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Posts Tagged ‘cigno’

Nosferatuswan - Copyright 2013 Fulvio Petri

Nosferatuswan – © Copyright 2013 Fulvio Petri

Non resisto, devo fare un post su questo mostro che trovo strepitoso, un altro colpo da maestro di quel geniaccio di Sharkoman.
Nosferatuswan è per me l’emblema di come arte sia anche e sopratutto la capacità di vedere cose che gli altri non vedono.
Non so se il profilo del vampiro sia apparso all’autore mentre con la fotocamera in mano si contorceva alla ricerca di qualcosa che lui sentiva esserci oltre al cigno, oppure questo sia emerso a posteriori, riguardando l’immagine comodamente davanti al pc. Non importa. Magari a Sharko lo chiediamo, ma alla fine non è questo il punto.
La meraviglia è altrove: nella creazione, nella mutazione, in una genesi di creature nuove partendo da soggetti comuni, un processo che è tutto nel cercare e trovare il giusto punto di vista, nel tagliare con maestria l’inquadratura per filtrare la vista e guidare la mente dell’osservatore verso nuove dimensioni. In questo caso sono appena novanta gradi e si entra in un altro universo.
La scelta del bianco e nero alla fine è solo un “aiutino” per rendere perfetto il terribile vampiro, un tocco di classe che lo rende fantastico con tanto di collo del pastrano e quel suo diabolico piccolo occhio che era di cigno ma ora appartiene ad una creatura spaventosa.
Il cigno che si trasforma in un mostro, e tanti saluti al brutto anatroccolo. 🙂
Grande Sharko, chapeau.

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fortuna

– o { © Copyright 2010 Albi Tai

Torno a citare questo magnifico cigno in bianco e nero, una forma perfetta, colta con maestria da Alberto Montalbetti (Aka Albi Tai) che l’ha inserito come elemento di una sua galleria su Flickr intitolata L’occasione fa l’uomo fotografo.
In questa galleria l’autore si schermisce e parla di fortuna: scatti che lui indica quasi come casuali, in cui si è trovato al posto giusto nel momento giusto.
Ecco, appunto: “al posto giusto nel momento giusto” ma anche e sopratutto preparato. Siamo sicuri che si tratti davvero di avere fortuna? Io non credo proprio, o almeno credo che il peso della fortuna sia davvero relativo.
E’ la passione la chiave. La ricerca costante ed attenta, l’occhio che quasi senza volerlo cerca continuamente inquadrature e la mente che immagina composizioni quasi in automatico…

Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere un grande maestro come Henri Cartier-Bresson raccontano che egli sembrasse sempre irrequieto: mentre ti parlava si muoveva quasi come a studiare l’inquadratura a cercare la giusta composizione e valutare lo sfondo. Si guardava continuamente intorno, osservava le cose e le persone in modo fotografico, anche quando non aveva con sè la macchina.
La sua leggendaria capacità di cogliere il “decisive moment” non era fortuna.

Insomma, la fortuna c’entra solo in minima parte.
Possiamo piuttosto considerarla come la capacità di essere sempre preparati, di saper cogliere al meglio le oppurtunità che continuamente ci si presentano, senza lasciarcele sfuggire.

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Il diverso

Il diverso – © Copyright 2012 Pega

Inquadri, imposti i parametri della fotocamera, scegli il punto di messa a fuoco, componi e scatti. Il movimento successivo è automatico: guardi il display e valuti com’è venuta la foto. E poi… non di rado… cancelli. Forse anche un po’ troppo spesso cancelli.
O no?

Questa immediata verifica del risultato è stata portata dal digitale, insieme al costo zero dell’esposizione. Prima, per poter vedere il risultato dello scatto, oltre a spendere dei soldi, era necessario attendere un po’ di tempo, tipicamente qualche giorno. Faceva eccezione la Polaroid, che però introduceva il fattore di un maggiore costo per scatto, che tendeva a far aumentare molto il rispetto, anche nei confronti delle foto meno riuscite.

Il piccolo investimento unito al tempo che intercorreva tra lo scatto e la verifica avevano una loro funzione.
Servivano a farci distaccare dall’emozione tipica del momento ed a creare aspettativa, un piccolo rito di attesa che aiutava a valutare meglio e con più attenzione le foto realizzate.
Adesso tendiamo ad essere immediatamente critici ed a cancellare scatti che giudichiamo a colpo d’occhio sul piccolo display della nostra macchina fotografica, spesso senza lasciar trascorrere nemmeno due secondi. Lo facciamo senza rimorso, tanto le foto digitali sembrano non avere un costo…
Ed invece io sono sicuro che tra quelle tante foto cancellate, in mezzo a quella moltitudine di esposizioni tecnicamente sbagliate e giustamente da scartare, ce ne sia ogni tanto qualcuna particolare e degna di sopravvivere. Scatti che sono come una sorta di brutti anatroccoli fotografici, che con solo un po’ di tempo ed attenzione in più, avrebbero modo di rivelarsi e darci qualche bella soddisfazione.
Pensaci la prossima volta che tendi a cancellare compulsivamente.
🙂 🙂 🙂

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fortuna
– o { © Copyright 2010 Albi Tai

Una forma perfetta, colta con e maestria ma anche con il giusto spirito ed anche modestia.
Ho trovato questo magnifico cigno in bianco e nero su Flickr .
E’ uno scatto di Alberto (Aka Albi Tai) che l’ha inserito come elemento di una galleria intitolata L’occasione fa l’uomo fotografo che insieme ad altre partecipa a costituire quella che in pratica è una piccola mostra fotografica virtuale. E’ un modo nuovo di aggregare e mostrare immagini, molto semplice ed accessibile, che sta assumendo una certa importanza sul web.

In questa galleria mi hanno colpito le brevi note che accompagnano le immagini.
L’autore si schermisce e parla di fortuna: scatti che lui indica quasi come fortuiti, in cui si è trovato al posto giusto nel momento giusto.

Ecco, appunto: “al posto giusto nel momento giusto” ed anche preparato. Ma siamo sicuri che si tratti davvero di avere fortuna ?
Io non credo, o almeno credo che il peso della fortuna sia davvero molto relativo in gran parte dei casi.

E’ la passione la chiave. La ricerca costante ed attenta, l’occhio che quasi senza volerlo cerca continuamente inquadrature e la mente che immagina composizioni quasi in automatico…

Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere un grande maestro come Henri Cartier-Bresson raccontano che egli sembrasse sempre irrequieto : mentre ti parlava si muoveva quasi come a studiare l’inquadratura a cercare la giusta composizione e valutare lo sfondo. Si guardava continuamente intorno, osservava le cose e le persone in modo fotografico, anche quando non aveva con sè la macchina.
La sua leggendaria capacità di cogliere il “decisive moment” non era fortuna.

Insomma. Voglio dire che secondo me la fortuna c’entra poco in fotografia.
Eventualmente possiamo considerare fortuna la capacità di essere sempre preparati, di saper cogliere al meglio le oppurtunità che continuamente ci si presentano, senza lasciarsele sfuggire.

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