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Dear Old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Era finita in cantina e lì aveva atteso a lungo in un vecchio armadio, dimenticata nei tanti anni di mio disinteresse per la fotografia.
Un giorno l’avevo ritrovata, quasi “riesumata”, come si fa con un reperto archeologico e mi era dispiaciuto scoprire che fosse inutilizzabile: la leva di ricarica dell’otturatore rotta, probabilmente divelta da un maldestro cuginetto chissà quanto tempo prima. C’era poco da fare e così era rimasta, per qualche anno, tristemente appoggiata su una mensola in salotto. 

La piccola Ferrania Condor I di mio padre è stata la prima “vera” macchina fotografica con cui da ragazzino ho potuto scattare qualche scatola di “veri rullini” 35mm.
Dopo gli inizi con le macchinette giocattolo e la Polaroid, mi trovai finalmente con una fotocamera vera, completamente regolabile, anche se tutta manuale e senza esposimetro.
Copia spudorata della mitica Leika, fu progettata e costruita dalle Officine Galileo di Firenze. Era semplice ma efficacissima, sebbene decisamente superata quando me la trovai tra le mani. Furono i tempi dell’ingranditore fai-da-te e del bagno di casa trasformato in una mefitica camera oscura dove sperimentare ogni sorta di tecnica di “postproduzione” analogica. La Condor fu lo strumento ideale per cercare di imparare e divertirmi con la fotografia.
Poi l’oblio fino all’era del digitale quando, appunto, l’ho ritrovata.
Dopo alcuni tentativi di riparazione presso vari laboratori che a turno gettano la spugna a causa dell’impossibilità di trovare il pezzo di ricambio, approdo da qualcuno che a cui dedico questo post.
È stato l’amico Martino ad indicarmelo: “prova ad andare dal Cambi, vedrai che lui te la sistema”. E così è stato.
Appena entrato nel suo laboratorio ho subito capito che sarebbe stata solo una questione di tempo…
Sì, un po’ c’è voluto, ma alla fine Sergio Cambi, usando come “modella” un’altra Condor I (per inciso gentilmente prestatami per questa operazione dal mitico Branzino) è riuscito nientemeno che a ricostruire la piccola levetta ricavandola da un pezzo di acciaio grezzo, saldandola poi al meccanismo di ricarica dell’otturatore.
Un vero e proprio intervento di microchirurgia 🙂

Adesso la nonnina è di nuovo operativa: l’otturatore scatta che è una meraviglia, il suo 50mm regala foto ricche di contrasti e gran nitidezza.
E’ davvero un piacere riaverla tra le mani. Grazie Sergio!

Anche se non sei proprio di queste parti o sei “prevalentemente digitale”, segnati comunque il suo indirizzo. Può sempre servire…

Diesse Sas Di Cambi Sergio & C. Riparazione Materiale Fotocine.
Via Norvegia 2 – 50126 Firenze – Tel : 0556532212

—- Aggiornamento 08/01/2016 —-
Purtroppo mi giunge la triste notizia che Sergio Cambi ci ha lasciato.
E’ una brutta perdita per la comunità fotografica locale, in particolare per chi ama l’analogico e le macchine più datate.
Sergio lascia una lacuna di competenza e disponibilità che non sarà possibile colmare.
Lo saluto con il link ad un suo ritratto fatto da Martino Meli proprio nel suo negozio.

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Dear old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Oggi ti ripropongo un vecchio post, un breve aneddoto che mi è realmente capitato.
Ci ho ripensato parlando con una persona a proposito di “nativi digitali”, una generazione poco o per niente consapevole di cosa fosse la fotografia dei tempi della pellicola.
Dunque… rieccolo:

Stavo provando degli scatti con una vecchia macchina analogica. Niente di che, il mio soggetto era un portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Incidentalmente, subito accanto al portone si trova una fiammante motocicletta sportiva.
Faccio per allontanarmi ed un ragazzino di giovanissima età, che ho stimato sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo e, probabilmente pensando che il mio soggetto fosse la moto, indica la macchina fotografica chiedendomi : “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico : “beh, non è possibile. E’ a pellicola”.

Il ragazzino mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando qualche balla. Poi esclama : “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…

Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…

🙂

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