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The framed Shark-o

The framed Shark-o - © Copyright 2011 Pega

Framing è incorniciare, sfuttare la presenza di una forma che ci permette di racchiudere il soggetto della nostra fotografia e convogliarci l’attenzione dell’osservatore.
La cornice non è solo quella cosa in legno o altri materiali che usiamo per valorizzare ed esporre le stampe fotografiche ma può anche essere un elemento interno all’immagine.

Puoi trovare tantissimi esempi di framing creato con l’inquadratura e la composizione, dal classico panorama ripreso attraverso la forma di una finestra o racchiuso da una breccia in un muro di pietra, ma si può anche ricorrere a qualsiasi idea venga in mente, ne è un esempio il mio scatto sopra.  

Insomma, per questo weekend assignment ti invito proprio a sperimentare il framing.
Prova scattare cercando di racchiudere il soggetto dentro ad una forma esterna, incorniciandolo con gli elementi che trovi intorno, muotivi a cercare la giusta posizione della fotocamera, componi con questo in mente.

Poi ti invito a pubblicare, in un commento qui sotto, il link a qualche foto che avrai realizzato.
Condividere le tue immagini con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

 

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In concomitanza con la Worldwide Photowalk a cui abbiamo partecipato organizzando una passeggiata fotografica anche a Firenze lo scorso 24 Luglio, era stato anche indetto un concorso fotografico di livello mondiale tra tutti i trentatremila partecipanti alle oltre mille photowalk in giro per il mondo nella stessa data.

A Firenze, come leader della photowalk locale, mi sono trovato a dover scegliere la vincitrice fra le foto inserite sull’apposito sito e devo dire che non è stato per niente facile…

Ho deciso quindi di postare qui una sorta di breve spiegazione di quali sono stati i parametri ed i ragionamenti che hanno portato alla mia decisione. Si tratta di valutazioni totalmente personali e soggettive, sicuramente esposte a qualsiasi tipo di critica o disaccordo, è evidente, ma condividerle fa parte dello spirito che anima questo blog.

Spero possa essere interessante leggerle.

Dunque, la foto che ho scelto come vincitrice del contest è “Il Rinascimento è Analogico” di Martino Meli (m|art).

Il Rinascimento è Analogico

Il Rinascimento è Analogico - Copyright Martino Meli 2010

Come a volte succede con alcune cose che poi si finisce per apprezzare molto, devo dire che che appena l’ho vista è subito scattata in me l’idea che questa fosse la foto vincitrice. Resomene conto ho però combattuto questo impulso istintivo, sopratutto per studiare e valutare comunque in modo approfondito tutte le foto partecipanti a questo piccolo ma comunque “fiero” contest. 🙂

Sebbene molte delle altre immagini presentino spunti creativi, gusto artistico, simpatia ed ottima tecnica, alla fine “Il Rinascimento è Analogico” ha mantenuto quella “posizione di testa” che si era quasi subito guadagnata.

Insomma, almeno per quanto mi riguarda, l’istinto non mi aveva ingannato.

Cos’è dunque che mi piace in questa foto ?

Innanzitutto il soggetto, anzi i soggetti.
Martino ha saputo miscelare con grande maestria vari temi, cominciando quello principale e perfettamente a fuoco : il fotografo.
La persona fotografata è Francesco, uno dei partecipanti alla photowalk fiorentina appunto. La sua posizione non lascia dubbi sul fatto che stia fotografando ma quello che mi piace di più è l’insieme dei dettagli che flirtano amabilmente col titolo : la macchina fotografica “presumibilmente” (e lo era davvero) analogica, il laccetto che fa immaginare un esposimetro nascosto in tasca, ma anche il fantastico cappello che arriva direttamente dagli anni sessanta.

C’è poi l’altro soggetto, la magnifica facciata di S.Maria Novella, che richiama direttamente al luogo della nostra photowalk ed al titolo. La leggere sfuocatura la rende una presenza maestosa ed affascinante.
Fantastico è il legame che il titolo aiuta a concepire tra questi due soggetti che oserei definire principali, ma c’è anche un altro legame che solo dopo un po’ di osservazione ho potuto realizzare a livello conscio : è la postura del fotografo che meravigliosamente richiama le linee sinuose della facciata creando una sorta di eco compositiva che trovo di gran classe. E’ forse questo uno degli aspetti che probabilmente ha contribuito fin da subito a farmi piacere questa foto.
Altro interessante dettaglio compositivo è l’allineamento della “linea di tiro” del fotografo con gli elementi della basilica. Anche questo credo contribuisca in modo significativo alla struttura dell’immagine.

Il terzo elemento che mi ha colpito è il bambino che gioca, una presenza perfetta in quello che alla fine per tutti noi è divertimento ed esperienza di diletto. Sinceramente sembra messo lì proprio apposta da un abile regista.

Naturalmente si potrebbe continuare a lungo andando ad analizzare ancora di più questa foto, probabilmente scovandoci e “proiettandoci” chissà quali elementi o messaggi che forse l’autore nemmeno aveva in mente ma proprio questo è il bello della foto-degustazione (non so se hai avuto occasione di leggere i miei post 1 , 2 , 3 al riguardo).

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, che personalmente non tendo a considerare prioritari, la foto è comunque notevole. Il bianco e nero uscito dalla Rollei di Martino è ricco di tutte le tonalità, il bianco della chiesa è vivo, i dettagli nitidi quanto basta.

Insomma è una gran foto. No ?

Bene. Quindi complimenti a Martino Meli che si aggiudica il contest della Photowalk di quest’anno. A lui un piccolo premio offerto dagli sponsor ma sopratutto l’accesso al contest mondiale.
IN BOCCA AL LUPO MARTINO !

🙂

Ma non è finita qui.
Devo fare i miei complimenti a TUTTI i partecipanti alla photowalk ed in particolare al contest. Le foto sono tutte davvero notevoli e la scelta è stata un lavoraccio.
Dato che tra le immagini partecipanti spiccavano comunque delle vere e proprie perle, ho deciso di assegnare dei titoli secondari, assolutamente arbitrari e non ufficiali.
Ma ne parlerò nel prossimo post…

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 - © Copyright 2009 Pega

Hai mai pensato a quanto è importante la distanza che ti separa dal soggetto che stai fotografando? Quanto questa dimensione contruibuisca a ciò che la foto comunica?

Parlo della vicinanza fisica del fotografo a ciò che viene fotografato e non del risultato che si ottiene usando focali diverse.
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia e rende assolutamente pertinente la famosa espressione “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” .

Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.

Con questo non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, voglio solo sottolineare solo la differenza che c’è tra le due situazioni.

Da lontano si ha distacco, maggiore freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto (naturalmente se è umano o animale) può essere inconsapevole e non tende ad attrarre o coinvolgere il fotografo nelle sue emozioni.
Tutto questo diviene presente nella fotografia, la caratterizza in un modo più o meno manifesto.

Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena, coinvolti… con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue impressioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto del fotografare e quindi anche la foto stessa.

A volte fotografare da vicino è una piccola sfida, specie con se stessi e solo raramente ci si pente di averci provato.

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Looping

Looping - © Copyright 2001 Pega

Tra le mie opinioni forse un po’ semplicistiche sulla fotografia ho quella di una suddivisione che vede le immagini  sostanzialmente classificabili un due grandi famiglie: quelle che ritraggono un soggetto e quelle che catturano un evento.
Naturalmente esistono anche le foto in cui i due elementi esistono insieme ma queste possiamo considerarle appartenenti ad entrambi i gruppi.

Insomma, quello che secondo me non può mancare in una foto che si possa dire riuscita è la presenza netta di almeno un chiaro  soggetto o evento.

Ed è qui che il ragionamento può diventare più interessante, perché come noto, c’è soggetto e soggetto… c’è momento e momento.

Sicuramente la ricerca di uno splendido soggetto o di un grande momento può essere la chiave per un grande scatto. Si può anche arrivare a soprassedere su aspetti qualitativi o tecnici dell’immagine quando uno di questi elementi è davvero straordinario. D’altra parte si sa: è difficile fare una gran foto ad un soggetto o ad un evento banale.

Personalmente, proprio forse per questa difficoltà, trovo interessante questa sfida: la ricerca di una soddisfazione fotografica partendo dall’ordinarietà del soggetto, o almeno dalla sua apparente banalità.
Quando e se poi lo scatto risulterà interessante sarà probabilmente perché la foto è riuscita a tirar fuori da quella situazione qualcosa di ben più profondo di quanto l’abitudine non suggerisse…

Beh, se poi il tentativo non riesce si può sempre tenere a mente una massima della “vecchia scuola”: se non riesci a fare una foto eccezionale di un soggetto normale, prova almeno a fare una foto normale ad un soggetto eccezionale.

🙂

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