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Giudizio

Il Giudizio (ribaltato) – © Copyright 2010 Pega

Un vecchio metodo veniva insegnato ai tempi della fotografia a pellicola: ruota la stampa di 180 gradi, guardala per intero, magari allontanandola un po’, ed osserva l’insieme.
Guardare la foto capovolta aiuta a valutare la qualità strutturale dell’immagine, permette di non concentrarsi troppo sul soggetto e consente di apprezzare meglio la composizione.
Rovesciare una foto è un po’ come tornare agli albori. Nelle macchine fotografiche di un tempo, l’immagine si vedeva capovolta, ed è forse anche per questo che è così evidente l’equilibrio compositivo di tante foto antiche, un equilibrio spesso ancora costante negli scatti di coloro che continuano ad usare banchi ottici o fotocamere di grande formato.
Oggi, nell’era del digitale, in pochi ricordano tutto ciò. Eppure ruotare le immagini su un monitor è davvero facile, non serve nemmeno stampare, e basta dare un’occhiata alle nostre foto ribaltate per distaccarci dai dettagli andando a percepire la struttura generale.
È un modo semplice per guardare i propri scatti in modo diverso, dimenticando per un attimo di cosa parla la foto e lasciando che sia la struttura ad emergere.
Provaci.

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Giudizio

Il Giudizio (ribaltato) – © Copyright 2010 Pega

È un vecchio metodo che veniva insegnato ai tempi della fotografia a pellicola. Si ruota la stampa di 180 gradi, la si guarda nel suo insieme magari allontanandola un po’ e si osserva l’insieme.
Guardare la foto capovolta aiuta a valutare la qualità strutturale dell’immagine evitando di concentrarsi troppo sul soggetto, permette di apprezzare molto meglio la composizione ed evidenzia in modo implacabile la struttura.
Guardare una foto rovesciata è tornare agli albori: nelle macchine fotografiche di un tempo l’immagine si vedeva proprio capovolta ed è anche per questo che è così evidente l’equilibrio compositivo delle foto d’epoca, un equilibrio spesso presente negli scatti di coloro che ancora fanno uso di banchi ottici o fotocamere di grande formato.
Oggi, nell’era del digitale, in pochi ricordano tutto ciò sebbene ruotare le immagini su un monitor sia ancora più facile. Non serve nemmeno stampare, basta dare un’occhiata alle nostre foto ribaltate per distaccarci dai dettagli e percepire la struttura generale. È un modo per guardare i propri scatti in modo diverso, dimenticando per un attimo di cosa parla la foto e lasciando che sia la struttura ad emergere.
Provaci.

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Xylo and its red C

Xylo and its red C – © Copyright 2008 Pega

Mozart disse: “Non mi interessano tanto le note, quanto gli spazi tra di esse”.
Nella musica gli intervalli di silenzio che separano i suoni tra loro, sono forse ancor più importanti delle note stesse. Se non ci fossero non ci sarebbe alcuna musica ma solo un rumore indistinto.
In fotografia è lo stesso. I chiaroscuri e gli spazi che separano gli elementi, sono spesso la chiave dell’immagine, ciò che la rende leggibile e ne caratterizza l’armonia.
Possiamo ringraziare Amadeus per la sua definizione e… tenerla a mente quando scattiamo.

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