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kodachrome movieTra qualche giorno potremo vedere sulla piattaforma Netflix un film che, almeno dalle premesse, dovrebbe avere un certo legame con la fotografia. Trae spunto dalla fine dell’epoca analogica e si sviluppa in quelli che sono stati gli ultimi giorni della pellicola Kodachrome.
E’ il racconto del viaggio che porta Matt (Jason Sudeikis) ad accompagnare il padre malato ex fotogiornalista dal carattere difficile (il notevole Ed Harris) verso la sua ultima meta: l’unico laboratorio rimasto in grado di sviluppare i suoi ultimi rotolini Kodachrome.
Tratto da una bella storia pubblicata sul New York Times nel 2010 da A.G. Sulzberger intitolata “For Kodachrome Fans, Road Ends at Photo Lab in Kansas.”, è brevemente anticipato dal trailer che puoi vedere qui sotto e sarà online dal 20 aprile.
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Lobsang Tenzing, Dharamsala, 1981 by Richard Gere

Lobsang Tenzing, Dharamsala – © Copyright 1981 Richard Gere

Richard Gere è famoso per ruoli da attore in circa quaranta film ed anche per esser stato uno dei più noti sex symbol del cinema, ma non tutti sanno della sua passione per la fotografia, una passione intrecciata con la religione buddista ed i destini del popolo tibetano.
Gere aveva poco più di vent’anni quando intraprese il suo primo viaggio in India, iniziando un percorso che lo avrebbe visto tornare innumerevoli volte in questi luoghi, sempre portando con sé una macchina fotografica. Il suo coinvolgimento si fece via via sempre maggiore, vedendolo avvicinare alla causa tibetana ed entrare in contatto con figure molto importanti, come quella del leggendario eremita Lobsang Tenzing o con lo stesso Dalai Lama, che Gere ha incontrato e fotografato più volte.
Negli anni gli scatti, tutti molto personali ed intimi, mai realizzati con intenti di condivisione, si sono accumulati finché la sua amica e curatrice di mostre, Elizabeth Avendon non li ha notati a casa sua. Gli ha proposto di esibirli e così è nato un progetto fatto di esposizioni pubbliche ed un libro intitolato “Pilgrim” i cui introiti vengono interamente devoluti alla Gere Foundation, che sostiene progetti umanitari in tutto il mondo.

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Dennis Hopper

© Dennis Hopper - Autoritratto

Sen’è andato ormai da qualche tempo, ma ogni volta che mi capita di rivederne le gesta non posso che ricordarlo con una particolare forma di affetto: è l’attore e regista americano Dennis Hopper.
In molti lo associano a mitici film come “Gioventù bruciata” con James Dean o “Easy rider” che interpretò e diresse. E’ stato un personaggio un po’ fuori dalle righe nella Hollywood dello scorso secolo ed è forse per questo che a me è sempre piaciuto.
Lo ricordo però anche per un’altra sua passione, che forse non tutti sanno, la fotografia.
Fu lo stesso James Dean a regalargli una macchina fotografica, quasi anticipando quel fantastico ruolo di fotografo un po’ folle che poi avrebbe avuto in Apocalypse Now. Da quel momento lo scattare foto nelle tante situazioni che gli capitavano accompagnò sempre Hopper, rivelandone un talento visuale tutt’altro che ordinario.

Paul Newman

Paul Newman -© Copyright Dennis Hopper

Non molto tempo fa mi ero imbatutto in una pubblicazione edita da Taschen (ma dal prezzo inarrivabile) dal titolo: “Dennis Hopper: Photographs 1961-1967” e fogliandola ne ero rimasto proprio ammirato.
Ho ritrovato sul web molti di quegli splendidi scatti in bianco e nero. E’ molto facile vederli come risultato di una ricerca con “Dennis Hopper photographer”. Sono foto ricche di fascino, ma lo stesso tempo grezze: ritratti intensi e particolari, come quello di Paul Newman qui accanto ed anche scene dai set hollywoodiani o dalle sale di registrazione, oltre a qualche autoritratto.
Con lo sbocciare della pop-art Hopper esplorò anche la pittura e la poesia, rivelando un discreto talento anche in questi campi e dimostrando quindi una grande ecletticità riconosciuta anche recentemente quando, negli scorsi mesi, era stato selezionato tra gli artisti partecipanti alla mostra inaugurale del MOCA (Museum of Contemporary Art) di Los Angeles.

Ciao Dennis.
Have an easy ride.

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