Sei in cerca di qualche opportunità? Ti piacerebbe un bel ruolo in cui dimostrare tutto il tuo potenziale?
Se sei davvero in gamba potresti finire di leggere questo post e precipitarti subito ad inserire la tua candidatura. Dove? Al New York Times.
Sì, uno dei più importanti quotidiani al mondo ha delle posizioni aperte, in particolare quella di Photo Director.
Beh, trattandosi di uno dei ruoli più prestigiosi al mondo, si presume che la selezione sia un pochino competitiva ed attestata su livelli alti ma, ogni caso, l’offerta di lavoro sembra proprio aperta a tutti quindi… perché non provarci?
Puoi trovare qui l’annuncio completo di tutti i dettagli.
Buona fortuna!
🙂 🙂 🙂
P.s. Comunque vada, sarà molto interessante vedere su chi cadrà la scelta.
Eccolo, semplice e fascinoso come una domenica di sole, il tema per questo weekend assignment arriva insieme all’ora legale ed è: la primavera.
Ti dico subito che, a mio parere, non è una missione facile. La banalità è in agguato ed il rischio di cadere in foto poco significative è concreto, ma è al pari di tanti altri assignment affrontati finora.
La primavera non è solo una stagione, è un concetto, un emblema, uno stato d’animo. Prova a catturarne l’essenza, cerca un’immagine che possa rappresentarla, è un tema dove ci possiamo sbizzarrire senza troppi indugi o difficoltà tecniche.
Che piova o ci sia il sole, in questo fine settimana dedica qualche tuo scatto alla primavera e poi, se vuoi, condividi qui la tua foto.
Shinichi Maruyama crea le sue affascinanti immagini semplicemente usando le mani e dell’acqua. E’ un artista a metà tra lo scultore ed il fotografo. A volte all’acqua aggiunge dei coloranti e grazie a tecniche di ripresa ad alta velocità fissa le sue opere catturandole in meravigliose immagini prima che si riversino per sempre sul pavimento del suo studio.
Sono forme quasi imprevedibili, che esistono solo per una frazione di secondo e su cui Maruyama lavora con la sapienza di un maestro Zen, ma anche con quella tipica consapevolezza di chi sa di non poter totalmente controllare ciò che verrà fissato nella fotografia.
Il video qui sotto è qualcosa da non perdere e fa venire una gran voglia di provarci…
Per realizzare le sequenze in movimento serve una videocamera ad alta velocità ma per le foto basta un normale flash.
Io ci ho provato, senza molto successo devo confessare… in compenso il mio pavimento ha ricevuto una sana lavata 🙂
.
Oggi voglio riproporti alcune considerazioni sul fascino del bianco e nero. Sono passati quasi duecento anni dall’invenzione della fotografia e nonostante i notevoli progressi tecnologici, il bianco e nero continua ad esercitare un fascino inattaccabile.
Il nostro mondo è colorato, vediamo a colori ed il legame che questi hanno con le emozioni è forse proprio la chiave dell’intramontabile successo delle immagini monocromatiche.
Il giallo può essere gioia e serenità, il verde speranza, il rosso amore o odio ma in una foto in bianco e nero queste emozioni non sono più manifeste.
E’ nella mente dell’osservatore che questi colori devono essere ricreati, soggettivamente ed in modo subliminale, andando a completare una immagine che così può acquisire una profondità emotiva ed una intensità che molte foto a colori non hanno assolutamente modo di trasmettere. La scala di grigi da cui sono composte le fotografie in bianco e nero è la tela emotiva neutra su cui andiamo a dipingere le nostre emozioni, ed è proprio per questo che invece risultano così innaturali le immagini monocromatiche basate su un colore diverso dal grigio.
La prossima volta che osservi una foto in bianco e nero e ne apprezzi il fascino, prova ad immaginare di quali colori la tua mente la sta dipingendo.
Hai mai pensato di partecipare ad un workshop sul ritratto fotografico in studio?
C’è sempre da imparare dai professionisti ed oggi ti propongo qualcosa di impegnativo: un video integrale di ben due ore realizzato dal fotografo Nick Fancher durante una sua lezione live.
È tempo ben speso se ti interessano le tecniche di illuminazione e tutte le varie considerazioni su come impostare e gestire al meglio una sessione in studio.
Buona visione! https://m.youtube.com/watch?time_continue=13&v=7Eoy7or7Pdk
Uno dei problemi che si presentano a chi si appassiona alla fotografia analogica è la scansione del negativo. Sia che i processi di sviluppo (e stampa) siano fatti da un laboratorio professionale o li si tenti con “il fai da te” a casa propria, arriva comunque un momento in cui si giunge alla determinazione di voler acquisire in digitale i negativi.
Scansionare il negativo è infatti necessario, sia per garantire la conservazione di una “copia di sicurezza” della foto, che per affrontarne fasi di postproduzione o stampa digitale.
Chi ci ha già provato sa bene di cosa parlo: il piacere di avere su schermo un’immagine generata da pellicola ha un fascino tutto particolare e le possibilità date dai software di elaborazione permettono di chiudere il cerchio in modo molto interessante.
Gli scanner per negativi si trovano a cifre non esagerate ma, dato l’approccio “artigianale” che molti fotografi analogici preferiscono avere, ecco un simpatico progettino “fai da te” per costruirsi uno scanner per pellicola. Materiale necessario una scatola. Tempo di costruzione forse 20 minuti.
🙂
L’attivazione reticolare è il meccanismo che il cervello utilizza per stabilire a quali percezioni dare la priorità nell’immane flusso continuo di informazioni e stimoli che ci colpiscono.
E’ una sorta di filtro tra il livello cosciente di ciò di cui ci rendiamo conto, ed il livello subconscio che viene comunque raggiunto dall’insieme di tutte le stimolazioni sensoriali a cui siamo esposti e sensibili.
Ti è mai capitato di interessarti ed approfondire un argomento nuovo e notare, a tale riguardo, cose che prima sembravano non esserci? C’erano anche prima ma non ci avevi mai fatto caso: erano state filtrate dal sistema di attivazione reticolare.
Quella sopra è una famosissima foto di Paul Strand: il ritratto di Mr. Bennett.
E’ uno scatto che mi è sempre piaciuto molto e che trovo tra i più belli di questo grande fotografo. Tempo fa lo stavo guardando e per un attimo ho provato a fare qualcosa che, con questa fotografia, non avevo mai fatto prima: immaginarmi l’istogramma di questo splendido bianco e nero. Ma ecco… Non l’avevo mai notato così… quel bottone bianco.. è totalmente sovraesposto!
Da quel momento è come se il mio cervello avesse riclassificato l’immagine. Non mi è più possibile non notare e dare una grande importanza a quel bottone, quell’elemento nel bel mezzo del fotogramma che, forse, è la chiave dell’intensità e della vitalità dell’intera immagine. Un piccolo dettaglio che ne completa la bellezza. Proprio come una ciliegina sulla torta.
Ma io non ci avevo mai fatto caso.
”Ogni stagione è buona per partire” diceva mia nonna. Beh, lei si riferiva ad un tipo di dipartita che non necessita di valigie, mentre per il tema fotografico del fine settimana io mi riferisco a quei bagagli che, in genere, accompagnano chi viaggia o comunque si sposta.
È su questo soggetto che ti invito a sperimentare in questo weekend per il tradizionale assignment. Puoi scorgere ovunque gente che si muove con qualche tipo di bagaglio: stazioni, fermate del bus, garage di casa, ma basta anche un bambino che va a scuola o una persona che fa la spesa, del resto quasi tutto ciò che portiamo con noi può essere considerato un “bagaglio”.
L’invito poi è come al solito a condividere qui qualche tuo scatto su questo tema.
Buon divertimento e buon weekend!
Amo le foto di gruppo. È un genere spesso sottovalutato, considerato banale, quasi sempre visto dai fotografi solo un male necessario. Eppure può essere un tipo di fotografia fantastica, in cui con uno scatto si può sintetizzare l’intera umanità.
Oggi ti ripropongo quella che considero tra le foto di gruppo più spettacolari mai realizzate. La scattò nel 2010 Mark Pain, fotografo del Mail on Sunday che si trovava sul green della Ryder Cup.
La pallina, malamente colpita da Tiger Woods, finì direttamente sulla macchina fotografica di Pain, proprio mentre stava scattando. Un tiro pessimo ma un’immagine straordinaria.
A parte l’aneddoto sportivo del tiro sbagliato (che per inciso non influì sulla vittoria di Woods) trovo che si tratti di una foto semplicemente fantastica, uno scatto che personalmente considero una foto di gruppo perfetta.
Guardala in grande, prova a studiarne i particolari, nota come si riescono a vedere le persone.
Il fotografo si trovava esattamente dove era focalizzata tutta l’attenzione dei presenti in un istante allo stesso tempo agonisticamente importante ma anche curioso ed incredibile. Un emblematico caso di “decisive moment“.
Osserva le espressioni! Nel gruppo sono presenti alcuni personaggi che, se isolati, varrebbero tranquillamente un ritratto a sé: uno per tutti il tipo sul lato destro con turbante e sigaro…
🙂
Nonostante sia una passione che coltivo fin da ragazzetto, quando torturavo i miei poveri negativi nel bagno di casa trasformato nel laboratorio di un piccolo chimico, devo dire che a tutt’oggi subisco il fascino dello sviluppo della pellicola. È un’attività che nasconde qualcosa di magico, un processo di trasformazione unico ed irreversibile che chiunque può affrontare nella sua inevitabile artigianalità e che, forse proprio per questo, richiama arte ed alchimia.
Così, ogni volta che trovo qualcosa sul tema, non posso fare a meno di guardarmelo e magari condividerlo. Oggi ti propongo questo micro corso realizzato da niente meno che Ilford. È un video in cui in soli otto minuti si affronta tutto il processo di sviluppo del negativo in bianco e nero, con una descrizione ben fatta di cosa serve e come si può procedere per farlo da soli a casa propria.
Se ami la fotografia ma non hai mai provato a sviluppare, non puoi rinunciare a questa esperienza. Prendi una qualunque macchina analogica, caricala con una qualunque pellicola in bianco e nero, scatta e poi segui questo tutorial.
Sarà un’esperienza di cui non ti pentirai.
🙂
Nel rispetto del provvedimento 8 maggio 2014 del Garante Protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve di cookie per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per approfondimenti leggere la sezione "Cookie Policy" nel menu e la Privacy Policy di Automattic (la società americana sulla cui piattaforma è ospitato il blog) all'indirizzo: http://automattic.com/privacy/
La legge Italiana sulla tutela della privacy richiede ai siti di informare circa l'uso dei cookies. Questo blog è ospitato sulla piattaforma commerciale Wordpress.com che usa cookies di profilazione e gestisce e detiene l'uso dei dati da questi ricavabili. A questo indirizzo è disponibile l'informativa privacy di Wordpress: http://automattic.com/privacy/
L'autore di questo blog non può disattivare questa funzione e non raccoglie né può fruire dei dati ricavabili dai cookies. Come utente puoi inibire l'uso dei cookies semplicemente selezionando l'apposito comando nel tuo browser.
Avvertenze
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. Tutto il materiale presente nel sito (testo e immagini) è pubblicato a scopo divulgativo, senza fini di lucro. Eventuali violazioni di copyright se segnalate dagli aventi diritto saranno rimosse immediatamente dall'autore.