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Serpeverde

Serpeverde – © Copyright 2010 Pega

È un sacco di tempo che non propongo un assignment fotografico dedicato ad un colore, ecco quindi il tema per questo weekend: il verde !
Il verde è pace, natura, speranza ma altre volte è il colore di una selva in cui ci si può perdere o il verde di un predatore mimetico…
Qualunque sia l’emozione in gioco, il verde è fotogenico ed è anche abbastanza facile da gestire rispetto ad altri colori perché non satura troppo facilmente.
In questo fine settimana divertiti a cercare il verde, non solo quello che domina un panorama naturale, ma anche quello che puoi scovare nei dettagli, magari nell’abbigliamento della gente, sui mezzi di trasporto o… negli occhi di una persona. Fotografa il verde e fanne il protagonista assoluto di qualche tua foto.
Come sempre, ti invito poi a condividere. Buon weekend!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

My first one

My first one – Copyright 2007 Pega

Cosa significa per te la tua fotografia?“. E’ una domanda che ogni fotografo dovrebbe farsi, di tanto in tanto. Molto tempo fa provai a lanciarla in un post e ricevetti dai lettori una ricca lista di possibili “significati”.
Fu un esperimento curioso, in cui i partecipanti espressero e condivisero tutta una serie di idee personali, alcune anche molto originali, riguardanti il rapporto che ognuno di noi ha con la propria fotografia.
Nel tempo ho continuato ad arricchire quella lista, con contributi ed opinioni raccolte anche al di fuori dal blog, ed oggi ritengo sia  arrivato il momento di pubblicare un “aggiornamento”.
Ecco quindi la lista con tutti i contributi raccolti fino ad oggi. Non pretendo che sia esaustiva ma di sicuro è interessante.

Ti consiglio leggere con attenzione, ci troverai cose in cui ti riconosci mentre altre ti saranno completamente estranee. Alcune sono veramente fenomenali!

– Espressione
– Creatività
– Libertà
– Evasione
– Imparare
– Condivisione
– Confronto
– Passione
– Curiosità
– Approfondimento
– Un ideale
– Eredità
– Non lo so
– Denunciare le ingiustizie
– Insinuare il dubbio
– Mettere in pratica ciò che imparo
– Un modo per creare amicizia
– Vedere il mondo da un altro punto di vista
– Poter esprimere sè stessi
– Condivisione di emozioni e realtà
– Conferma di quello che esiste
– Sfida
– Passione per la vita
– Non ci ho mai pensato
– Esplorazione
– Gratificare mia moglie
– Tutto
– Incorniciare il mondo
– Mostrare, senza giudicare, la realtà che mi circonda
– Un occhio imparziale sulla realtà
– Trasmettere le sensazioni provate al momento dello scatto a colui che guarda la foto
– Raccontare delle storie
– Empatia
– Riflessione
– Uscire di casa
– Influenzare gli altri
– Divertimento
– Far divertire gli amici
– Osservazione della realtà
– Niente
– Rendere altre persone fiere di me
– Sviluppare un nuovo linguaggio
– Fissare delle emozioni, in modo tale da poterle rivivere
– Comunicazione di emozioni
– Capire gli altri
– Focalizzare le idee
– Devo provare a capirlo
– Luce
– Guardare con la mente
– Osservare e guardarsi intorno
– Vedere punti di vista diversi dai miei, quindi confrontarmi e vedere cose che non avrei visto
– Un respiro diverso
– Sconfitta delle ombre
– Raccattare uno stipendio per arrivare in fondo al mese
– Una ragione di vita
– Parlare con le persone
– Una fonte di guadagno integrativo
– Giocare
– Un ritmo spezzato
– Uno sguardo tenuto a lungo
– Dentro
– Lavorare
– L’espressione sul volto di chi guarda chi ha guardato
– Rivelare segreti
– La comunicazione
– Imbroccare/Rimorchiare
– Sentimento
– Intuito
– Ricerca di un’idea o scoperta di un’idea…
– Lasciarsi andare senza dogmi
– Sondare il modo di vedere degli altri
– Fare del bene al prossimo attraverso progetti fotografici di beneficenza
– Libertà d’interpretazione
– E’ una mia nevrosi
– Separare la luce dalle ombre
– Apertura verso nuovi orizzonti
– Analisi psichiatrica
– Un concetto fine a se stesso
– Una scusa
– Fotografo per lasciare un ricordo ai miei figli
– Un gancio per tirarsi fuori dalla melma
– Coltivare quel bambino che è ancora in me
– Uno sport meno pericoloso di altri
– Creare immagini belle per arredare la mia casa
– Vedere belle donne nude
– È la mia risposta alla domanda: “a cosa stai pensando”
– Placare un’insaziabile sete di creatività
– Prevedere il futuro guardando gli istanti passati
– Intuizione del momento
– Qualcosa da postare su Facebook
– Documentare la vita
– Ma che te ne frega?
– Ispirare la ricerca sulle contorsioni della mente umana
– Allenarmi a vedere il mondo in modi diversi
– Ottenere rispetto
– Se lo sapessi forse smetterei
– Riscoprire una passione che avevano i miei genitori

Un grazie sincero a chi ha partecipato!

Simmetria (reloaded)

Kubrick simmetry
Dato che sono un fan sfegatato di Stanley Kubrick e lo considero il più grande maestro del cinema, sono convinto che rimarrò di questa opinione per un bel po’. Forse ho questa idea perché Kubrick non è stato solo un grande regista; prima di dedicarsi al grande schermo, lavorò a lungo come fotografo e quando passò a dedicarsi ai film, portò con sé tutto lo stile costruito in anni da inviato per la famosa rivista “Look”.
C’è qualcosa che lega tutte le opere cinematografiche di Kubrick: è la perfezione delle inquadrature. Il suo lavoro è caratterizzato da una ricerca costante e profonda, che lo portò a livelli di attenzione al dettaglio definibili come maniacali. In particolare questa attenzione si concentrava sulla composizione prospettica che, specie nelle scene più intense e drammatiche dei suoi film, risulta rigorosamente simmetrica.
Tempo fa ho trovato un video molto interessante a questo proposito ed oggi te lo ripropongo. È un montaggio che evidenzia in modo efficace questa caratteristica comune a molte scene dei film di Stanley Kubrick.
Insomma: dal labirinto di “Shining” ai wc di “Full metal jacket”, passando per i corridoi dell’astronave di “2001 odissea nello spazio”, è evidente quanto la ricerca di prospettiva e simmetria compositiva fossero importanti per questo grande regista, i cui film tuttora ipnotizzano lo spettatore con un gusto fotografico che rimane difficile da eguagliare.
Buona visione e… Al diavolo la regola dei terzi!
🙂 🙂 🙂
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Maternal Line

Maternal Line by Justine Varga

Alcuni giorni fa, un concorso australiano di ritratto fotografico ha assegnato un premio di ventimila dollari ad una foto fatta di graffi e sputo.
Non sto scherzando: il 2017 Olive Cotton Award è andato alla foto che vedi sopra, intitolata “Maternal Line”, di Justine Varga che l’ha realizzata facendo scarabocchiare sua nonna su un negativo 4×5 e chiedendole poi di sputarci sopra per lasciare tracce di saliva.
E’ un curioso caso di opera non fotografica che vince un concorso fotografico. Tu cosa ne pensi?
Prima che tu esprima un giudizio, ti invito a leggere lo “statement d’artista” dell’autrice, qualora possa aiutarti a formare una tua opinione.

“One day, not so long ago, I came upon my maternal grandmother hunched over a table, vigorously testing a series of pens by scribbling with each of them in turn on a piece of paper. Captivated by this busy repetition of gestures, so reminiscent of her character, I asked her to continue her task, but on a piece of 4 x 5 inch negative film. Having left these traces of her hand on this light-sensitive surface, she also, at my request, rubbed some of her saliva on the film, doubling her bodily inscription there. I then processed the film and printed it at large scale. A collaboration across generations, with her born in Hungary and me in Australia, the resulting image looks abstract but couldn’t be more realist; no perspectival artifice mediates her portrayal of herself or our genetic link, with both now manifested in the form of a photograph.”

Per me è un “No comment”.

A fleeting quilibrium

A fleeting equilibrium – Copyright 2012, Pega

Fare o non fare. Non c’è provare“: è questo uno dei più importanti insegnamenti di un grande maestro.
No, stavolta non parlo di un fotografo, ma di un Maestro Jedi.
Quante volte ti sei detto “ci proverò”?
Provare è una scusa per non fare, è un ostacolo. Provare è aprire la porta al “non riuscire”. Provare serve solo a lenire l’ansia.
Hai in mente uno scatto difficile? Vorresti realizzare un nuovo progetto? Allestire una tua mostra personale? Iniziare ad esplorare una nuova tecnica?
Decidi, vai e FAI. Non provare.
(E che la Forza sia con te)

🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

nuclear blast by Pega

Nuclear blast – © Copyright 2008, Pega

Che ci vuole a fotografare l’alba?
Beh, intanto bisogna essere svegli e con una macchina fotografica in mano al momento in cui sorge il Sole; magari anche trovarsi in un posto adatto.
Può sembrare una banalità ma parte da qui l’idea della fotografia attiva, quella che si presuppone scaturire da un’idea del fotografo in quanto “creativo che vuole realizzare un’immagine”. Fotografia artistica insomma, indipendentemente dalla qualità dei risultati che si ottengono.
Certo che può anche capitare di trovarsi davanti ad una splendida alba e decidere di fare una foto, ma converrai con me che si tratta di due cose ben distinte. Il risultato potrebbe anche essere simile ma per il fotografo si tratta di esperienze completamente diverse, due approcci opposti.
Il weekend assignment è pensato proprio per spingerti ad esplorare la fotografia attiva, un terreno che per molti fotoamatori non è abituale mentre è pane quotidiano per professionisti ed artisti.
In questo fine settimana piazza una bella sveglia e cattura l’alba sfruttando la magnifica luce di quegli istanti. L’assignment non impone sia esattamente l’alba stessa il soggetto della tua foto, potrebbe essere anche un panorama, uno scorcio architettonico o perché no, il volto di una persona. L’importante è partire dall’idea di fotografare l’alba.
Nello spirito del weekend assignment  ti invito poi ad aggiungere, in un commento, il link all’immagine che avrai realizzato. E’ interessante condividere le proprie foto con gli altri lettori del blog.

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La prima foto di una eclisse
L’eclisse solare del 21 Agosto è ormai storia. E’ chiaro che sia stata la più fotografata eclisse di sempre vista la sua spettacolare visibilità negli Stati Uniti, con milioni di persone ad immortalarla con ogni tipo di dispositivo (non sempre con risultati apprezzabili).
Eppure c’è stato un tempo in cui le eclissi si potevano solo raccontare, finché il 28 Luglio del 1851 il fotografo Prussiano Johann Julius Friedrich Berkowski realizzò la prima immagine fotografica di questo fenomeno.
Incaricato dal Reale Osservatorio Prussiano, Berkowski usò un dagherrotipo accoppiato ad un piccolo telescopio a rifrazione. Iniziò l’esposizione della lastra al momento del culmine dell’eclisse e mantenne aperto l’otturatore per 84 secondi, riuscendo in un’impresa che, fino a quel momento, non era stata ottenuta mai da altri.
Da allora il Sole, ma anche il resto del firmamento, è divenuto un soggetto molto fotografato, da trattare però sempre con il massimo rispetto e le dovute precauzioni. Non va dimenticata infatti la pericolosità per gli occhi dell’osservazione diretta della luce solare.

 

sunny F16 ruleEstate, sole e luce a volontà, smartphone e fotocamere automatiche che ti tolgono ogni preoccupazione… Oggi che qualunque fotocamera è in grado di decidere autonomamente le migliori impostazioni per l’esposizione, è buffo ripensare a quando gli esposimetri erano cosa rara e costosa, tipicamente riservati ai professionisti o comunque solo a chi faceva fotografia “sul serio”.
Ma basta ricordare ciò che comunemente si usava fino a poco prima dell’avvento del digitale, per rendersi però conto che a quel tempo il calcolo della corretta esposizione stava tutto al fotografo.
Sembra anacronistico, ma conoscere la “regola del nonno” possa essere molto utile anche oggi, quantomeno per sperimentare il terreno del “tutto manuale”, così affascinante ed intrigante anche per chi è nativo digitale.
Ebbene dunque, come si faceva? La regola era denominata “diaframma f/16 in pieno sole″ (o variazioni simili) ed in genere era puntualmente stampigliata all’interno della confezione del rullino fotografico. È una regola semplice, tranquillamente utilizzabile anche oggi e facilmente sintetizzata nell’immagine qui sopra.
Si parte sempre impostando un tempo “simile” al reciproco degli ISO (es: 1/125 se ISO 100; 1/200 se ISO 200; 1/400 se ISO 400, etc…) e poi si sceglie il diaframma di conseguenza. La regola dice che in pieno sole, con 1/125 ed ISO 100, il diaframma corretto è f/16. Un tempo la pellicola che normalmente si usava era quasi sempre ISO 100, da cui la regola mnemonica f/16 in pieno sole, appunto.
Partendo da questo riferimento basta ricordarsi che, se il sole è velato, l’esposizione corretta si ottiene con f/11, se un po’ nuvoloso f/8, se coperto di nuvole scure f/5,6.
In caso di ISO diversi basta cambiare il tempo. Se si desidera usare tempi diversi, ad esempio doppi, basta dimezzare tutti i diaframmi.
Naturalmente il tutto va preso con un po’ di elasticità e la regola costringe il fotografo non solo a fare delle stime, ma anche ad applicare un suo criterio soggettivo: tutt’altra cosa rispetto alla fredda dipendenza dagli automatismi dell’elettronica.
Ecco fatto, ora conosci la regola del nonno. Che ne dici adesso di uscire e, per oggi, fare solo foto (va benissimo anche la tua digitale) esclusivamente seguendo questa regola?
🙂

Kodacolor Vr100

Studia attentamente questa foto. Osserva bene i dettagli del volto, i tratti, lo sguardo perso nel vuoto. A che cosa starà pensando?
Clicca sull’immagine per guardarla in versione grande, è importante per vedere tutti i minimi particolari. Fallo con calma. Esamina tutti gli elementi, l’espressione, quella luce negli occhi. Cerca qualcosa in questo volto e nel suo sguardo. Qualcosa che non si vede subito ma che poi appare.
Poi dimmi che impressione ti ha fatto.
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Test image

Cessi by Pega

Prendi tutte le foto che hai scattato negli ultimi due anni, mettiti comodo e passale in rassegna, riguardandole con calma. Quante ti soddisfano e quante ritieni invece deludenti? Qual è la percentuale di immagini che scarti, che ritieni insoddisfacenti o per qualche motivo sbagliate?

Ragioniamoci un attimo: che cosa c'è che non va nelle foto che ci deludono?

Ti invito a fare un esperimento, un lavoro di analisi, un esercizio per razionalizzare ciò che non ti convince nelle tue immagini.

Identificare e catalogare questi errori potrebbe essere un punto di partenza per migliorarsi come fotografi, magari anche scoprire cose interessanti.

Osserva attentamente le tue foto, una ad una. Cosa noti? Ne trovi una certa percentuale esposte male? Sfuocate o mosse? Hanno il bilanciamento del bianco sballato? Troppo rumore? Aberrazioni cromatiche? Distorsioni?

Hai forse usato un'ottica sbagliata per lo scatto? Sono storte?

Oppure è qualcos'altro? Qualcosa che non c'entra niente con l'attrezzatura. Potrebbe essere la composizione o il messaggio. Potrebbe essere che la foto non trasmette niente, è banale, non ci sono emozioni o storia.

Qual'è il difetto più ricorrente nelle tue foto?

E poi: qual è il secondo difetto più ricorrente? Ed il terzo?
Può essere difficile e faticoso abituarsi ad andare regolarmente a rivedere le nostre foto meno riuscite, ma è un atto che modifica costruttivamente il nostro modo di praticare e vivere la fotografia.