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Posts Tagged ‘schema’

creativeprocess
Ogni tanto mi capita di parlare con altri appassionati di fotografia, di quello che è il processo creativo e di come ognuno di noi lo interpreta e lo vive.
Si va da chi ha analizzato la cosa con scrupolo a chi non si rende nemmeno conto di creare cose meravigliose e magari si autoridicolizza.

Ecco ho trovato questo schema fantastico, per certi versi quasi definitivo, di come funziona la creatività.
Studialo bene perchè è geniale ed è un’idea di quei matti di Viruscomix.

Ti ci ritrovi? E se si, qual’è la tua “strada”?

🙂

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Uno sguardo su Firenze

Uno sguardo su Firenze -© Copyright 2008 Pega

 

A Firenze, affacciandosi dal Piazzale Michelangelo, non è possibile sottrarsi alla tentazione di fare una foto alla città. Indipendentemente dal luogo, tutti più o meno abbiamo fatto uno scatto del genere e spesso ne siamo rimasti delusi. 

Tipicamente viene fuori una foto banale. Magari è ben fatta, la composizione è studiata, la luce è ok, tutto è a posto… ma… è la solita cartolina vista mille volte.
Insomma è una foto troppo prevedibile

Però si rimane insoddisfatti anche quando, di fronte and un ottimo soggetto, si violano eccessivamente le regole, magari alla ricerca di qualcosa di nuovo e creativo o… più semplicemente, si sbaglia proprio… e ne viene fuori una foto caotica

Una buona fotografia, uno scatto interessante è quasi sempre un giusto bilanciamento tra caos e prevedibilità

Come molte cose che ci divertono e ci piacciono, la chiave dell’interesse cammina su quel sottile filo che separa ciò che ci risulta scontato e noioso da ciò che ci disturba per eccessiva confusione o inconcludenza. 

E’ quel bilanciamento che ci fa affascinare da un racconto, ci fa appassionare ad un pezzo musicale o… ci fa innamorare di una persona.
E’ come un gioco avvincente. Non si deve assolutamente già conoscere il risultato finale perchè questo toglierebbe ogni interesse, ma serve anche una base di regole che impedisca il disordine totale. 

Caos e prevedibilità… lo devo tenere a mente… 

🙂

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Avedon_instructionsPostproduzione si, postproduzione no…

Quante appassionate discussioni sull’opportunità o meno di intervenire sulle immagini digitali. Da una parte i puristi del “non si tocca nulla”, dall’altra gli smanettoni. 
E’ curioso, ma secondo me, la diatriba ha poco senso.
La postroduzione è sempre esistita e la questione eventualmente non sta negli aspetti tecnologici ma nella “misura”, nella capacità di trovare il giusto limite oltre il quale non andare.

A parte il fatto che anche in molte altre forme d’arte  si può parlare tranquillamente di postproduzione, e senza problemi di tabù (pensiamo alla musica, al cinema ma anche alla stessa pittura), comunque la fotografia ha avuto fino dai suoi albori nel processo dell’immagine una sua caratteristica peculiare.
Non è forse postproduzione lo sviluppo del negativo?
E che dire della stampa? Della scelta della carta e del trattamento? Mai sentito parlare di “sviluppo selettivo”?
Quante variabili poteva controllare il fotografo in camera oscura e poi in fase di stampa? Molte. davvero molte.
Ansel Adams ci scrisse un intero libro “The Print”.

L’immagine sopra è un documento interessante.
Si tratta dello schizzo di istruzioni di esposizione con cui Richard Avedon istruiva il suo “stampatore”.
In inglese suona curioso e stranamente tecnologico :  “Avedon’s instructions to his printer”

[Image from : http://claytoncubitt.tumblr.com/]

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