Oggi voglio proporti un’artista che seguo con ammirazione. Si chiama Noell Oszvald, ed è una venticinquenne Ungherese che, più che fotografa, si autodefinisce artista visuale. Crea immagini quadrate in bianco e nero che sono autoritratti surreali costruiti con maestria e gusto minimalista.
La composizione, l’equilibrio delle linee, la luce e i piccoli dettagli della posizione del corpo, trasmettono atmosfere che inducono l’osservatore a proiettare a leggere l’immagine in modo emotivo, interpretandola secondo sensazioni proprie.
Noelle dichiara di fare ampio uso di postproduzione digitale. È un grande esempio di come si possa fare buon uso di ciò con cui altri esagerano.
Se ti piace ti consiglio di dare un’occhiata al suo album su Flickr.
Che il selfie sia più pericoloso degli squali e che le vittime di questa pratica siano in vertiginoso aumento è un dato di fatto, l’abbiamo letto proprio in questi giorni.
Ma qui andiamo oltre. Oggi ti propongo un breve video che potrebbe convincerti a lasciar proprio perdere i selfie, in modo definitivo.
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Non solo ritratti, immagini artistiche, natura, fashion o street photo. Fin dai primordi, la fotografia ha visto svilupparsi varie nicchie specialistiche, nate solo per soddisfare necessità specifiche di particolari discipline.
E’ così per la fotografia astronomica, per la food photography o per quella odontoiatrica. Si tratta di ambiti professionali dove le immagini sono funzionali ad una certa attività e le fanno da supporto: un ausilio che è spesso fondamentale.
Ci sono moltissime di queste nicchie, ognuna con i suoi standard, modalità, tecniche ed a volte anche attrezzature specifiche. Un mondo insomma, dove sovente nascono figure professionali specializzate.
Ieri ho incontrato uno di questi casi. Un ragazzo che per tutto il giorno fotografa automobili usate. Le ritrae come se fossero modelle, inquadrandole e cercando di coglierle nei loro aspetti migliori. Lavora per pubblicarle online, spesso smanettando un po’ in postproduzione per migliorare il risultato, magari togliendo elementi indesiderati o modificando sfondi inadatti.
Mi ha raccontato di essere partito come forte appassionato di fotografia, divertendosi molto nei primi anni ma ora, dopo un po’ di tempo, non ne può più e non si sogna nemmeno di prendere in mano una fotocamera nel suo tempo libero.
Che dire… anche questa comunque è fotografia.
Pensaci quando sei in giro a scattare a quello che ti pare, in tutta libertà 🙂
C’è voluto un po’, ma alla fine è arrivata. Mi è stata recapitata in una bella busta sigillata insieme ad un contrassegno di qualche euro aggiuntivo per i costi doganali, che non ha certo scalfito l’entusiasmo per essere finalmente in possesso della mia prima stampa originale di un grande fotografo: uno scatto autografato di Steve McCurry.
L’acquisto l’avevo fatto direttamente dall’agenzia Magnum che, nello scorso giugno, offriva una finestra temporale di alcuni giorni per scegliere tra una selezione di opere dei suoi fotografi. Una sorta di “edizione limitata nel tempo”.
Adesso che anche io posso considerarmi un “felice possessore di McCurry”, non mi resta che decidere come incorniciarla e sistemarla in casa. Un bel dilemma in effetti, visto che mi piacerebbe poter mantenere la possibilità di vedere il retro, con il timbro Magnum e le parole di Steve McCurry. Consigli?
Piccolo omaggio ad Andy Warhol – Copyright 2015, Pega
Rieccomi: ogni tanto torno fuori con questa idea del weekend assignment. E’ ormai una solida tradizione del blog, un piccolo esercizio ricorrente per focalizzare l’attenzione su un tema assegnato; una sorta di “missione” fotografica per stimolare e coltivare la nostra creatività.
Il tema di oggi mi è caro, è qualcosa che simboleggia il rapporto che abbiamo con gli artisti che ci affascinano: è il tema del tributo che a volte si sente di voler rivolgere ai grandi che ci hanno ispirato ed insegnato.
Realizzare un piccolo omaggio fotografico è semplice. Si può far riferimento ad un’opera che troviamo significativa o ad un tema tipico di quel fotografo.
The Shadow – Andy Warhol
Non resta poi che realizzare uno scatto personale, magari un tentativo di reinterpretazione che renda omaggio all’artista.
Io ci ho provato cimentandomi in una mia versione del famoso scatto di Andy Warhol intitolato “The Shadow”, che vedi qui a fianco.
In questo fine settimana ti invito a fare qualcosa di analogo, ovviamente scegliendo liberamente uno degli artisti che ritieni importanti per te.
Come sempre ti propongo poi di inserire il link alla tua foto in un commento, e condividere il tuo omaggio con tutti i lettori del blog.
Segna subito in agenda e non prendere altri impegni: sabato 3 ottobre è la data dell’edizione 2015 della Scott Kelby Worldwide Photowalk.
È una iniziativa gratuita di livello mondiale, promossa dalla NAPP (National Association of Photoshop Professional) e dal suo noto rappresentante Scott Kelby, fotografo ed autore di numerosi libri e corsi. Durante la giornata si svolgeranno un migliaio di photowalk in giro per il mondo, con una partecipazione che nelle scorse edizioni ha in genere superato i trentamila fotografi. Un evento che è stato denominato “fotografia sociale”, occasione per tutti gli appassionati di incontrarsi, conoscersi e divertirsi insieme, indipendentemente dal livello tecnico.
Dopo aver vissuto per un paio di volte la bella esperienza di organizzare e condurre l’edizione fiorentina di questa manifestazione, in questi ultimi anni ho preferito lasciare il passo ad altri “leader”, ma ovviamente ci sarò come partecipante.
Quest’anno a Firenze la photowalk sarà organizzata e condotta da Livia, autorevole esponente del gruppo Flickr locale, che ci propone un originale itinerario per chiostri e cortili del centro, oltre ad una esclusiva ed affascinante visita all’interno dell’ex carcere delle Murate, che personalmente considero da non perdere.
Per tutti i dettagli e l’iscrizione alla photowalk di Firenze puoi cliccare QUI, mentre per la ricerca di altre città, o ulteriori informazioni, il sito generale dell’evento è all’indirizzo www.worldwidephotowalk.com
Come tutti i “vecchi” appassionati di fotografia, anch’io vanto le mie piccole esperienze di sviluppo e stampa “fai-da-te”. Ricordo con un misto di divertimento e nostalgia le serate chiuso in un bagno buio fetido di acidi da sviluppo, trasformato in una camera oscura in cui l’ingranditore era fatto in casa e la tank perdeva liquidi. Disastri e soddisfazioni alterne, gioie e dolori insomma.
La questione dei prodotti che servono per lo sviluppo del negativo, con le loro scadenze, i cattivi odori ed anche le attenzioni sullo smaltimento, sono sempre state tra gli aspetti più scomodi di tutta la faccenda e spesso causa di perplessità nel proseguire queste esperienze. L’idea di usare sostanze diverse mi ha sempre intrigato e, fin dai tempi del primo articolo che molti anni fa mi capitò di leggere sullo sviluppo con la caffeina, più volte ho pensato di provarci senza però mai decidermi.
Adesso ho trovato la soluzione: scrivo sul blog che lo faccio… così poi devo farlo sul serio 🙂
Dunque ecco il processo che penso di seguire: è un mix di tutorial che ho trovato in rete, che spiegano come sviluppare i negativi usando caffè solubile, soda e vitamina C.
Questo tipo di processo è chiamato “Caffenol C” proprio per la presenza dell’acido ascorbico (o vitamina C), esistono infatti varianti che usano anche altre componenti come il sale iodato (Caffenol C-M) o il bromuro di potassio (Caffenol C-L).
Come si procede:
Servono 20g di Caffè solubile non decaffeinato (altrimenti non c’è la caffeina e non funziona niente 🙂 )
8g di Soda Solvay (carbonato di sodio anidro)
5g di Acido Ascorbico (vitamina C)
Si scioglie il caffè solubile in 250ml di acqua distillata, in altri 250ml si scioglie la soda, aggiungendo poi la vitamina C. Si uniscono poi le due soluzioni, mescolando bene. Si lascia riposare alcuni minuti e si procede allo sviluppo senza aspettare troppo altrimenti il composto si deteriora.
Dopo aver inserito il negativo nella tank si fanno i primi 30 secondi facendo continue inversioni, colpetti e riposi, poi tre inversioni ogni minuto successivo.
Si arresta lo sviluppo con tre cicli di lavaggio con semplice acqua di rubinetto e qualche inversione.
Si fissa con un qualsiasi prodotto di fissaggio lasciando per circa sei minuti.
Un ultimo bel lavaggio con acqua distillata e imbibente completerà le operazioni, non resterà che aprire la tank recuperare la pellicola, metterla ad asciugare e… Pregare.
Sappiamo di avere il 99% del DNA in comune con le scimmie antropomorfe quindi non ci dovrebbe sorprendere l’interesse di queste creature per le immagini fotografiche, eppure questo video di Paul Ross mi ha davvero colpito.
Si vede un ragazzo che in uno zoo mostra ad un gorilla alcune immagini sul suo smartphone, foto di scimmie trovate in rete. Il gorilla guarda con attenzione, sembra invitare il ragazzo a proseguire e mostrarne altre, ad un certo punto i due siedono accanto come amici che guardano insieme le foto di famiglia.
Non ho potuto fare a meno di rivedere questo breve video almeno un paio di volte, trovandolo toccante e sentendo varie emozioni affiorare, non ultima la pena per quella creatura reclusa dietro al vetro, che nonostante questo si rivela così empatica verso l’homo tecnologicus lì accanto.
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“Il prodotto chimico più complesso al mondo”, così Stephen Herchen, responsabile tecnico dell’impianto, ha definito le pellicole istantanee che Impossible Project ha ricominciato a produrre sette anni fa, dopo la decisione di Polaroid di cessare la produzione e vendere lo stabilimento mantenendo però segreta la formula per la preparazione dell’emulsione.
Le videocamere di Highsnobiety sono entrate nella fabbrica di Enschede, in Olanda, per mostrarci il luogo dove i tecnici di Impossible hanno in pratica ricostruito quasi da zero il processo di realizzazione delle mitiche pellicole quadrate dal bordo bianco, tanto care ai possessori di apparecchi Polaroid altrimenti inutilizzabili, come l’intera serie SX-70.
Si può dire che il progetto Impossible abbia raggiunto i suoi primi obiettivi: riportare sul mercato il formato Polaroid, permettendo l’uso di milioni di fotocamere ancora funzionanti ed incuriosire una nuova generazione di appassionati, avvicinandoli a questo genere di fotografia.
Pare che tra i progetti futuri di questa impresa ci sia anche quello di produrre una propria macchina fotografica istantanea. Staremo a vedere, intanto non resta che dire “bravi”.
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“Se il tuo solo strumento è un martello, tutto somiglierà ad un chiodo“. E’ una celebre affermazione dello psicologo statunitense Abraham Maslow, una verità valida anche in fotografia.
L’effetto che si verifica quando ci si abitua ad usare sempre lo stesso strumento è una delle minacce più serie alla nostra creatività e questa sorta di “visione a tunnel” peggiora via via che aumenta la nostra sintonia con una tipologia di fotocamera o un certo setup. Succede che si inizia a pensare lo scatto in funzione di caratteristiche e limitazioni ben precise piuttosto che partendo dal concetto.
È il caso di chi scatta solo in bianco e nero o solo in un certo formato, oppure di chi predilige un’ottica specifica o un particolare tipo di fotocamera.
Percepita questa dinamica, capita quindi di iniziare a notarne gli effetti e decidere di fare variazioni di attrezzatura e setup, evitando di specializzarsi troppo.
Scattare con macchine, setup ed approcci diversificati, mantenendo un certo ventaglio di opzioni e cercando di lasciare sempre un giusto spazio alla sperimentazione, può essere una semplice soluzione al problema della visione a tunnel.
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