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Walter Fagnani

Walter, il Passatore – Copyright 2016, Pega

Quest’anno avevo deciso di prendere la macchina fotografica ed andare a fare qualche scatto alla partenza del “Passatore“, la famosa gara podistica di cento chilometri da Firenze a Faenza.
Alla partenza c’era questo signore: si chiama Walter Fagnani ed è il mitico decano di questa storica ultramaratona.
Veronese classe 1924, Walter ha corso per intero qualcosa come 42 edizioni su 43 di questa gara, andando quest’anno anche a stabilire la migliore prestazione mondiale di categoria M90.
L’ho visto tranquillo a sgambettare in Piazza della Repubblica che si scaldava in attesa del via e gli ho fatto questa foto, poi è partito insieme a tutti gli altri ed in 18 ore e 9 minuti è arrivato a Faenza, lasciandone centinaia esausti per strada. Inutile dire che non è certo arrivato ultimo. Che roba ragazzi!
Mentre cercavo di fotografarlo, ho ascoltato la voce di un ricercatore che fa parte di un Dipartimento di Scienze Neurologiche che da tempo sta seguendo l’anziano podista. Lo studioso era intervistato da un giornalista che chiedeva: “ma qual è il segreto di Walter Fagnani?”. Lui ha risposto: “Il sorriso”.

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Muhammad Ali

Copyright Bob Thomas/Getty Images

Se n’è andato anche lui, in questo 2016 bisesto che sta falciando a più non posso.
Muhammad Ali è stato definito come il più grande sportivo del novecento ma forse é, ad oggi, il più grande di tutti i tempi. Credo però sia giusto ricordarlo in particolare come protagonista delle sue battaglie, una lotta civile e non violenta che andò ben oltre il ring e lo rese un eccezionale soggetto fotografico, regalando notevoli soddisfazioni a molti fotografi del suo tempo.
Lo voglio salutare con questo emblematico scatto di Bob Thomas, che lo ritrasse così nel 1963, nell’ambito di una polemica che descriveva Ali come eccessivamente propenso a “parlare troppo”.
Puoi trovare questa ed altre storiche foto di Muhammad Ali in una splendida galleria pubblicata dal Guardian, con cui l’editor del magazine ha deciso di omaggiare il grande campione scomparso.

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Super Group !

Questa si che è una foto di gruppo!
L’ha scattata Mark Pain, fotografo del Mail on Sunday che si trovava sul green della Ryder Cup.
La pallina, malamente colpita da Tiger Woods, è andata a finire direttamente sulla macchina fotografica di Pain, proprio mentre stava scattando. Un tiro pessimo ma un’immagine straordinaria.
E a parte l’aneddoto sportivo del tiro sbagliato (che per inciso non ha influito sulla vittoria) trovo che si tratti di una foto semplicemente fantastica, uno scatto che considero una foto di gruppo PERFETTA.
Guardala in grande, prova a studiarne i particolari, nota come si riescono a vedere le persone.
Il fotografo si trovava esattamente dove era focalizzata tutta l’attenzione dei presenti in un istante che era allo stesso tempo agonisticamente importante ma anche curioso ed incredibile. Un emblematico caso di “decisive moment”.

Osserva le espressioni! Ci sono dei personaggi che, se isolati, valgono tranquillamente un ritratto a sé: uno per tutti il tipo sul lato destro con turbante e sigaro…
Troppo forte!

🙂

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The morning after

The morning after - Copyright 2008 Pega

Non posso essere sicuro che per tutti sia così ma, almeno per me, fotografare è anche una questione di “allenamento”.

Quasi come se fosse un’attività sportiva, non mi è possibile stare a lungo senza fare uno scatto, lasciando a casa la macchina fotografica, sperando poi di potermi “attivare” di colpo un certo giorno e riuscire a far foto interessanti e decenti (almeno dal mio punto di vista s’intende !).

Sia gli aspetti tecnici che quelli creativi mi richiedono una sorta di stato di forma, che riesco a mantenere solo esercitandomi regolarmente.

L’analogia con lo sport non finisce qui. Sembra che, anche trovandomi in uno stato di buon “allenamento”, non mi sia possibile uscire e scattare subito ottenendo i migliori risultati, ma mi sia necessaria una breve fase di “riscaldamento”.
Ho infatti notato che nelle occasioni in cui mi capita di far foto, quasi mai combino qualcosa di buono ai primi scatti ma sempre dopo un po’. 

Trovo comunque che tutto questo sia assolutamente naturale e che come tutte le discipline, anche la fotografia richieda quell’insieme di automatismi, specie di tipo psicomotorio, che solo con la regolarità e la continuità nel tempo si riesce ad affinare e rendere fluidi.

Non so se per te è la stessa cosa, ma se così fosse… probabilmente basta adattare il famoso detto e metterlo in pratica.
Va bene anche una compatta, anche il telefonino… basta fare una foto al giorno… 

Spunto di oggi : la gente impazzita per le compere di Natale è un soggetto fantastico per “allenarsi”…

🙂

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