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Archive for the ‘Culture’ Category

Kubrick's chair
Sarà perché in un recente weekend assignment ti invitavo a fotografare sedie, oppure perché è ormai un bel pezzo che lavoro ad un mio progettino fotografico incentrato sull'”assenza”; forse invece sono i dettagli e l’atmosfera di questo scatto, il punto è che ogni tanto torno a guardare questa immagine.
È una fotografia realizzata nel 1986 da Mattew Modine, l’attore protagonista del film “Full Metal Jacket“, in cui interpretò il ruolo del fotogiornalista militare “Joker” in servizio durante la guerra del Vietnam.
Modine era egli stesso un appassionato di fotografia ed in una pausa delle riprese in esterna a Bassingbourn Barracks, immortalò la particolare sedia del regista Stanley Kubrick, scomparso poi nel 1999.
La sedia è dotata di capienti contenitori laterali che gli permettevano di avere sempre a portata di mano tutta la documentazione e i dettagli delle scene, è inoltre installata su una grossa pietra, probabilmente per ottenere una postazione ben stabile ed un po’ rialzata.
Non è difficile immaginarsi Kubrick seduto su questo scranno a dirigere quello che è poi risultato uno dei suoi più grandi capolavori.

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Eiffel cantiereSì, lo sai che che vado pazzo per i timelapse, ma stavolta ne ho pescato uno davvero speciale. A dire il vero non si tratta nemmeno di un vero timelapse dato che non è una sequenza animata; ma poco importa, il senso è quello. Quella che vedi sopra è la serie di scatti che documenta la progressione nel tempo della costruzione della Torre Eiffel.
Nel 1887 Eiffel decise di documentare la nascita del suo monumento ed ingaggiò un fotografo di nome Edouard Durandelle. Questi piazzò il suo treppiede nei pressi del cantiere e, ad intervalli regolari, immortalò il procedere dei lavori durante il periodo in cui la torre fu costruita ovvero dal 10 agosto del 1887 al 12 marzo del 1889.
Si tratta di un esempio storico, primordiale, di documentazione sequenziale, molto significativo per comprendere il valore che le immagini stavano iniziando ad avere nella narrazione storica. Eiffel lo aveva capito ed anche in questo si dimostrò un innovatore se non addirittura un grande inventore.
Pensa in quanti altri casi del passato la costruzione di un’opera avrebbe potuto essere documentata in questo modo. Non è una questione tecnologica, non c’è effettivamente bisogno della fotografia, sarebbe andato bene anche un bravo disegnatore o un pittore. Una sequenza così la potevano fare anche gli antichi Romani, i Greci, gli Egizi. Oggi potremmo avere la sequenza della costruzione della Piramide di Giza o quella del Colosseo.

Adieu Mon Amour by Pega

Adieu mon Amour – Copyright 2013, Pega

E’ una questione concettuale, di grande portata.
Alla luce dell’uso universale che oggi facciamo delle immagini la si potrebbe considerare un’invenzione assoluta, al livello di quella della ruota o del profilo alare. Del resto anche queste avrebbero potuto accadere in epoche diverse, data la loro natura concettuale, non tecnologica; ma qui si apre un tema sconfinato, che va ben oltre le mie possibilità…
Comunque sia, Edouard Durandelle rimane nella storia della Fotografia ma non nel suo olimpo. E’ una figura secondaria, forse non abbastanza apprezzata.
Ed io a questo fotografo poco conosciuto che però ha contribuito così tanto al progresso comunicativo dell’umanità, dedico oggi un mio scatto, realizzato qualche tempo fa proprio nei pressi della Torre Eiffel.

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Ascesi - Pega

Ascesi – © Copyright 2012 Pega

Eccomi a proporti una nuova missione fotografica per provare qualche “scatto a tema” nel weekend.
Se ogni tanto leggi questo blog, sai della mia convinzione a questo proposito e di quanto il “compito assegnato” possa non solo risultare divertente, ma anche dare interessanti spunti creativi. Aggiungiamo poi la condivisione con gli altri ed ecco il “weekend assignment” che, a settimane alterne, trovi qui dove… la Fotografia è una scusa.
Il tema di oggi è una sfida atavica, una questione che risale a ben prima che il nostro mezzo fotografico fosse inventato ma che è ancora attuale quando si parla di immagini a due dimensioni. E’ la sfida di riportare la realtà tridimensionale sul piano, mantenendone il significato volumetrico per l’osservatore; in pratica si parla di prospettiva.
Puoi ispirarti ai maestri dell’antichità o lavorare seguendo idee più moderne, in ogni caso l’invito è a giocare con le geometrie e cercare di esaltare gli aspetti prospettici in qualche tuo scatto, sfruttando ciò che hai a disposizione sia come soggetti che attrezzatura.
Interpreta come più ti piace questo assignment e nel weekend prova a cercare le tue “vie di fuga” poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro. Condividere con gli altri lettori del blog è divertente e può portare nuovi ed inaspettati ammiratori a conoscerti. Ricorda: le foto che non saranno mai apprezzate dagli altri sono quelle che lascerai nel cassetto 🙂
Buon divertimento!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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IMG_1604 Non ci credi? Prova a caricarla sul tuo software di fotoritocco e guardala nei dettagli, vedrai che non ci sono dubbi: non c’è assolutamente rosso, nemmeno un singolo pixel!
Com’è possibile? Si tratta, ovviamente, di un’illusione, un effetto creato da Akiyoshi Kitaoka, Professore di Psicologia alla Ritsumeikan University in Giappone. I pixel delle fragole in verità sono grigi, alcuni grigioverdi, è solo il nostro cervello che vede il rosso.
Kitaoka è uno specialista di illusioni ottiche (sul suo account Twitter puoi trovare parecchia roba del genere) e spiega che si tratta di un effetto chiamato “color consistency”, un meccanismo che la nostra mente utilizza per decifrare il colore elaborando le frequenze di luce riflessa dagli oggetti insieme a quelle che contemporaneamente ci arrivano da altre fonti.
É una faccenda un po’ complicata, di certo affascinante, che ancora una volta ci dimostra l’estrema soggettività della percezione.

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Fade to Black Snapchat, la startup delle foto che svaniscono, è appena stata quotata a Wall Street con un successo miliardario senza precedenti. Eppure, ancora una volta, basta guardarsi un po’ indietro per vedere che non c’è niente di veramente nuovo.
Proprio come Snapchat, già Polaroid aveva pensato alle foto con l’autodistruzione e negli anni ’70 aveva lanciato una linea di pellicole chiamate Fade to Black dalla particolare caratteristica di progressiva scomparsa dell’immagine dopo circa 24 ore.
Le Fade to Black subivano, in pratica, un processo di sovrasviluppo ed erano state ideate per uso professionale ed industriale, perché permettevano una condivisone “limitata” delle informazioni. Furono anche distribuite in una speciale versione “artistica” (Artistic TZ series) che consentiva di fermare a piacimento il processo di distruzione.
Anche il progetto Impossible ha provato, giusto pochi anni, fa a rilanciare il prodotto, ma senza successo.
Beh, sicuramente la componente economica è tra le cause imputabili ma è evidente il fascino che questo concetto, strettamente legato all’idea di arte temporanea, continua ad avere.
E dunque, visto che ormai è impossibile mettere le mani su una scatola di Fade to Black, che dire… Non ci resta che accontentarci di Snapchat.
🙂

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Lab-Box by ars-imagoChi l’avrebbe mai detto che un giorno il sogno avrebbe potuto avverarsi e permettere a chiunque di divertirsi con la pellicola in un modo così semplice. Grazie all’iniziativa di ars-imago, ragazzi italiani appassionati di fotografia analogica con tanto di negozio fisico a Roma, la pellicola potrebbe vedere davvero una nuova giovinezza e non rimanere un pur promettente settore di nicchia.
La loro idea è la Lab-Box, un progetto su Kickstarter che propone la possibilità di sviluppare autonomamente i rullini senza bisogno di chiudersi in una vera camera oscura.
Come funziona? Semplice: la Lab-Box è una scatola progettata per accogliere la pellicola esposta e processarla con il metodo di sviluppo che si vuole. E’ possibile sviluppare rullini 35mm o 120 usando la normale sequenza di reagenti, oppure un processo a bagno unico (Monobath), o anche sistemi più esotici come il Caffenol.
Tutta la lavorazione avviene nel contenitore a tenuta stagna e luce, che diviene quindi una vera e propria microcamera oscura portatile che può essere usata ovunque. Il risultato è un negativo normalmente sviluppato e pronto per essere scansionato o stampato alla vecchia maniera.
Non è una cosa fantastica?
Beh, per me sì! Ho infatti appena sottoscritto la mia quota per avere una delle prime Lab-Box che, se la campagna Kickstarter si completerà con successo, arriveranno verso settembre.

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roma_2017_lightpaintingTi segnalo un interessante evento che si svolgerà nelle serate del 3 e 4 Marzo prossimi a Roma. Si tratta di un vero e proprio raduno internazionale di artisti del Light Painting, la tecnica fotografica che prevede l’uso creativo di sorgenti di luce in scatti a lunga esposizione.
La location scelta è nientemeno che Piazza di Spagna, ed in questo magico luogo convergeranno 42 artisti provenienti da 13 paesi, in una manifestazione promossa per la prima volta in Italia da LPWA e coordinata come local supervisor dall’artista italiana Maria Saggese.

Light daemon

Light daemon © Copyright 2011 Pega


L’idea di fondo dell’evento è la realizzazione di immagini collaborative, come già sperimentato in eventi simili già svolti fin dal 2013 in Francia, Spagna, Germania, Cina ed USA.
Puoi trovare tutte le informazioni ed anche le modalità di partecipazione come artista qui.

Devo dire che io adoro il light painting e con questa tecnica mi sono “baloccato” diverse volte.
Ricordo con piacere una divertente photowalk con gli amici del gruppo Flickr di Firenze ed anche qualche altro scatto scemo in compagnia… come quello qui accanto 😀

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Presenza - by Pega

Presenza – © Copyright 2013 Pega

Può una sedia essere un tema fotografico? Beh, assolutamente sì, ed è proprio questa la piccola sfida che ti propongo per questo weekend assignment.
Seggiola, poltroncina, scranno, strapuntino, sdraio, trono o sgabello. Una delle più antiche ed onnipresenti invenzioni del genere umano, elemento che da millenni permette il pigro adagiarsi che allevia il carico sulle stanche giunture inferiori.
Eccola la sedia simbolo di potere o relax, è lei che potresti provare a rendere protagonista assoluta di qualche tuo scatto creativo del fine settimana.
E’ un tema che puoi affrontare in molti modi, anche scegliendo di porre l’oggetto fuori dalla foto stessa. Cosa intendo? Per esempio il tuo scatto potrebbe essere fatto “sulla sedia” oppure “dalla sedia”, o magari un’immagine dove questo oggetto gioca un ruolo fondamentale anche senza essere il soggetto principale.
Comunque sia, buon divertimento!

p.s. Come al solito l’invito è poi a condividere i tuoi scatti a tema. Inserisci, in un commento, il link alla tua foto.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Warhol by Avedon

Andy Warhol – Copyright 1969, Richard Avedon

Esattamente trenta anni fa se ne andava Andy Warhol. Aveva cinquantotto anni e morì durante un intervento chirurgico.
C’è chi sostiene che la sua complicata situazione di salute fosse legata al grave attentato da lui subito nel 1968 quando Valerie Jean Solanas, una giovane scrittrice che aveva sottoposto un suo dramma teatrale a Warhol chiedendogli di produrlo, entrò nello studio dell’artista sparando diversi colpi di pistola. Lo ferì gravemente, mentre il suo curatore e compagno di allora Mario Amaya ed il manager Fred Hughes se la cavarono con poco.
Il manoscritto Up Your Ass, della Solanas lo aveva incuriosito ma anche sorpreso per quanto fosse pornografico. Warhol addirittura sospettò una trappola della polizia, con cui già aveva avuto problemi per la censura di alcune sue opere cinematografiche considerate oscene, decise quindi di metterlo da parte. Ma la Solanas lo rivoleva indietro. All’ammissione di Warhol di averlo smarrito e di non essere disposto a pagarle una somma di denaro, la situazione precipitò.
L’artista lottò tra la vita e la morte, poi sopravvisse per miracolo. Sottoposto a complicati interventi chirurgici, riportò postumi permanenti, rimanendo molto segnato anche a livello psicologico.
Nell’agosto del 1969 Warhol acconsentì alla proposta di Richard Avedon di ritrarlo nel suo studio, ad un anno da quel difficile momento, decidendo così di mostrare le sue cicatrici al mondo.

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Nobuyoshi ArakiNobuyoshi Araki o lo ami o lo odi. È forse il fotografo giapponese vivente più noto ma anche più discusso e controverso.
Oggi ti presento una sua intervista, in cui descrive il suo approccio tutt’altro che perfezionista, sempre alla ricerca dell’unicità di momenti particolari, da catturare nel singolo istante in cui si propongono.
Eccolo qui dunque il “Photo Devil”, come lui si descrive.
Goditelo in giapponese (ma sottotitolato eh!)
🙂

Se il link sopra non funziona, prova questo: –> Araki

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