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The Magic Egg by Pega

The Magic Egg – © Copyright 2013 Pega

Ottanta weekend assignment e non sentirli… ed è pure Pasqua. Quale migliore occasione per proporti un tema come questo? Sì proprio l’UOVO dunque 🙂
L’uovo è un gran soggetto fotografico, in tutte le sue versioni. E’ una forma particolare e perfetta su cui la luce arriva senza creare segni netti, niente ombre violente, solo sfumature. E’ affascinante quanto inizi ad osservarlo.
L’uovo può essere quello classico naturale ma anche una forma creata dall’uomo, come quello pasquale in cioccolata, magari scura, ed allora ecco che la faccenda fotografica diviene ancora più difficile.
In ogni caso bando alla teoria: per questo fine settimana il tema è questo. Come al solito puoi provare ad interpretarlo con massima libertà e divertimento, con poi il classico invito a postare la tua immagine in un commento a questo post.
Con l’occasione ti ripropongo anche un interessante video, realizzato dal fotografo Joe Edelman proprio con un uovo. E’ una piccola lezione sulla luce, semplice ed elegante, un esperimento che puoi provare a fare proprio in occasione di questo weekend assignmnent. Buona Pasqua!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

La galleria Diaframma

Lanfranco ColomboEra il 13 aprile del 1967. A Milano, in via Brera 10, il sogno di un grande appassionato di fotografia si stava materializzando in qualcosa di molto significativo per la storia della fotografia italiana ed europea: la Galleria Diaframma.
Lanfranco Colombo, classe 1924, si era già distinto come fotografo. Negli anni precedenti aveva ottenuto più di un riconoscimento e nel 1966 aveva fondato la casa editrice Diaframma con l’intento di pubblicare l’edizione italiana della famosa rivista americana “Popular Photography”. Ma proprio la Galleria sarebbe divenuta la sua vera grande creatura, un luogo che risultò unico nel suo genere: la prima galleria d’arte al mondo esclusivamente dedicata alla fotografia.
E’ difficile riassumere in poche righe la lunga storia di questo posto: decenni di mostre ed eventi dove autori italiani e stranieri, in molti casi di grande spessore, esposero ed in qualche caso fecero il loro esordio per poi percorrere importanti carriere. Nomi che vanno da Mario Giacomelli a Gabriele Basilico.
La galleria Diaframma ha aiutato la fotografia italiana a passare dall’essere una forma d’arte pionieristica, a cui di fatto erano interessati solo pochi addetti ai lavori, a quella di oggi, con il giusto ruolo che la pone tra le principali forme espressive contemporanee.
La cultura fotografica attuale, con le sue mostre, festival, scuole e rassegne, in vari casi di valore anche internazionale, è una realtà che un po’ deve anche ai quarant’anni di contributo che “Diaframma” ha saputo dare ed alla strada che negli anni sessanta ha cominciato a indicare, rappresentando un punto di incontro da cui sono nate così tante idee.
Molto belle le parole scritte da Wanda Tucci Caselli sul sito di Lanfranco Colombo a proposito del “mito del Diaframma” e del lavoro di questa importante figura tutt’ora in attività:

Per noi fotografi non è necessario aggiungere Colombo. Lanfranco è, per noi, la Fotografia.
Lanfranco, questo personaggio assurdo, intemperante, logorato da una passione che ci coinvolge tutti, è l’uomo che ha saputo avvicinare amatori e professionisti, che ha dato spazio a ciascuno di noi, sempre su un piede di partenza per conoscere autori, per visitare musei, per proporre incontri: Chi avrebbe conosciuto Cornell Capa, Natan Lyons, Mike Edelson, Neal Slavin, Gisèle Freund se non ci fosse stato lui?
Chi può dimenticare quei pomeriggi in via Brera, i cocktails raffinati e sproporzionati, le soste in cortile a scambiarci opinioni sulle mostre in oggetto? … e i suoi Sicof, con lo stile dei belgi, i ritratti dei polacchi, l’archivio di Mosca? e le mostre in progress, sulla danza, sui manichini, sui mondiali ’90? … Chi può sottovalutare l’importanza che poteva avere per un neofita poter esporre accanto ai nomi più noti con un modesto “formato cartolina”? e il fervore di quel Sicof in cui ci si aiutava scambievolmente tra sconosciuti alla ricerca di catene e cornici sempre insufficienti per appetiti sempre più insaziabili?

aeroplano

Aeroplano – © Copyright 2010 Martino Meli (m|art)

Ebbene, hai scattato un bel po’ di foto, le hai pubblicate su internet,  magari mostrate ad amici e parenti o in qualche esposizione. Forse ti è anche capitato di vendere qualche tua stampa. O forse no…
Hai mai pensato a chi potrebbero essere le persone veramente interessate alle tue immagini? Intendo: a possedere davvero qualcuna delle tue fotografie?
Forse facoltosi collezionisti d’arte? Gente comune? O magari proprio gli appassionati di fotografia, come te.
Troppo spesso chi fa foto è molto concentrato sulla propria produzione e solamente di rado volge uno sguardo attento verso il lavoro dei colleghi. Trovo che questo sia un problema, anzi un limite, anche perchè è proprio dal confronto con gli altri che spesso si traggono i migliori insegnamenti e gli spunti più interessanti per la propria creatività.
Tu per esempio quante foto di “altri fotografi” hai in casa?
Non parlo di riproduzioni su libri o poster commerciali di fotografie famose, parlo di stampe originali, tangibili e di qualità. Opere di fotografi di cui ammiri il lavoro. Non necessariamente nomi noti.
Io trovo molto bello avere foto fatte da altri e così ho iniziato pian piano a collezionarne alcune.
Qualche volta, come  nel caso della foto sopra, si è trattato di graditi regali, altre volte è stato uno scambio, altre ancora un deliberato acquisto.
Sto scoprendo il piacere di osservare da vicino la bellezza di una foto ben stampata, la sensazione di poterla toccare ed orientare nella luce.
E’ un piccolo piacere che, se quella stampa è in tuo possesso, puoi riprovare quando vuoi, un po’ come quando si ascolta e riascolta un pezzo musicale, scoprendone ogni volta un aspetto nuovo, come un suono che non si era mai notato, un dettaglio che fa cambiare la prospettiva.

Inizia la tua piccola (o grande) collezione.
Non te ne pentirai.

🙂

OtticheQuante volte hai rinunciato a scattare con la giusta ottica solo perché sulla macchina ne avevi già montata un’altra?
Il cambio dell’obiettivo è qualcosa che in certe condizioni avvicina l’attività del fotografo a quella di un giocoliere, specie se si è costretti a farlo senza potersi avvalere di aiuti o appoggi. Eppure sarebbe così utile saperlo sempre fare in modo rapido e sicuro.
E’ curioso vedere come ognuno approcci il problema a modo suo e tenda a sviluppare un proprio metodo fatto di gesti più o meno naturali.
Su Youtube ci sono vari video a tal proposito. Quello che ti propongo qui sotto è di un tipo proprio abile che ci fa vedere una tecnica interessante ma… da provare con un po’ di prudenza 😀
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Herbert Hoffmann

Herbert Hoffmann – © Copyright 2009 Pega (all rights reserved)

Sono affezionato a questo ritratto ed ogni tanto torno a guardarlo, in questo caso anche a postarlo sul blog.
Prima di fotografarlo non sapevo chi fosse questo simpatico signore. Lo incontrai all’edizione 2009 del Florence Tatoo Convention, mi affascinò ed incuriosì molto, così iniziai a cercare informazioni.
Conoscevo poco del mondo dei tatuaggi ma in rete non fu difficile trovare notizie perchè si trattava di Herbert Hoffman, il più anziano maestro tatuatore al mondo allora ancora in attivià.
Le sue opere ed il suo approccio sono stati il punto di riferimento di moltissimi artisti ed anche ora che il mondo della body art si è così trasformato, è sempre amato e rispettato.
Se n’è andato da qualche tempo, ad oltre novanta anni, mantenendo fino all’ultimo una visione semplice e genuina del mondo dei tatuaggi, che ho trovato sintetizzata in modo saggio e sincero in alcune sue parole:

Chi è estraneo al tatuaggio spesso vede solo corpi deturpati o raramente abbelliti da tatuaggi incancellabili che evocano sofferenze fisiche e rischi di infezioni…ma per chi si tatua non è così. Nessuno si tatua per diventare più brutto,nè per masochismo!Chiunque si tatua, lo fa per dare a se stesso qualcosa di più:per essere più bello, per sentirsi e apparire più forte,più sexy,per dare sfogo a un dolore, un lutto,una gioia,un amore,per scongiurare una paura,un pericolo o per gioco…Ci si tatua per esprimere i sentimenti più seri e profondi e per quelli più superficiali e frivolie…perchè no?,per rivendicare il proprio diritto al gioco. Non ho mai incontrato qualcuno che si tatuasse per farsi del male!Spesso i tatuaggi che vediamo per strada non sono proprio bellissimi,questo però dipende dalla disinformazione a dal cattivo gusto dilagante,non da un intento autolesionista.Oggi sono brutti i vestiti,la moda,le automobili,le case,la pittura..e sono brutti molti tatuaggi…solo un’informazione corretta e libera da pregiudizi e luoghi comuni può insegnare a distinguere quelli belli da quelli brutti e aiutare a capire che un bel tatuaggio è un tatuaggio che ti rende più bello.

Parole dove l’arte, la passione e l’esperienza di una vita si fondono.
Cosa c’entra con la fotografia? Chissà, forse niente. O forse… molto…
Comunque sia, ciao Herbert.

🙂

Dr Pettit

Il Dr. Don Pettit è un astronauta della NASA e astrofotografo della Stazione Spaziale Internazionale. La sua tecnica, il suo stile innovativo e la sua passione per la fotografia hanno cambiato modo con cui vediamo il nostro pianeta dallo spazio.
Nel video qui sotto Pettit ci presenta quattro spettacolari timelapse realizzati sulla IIS: uno splendido omaggio alla bellezza del nostro pianeta ed al fascino misterioso dello spazio.

Benvenuto in orbita, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Mettiti comodo, alza il volume, immaginati in assenza di gravità, piazzato con la tua fotocamera nella speciale cupola realizzata per studiare la terra da un sensazionale punto di vista e… Buona visione!
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Stenopeica IlfordQualche tempo fa Ilford provò a commercializzare un kit per fotografia stenopeica, un prodotto decisamente in controtendenza visto lo sviluppo sempre piu digitale della fotografia, ma al tempo stesso, teso a conquistare quella nicchia di appassionati che in numero sempre maggiore si interessano agli aspetti più basilari e tradizionali di questa arte.
L’idea non ebbe un gran successo, di certo anche perchè il costo del kit era davvero esagerato (270€).
Ma ecco che Ilford ci riprova. Pare infatti che il prossimo aprile sarà presentata una nuova macchina stenopeica, basica ma di buona qualità, ad un prezzo decisamente più accessibile.
La scatoletta avrà una struttura molto semplice, pensata per essere usata con negativi o carta fotografica 4×5, un foro stenopeico di 0,3mm realizzato ad alta tecnologia ed alcuni accessori tra cui un calcolatore di tempi di esposizione.
Sembra che il prezzo sarà tra gli ottanta ed i novanta euro, compresa una piccola fornitura di materiale sensibile sia negativo che positivo.
Staremo a vedere, intanto io sto pensando di fare qualche tentativo di autocostruzione di una semplice macchinetta stenopeica. Chissà che ne viene fuori…
😀

5:32

05:32 – © Copyright 2011 Pega

Stavolta il weekend assignment è impegnativo, lo ammetto.
Ogni quindici giorni ti propongo questa idea della “missione fotografica” del fine settimana, assegnando un compito da seguire con l’idea di stimolare la creatività e fotografare con un obiettivo tematico ben preciso.
Questa volta però più che un tema è una tecnica, o meglio un particolare modo di fare sequenze di immagini.
Per questo weekend ti propongo di provare l’holter fotografico.
Cos’è? È un modo di fotografare mutuato da quella che in realtà é una tecnica di analisi medica, un approccio che tempo fa ho sinteticamente provato a spiegare in questa pagina.
Difficile? Impegnativo? Forse si, ma anche tranquillamente affrontabile. Ti assicuro che la soddisfazione è garantita.
Bene, in questo weekend prova l’holter fotografico, poi, se vuoi, mostracelo postando un commento con il link alle tue foto.

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Inspiring Dorothea

È bello farsi ispirare dai capolavori di un grande fotografo ed è per questo che ti propongo una splendida raccolta di immagini, un breve video realizzato con gli scatti di un’artista che ha un posto molto importante nella storia della fotografia del novecento e della quale ho parlato in vari post: Dorothea Lange.
L’ho trovato in rete rimanendone affascinato, anche perchè contiene diverse foto che non mi era mai capitato di vedere.
Siediti e mettiti comodo, assicurati di avere qualche minuto di tranquillità e, se puoi, alza un po’ il volume perchè anche l’accompagnamento musicale è apprezzabile.
Dorothea Lange un giorno disse: “La macchina fotografica è uno strumento che insegna a vedere senza una macchina fotografica”.
Credo sia una gran verità.
Buona Visione
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Oggi voglio riproporti un video che trovo sempre carino.
E’ una serie di consigli: idee per coltivare e mantenere viva la propria creatività.
Picasso era solito dire: “Ho impiegato molti anni ad imparare a dipingere come un bambino” ed aveva ragione da vendere. Si riferiva alle difficoltà che molti di noi incontrano nel ritrovare e mantenere nel tempo quello spirito creativo che ci caratterizza negli anni dell’infanzia, quella libertà espressiva che tende a perdersi con l’acquisizione di capacità tecniche superiori, spirito critico e paura del giudizio altrui. Una perdita che può essere anche recuperabile ma, come dice Picasso, solo a prezzo di grandi sforzi.
Buona visione.
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