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Psycho Cat - by Deep Dream & Pega, 2016

Psycho Cat – by Deep Dream & Pega, 2016

C’è chi sostiene che l’umanità sia ad un punto di svolta, prossima ad una rivoluzione di cui pochi si rendono veramente conto. Difficile dire che piega prenderà, ma che le intelligenze artificiali siano ormai tra di noi è un fatto evidente e rivolgiamo quotidianamente le nostre domande ad una tra le più potenti. Google elabora i criteri delle sue risposte con strutture di intelligenza artificiale (AI) che hanno assunto caratteristiche evolutissime, superando anche le aspettative dei loro stessi sviluppatori. Tra queste ci sono le reti neurali progettate per analizzare i contenuti delle immagini, alla ricerca di forme e del loro riconoscimento: un terreno su cui il cervello umano finora aveva sempre prevalso.
Google ha reso pubblico l’uso di alcune reti neurali di interpretazione visiva e questo ha dato il via a vari progetti tra cui Deep Dream: un motore di “rielaborazione creativa” basato su questa intelligenza artificiale.
Dare in pasto una foto a Deep Dream è come vederla sotto l’azione di un allucinogeno, appaiono forme animali e deformazioni degne di un’opera di Dalì, trasformazioni imprevedibili generate dall’interpretazione del sistema neurale che rielabora secondo i suoi schemi cognitivi ciò che crede di vedere.
Pazzesco? Sì, ma i risultati sono strepitosi. Quella sopra è la rilettura di una mia vecchia foto fatta attraverso Deep Dream. La rete neurale l’ha modificata modo suo, trasformandola ed inserendo strane creature. Il risultato è una scena onirica che, se cliccata e guardata in grande, rivela dettagli fantastici, quasi ipnotici.
Che dire… siamo alle porte di una nuova forma espressiva? Di un crocevia artistico tra uomo e macchina?
In rete ci sono migliaia di esempi di queste “opere” e c’è chi addirittura ha provato ad applicare questo processo ad un flusso video. Ed indovina a cosa? Beh, la scelta è stata facile: ad alcune delle scene più pazzesche ed allucinate della storia del cinema. Il mitico “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam.
Avviso: Non guardare in stati alterati, potrebbe essere pericoloso!
😀

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Vinton CerfVinton “Vint” Cert non è uno qualunque: negli anni settanta era tra i manager del DARPA ed è considerato a buon titolo uno dei padri di Internet. Una decina di anni fa i capi di Google pensarono bene di assumerlo come “Chief Internet Evangelist” ed oggi è il vice presidente della società.
Ebbene, Vint Cert ha parlato al meeting annuale della American Association for the Advancement of Science lanciando un allarme: quello del rischio di un vuoto storico, un deserto documentale che accompagnerà i decenni che stiamo vivendo, facendolo apparire ai posteri come una sorta di medioevo digitale, un’epoca povera di documentazione storica.
Sembra paradossale ma il problema sta nella carenza di una mentalità di preservazione digitale. La nostra società non ha ancora maturato la capacità di conservare in modo sicuro tutto ciò che ora viene creato e fruito senza divenire mai fisico. Immani quantità di documenti, immagini, video ed ogni tipo di informazioni che descrivono le nostre vite, vengono oggi creati e conservati in modo eterogeneo, su supporti non sempre in grado di sopravvivere al tempo o agli eventi. Oltre a questo, l’evoluzione degli standard e dei sistemi provoca un fenomeno di progressiva difficoltà di accesso ai dati più vecchi e tutto ciò potrebbe portare gli storici del futuro ad osservare un’era apparentemente vuota.
Insomma, bisogna stampare le fotografie a cui teniamo? Per Vint Cert assolutamente sì. E se lo dice lui c’è di che meditare.

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