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Art ain't easy

Art ain’t easy – © Copyright 2009 Pega

Ti ispira l’idea di cimentarti in una piccola missione fotografica? Che ne dici di provare a scattare secondo un tema assegnato?
Il weekend assignment è una tradizione di questo blog, e quello di questo fine settimana è dedicato ai graffiti.
Le forme di street art sono tante: dalle sculture alle installazioni, dalle forme d’arte temporanee dei madonnari, alle modifiche creative ai cartelli stradali ma questo assignment è dedicato alle opere sui muri, in particolare quelle realizzare in ambito urbano.
In questi giorni prova a realizzare qualche scatto orientando il tuo obiettivo verso queste espressioni artistiche; esci e fai qualche foto con questa “missione in mente”, come se dovessi fare un micro reportage su questo fenomeno nella tua città.
Come sempre ti invito poi a selezionarne una e condividerla in un commento.
Buon weekend!

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Si amavano

Amore remoto

Amore remoto – Copyright 2017, Pega

Quando ero piccolo mi capitava di veder uscire una coppia dal palazzo accanto a quello in cui abitavo. Un uomo ed una donna, che a me parevano molto attempati, ma che a pensarci ora avranno avuto ad esagerare una quarantina di anni.
Era evidente a tutti che si amavano, lo vedevi da come si guardavano, dalle piccole effusioni ed attenzioni che si scambiavano, ma sopratutto dalla gioia con cui prendevano il loro tandem e se ne andavano pedalando felici.
Per me, ancora bambino, erano una sorta di simbolo, rappresentavano l’idea stessa delle persone innamorate.
Ebbi modo di incrociarli per alcuni anni poi, crescendo, le mie abitudini cambiarono, forse anche le loro, e li persi di vista.
Non so dire bene il perché, ma il ricordo di quella coppia mi è sempre rimasto: una sorta di immagine quasi cinematografica dei due amanti sorridenti sulla bici a due posti.
Poi l’altro giorno, andando a trovare mio padre, ho scorto quel loro tandem in un angolo del cortile. Adesso è rugginoso e disfatto, un rudere evidentemente abbandonato da anni.
È stato uno strano momento triste. Non so niente di quelle persone o della loro storia, di come hanno passato gli ultimi decenni e se sono ancora tra noi, ma il tandem era lì ad indicare un passato ormai lontano.
E così adesso, insieme alle fotografie mentali dei due innamorati in bici, leggermente sfocate, delicate ed un po’ labili come e più di qualsiasi foto analogica, ho anche una foto digitale del loro tandem.
Devo dire che, nonostante la mia passione per la tecnologia, si tratta di un caso in cui propendo decisamente per le prime.

Ezra Pound

Ezra Pound – © Copyright 1971, Cartier-Bresson/Magnum Photos

Henri Cartier-Bresson andò a trovare Ezra Pound a Venezia, nel 1971.
Il poeta americano aveva ottantasei anni. Dopo aver incarnato il modernismo ed essere stato tra i protagonisti della poesia di inizio secolo, Pound aveva affrontato un periodo molto buio della sua esistenza, finendo per trascorrere parecchi anni in manicomio. Dimesso, si era stabilito in Italia.
Bresson ha raccontato in più occasioni questo particolare incontro con Ezra Pound, un incontro in cui ci furono pochi scatti ed ancor meno parole. I due si guardarono a lungo, molto a lungo, intensamente. Quasi come in una sfida, si osservarono e si studiarono per un tempo che Bresson stima intorno ad un’ora e mezza.
Un profondo e pesante silenzio. Pound non disse niente, HCB fece sette scatti tra cui scelse questo: intenso, drammatico, forse doloroso.
È una gran lezione di Fotografia.

Fotocamere alla Becsi

Large format camera by Imre Becsi

Copyright Imre Becsi

Imre Becsi è un fotografo e cineasta Ungherese che costruisce fotocamere assemblandole con parti eterogenee.
Imre recupera pezzi di varia natura, non solo di origine fotografica e li monta con sapienza per farne oggetti affascinanti, vere e proprie creature a metà tra il classico e lo steampunk che trovo originali e molto belle.
Homemade pinhole camera by Imre BecsiAlcune di queste macchine fotografiche sono studiate per il grande formato, con tanto di slitte per il basculaggio, ottiche ed otturatori di alta qualità, ma c’è anche posto per oggetti più semplici come le fotocamere stenopeiche.
Ne è un esempio il gioiellino qui a fianco: una fotocamera pinhole basata su un portavaso in legno made in IKEA a cui Becsi ha aggiunto un dorso modulare, paraluce, un mirino Mamiya ed altri componenti autocostruiti.
Il risultato è un pezzo unico, una macchina da 85mm con un foro stenopeico da 0.35 ed un diaframma risultante di f/243 che usata con pellicola in bianco e nero produce immagini decisamente ricche di fascino, come quelle che puoi trovare in questo set di Imre.
Io mi sono ispirato un po’ anche a lui quando ho costruito la mia amata Pinloaroid, ma i risultati non sono paragonabili.
😀

Oggi voglio riproporti alcune considerazioni di Jay Maisel, leggenda vivente della Fotografia e vincitore di un’infinità di riconoscimenti:

“Ci sono solo due tipi di fotografie:
quelle che scatti a ciò che che vedi per poterlo condividere,
e quelle che fai per tenerle solo per te”

Se si accetta questa classificazione, si realizza che nel primo caso tutto ruota intorno al soggetto, all’importanza che il fotografo gli assegna ed alle sensazioni che questi confida possano nascere nell’osservatore. C’entrano poco tecnica ed attrezzature, le emozioni dominano.
Nel secondo caso lo scenario cambia, o meglio può cambiare. Le fotografie che scattiamo solo per noi possono contenere anche elementi diversi. In effetti, se la destinazione è solo personale, si è liberi di andare alla ricerca di aspetti particolari che sappiamo potrebbero non avere senso per altri. Cose che non vogliamo o possiamo condividere e che sentiamo non destinate ad essere fruite o capite da osservatori terzi.
E le tue foto? Quanto ricadono nell’una o l’altra categoria?
Comunque sia, eccoti uno splendido breve documentario su Jay Maisel. Gustatelo, sono sette minuti ben spesi.
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Pega's backpack

Lo zainetto di Mary Poppins – © Copyright 2013, Pega

Zainetto, borsa, valigetta o qualsiasi altro contenitore, è un tema semplice quello per questo fine settimana. Niente di concettuale in questo assignment, solo la pura e semplice realtà che ti accompagna come appassionato di fotografia.
Per questo esercizio, che di fatto è uno still life, ti puoi sbizzarrire con location, sfondi o altro, ma la mia proposta è di cercare una composizione che includa anche i vari accessori che, in genere, popolano tasche ed anfratti delle borse fotografiche.
I contenitori con cui portiamo la nostra attrezzatura sono un soggetto che racconta molto di chi siamo e come viviamo la nostra passione per la fotografia.
In questo weekend trova dunque un momento per immortalare la tua borsa fotografica. Dopo, se ti va, posta la tua foto in un commento, magari con qualche dettaglio, anche tecnico, sul contenuto.

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pepper_n30

Pepper number 30 – Copyright 1930 Edward Weston

Tutti conoscono il meraviglioso peperone di Edward Weston, ma non tutti sanno come il grande maestro realizzò questa foto.
Peperone N°30 è uno dei più noti lavori del grande fotografo americano, considerato a buon diritto tra i “maestri” ed è uno scatto che, come si intuisce dal titolo, fa parte di una serie opere di questo tipo a cui Weston si dedicò sul finire degli anni ’20 del secolo scorso.
In una recente intervista Kim Weston, nipote di Edward, ha svelato alcuni dettagli riguardanti la realizzazione di questo scatto.
Edward usava una fotocamera di grande formato e realizzare still life poneva il problema di una ridottissima profondità di campo data dalla vicinanza con il soggetto. Weston voleva un’immagine molto realistica, tutta a fuoco, quasi in 3D e per ottenere questo risultato arrivò progressivamente a ridurre l’apertura fino ad impostare un diaframma f/240 che, in condizioni di luce naturale, risultava in un tempo di esposizione della pellicola tra le quattro e le sei ore. Insomma una vera long-exp a tutti gli effetti.
Se vuoi sentire il racconto dalla viva voce di Kim eccoti il video girato da Marc Silber durante una visita presso la casa in cui visse Edward Weston. Un interessante documento contenente molti altri dettagli ed informazioni dalla viva voce del nipote del grande fotografo.
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McCurryOggi ti ripropongo un breve ma significativo video in cui il grande Steve McCurry ci racconta ciò che lui definisce come una delle più importanti lezioni che la fotografia gli ha trasmesso: il viaggio come vero elemento chiave di tutto.
È durante il viaggio che si presentano le migliori opportunità, gli incontri più belli, gli scatti più significativi. La destinazione può diventare qualcosa di secondario, un aspetto che può essere addirittura dimenticato con il tempo.
Credo che le parole di Steve raccontino una gran verità che possiamo sperimentare tutti ogni giorno. Sono infatti nelle transizioni, nelle occasioni di incontro e scoperta, le cose interessanti che possiamo fissare in immagini o nella nostra memoria.
È il viaggio l’importante: i momenti in cui ci muoviamo, conosciamo ed esploriamo sono quelli che ci lasciano qualcosa, il resto è solo il contorno 🙂
Purtroppo il video è in inglese ma comunque godibile per tutti grazie alla ricchezza delle splendide immagini di McCurry.
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Lo schiaffo di Irma

Tutti abbiamo visto le terribili immagini dell’uragano Irma e della distruzione che ha portato. Sono documenti che testimoniano l’enorme potenza di Madre Natura, per molti risultano affascinanti, a volte quasi ipnotici.
E così capita che per realizzare video o foto, alcune persone corrano dei rischi, come in questo caso: un ragazzo decide di fare una foto al mare in tempesta e…
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Poi, per non smentirmi riguardo alla mia passione per i time-lapse, eccone uno forse un po’ lunghino, contiene l’intera sequenza di immagini catturate dalla stessa webcam a Key West: un angolo di uragano dalle prime onde fino alla fine.

Fotografia ed etica

Sadness

Qual è la tua etica fotografica? In particolare con quali parametri decidi o meno di fotografare qualcosa o qualcuno la cui condizione non è invidiabile? Non parlo di fotogiornalismo o lavoro fotografico orientato alla denuncia o all’aiuto, sebbene anche questo sia un terreno molto discusso. Qui mi riferisco ai limiti che ognuno di noi si pone per procedere o meno a scattare una foto artistica, quindi diciamo “fine a se stessa”, o comunque realizzata per esprimere la propria personale vena creativa e le proprie emozioni.
Lo so, è una questione complicata e molti avvertono la difficoltà di muoversi su quello stretto confine quadrilaterale dove convergono arte, cinismo, denuncia e cattivo gusto.
Secondo te è giusto fotografare le persone che vivono in condizioni di indigenza, come può accadere quando si viaggia in un paese povero? Lo stesso vale anche per un più nostrano senza tetto o un’anziana mendicante? E’ forse cinico dare dei soldi per chiedergli di posare? O è ancor più cinico fotografare da lontano con un bello zoom?
Mettiamoci per un attimo nei panni di chi viene fotografato. Cosa penseremmo noi nella sua condizione?
E lo stesso ragionamento vale per i luoghi. Schiere di fotografi, anche amatoriali, si precipitano in zone colpite da eventi terribili (come terremoti ed uragani), fotografando quelle che fino a pochi giorni prima erano le dimore di persone ora sprofondate nella tragedia. Quali sarebbero le tue sensazioni se sapessi che qualcuno è entrato in quella che era la tua casa, fotografando le tue cose ed i tristi resti, per farne un suo personale lavoro artistico?
Io non so, non ho una posizione decisa, ma trovo che sia un bel terreno di riflessione.
Probabilmente ognuno trova la sua risposta in quell’istante in cui porta la macchina fotografica all’occhio e decide o meno di scattare.