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Leone

Lion – © Copyright Chris Johns / National Geographic


Mettendo in ordine vecchie riviste, mi trovo in mano un allegato al National Geographic di cui parlai tempo fa. È dedicato al famoso fotografo Chris Johns e tra le tante bellissime immagini, c’è questa foto.
E’ un leone che si muove fiero e deciso, un forte vento investe la sua criniera facendogli socchiudere gli occhi. L’atmosfera è quella di una tempesta di sabbia; sembra quasi di poterla percepire, sentendone il sibilo.
Johns accompagna questo scatto con un breve aneddoto: spiega che in quell’occasione scattò tre interi rullini a quel leone nella polvere, rovinando anche un’ottica e danneggiando la sua fotocamera, per tirarne fuori solo una foto buona, questa.
E’ una grande lezione che possiamo apprendere, un esempio di come l’istinto e l’esperienza possano guidare il fotografo nell’insistere a seguire e scattare ad un certo soggetto, anche in condizioni scomode o difficili, quando però si percepisce il sussistere di un’opportunità fotografica da cogliere fino in fondo.
Un insegnamento che, specie chi fotografa in digitale deve valutare, rallegrandosi di quanto ora, rispetto ai tempi della sola pellicola, sia tanto più facile continuare a scattare senza preoccuparsi troppo…
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(Chris Johns, dopo una splendida carriera come fotografo del  National Geographic Magazine , è stato nominato nel 2005 direttore (editor in chief), divenendo quindi il primo fotografo ad aver assunto questa carica nella storia della prestigiosa rivista)

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Capa D-Day

Ti è mai capitato che le tue foto non ti soddisfino guardandole dopo esser tornato a casa? Che una serie di scatti che pensavi riusciti, si sia rivelata una delusione, magari per qualche stupida ragione tecnica? È stata un’esperienza negativa?
Beh, la prossima volta che scopri che le tue foto non sono venute bene perché qualcosa é andato storto, pensa a Robert Capa.
Il 6 giugno del 1944, giorno dello sbarco degli Alleati in Normandia, il fotografo era fra i soldati che arrancavano tra le pallottole dei tedeschi. Capa sbarcò con le truppe e sfidò seriamente la morte per arrivare sulla spiaggia. Era già stato in zone di guerra, con Gerda Taro aveva vissuto la prima linea della guerra civile spagnola dove aveva scattato la controversa foto del miliziano colpito a morte, ma in Normandia era diverso, molto diverso. Una carneficina oltre ogni immaginazione.
Riuscì ad arrivare all’asciutto e dietro un piccolo riparo iniziò a fotografare. Scattò tre rullini nell’infuriare della battaglia: 106 immagini. Poi strisciò indietro tra i cadaveri e riuscì a risalire su un mezzo da sbarco che tornava verso la nave.
Cosa successe dopo? Il tecnico della camera oscura, forse troppo ansioso di vedere le immagini dello sbarco, sbagliò il bagno di sviluppo e distrusse gran parte di quel prezioso lavoro. Solo 10 immagini sopravvissero, e nemmeno queste possono essere considerate buone, vista la mediocre qualità addebitata allo stesso errore. C’è anche chi sostiene che il tecnico fosse innocente ed il problema causato in realtà da acqua di mare entrata nella fotocamera.
Comunque sia andata, Capa resta una figura unica e per molti aspetti controversa nella storia della fotografia. Definì quelle immagini come “leggermente fuori fuoco” (slightly out of focus) e queste parole divennero il titolo di uno dei suoi più importanti libri fotografici, il documento del suo lavoro durante tutto l’arco della seconda guerra mondiale.

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