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Archive for the ‘History of photography’ Category

Lab-Box by ars-imagoChi l’avrebbe mai detto che un giorno il sogno avrebbe potuto avverarsi e permettere a chiunque di divertirsi con la pellicola in un modo così semplice. Grazie all’iniziativa di ars-imago, ragazzi italiani appassionati di fotografia analogica con tanto di negozio fisico a Roma, la pellicola potrebbe vedere davvero una nuova giovinezza e non rimanere un pur promettente settore di nicchia.
La loro idea è la Lab-Box, un progetto su Kickstarter che propone la possibilità di sviluppare autonomamente i rullini senza bisogno di chiudersi in una vera camera oscura.
Come funziona? Semplice: la Lab-Box è una scatola progettata per accogliere la pellicola esposta e processarla con il metodo di sviluppo che si vuole. E’ possibile sviluppare rullini 35mm o 120 usando la normale sequenza di reagenti, oppure un processo a bagno unico (Monobath), o anche sistemi più esotici come il Caffenol.
Tutta la lavorazione avviene nel contenitore a tenuta stagna e luce, che diviene quindi una vera e propria microcamera oscura portatile che può essere usata ovunque. Il risultato è un negativo normalmente sviluppato e pronto per essere scansionato o stampato alla vecchia maniera.
Non è una cosa fantastica?
Beh, per me sì! Ho infatti appena sottoscritto la mia quota per avere una delle prime Lab-Box che, se la campagna Kickstarter si completerà con successo, arriveranno verso settembre.

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Warhol by Avedon

Andy Warhol – Copyright 1969, Richard Avedon

Esattamente trenta anni fa se ne andava Andy Warhol. Aveva cinquantotto anni e morì durante un intervento chirurgico.
C’è chi sostiene che la sua complicata situazione di salute fosse legata al grave attentato da lui subito nel 1968 quando Valerie Jean Solanas, una giovane scrittrice che aveva sottoposto un suo dramma teatrale a Warhol chiedendogli di produrlo, entrò nello studio dell’artista sparando diversi colpi di pistola. Lo ferì gravemente, mentre il suo curatore e compagno di allora Mario Amaya ed il manager Fred Hughes se la cavarono con poco.
Il manoscritto Up Your Ass, della Solanas lo aveva incuriosito ma anche sorpreso per quanto fosse pornografico. Warhol addirittura sospettò una trappola della polizia, con cui già aveva avuto problemi per la censura di alcune sue opere cinematografiche considerate oscene, decise quindi di metterlo da parte. Ma la Solanas lo rivoleva indietro. All’ammissione di Warhol di averlo smarrito e di non essere disposto a pagarle una somma di denaro, la situazione precipitò.
L’artista lottò tra la vita e la morte, poi sopravvisse per miracolo. Sottoposto a complicati interventi chirurgici, riportò postumi permanenti, rimanendo molto segnato anche a livello psicologico.
Nell’agosto del 1969 Warhol acconsentì alla proposta di Richard Avedon di ritrarlo nel suo studio, ad un anno da quel difficile momento, decidendo così di mostrare le sue cicatrici al mondo.

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Nobuyoshi ArakiNobuyoshi Araki o lo ami o lo odi. È forse il fotografo giapponese vivente più noto ma anche più discusso e controverso.
Oggi ti presento una sua intervista, in cui descrive il suo approccio tutt’altro che perfezionista, sempre alla ricerca dell’unicità di momenti particolari, da catturare nel singolo istante in cui si propongono.
Eccolo qui dunque il “Photo Devil”, come lui si descrive.
Goditelo in giapponese (ma sottotitolato eh!)
🙂

Se il link sopra non funziona, prova questo: –> Araki

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Polaroid 250

Polaroid Automatic 250 – Copyright 2013 Pega

Un vecchio detto recita che “la meraviglia è figlia dell’ignoranza e madre del sapere“. Ci penso spesso quando sento le esclamazioni che accompagnano lo svelarsi di una stampa Polaroid poco dopo lo scatto.
È vero che il digitale ci ha portato un’immediatezza senza precedenti, eppure le immagini che siamo abituati a vedere subito sul piccolo display della fotocamera digitale, mancano di qualcosa: sono come incomplete, immateriali, non “maneggiabili”.
La fotografia stampata, quel piccolo oggetto che puoi tenere tra le dita, avvicinare, annusare, appendere o passare ad un’altra persona, continua ad essere qualcosa di differente, delicato e prezioso, anche nell’era digitale.
Nonostante esistano da tempo piccole stampanti digitali portatili, nessuno le usa ed in genere sono state dei flop commerciali. E così capita che lo “sbucciare” un’istantanea fatta con la vecchia Zietta Polaroid, divenga un piccolo evento, un’esperienza che molti nativi digitali hanno solo sentito raccontare.
“Così veloce?”, “come funziona?”, “ma è bellissima!”, “dentro c’è una stampante ad inchiostro?”, “davvero esistono ancora?”, il repertorio è lunghissimo.
La Polaroid, con la sua totale immediatezza, continua a rappresentare una cosa a sé, quasi una tecnologia ferma in una bolla temporale e culturale. Ed in qualche caso è bello sentirsi raccontare gli sforzi fatti per entrare in possesso ed imparare a conoscere queste meravigliose macchinette, dopo averne vista una all’opera ed essersene innamorati.
🙂

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viewcameraUn paio di volte al mese propongo una sorta di missione fotografica da svolgere nel fine settimana, un piccolo esercizio che stimola la nostra creatività.
In genere non suggerisco temi già proposti ma a volte ci sono eccezioni. In questo caso voglio omaggiare il recentemente scomparso Luigi Manfrotto con un assignment che non è sul “cosa”, ma sul “come”.
La proposta è questa: non importa cosa fotografi, l’importante è che il tuo scatto sia realizzato usando quello che forse è l’accessorio più emblematico ed immortale della storia della fotografia, ovvero il treppiede.
Fotografare con il treppiede è diverso: ti costringe a rallentare, pensare, studiare posizione ed inquadratura. Il treppiede ti fa apparire agli altri in modo diverso ed anche questo si può riflettere sul risultato, in qualche caso anche impedirlo proprio. Il treppiede permette di fare scatti evoluti, magari complessi o raffinati e in qualche caso è condizione necessaria per riuscire ad ottenere certi tipi di immagini.

Che tu sia o meno un abituale utilizzatore di questo accessorio intendi provarci con questo assignment? Se sì, ti invito poi a condividere in un commento, il link al risultato del tuo lavoro e, se vuoi, anche ad aggiungere qualche breve nota o dettaglio sullo scatto.
Buon divertimento.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Sonda Cassini 2016Da oltre un decennio c’è una macchina fotografica che viaggia solitaria nello spazio profondo. L’abbiamo spedita verso Saturno nell’ormai lontano 2004, creando uno di quei casi in cui la fotografia è parte integrante della storia della scienza.
In un vecchio post avevo già avuto occasione di parlare della bellezza delle immagini trasmesse da questo oggetto, ma adesso non posso fare a meno di tornare sull’argomento.
Da alcuni giorni stanno infatti giungendo dalla sonda Cassini nuove foto scattate da un’orbita inferiore del pianeta Saturno: sono immagini fantastiche degli anelli, con dettagli incredibili di un luogo tanto remoto, affascinante e misterioso.
Le ammiro da giorni, trovandole di una bellezza assoluta oltre che di grande qualità non solo tecnica ma anche artistica.
Sono scatti che potrebbero tranquillamente essere esposti in qualche importante galleria d’arte e sono convinto che per moltissimi anni continueranno a trasmettere qualcosa a chi li ammirerà.

Paul Strand una volta ha detto: “the most important decision a photographer makes is where to place the tripod“.
Ecco: la sonda Cassini ha scelto proprio un posto fantastico dove piazzare il treppiede… 🙂

Per chi volesse appofondire ecco il link al sito NASA.

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Billy the KidQuando si parla di storia del crimine, il nome di Billy the Kid ha sempre il suo posto. Henry McCarty, alias Henry Antrim, alias William H. Bonney, alias Billy the Kid, visse nella seconda metà dell’ottocento. La leggenda narra che avesse assassinato ventuno uomini, iniziando la sua carriera da adolescente e divenendo un pistolero straordinario. Fu ucciso il 14 luglio 1881 dallo sceriffo Pat Garrett che lo inseguiva da tempo ed aveva messo una taglia sulla sua testa.
Come per molte altre figure del vecchio West, forse anche nel suo caso la fama superò il reale andamento dei fatti, e così il suo nome è rimasto nella storia ispirando anche un certo numero di pellicole cinematografiche.

Questo però è l’unico ritratto di Billy the Kid riconosciuto come autentico. Fu realizzato tra il 1879 ed il 1880 a Fort Sumner in New Mexico.
Una singola e semplice fotografia invecchiata dal tempo.
E’ curioso il contrasto tra questo piccolo documento, unico ma vero, e la discreta quantità di materiale creato a posteriori.
Una sola, vecchia fotografia che, alla fine, parla del personaggio forse più di una dozzina di film.

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Presidente TrumpDonald Trump si è appena insediato e, come da tradizione, il suo ritratto ufficiale è apparso sul sito della Casa Bianca.
A differenza di altri casi, non è citato il fotografo ma in compenso ci sono i dati exif. Svelano che la foto è stata scattata con una Canon 1Ds Mark III dotata del classico Canon 70-200mm f/2.8L impostato a 145mm, f/2.8. Il tempo di scatto 1/320s e gli ISO 640.

Non aggiungo altro se non una seconda immagine: il ritratto ufficiale di Obama realizzato nel 2009 da Pete Souza.

Barack Obama

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 Giant Air Force Camera Kodak K-24 US Air Force Camera with Aero-Ektar f2.5, 178 mm, 5x5 lens
Oggi abbiamo fantastiche fotocamere ad altissima risoluzione sempre in tasca, oggetti in grado di scattare immagini di gran qualità e metterle subito a disposizione del mondo. È tecnologia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata roba da fantascienza.
E basta guardare la foto sopra per rendersi ancor più conto degli enormi passi da gigante fatti. Nell’immagine puoi vedere un robusto ragazzone che sostiene ciò che un tempo era considerato un gioiello di tecnologia militare di livello assoluto: una Kodak K-24, apparecchio che l’Air Force americana usava per realizzare immagini aerofotografiche da alte quote. La macchina era dotata di un obiettivo Aero-Ektar da 178mm con apertura F/2.5 e consentiva rilevazioni tattiche utili ai bombardamenti.
Sicuramente era un oggetto in grado di realizzare immagini dettagliatissime, forse di gran qualità anche per gli standard attuali, ma sarei pronto a scommettere che l’aviere immortalato (o forse anche l’intera Air Force) avrebbe fatto volentieri il cambio con molte delle fotocamere acquistabili oggi, magari anche con qualche odierna leggera compattina di alta gamma…
🙂

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August_Landmesser

Cantieri navali di Amburgo, anno 1936. Un Uomo rimase fermo mentre tutti tendevano il braccio nel saluto nazista ad Hitler che presenziava al varo di una nave. Quell’Uomo si chiamava August Landmesser.
August pagò caro questo suo gesto, questa manifestazione di dissenso ed aperta protesta contro il regime. Dopo un immediato processo lo condannarono secondo le leggi razziali ed oltre a chiuderlo in prigione resero nullo il suo matrimonio, dissolvendo così la sua famiglia e definendolo infine “elemento che disonora la razza”.
E’ la Fotografia di un Uomo solo, disperato ma determinato, un istante che cambiò drammaticamente la vita di questa Persona decretando l’inizio di un calvario che lo portò fino alla morte.
Un istante che però, grazie alla fotocamera, è rimasto fissato per sempre e non lo ha fatto cadere nell’oblio ma anzi lo ha reso un esempio.
La Fotografia in questo caso si è dimostrata strumento di condanna ma anche di giustizia e memoria. E’ anche attraverso di essa che Landmesser è probabilmente stato accusato e punito ma poi è proprio grazie alla potenza del mezzo visivo che il suo gesto è stato messo a disposizione, in tutta la sua importanza, delle generazioni che sono venute e che verranno.

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