta tutta la collezione che, comunque, è in continua crescita (la puoi vedere nei dettagli sul suo sito).
Quella di Wong è una passione che fino a qualche tempo fa sembrava condannata ad un futuro puramente nostalgico, parevano infatti ridotte al lumicino le speranze di riuscire a reperire pellicole adatte.
Con la nascita dell’Impossible Project i giochi si sono però riaperti e le speranze di tanti appassionati di fotografia istantanea analogica sono rifiorite.
Sebbene i prezzi siano un po’ alti è finalmente tornato possibile scattare con questa tecnologia e sono spuntati in tutto il mondo gruppi di appassionati ed anche negozi dove vengono commercializzate queste pellicole ormai appartenenti, insieme a fotocamere ed accessori anche non necessariamente “istantanei” a quel filone chiamato “Lomografia” (di cui parleremo in uno dei prossimi post).

Io di macchine istantanee ne ho molte meno… Beh, in effetti solo una… Però la tentazione di infilarci un cartridge e scattare come ai vecchi tempi un po’ ce l’ho.
🙂

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Upcyling è il termine che definisce il processo con cui si convertono materiali di scarto o comunque non più utili, in nuovi oggetti o prodotti ancora fruibili.
book pinholeE’ il concetto alla base dell’idea di business di un certo Erin Paysse che sul suo sito vende macchine fotografiche pinhole ricavate da vecchi libri.

Sono pezzi unici, ovviamente fatti a mano ed innegabilmente dotati di un certo fascino. Si tratta di macchinette funzionanti con un otturatore magnetico e pensate per essere usate con normali rotolini 35mm.

Chiaramente è un approccio in decisa controtendenza rispetto a quello che è l’attuale sviluppo del mainstream fotografico ipertecnologico, fatto di megapixel che ormai si contano a decine, sistemi antivibrazione e autofocus intelligentissimi.
book pinholeIn questo caso siamo piuttosto nella nicchia delle toy camera, quel filone che sta sempre più acquisendo un’identità che affasciona proprio per la filosofia che sta alla base dell’adozione di macchine analogiche imperfette per definizione.

Le fotocamere di Payesse sono talmente semplici da non avere nemmeno l’ottica, sono pinhole appunto, e sfruttano il principio basico della camera obscura : l’effetto di proiezione dell’immagine che si ottiene attraverso un foro. 
book pinholeOgni macchina è accompaganata da un suo specifico set di istruzioni su come caricarla, quanti giri far fare alle manopole per essere sicuri di posizionare correttamemte la pellicola, come scattare e riavvolgere per poter poi procedere allo sviluppo del rullino.

Il prezzo ? Decisamente in linea con il “mercato”…
Le fotocamere upcycling di Payesse non sono per niente economiche e per poterne acquistare una sono necessari circa 160€. Più o meno il costo di una compattina digitale.
Non male eh ?!?

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