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Posts Tagged ‘distacco’

Pontiac Cuba

Pontiac para la fiesta © Copyright 2004 Pega

Ti capita mai di andare a rivedere le tue vecchie foto? Quelle del tuo archivio, analogico o digitale?
Che la passione per la fotografia sia recente o no, si tratta di un’esperienza sempre interessante e per molti aspetti istruttiva.
Nel tuo archivio trovi il modo di fotografare che avevi e che magari nel frattempo è cambiato, evoluto. Puoi trovarci  i soggetti che a suo tempo ritenevi importanti, gli errori che commettevi ed hai imparato ad evitare.
Spesso riguardando il proprio archivio capita di trovare scatti che un tempo si consideravano splendidi ma che guardati oggi non ci piacciono più, e magari scovare foto che si erano scartate e messe da parte che invece assumono un valore inaspettato.
Il tempo è un elemento che può aumentare il distacco dalle esperienze e dalle emozioni provate al tempo dello scatto e quindi rendere molto meno significative alcune immagini, ma al tempo stesso può anche fornire nuovi elementi che ci fanno apprezzare oggi una fotografia un tempo ritenuta poco interessante.
Frequentare di tanto in tanto il proprio archivio è anche un modo per mantenere vive quelle foto, evitando che ammuffiscano (cosa vera solo in modo figurato per quelle digitali 🙂 ) e per dar loro la possibilità di una nuova vita, magari valorizzandole con una bella stampa, elaborazione digitale o condivisione on line.
Non trascurare il tuo archivio, non lo dimenticare, abbine cura: racconta la storia della tua passione per la fotografia.

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 - © Copyright 2009 Pega

Hai mai pensato a quanto è importante la distanza che ti separa dal soggetto che stai fotografando? Quanto questa dimensione contruibuisca a ciò che la foto comunica?

Parlo della vicinanza fisica del fotografo a ciò che viene fotografato e non del risultato che si ottiene usando focali diverse.
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia e rende assolutamente pertinente la famosa espressione “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” .

Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.

Con questo non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, voglio solo sottolineare solo la differenza che c’è tra le due situazioni.

Da lontano si ha distacco, maggiore freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto (naturalmente se è umano o animale) può essere inconsapevole e non tende ad attrarre o coinvolgere il fotografo nelle sue emozioni.
Tutto questo diviene presente nella fotografia, la caratterizza in un modo più o meno manifesto.

Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena, coinvolti… con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue impressioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto del fotografare e quindi anche la foto stessa.

A volte fotografare da vicino è una piccola sfida, specie con se stessi e solo raramente ci si pente di averci provato.

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