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Posts Tagged ‘nero’

BlackIl nero è fondamentale in fotografia, ma ottenere una vera assenza di luce, un nero profondo e totale è sempre stato difficile.
Vagando in rete alla ricerca di informazioni sui migliori materiali con cui foderare di nero l’interno di una fotocamera (nel mio caso stenopeica), mi sono imbattuto in una recente invenzione: un materiale progettato per catturare la luce in modo straordinario. Si chiama Vantablack ed è prodotto da un’azienda inglese chiamata Surrey Nanosystems.
Il Vantablack è stato presentato nel 2014 ed è costituito da un sistema di nanocilindri di carbonio in cui i fotoni, una volta entrati, continuano a rimbalzare senza uscire, fino a trasformarsi in calore. Ciò permette al materiale di avere una riflettività così bassa da non essere misurabile dagli spettrometri attualmente disponibili.
Le sue applicazioni sono ancora in buona parte da scoprire, in ogni caso nel video sotto è incredibile osservare come nemmeno la luce di un laser sia riflessa quando puntata sull’ultima versione di questo materiale.
Beh, temo solo ci sia da confrontarsi con un piccolo ostacolo in termini di costi nel caso si decida di farne uso…
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Ad Reinhardt

Ad Reinhardt appende le sue tele ad asciugare. New York, 1966. © Copyright John Loengard/The LIFE Picture Collection

Cos’è il nero? Va considerato come un colore con le sue varie tonalità o è forse più corretto pensarlo come “mancanza di colore”? Oppure nero è “solo” assenza di luce?
Non è una questione banale: di nero, nulla, buio, vuoto, assenza e simili amenità si sono occupati illustri pensatori ed artisti fin dall’antichità, studiando teorizzando e scrivendo, lasciandoci comunque con un concetto che rimane difficilmente maneggiabile anche oggi.
Per chi fotografa, il nero può essere il miglior alleato o anche il peggior nemico, specie per chi scatta in digitale. Di certo il “nulla” può diventare, in qualche caso, anche una fonte di ispirazione.

Negli anni ’60 del secolo scorso, il pittore statunitense Ad Reinhardt realizzò alcune opere minimaliste che a prima vista sembrano quadri perfettamente neri. Guardandoli con calma per un po’ di tempo, ci si accorge però che il nero non è uniforme: leggere sfumature di tonalità tendenti al viola o al grigio vanno a creare forme geometriche che sembrano emergere mentre si osserva l’opera. L’iniziale impressione di “tutto nero” scompare durante la visione del quadro, trasformandosi in un’esperienza di fruizione artistica molto particolare.
Non sono mai riuscito a vedere dal vivo una delle opere di Ad Reinhardt ma credo che potrebbe essere davvero interessante provare a seguire questa idea del nero su nero per sperimentare un analogo tipo di espressività anche in fotografia.

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Presenza

Presenza – © Copyright 2013, Pega

Nero. Nero profondo, profondissimo; abissale.
Quel nero solido, pesante e vertiginoso che si trova in certe fotografie, come ad esempio le stampe di alta qualità che si possono vedere in qualche mostra, ha qualcosa di speciale.
L’impatto del nero che si percepisce in alcune delle più belle tecniche di stampa si descrive difficilmente a parole, ma senza dubbio dona una grande potenza all’immagine. Niente a che vedere con lo sbiadito “scuro” che si trova in molti libri e riviste o peggio ancora nelle immagini viste sui monitor.
Del resto il nero è stato la dannazione degli stampatori per lunghissimo tempo e molte tecniche sono state sviluppate nel corso della storia della fotografia proprio per cercare di dare forza e profondità alle ombre: dal costosissimo platino/palladio di un tempo, al duotone inventato per l’editoria degli anni cinquanta, alla odierna stampa inkjet evoluta, il tutto per cercare di assicurare un risultato paradossale: la perfetta e fedele riproduzione del niente.
Sì, perché in effetti il nero è il niente, l’assenza di luce e colore. Il nero è il vuoto assoluto.
Insomma, tutti questi sforzi per “nulla”.

🙂

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The fleeting equilibrium – © Copyright 2012 Pega

Sono solo due sassi su uno scoglio, ma dato che sono (o forse solo appaiono) in un precario e temporaneo equilibrio, fanno pensare.
Inizio a riflettere, penso ai materiali evidentemente diversi che costituiscono le due pietre. Quella più chiara è striata ed irregolare, quella scura più rotondeggiante e liscia. Un richiamo immediato a Yin e Yang, maschio e femmina, brutto e bello, forza e debolezza, amore ed odio…
Poi è la posizione che cattura il mio interesse: perchè il sasso chiaro è più in alto e quello scuro più in basso? Un simbolismo a sfondo razziale? Il bene che sovrasta il male? Oppure è il caso, la forma della roccia sotto, che magari permetteva solo questa posizione reciproca e non l’inverso.
Fatalità, conseguenze, rapporti causa effetto. Caos.
Due pietre in equilibrio precario. Se la scura rotola via la bianca può forse resistere lì, indisturbata. Se cade la più chiara, la scura è molto probabile che venga travolta, il suo destino è legato a quello del sasso poco sopra. Non è libera. Una situazione ingiusta.
Le due pietre riflettono in modo differente calore e luce. Inviano segnali diversi agli occhi dell’osservatore ma entrambe, a modo loro, mettono in qualche difficoltà il sensore della mia macchina fotografica. Con il sole estivo i chiari della pietra più in alto si avvicinano pericolosamente ai limiti gestibili dalla fotocamera, mentre le ombre del sasso più in basso scivolano comunque nella perdita di dettaglio.
Sono solo due sassi in bilico su uno scoglio.
Ed io forse mi sto cuocendo il cervello sotto un forte sole d’estate.

😀

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Once there was

Once there was – © Copyright 2010 Pega

E se Daguerre o Talbot, o entrambi, avessero inventato direttamente la fotografia a colori? Cosa sarebbe successo se non si fosse passati attraverso quella lunga fase storica in cui le immagini fotografiche erano caratterizzate dall’essere solo monocromatiche?
C’è chi sostiene che se così fosse stato, il bianco e nero non sarebbe mai nato e ce lo saremmo perso.
Invece, per interi decenni, i fotografi hanno sviluppato la loro sensibilià confrontandosi con una delle limitazioni più affascinanti della fotografia. Una limitazione che insieme alle altre tipiche di questo media come la profondità di campo, il tempo di esposizione, l’escursione tonale o la stessa inquadratura, rappresenta un aspetto che contribuisce a renderla così affascinante.

Il bianco e nero non solo è stato una tappa fondamentale per gli artisti delle immagini ma è tutt’ora vivo e vegeto.
Lo è così tanto che oggi siamo ad un curioso paradosso: in digitale scattiamo tutte le nostre foto a colori (i sensori sono costruiti per lavorare sempre a colori) e poi usiamo tecniche digitali elaborate, a bordo della macchina o in postproduzone, per trasformarle in bianco e nero più simili possibile a quello che si faceva, meravigliosamente, con la pellicola monocromatica…

La tecnologia che lavora alla ricerca di un perfetto passo indietro, al recupero di un limite da tempo superato.

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Kennedy_Monroe
E’ stata venduta a New York, ad un’asta di Bonhams che si è fermata alla “modica” cifra di novemila dollari, questa fotografia che ritrae Marilyn Mornroe in compagnia di John F Kennedy.

L’immagine, in cui appaiono anche il fratello di John ed il vicepresidente Lyndon Johnson, che di lì a poco avrebbe preso il posto di JFK dopo il suo assassinio, fu scattata il 19 maggio del 1962 al Madison Square Garden, pochi minuti dopo che Marilyn aveva cantato “Happy Birthday Mr President” durante una convention del partito democratico.

I servizi segreti, preoccupati per le voci che in quel periodo parlavano di una relazione tra Marilyn e JFK, erano impegnati a far sparire ogni immagine che mostrasse i due insieme. Lo scandalo che ne poteva conseguire era da evitare a tutti i costi e fu quindi deciso di requisire gli scatti di quella serata.
Gli agenti della CIA prelevarono i negativi direttamente dalla camera oscura del fotografo ufficiale della Casa Bianca Cecil Stoughton, ma evidentemente questo sfuggì…

La fotografia a volte riesce a sopravvivere a tutto…

🙂

[Courtesy Bonhams]

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fortuna
– o { © Copyright 2010 Albi Tai

Una forma perfetta, colta con e maestria ma anche con il giusto spirito ed anche modestia.
Ho trovato questo magnifico cigno in bianco e nero su Flickr .
E’ uno scatto di Alberto (Aka Albi Tai) che l’ha inserito come elemento di una galleria intitolata L’occasione fa l’uomo fotografo che insieme ad altre partecipa a costituire quella che in pratica è una piccola mostra fotografica virtuale. E’ un modo nuovo di aggregare e mostrare immagini, molto semplice ed accessibile, che sta assumendo una certa importanza sul web.

In questa galleria mi hanno colpito le brevi note che accompagnano le immagini.
L’autore si schermisce e parla di fortuna: scatti che lui indica quasi come fortuiti, in cui si è trovato al posto giusto nel momento giusto.

Ecco, appunto: “al posto giusto nel momento giusto” ed anche preparato. Ma siamo sicuri che si tratti davvero di avere fortuna ?
Io non credo, o almeno credo che il peso della fortuna sia davvero molto relativo in gran parte dei casi.

E’ la passione la chiave. La ricerca costante ed attenta, l’occhio che quasi senza volerlo cerca continuamente inquadrature e la mente che immagina composizioni quasi in automatico…

Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere un grande maestro come Henri Cartier-Bresson raccontano che egli sembrasse sempre irrequieto : mentre ti parlava si muoveva quasi come a studiare l’inquadratura a cercare la giusta composizione e valutare lo sfondo. Si guardava continuamente intorno, osservava le cose e le persone in modo fotografico, anche quando non aveva con sè la macchina.
La sua leggendaria capacità di cogliere il “decisive moment” non era fortuna.

Insomma. Voglio dire che secondo me la fortuna c’entra poco in fotografia.
Eventualmente possiamo considerare fortuna la capacità di essere sempre preparati, di saper cogliere al meglio le oppurtunità che continuamente ci si presentano, senza lasciarsele sfuggire.

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