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Acc… – © Copyright 2009 Pega

Chi pratica la fotografia analogica, o ha avuto occasione di fotografare quando ancora non esisteva il digitale, forse ricorda quanti piccoli errori era possibile commettere e quanti di questi sono oggi ormai nell’oblio… o quasi. 🙂
Ricordi? Ne hai commesso qualcuno? O ne sei rimasto vittima?
Ecco alcuni esempi:

– Il superclassico da cui era esente solo chi scattava con una reflex: fotografare con il “tappo” sull’obiettivo.
– Scattare un intero rullino per poi accorgersi di non averlo nemmeno inserito…
– Aprire la macchina con la pellicola dentro e rovinare tutto.
– Sbagliare l’impostazione degli ASA (ora ISO) e “cannare” completamente le esposizioni.
– Perdersi “l’attimo decisivo” perché ci si era dimenticati di “caricare” l’otturatore.
– Rimanere senza rullini!
– Lasciare la fotocamera in macchina al caldo e “cuocere” la pellicola.
– Mossi, occhi chiusi, controluce, teste tagliate e tutto il resto rivelati solo dal laboratorio di stampa….
– Il laboratorio che fa “il danno” e rovina tutto.

Però anche il digitale conserva qualche piccola “trappola”…
Io ad esempio non mi son voluto perdere l’emozione di:

– rimanere senza una batteria carica.
– dimenticarmi di prendere almeno una memory card e trovarmi a far foto “senza poterle fare”…
– lasciare l’impostazione degli ISO su 3200 è fare un’intera sessione di scatti da orrore.
– trascinarmi dietro il treppiede ma accorgermi all’ultimo che ho lasciato a casa l’adattatore (questo poteva succedere anche ai tempi della pellicola)
– prendere lo zainetto fotografico accorgendomi solo troppo tardi che mancava la macchina (idem come sopra)

Niente male eh…  🙂 🙂
Anche col digitale ci sono sempre tante… opportunità!

E tu?

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piccione catadiottrico

Questo è uno dei miei primi scatti con un obiettivo di una tipologia che fino a poco tempo fa non conoscevo ma che trovo interessante.  Si tratta di un 500mm catadiottrico, cioè in pratica un piccolo telescopio Cassegrain a riflessione, montato su una normale reflex digitale. A differenza dei “normali” obiettivi che funzionano secondo uno schema a lenti refrattive, questo sviluppa l’ingrandimento facendo rimbalzare la luce tra due specchi realizzati con grande precisione. Questo tipo di ottica è praticamente immune all’aberrazione cromatica, uno dei principali punti critici dei teleobiettivi a lenti, inoltre questi obiettivi sono compatti e leggeri rispetto alle prestazioni che forniscono. Anche il costo è contenuto.

Per contro hanno alcune grosse limitazioni d’uso. La prima, forse la più importante, è che si tratta di ottiche “senza diaframma” e quindi l’apertura è fissa (nel mio caso a f/6.3). La conseguenza di questo è che non c’è gestione della profondità di campo.

La seconda limitazione è che il fuoco è completamente manuale, ed almeno nel caso dell’obiettivo che ho per le mani, estremamente sensibile e delicata…. direi quasi micrometrica

Con quest’ottica la foto si scatta gestendo solo tempi ed ISO, eventualmente anche inserendo filtri neutri. In qualche caso… non si scatta proprio… 🙂

Sviluppati in origine per scopi militari (in particolare nella variante Maksutov come nel caso del mio 500 F/6.3), questo tipo di ottiche fu anche prodotto e commerciaizzato da grandi marchi come Nikon e Canon (ma anche Sigma e Tamron) negli anni ’60 e ’70, ma le difficoltà di utilizzo specie ai tempi della pellicola con cui non era possibile come adesso cambiare gli ISO tra un’inquadratura e l’altra, decretarono la limitazione di queste ottiche a solo alcune applicazioni di nicchia. Anche con la digitale rimane un’ottica di uso non banalissimo (almeno per me) e sto cercando di impratichirmi…

Lo scatto al piccione è stato effettuato con una macchina dotata di sensore DX, che tenuto conto del fattore di crop di circa 1.5, ci porta ad avere a che fare con prestazioni dell’ottica equivalenti a quelle di un 750mm… il che lo rende quasi impossibile da utilizzare senza un treppiede… La profondità di campo è veramente ridotta.

In questo scatto, effettuato a mano libera ad un piccione distante circa 50 metri con un tempo di 1/800, ci sono circa 10 cm di zona a fuoco. Si nota che già la testa del piccione è leggermente sfuocata ed è la coda che invece è venuta perfetta. Molto difficile stabilire nel mirino la giusta messa a fuoco.

Un’ultima particolarità di questa tipologia di obiettivi: notare che le piccole sorgenti di luce sfuocate, che con i normali obiettivi divengono delle palline, qui diventano delle ciambelle (donuts !). Se ci fate caso non è infrequente vedere questo effetto in qualche particolare immagine pubblicitaria… evidentemente scattata con questo tipo di ottiche…

Altre info sulle lenti catadiottriche :
http://en.wikipedia.org/wiki/Catadioptric”>en.wikipedia.org/wiki/Catadioptric

http://ixbtlabs.com/articles2/rubinar/”>ixbtlabs.com/articles2/rubinar

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