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Sharing Workshop 2 by Alessandro Morandi

Photo by Alessandro Morandi - © Copyright All Rights Reserved

Nel primo Sharing Workshop dello scorso Aprile ci eravamo solo limitati alla fotografia, in questo abbiamo anche mangiato molto bene. 🙂

A parte gli scherzi, voglio davvero ringraziare tutti gli intervenuti a questa seconda edizione dell’iniziativa di condivisione fotografica che si è svolta Domenica scorsa presso il Rifugio Gualdo, a due passi da Firenze.

SharingWorkshop_GualdoA turno i partecipanti hanno esposto un tema : si è parlato del rapporto tra fotografia e pittura, di storia del ritratto, siamo stati coinvolti in una sorta di divertente challenge creativa alla ricerca di scatti a tema ispirati da canzoni e film famosi ed abbiamo visto come si lavora con photoshop per ottenere immagini altamente drammatiche.

Un intervento molto ispirato e particolare ci ha mostrato come si possa partire da una foto di altri per produrre una creazione artistica che riesce a fondere pittura e poesia.

Ma non è finita qui, ci siamo poi immersi nel mondo della “pareidolia” ( l’associazione creativa di forme umane o animali nelle immagini di oggetti inanimati ), e quindi risaliti agli albori della fotografia e delle tecniche usate nell’ottocento, per poi concludere con un intervento che ci ha illustrato le tecniche per ottenere splendide foto panoramiche.

SW2Una giornata stimolante ed intensa, in cui chi prima ha ascoltato si è poi messo in gioco per condurre una parte di questo Sharing Workshop #2.

Anche stavolta devo dire che è stato perfettamente colto da tutti lo spirito con cui ho voluto organizzare la seconda edizione di questa iniziativa : la voglia di creare un’occasione di scambio reciproco di conoscenze ed argomenti.

Un grazie particolare a chi si è sorbito alcune centinaia di chilometri per arrivare a Firenze e prendere parte a questo evento, portando i suoi interessi, la sua visione e le sue competenze.

Per vedere qualche foto del workshop nel pool dell’apposito gruppo su Flickr cliccare qui.

Un arrivederci alla prossima edizione !

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Se sei interessato a partecipare ad uno dei prossimi Sharing Workshop scrivi a : sharingworkshop@gmail.com

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Freedom

Freedom - © Copyright 2010 Pega

Esattamente un anno fa scrivevo il primo post di questo blog, nato un po’ per gioco ma anche spinto dalla voglia di approfondire conoscenze e condividere punti di vista sulla fotografia (e non solo).

Un anno divertente ma anche impegnativo in cui ho visto, con mia meraviglia e sopresa, moltiplicarsi i lettori e la partecipazione.
E’ stato bello intervistare alcuni fotografi che stimo ed anche conoscerne molti di persona in occasione di eventi come lo Sharing Workshop e la Florence Photowalk.

Un anno fatto di 280 post, quasi 30.000 visite ed oltre 500 commenti. Cifre che non sono certo enormi ma che per me sono importanti e spingono a continuare, cercando sempre di portare idee e spunti di riflessione , con lo spirito di confrontarsi ed imparare.

Un grazie a tutti i lettori ma in particolare a chi mi ha dato una mano accettando con entusiasmo di essere intervistato, a chi segue regolarmente e commenta gli articoli, fornendo il prezioso contributo del proprio punto di vista e delle proprie esperienze.
A questo proposito ricordo a tutti che per essere sempre aggiornati è possibile usare i feed RSS o anche l’apposita funzione “Email Subscription” presente premendo il bottone “sign me up” nella colonna di destra, subito sotto alle foto flickr, che permette di ricevere la notifica via email dei nuovi post (l’indirizzo email rimane riservato ed è tutto gratis 🙂 ).
Un’altra funzione interessante introdotta di recente è la possibilità di condividere i post su Facebook o Twitter semplicemente con un click sui bottoni a fondo pagina.
Se un articolo ti è piaciuto prova ad utilizzare questa funzione per farlo leggere anche ad altre persone, non costa niente ed io te ne sarò davvero grato.

Bene. Spero di poter continuare ad averti tra i lettori e ti invito a non esitare ogni volta che vorrai intervenire per esprimere la tua opinione o critica, come ho detto molte volte questo blog è uno spazio aperto ad ogni contributo, come aperta ad ogni contributo è l’iniziativa dello Sharing Workshop di cui avremo un prossimo evento a breve e per cui ho in mente alcuni ulteriori sviluppi per il 2011.

A presto !

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Leonardo

Leonardo – Courtesy and Copyright m|art/Martino Meli

In uno dei primi Sharing Workshop, abbiamo avuto l’occasione di toccare con mano ed approfondire un tipo di produzione creativa che non tutti conoscono. Non è fotografia, ma una forma affascinante di computer art.
Si tratta dell’arte frattale.

Ci ha “iniziati” a questa specialità un mio caro amico, Leonardo Mancini, che con il nome d’arte “The Slider”, è piuttosto conosciuto tra gli specialisti di questa forma espressiva particolarmente seguita sopratutto sul sito di condivisione di opere ed immagini DeviantArt.

E’ stato bello vedere l’interesse e le espressioni di meraviglia dei partecipanti al workshop che, con la loro sensibilità nei confronti delle immagini data dalla condizione di appassionati fotografi, hanno seguito con attenzione la presentazione di Leonardo che è partito spiegando come nascono queste immagini, proseguendo nell’illustrarci il suo lavoro ed un po’ anche il suo workflow.

Reticle_by_theslider

Reticle – Copyright The Slider

Colgo quindi l’occasione per fare a “The Slider” qualche domanda e continuare un po’, anche fuori dal workshop ed insieme ai lettori del blog, l’approfondimento sui frattali.

Ciao Leonardo. Nello Sharing Workshop lo hai raccontato ai presenti, ma condividiamo anche con i lettori del blog com’è che hai iniziato ad interessarti di frattali.
Nel lontano 1987, su una rivista di computer,  trovai un articolo che parlava di un certo Benoît Mandelbrot  – matematico polacco – e della sua teoria dei frattali. Leggere l’articolo e copiare sul Commodore 64 il listato in basic fu tutt’uno. L’immagine che ne venne fuori mi colpì moltissimo per la sua armoniosità. Agli inizi degli anni 90, con il mio primo computer (un 80386 dotato di coprocessore matematico), mi divertii ad esplorare i frattali, anche se all’epoca per realizzare una semplice immagine in bassissima risoluzione potevano occorrere diverse ore. Da allora l’interesse per i frattali non si è mai spento e ha ripreso vigore con i nuovi programmi disponibili in internet grazieanche alla grande potenza di calcolo dei moderni computer. Basti pensare che le mie prime immagini degli anni 90 vengono oggi create in meno di un secondo!

 

Gnarly_by_theslider

Gnarly – Copyright The Slider

Ci spieghi in breve di cosa si tratta quando si parla di frattali?
Per definizione un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente di ingrandimento.
Le immagini frattali sono immagini realizzate tramite funzioni matematiche ricorsive.
Detto così  può sembrare un argomento cervellotico, in realtà esistono diversi programmi dei quali io utilizzo Ultra Fractal ed Apophysis che rendono la creazione di frattali un’esperienza quasi totalmente artistica e svincolata da conoscenze matematiche.
Occorre avere una minima capacità di composizione, saper scegliere i colori adeguati e avere molta pazienza visto che i programmi richiedono un po’ di pratica per essere padroneggiati.
All’inizio visto che con i tutorial gratuiti non riuscivo ad ottenere granché, ho seguito qualche corso a pagamento che avendo una struttura più organica mi ha permesso di superare lo scoglio iniziale.

 

leaf_by_theslider

Leaf – Copyright The Slider

Cosa cerchi nelle immagini che realizzi?
Nelle immagini che creo cerco sempre di evitare il caos.
Con Ultra Fractal il programma che prediligo, si possono creare immagini multi livello (come in Photoshop) e quindi, se non si sta attenti, è molto facile avere immagini confuse dovute ai troppi livelli usati.
Adoro le spirali, che sono alla base di tanti frattali e dedico molto tempo alla scelta dei colori. Una palette azzeccata può dar vita ad immagini molto belle che altrimenti rischierebbero di essere troppo banali.
Sono molto affascinato dai dettagli e spesso “esplorare” un frattale è paragonabile ad ammirare l’infinitamente piccolo con un microscopio o l’infinitamente grande attraverso un telescopio.

C’è qualche progetto su cui stai lavorando o che ti piacerebbe realizzare?
In questo momento sto seguendo un corso avanzato su Apohysis ed una volta finito vorrei approfondire il programma per conto mio.
Sicuramente vorrei  anche poter realizzare animazioni frattali visto che finora non ho avuto ancora modo di cimentarmi in questa “estensione” delle immagini pure e semplici.
Faccio anche parte di una community su DeviantArt e mi piacerebbe poter dare un mio contributo per aiutare chi si affaccia al mondo dei frattali.

In che rapporto metti le immagini frattali con la fotografia?
Creando immagini frattali, ci si rende conto ben presto che cambiare un paramentro in modo impercettibile può dar luogo ad immagini molto diverse tra loro. Ecco quindi che realizzare un frattale può essere una cosa di pochi minuti come pure un’esperienza di qualche giorno, in attesa dello “scatto” perfetto.
Quando  lavoro ad un’immagine, spesso, provo le stesse emozioni di quando, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, cerco la composizione ideale per quello scatto; soprattutto quando si tratta di foto macro dove dettagli invisibili prendono vita.
La natura che ci circonda ha, in molti casi, una struttura frattale, si pensi ad esempio ai rami degli alberi, ai fulmini, alle corolle dei fiori o alle galassie nello spazio profondo. Molto spesso quindi lavorare su un frattale risveglia ricordi di immagini familiari.

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Un grazie a Leonardo per la sua preziosa partecipazione allo Sharing Workshop e per la voglia di condividere il suo lavoro con noi. Personalmente trovo che sia sempre molto stimolante esplorare nuovi campi della produzione di immagini e che questo aiuti molto a far crescere l’artista che è in tutti noi.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di “The Slider” consiglio di cliccare qui per raggiungere la sua gallery su DeviantArt.

Alla prossima!

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A true classic

A true classic - © Copyright 2010 Pega

Che suono ha la tua macchina fotografica. Quali rumori la caratterizzano? Ci hai mai fatto veramente caso? Li hai ascoltati?

Mi è capitato di pensare a tutto questo pochi giorni fa, quando ho avuto l’occasione di maneggiare il piccolo gioiellino qui a fianco.
Si tratta di una splendida Rolleiflex, una macchina medio formato che ha scritto una parte della storia della fotografia professionale della seconda parte del novecento.

E’ stato bello sentirne il click di scatto, così delicato e diverso dalle nostre reflex digitali che la circondavano e la fotografavano come una vera e propria star del cinema.

Ma non solo il click di scatto. Di gran fascino anche il rumore di avanzamento della pellicola che accompagna la rotazione della leva laterale, come anche tutti i click di apertura e chiusura delle tante piccole parti meccaniche: dalla struttura del pozzetto alla lente per facilitare la messa a fuoco.

Chissà se i vari rumorini residui delle nostre digitali saranno anch’essi un ricordo, sostituiti da otturatori elettronici ed autofocus sintetici…Vedremo.

Intanto non c’è dubbio. Anche i suoni sono affascinanti in fotografia, non si spiegherebbe altrimenti l’ostinazione con cui costruttori di compatte e telefonini continuano ad impegnarsi per riprodurre artificialmente i click di scatto quando otterrebbero risultati ben più interessanti sostituendoli magari con una bella risata artificiale che favorirebbe di molto i risultati di tanti ritratti… 🙂

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TripodQual’è il simbolo, l’oggetto o l’accessorio che assegna in modo inequivocabile l’etichetta di “professionista” ad un fotografo?
E’ forse l’avere una grossa reflex al collo, lo sfoggiare un lungo teleobiettivo o  l’indossare un giacchetto con tantissime tasche?
No, no davvero. Il vero simbolo del professionista è il treppiede.
Il treppiede esiste dagli albori della fotografia, anzi ovviamente esiste da ben prima. Quello che lo contraddistingue è che in sostanza la sua forma non è assolutamente cambiata nel corso dei secoli.
Le macchine fotografiche hanno avuto nel tempo design diverso: a partire dalle scatole di grande formato passando per le medio a pozzetto e le più compatte 35mm, vedendo apparire e scomparire strane forme, le supercompatte sottili degli anni ’70, le Polaroid e tutto ciò che è stato fino ad arrivare alle digitali dei giorni nostri.
Ma il treppiede è sempre lì. Grande, medio o piccolissimo. E’ sempre lui.
Se si volesse trovare un simbolo potente ed assoluto della fotografia, come si fa con tavolozza e pennello per la pittura o il pentagramma per il musicista, bisognerebbe pensare davvero al treppiede.
Non avrebbe senso rappresentare una fotocamera, ce ne sono state troppe tipologie diverse.
viewcameraQuesta importanza simbolica del treppiede è forse sottovalutata dai fotografi stessi ma assolutamente presente, quasi fosse una informazione subconscia, nelle persone che non fanno della fotografia un proprio interesse.
Prova a piazzare il tuo treppiede ed osservare le reazioni di chi ti sta intorno.
Ti accorgerai che immediatamente aumentano attenzione e “rispetto”, come se aver messo la macchina su tre zampe avesse moltiplicato le potenzialità dello strumento.
A me è capitato di essere raggiunto da qualche custode o guardiano in luoghi evidentemente “non fotografabili” dopo svariati ed indisturbati scatti in tranquillità, per essere informato di un divieto di fotografare. Il tutto però solo al momento dell’estensione delle zampe del mio treppiede.

Ma una delle scene più carine a cui ho assistito è stata proprio durante il recente Sharing Workshop.
Stavamo entrando nel giardino di Villa Petraia, un luogo che “ufficialmente” non si potrebbe fotografare senza il permesso della Sovrintendenza (?! :-O).
Pochi minuti prima di noi aveva varcato l’ingresso una folta scolaresca, in cui le macchine fotografiche digitali abbondavano come spighe in un campo di grano.
Tra noi, del tutto casualmente, nessuno aveva in vista una fotocamera ma Pino, uno dei partecipanti al workshop, saliva tranquillo con il suo treppiede in spalla.
Ad un certo punto è spuntata una custode dicendo : “Signore il treppiede non può entrare“.

A Villa Petraia non si può Fotografare (con la F maiuscola)…. ed il treppiede è rimasto ad aspettare in portineria.

🙂

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