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Archive for the ‘Architecture’ Category

Hyères_1932

Hyères 1932 - Henry Cartier-Bresson

Come non rimanere ammirati da questo scatto di Cartier-Bresson?
Insieme ad alcune fotografie di cui ho avuto occasione di parlare in questo blog ma anche a tante altre, rappresenta un caso di capolavoro fotografico.
Bresson è passato alla storia per le splendide foto che realizzava con una 35mm, una Leica piccola e leggera che gli consentiva di essere quanto più possibile “nel posto giusto al momento giusto”, realizzando il suo ideale dello scatto in  quello che lui definì il “momento decisivo”.
Questa definizione lo ha consacrato tra i mostri sacri della fotografia del novecento ma è sicuramente molto riduttiva, facendo troppo spesso pensare a Bresson come ad un campione di prontezza di riflessi, come se tutto il suo lavoro fosse focalizzato a premere il pulsante dell’otturatore con gran tempismo…
Leggendo ed approfondendo la sua vita attraverso i suoi scritti e quelli di chi l’ha conosciuto si scopre facilmente che non è assolutamente così. Per certi versi Bresson è stato vittima delle sue stesse definizioni.
La cattura del “momento decisivo” era sempre frutto di grande studio, valutazione e ricerca. Una ricerca che era continua. Quando parlava con una persona Bresson sembrava irrequieto, pareva voler continuamente provare un’angolazione diversa per fare una fotografia, era come se cercasse sempre di mettere l’interlocutore su uno sfondo adeguato. La sua passione artistica era tale che l’attenzione era costantemente focalizzata alla scoperta di nuove inquadrature e scatti.

La foto Hyères è un esempio di questa straordinaria tensione creativa, uno scatto che è diventato così famoso, ma che non è frutto di un colpo di fortuna o di una gran prontezza di riflessi, come potrebbe sembrare.
Bresson effettuò decine di esposizioni dall’alto di quella scalinata.
Evidentemente aveva trovato una composizione che lo affascinava, un insieme che era perfetto, o quasi… mancava solo quel dettaglio di dinamismo, quel qualcosa che doveva passare e che andava fermato in quel punto…
Passarono e furono fotografate varie persone in varie condizioni e punti. Ma fu l’uomo in bicicletta che rese lo scatto perfetto.

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Heaven or Hell

Heaven or Hell - © Copyright 2008 Pega

Non so se hai avuto modo di provare quello a cui accennavo nel precedente post di questa serie “degustazione (phototasting)”.
Suggerivo un piccolo esperimento : fare l’esperienza di osservare a lungo una foto, studiarla per qualcosa come trenta minuti… una vera e propria seduta di fotodegustazione… qualcuno forse penserà.. fotomeditazione…

Oggi ho un’altra proposta, una cosa apparentemente contraria, qualcosa che però, sottolineo, dovrebbe essere provato solo dopo quel primo esperimento di natura così meditativa.

Ecco qua. Si tratta di affrontare un lungo e duro lavoro : visionare con criterio 5.000 (cinquemila) fotografie.

Non è ovviamente un’impresa che si possa fare in un pomeriggio, non avrebbe senso. Prendilo invece come una sorta di progetto, impegnandoti a completarlo in un lasso di tempo ben determinato.
Vuoi farlo in un anno ? Saranno circa 20 foto al giorno. Sei mesi ? Più o meno quaranta al giorno.

Scegli le tue immagini da qualunque fonte ti piaccia. Vanno benissimo libri di fotografia, riviste, il web, i social network, i giornali, periodici, quello che vuoi. Migliore la qualità di questo flusso di immagini, tanto meglio sarà.

Per ogni foto esamina le carattersitiche dello scatto, la composizione, la luce, lo sfuocato, l’atmosfera , l’effetto reso, se ti trasmette emozioni e perchè.

A differenza del precedente esperimento non si tratta di passare tantissimo tempo con ogni foto ma questo non vuol dire dare solo un’occhiata fugace, non servirebbe a niente.
Studia bene ogni foto, cerca di capire come il fotografo ha ottenuto l’effetto e come faresti tu a fare uno scatto del genere.

E’ un esercizio fenomenale.
Tel’assicuro.

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Ed eccoci qua con un’altra breve intervista.

Come dicevo in un post precedente, Flickr è una piattaforma di foto-social-networking veramente notevole, specie perchè regala la possibilità di entrare in contatto con persone di gran talento e sensibilità fotografica.

nespyxel

Nespyxel

L’ospite di oggi è una di queste.
Nespyxel è un talento naturale. Il suo senso artistico colpisce immediatamente, la sua sensibilità nel gestire le geometrie ed i colori è affascinante.
Circa un anno fa mi sono imbattuto nel suo album e da allora non mi sono perso un suo post. Immancabilmente se ne esce quasi ogni giorno con una gran foto.
E’ veramente impossibile rimanere delusi.

Ciao Nespyxel. Il tuo album su flickr è commentatissimo, le tue foto decisamente belle, ci racconti qualcosa di te e di come hai iniziato a fotografare?
Nel mio caso l’utile al dilettevole si sono fusi in un unico abbraccio : il mio lavoro di agente immobiliare ha portato la mia passione a svilupparsi inconsciamente e, fotografando gli immobili destinati alla vendita, mi sono reso conto di avere un’indole ben specifica verso le architetture, le prospettive e le geometrie.

Il tuo approccio alla fotografia è più artistico o tecnico? Che tipo di formazione hai avuto?
L’approccio e’ sostanzialmente autodidatta e, a parte un piccolo corso fotografico da giovanissimo, mi sono trovato a cercare di risolvere da solo certe difficolta’ di ripresa e post produzione che relazionavo alle mie esigenze….la comprensione quindi dell’aspetto tecnico e’ stato quasi esclusivamente sul campo e parametrato con altri amici che avevano la stessa passione.

greeneye

The Green Eye – Nespyxel

Dal tuo lavoro sembra che ci siano dei soggetti che prediligi. Ci racconti qualcosa al riguardo?
Come accennato poc’anzi, la mia tendenza fotografica rivolta ad un certo tipo di composizioni deriva essenzialmente dal mio lavoro ed e’ stata ipersviluppata anche al di fuori.
Mi trovo attratto da tutto cio’ che e’ confluenza geometrica, dalle simmetrie( anche quelle naturali ), dai vanishing points, dai riflessi di qualsiasi natura con un’occhio particolare alle “ puddles” ed ultimamente prediligo il concetto di cattura della luce che ritengo sia lo zoccolo duro della fotografia

Una domanda che ormai è un classico per gli ospiti di questo blog : Cosa significa per te la tua fotografia?
Catturare un attimo che abbia almeno un elemento forte al suo interno.
Questo elemento deve trasmettermi una emozione di un certo spessore..qualunque essa sia : un paesaggio, uno sguardo o una certa espressione, una composizione geometrica esteticamente rilevante o un raggio di luce nel buio che crea un’atmosfera di forte impatto emotivo.
In generale sono affascinato dall’estetica e dall’armonia delle linee e delle forme..sia naturali che non

Ci dici qualcosa della tua attrezzatura?
Per ora sono abbastanza soddisfatto.
Nel mio corredo c’e’ una reflex digitale Nikon d80, un obiettivo 18-270 tutto fare, un wide spinto 10-24 che ritengo indispensabile, una lente 105 mm macro dedicata ed un’altra lente fissa ( il mitico “ cinquantino” per usare un gergo motoristico ) abbastanza luminosa per approcciare al meglio situazioni di scarsa e difficile luce.

La curiosità è sempre quella di sapere qualcosa del workflow. Ci racconti un po’ del tuo?
Il mio percorso in tal senso e’ stato graduale e relazionato alle esigenze che mano a mano crescevano.
Ho iniziato appoggiandomi a semplici programmi di apertura foto come acd see che ancora oggi uso nella versione piu’ evoluta’.
Nel tempo, la ricerca della qualita’, mi ha portato a scattare in raw e lavorare il file grezzo senza alcun tipo di compressione.
E’ davvero incredibile la differenza di informazioni di luce e colore che puo’ avere un formato del genere rispetto al comune jpeg che, sicuramente piu’ comodo e leggero per la visualizzazione, non puo’ competere in termini di qualita’ soprattutto quando si ha la necessita’ di stampare le immagini o anche solamente intervenire in post produzione con un fotoritocco.
Oggi la scelta delle case produttrici piu’ famose va proprio in questo senso ed e’ possibile trovare il formato raw anche all’interno di potentissime bridge senza avere l’obbligo, per chi non volesse, dell’acquisto di una reflex digitale professionale.
Il passaggio a programmi piu’ evoluti, nel mio caso che includessero funzioni di raddrizzamento delle linee verticali e soprattutto l’ esigenza di attutire il rumore di fondo che spesso e’ il limite del sensore ridotto di molte reflex digitali, mi ha portato all’uso di PhotoShop…lo trovo un programma molto potente, efficace e poliedrico anche se non facile da gestire e padroneggiare.
In questo senso sono sempre alla ricerca di nuove conoscenze per sfruttare il piu’ possibile le sue enormi potenzialita’.

L’ultima domanda è sempre la stessa per tutti… e tocca anche a te ( : -) ). Se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti?
Difficile e quasi imbarazzante una domanda del genere…
Il desiderio principale e’ sempre quello di carpire tecniche vincenti ovviamente direttamente in fase di scatto….anche se so benissimo che il punto nevralgico del successo di un grande fotografo sta in ognuno di noi : e’ questo punto si chiama “occhio” !
Questo elemento lo considero frutto di studi ma soprattutto frutto dei geni ..ed i geni non sono riproducibili sul campo.

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Grazie davvero a Nespyxel per la disponibilità e l’interesse dimostrati.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo talentuoso fotografo cliccare qui per raggiungere il suo album su Flickr.

Alla prossima!

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SanDonninobyl

SanDonninobyl - Copyright 2009 Pega

Se percorri l’autostrada A1 in direzione sud, poco prima dell’uscita Scandicci puoi osservare sulla destra quest’altro inquietante mostro di Firenze.
Si tratta dell’inceneritore di San Donnino. Fu inaugurato nel 1973, a seguito di un periodo di polemiche ed emergenze rifiuti derivanti dallo sviluppo urbanistico e demografico della città di Firenze, che aveva fatto raggiungere l’allora ragguardevole traguardo delle 300 tonnellate giornaliere di spazzatura.
La giunta del sindaco Bausi si prodigò molto per rassicurare gli abitanti del piccolo borgo di San Donnino, destinato ad ospitare il mastodonte, e garantì che l’opera non avrebbe avuto alcun impatto dato che, grazie alle nuove tecnologie di filtraggio ed alle altissime temperature utilizzate nelle combustioni. Dalle sue alte ciminiere non sarebbero usciti gas nocivi ma solamente innocuo vapore d’acqua.

Pochissime settimane dopo l’inaugurazione però in molti si resero conto che qualcosa non quadrava. L’inceneritore sputava cenere. I primi mesi si parlò di rodaggio, ma poi si cominciò a comprendere l’amara realtà. La diossina era ora di casa anche nella piana fiorentina.
Ne seguirono anni di lotta civica, in cui si susseguirono le proteste a cui facevano eco i comunicati congiunti dei comuni che assicuravano la piena sicurezza e rispondenza alle normative dell’impianto.
Nel settembre 1986, dopo forti manifestazioni di protesta, denunce ed indagini l’inceneritore fu chiuso. Le scorie interrate nelle vicinanze, in cave di rena prossime alle falde acquifere.
Oggi la struttura è un deposito del Consorzio Quadrifoglio, l’azienda che gestisce i rifiuti per la provincia di Firenze. Si sta ancora parlando di che futuro dare a questa mostruosità in cemento.

Una ricerca sulla mortalità tra il 1981 e il 2001 nel territorio circostante l’inceneritore, a cura del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica dell’Università di Firenze ha dato risultati terribili. In quel periodo le patologie di legate al linfoma hanno colpito ben 14 persone contro le 7,6 attese statisticamente, che in percentuale rappresenta un + 84%. Per quanto riguarda il sarcoma, l’aumento è invece del 126%.
Come già noto, molti di questi problemi sono legati alla generazione di macro, micro e nano polveri, le ultime non trattenibili da nessun sistema di filtraggio..
Recenti ricerche dimostrano come le polveri di dimensione uguale o inferiore ad un micron, quelle generate dalle combustioni ad altissima temperatura, se respirate, arrivano nel sangue in soli 60 secondi e raggiungono il fegato in un’ora. Quando si accumulano nell’organismo diventano estremamente tossiche ed è impossibile espellerle. Non sono né biocompatibili, né biodegradabili.

Ed intanto a Firenze che si fa?
E’ deciso. Si fa un nuovo inceneritore..  stavolta però si chiamerà “termovalorizzatore”.

😦

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Heaven or Hell
Heaven or Hell (refrain) – Copyright 2009 Pega

Ieri ho inserito nel mio album Flickr questa foto.

Si, lo so che non è un capolavoro… ma appartiene ad una sorta di mio sequel fotografico che da tempo provo a mettere a fuoco, magari senza tanto successo…
Come per un altro scatto, che tempo addietro postai nell’album e che si intitolava allo stesso modo “Heaven or Hell” (http://flic.kr/p/69nfKw) , si tratta di una foto che già nel momento del click mi trasmise un insieme di sensazioni contrastanti.
E’ da questo che nasce il titolo. Un’immagine che sembra nascondere qualcosa…  Ha una sorta di “rovescio della medaglia” che per alcuni, me compreso, appare quantomeno inquietante.
Dai commenti lasciati è evidente che non per tutti è così, c’è chi ci trova un’atmosfera bucolica e rilassante ma anche chi invece ha tutta un’altra impressione… in più di un caso si parla addirittura di ansia.
Trovo tutto questo decisamente stimolante : la semplice foto di una rimessa di campagna che diviene terreno di forte interpretazione e proiezione personale.
Tu cosa ci vedi ? 

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Villa Petraia

La Villa La Petraia di Firenze è una delle più affascinanti e belle ville medicee, collocata in una splendida posizione panoramica che domina sulla città, è famosa per il bellissimo giardino, il grande parco e le magnifiche decorazioni pittoriche.
La struttura, precedentemente solo una residenza signorile fortificata appartenuta a varie famiglie nobili fiorentine, fu acquistata da Cosimo dei Medici e donata a suo figlio il cardinale Ferdinando nel 1568 che, una volta divenuto Granduca di Toscana nel 1587, avviò dei notevoli lavori di ristrutturazione ed ampliamento, trasformandola in una residenza principesca dotata di una favoloso giardino.
I lavori durarono circa un decennio e con poderosi sbancamenti la natura "pietrosa" del luogo (da cui in nome Petraia, cioè piena di pietre) in una scenografica sequenza di terrazzamenti dominata dalla solida mole dell’edificio principale.
Il cortile è il vero e proprio fulcro dell’edificio, completamente affrescato in periodo mediceo, fu successivamente modificato dai Savoia che realizzarono una copertura in ferro e vetro trasformandolo in un magnifico grande salone per le feste.

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Tepidarium

Il Tepidarium del Roster è la più grande serra ottocentesca esistente in Italia.
Ubicato all’interno del giardino dell’Orticoltura a Firenze, fu inaugurato il 18 maggio del 1880 a seguito del progetto elaborato dall’ingegnere e architetto Giacomo Roster.
A pianta rettangolare con copertura a carena di nave, misura 38,50m di lunghezza per 17m di larghezza, con una superficie coperta di oltre 650mq ed un’altezza massima di 14m.
Le parti decorative furono affidate al modellatore Francesco Marini e alle officine Michelucci di Pistoia per le fusioni, mentre le colonne di ghisa furono realizzate dalla Fonderia Lorenzetti di Pistoia.
All’interno furono costruite due vasche con nicchie e spugne minerali, addossate alle torrette contenenti le scale di accesso ai ballatoi.
La spettacolarità e la funzionalità dell’edificio, nonchè il progressivo sviluppo espositivo del giardino, costituirono la base per manifestazioni di vario tipo, concerti musicali e mostre d’arte, ma sopratutto per importanti esposizioni vivaistiche di orticoltura, floricoltura e avicoltura.
Memorabile l’esposizione Internazionale di Floricoltura del 1911  nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Nel 1932 il giardino e il Tepidarium furono acquisiti dal Comune di Firenze.
Durante il recente restauro curato da Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, si è provveduto al consolidamento della struttura, al restauro (che ha comportato lo smontaggio ed il rimontaggio di ben 9.700 pezzi) e alla realizzazione di una nuova copertura in metacrilato.

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