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Posts Tagged ‘sequenza’

Eiffel cantiereSì, lo sai che che vado pazzo per i timelapse, ma stavolta ne ho pescato uno davvero speciale. A dire il vero non si tratta nemmeno di un vero timelapse dato che non è una sequenza animata; ma poco importa, il senso è quello. Quella che vedi sopra è la serie di scatti che documenta la progressione nel tempo della costruzione della Torre Eiffel.
Nel 1887 Eiffel decise di documentare la nascita del suo monumento ed ingaggiò un fotografo di nome Edouard Durandelle. Questi piazzò il suo treppiede nei pressi del cantiere e, ad intervalli regolari, immortalò il procedere dei lavori durante il periodo in cui la torre fu costruita ovvero dal 10 agosto del 1887 al 12 marzo del 1889.
Si tratta di un esempio storico, primordiale, di documentazione sequenziale, molto significativo per comprendere il valore che le immagini stavano iniziando ad avere nella narrazione storica. Eiffel lo aveva capito ed anche in questo si dimostrò un innovatore se non addirittura un grande inventore.
Pensa in quanti altri casi del passato la costruzione di un’opera avrebbe potuto essere documentata in questo modo. Non è una questione tecnologica, non c’è effettivamente bisogno della fotografia, sarebbe andato bene anche un bravo disegnatore o un pittore. Una sequenza così la potevano fare anche gli antichi Romani, i Greci, gli Egizi. Oggi potremmo avere la sequenza della costruzione della Piramide di Giza o quella del Colosseo.

Adieu Mon Amour by Pega

Adieu mon Amour – Copyright 2013, Pega

E’ una questione concettuale, di grande portata.
Alla luce dell’uso universale che oggi facciamo delle immagini la si potrebbe considerare un’invenzione assoluta, al livello di quella della ruota o del profilo alare. Del resto anche queste avrebbero potuto accadere in epoche diverse, data la loro natura concettuale, non tecnologica; ma qui si apre un tema sconfinato, che va ben oltre le mie possibilità…
Comunque sia, Edouard Durandelle rimane nella storia della Fotografia ma non nel suo olimpo. E’ una figura secondaria, forse non abbastanza apprezzata.
Ed io a questo fotografo poco conosciuto che però ha contribuito così tanto al progresso comunicativo dell’umanità, dedico oggi un mio scatto, realizzato qualche tempo fa proprio nei pressi della Torre Eiffel.

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Cavalli Gericault.
Prima del 1878 era convinzione comune che nel galoppo del cavallo, fosse l’istante di massima estensione quello in cui tutte le zampe dell’animale sono sollevate da terra. Ne sono prova moltissimi dipinti come l’esempio sopra, il noto Le derby d’Epsom, realizzato nel 1821 dal pittore francese Théodore Géricault.
Ma nel 1872 un ricco signore, che per inciso era anche il governatore della California, aveva ingaggiato una scommessa con alcuni facoltosi amici: sosteneva che il cavallo rimanesse totalmente sospeso in un momento diverso da quello di massima estensione.
L’incarico di cercare una prova “inconfutabile” fu affidato al  fotografo Eadweard Muybridge, al tempo già noto per le sue immagini naturalistiche scattate nel Parco Nazionale di Yosemite.
Fu solo nel 1878, dopo molti tentativi, che Muybridge riuscì finalmente a fotografare con successo un cavallo in corsa e, per ottenere questo risultato, utilizzò una serie di 24 fotocamere poste lungo un tracciato rettilineo ed otturatori singolarmente attivati da fili tesi sul percorso del cavallo.  
Ottenne una rivoluzionaria sequenza fotografica chiamata The Horse in motion che mostrava come gli zoccoli si sollevassero dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.

cavallo

Il lavoro di Muybridge non rappresentò solo la vincita di una sostanziosa scommessa e nemmeno solo una pietra miliare nella storia della fotografia (e poi del cinema), fu anche il consolidamento del concetto, tuttora riconosciuto, che la fotografia ha un vero e proprio valore di prova.
Fu anche un avvenimento che sconvolse la pittura. L’idea che esistesse uno strumento in grado di provare l’errore dell’occhio umano e rendere in un sol colpo superate alcune visioni pittoriche secolari, influenzò seriamente l’attività di molti artisti che iniziarono ad affidarsi sempre più al mezzo fotografico come base di partenza per il loro lavoro.
Lo stesso Degas, proprio basandosi sulle foto di Muybridge sviluppò un approfondito lavoro sul movimento e le posizioni dinamiche del cavallo. 
Il rapporto tra pittura e fotografia aveva raggiunto una nuova fase.

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Earth from space
Usando immagini provenienti dalla Stazione Spaziale Internazionale, Bruce W.Berry Jr ha realizzato questo favoloso timelapse di quattro minuti che ci porta in orbita.
È un gran bel lavoro, specie considerando che a ventiquattro fotogrammi al secondo sono circa seimila le immagini che Bruce ha editato ed assemblato per i quattro minuti di video.
Io sono sempre affascinato dai timelapse ma questo mi é piaciuto in modo particolare perchè si riescono a notare alcuni dettagli davvero notevoli, come un uragano che si approssima alle coste degli Stati Uniti, l’aurora boreale sul nord Europa, una miriade di città che brillano delle loro luci artificiali ed una spettacolare Via Lattea sull’Africa.
Buon divertimento.
.

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Erdal Inci

© Copyright Erdal Inci

Erdal Inci è un fotografo di Istambul che ho scoperto grazie all’amico Salvatore Ambrosi, che qualche tempo fa mi ha inviato il link al suo sito.
Erdal gioca con il concetto di sequenza realizzando serie di immagini in cui si ritrae in movimento, combinandole poi in modo da creare un “evento senza fine”: un loop fotografico.
A volte sfruttando semplicemente la sua figura, altre con l’ausilio di luci, il fotografo crea la sensazione di un istante che si perpetua all’infinito, catturando l’attenzione dell’osservatore in modo quasi ipnotico, forse ossessivo.
Sul sito ci sono parecchi esempi realizzati da Erdal, alcuni decisamente belli. Non so bene come faccia Erdal ad ottenere questo risultato ma, sebbene non credo sia tecnicamente difficile, devo dire che la trovo una bella prova di creatività e capacità di saper elaborare cose interessanti anche partendo da idee semplici.
Di questo suo talento ne è prova un altro suo lavoro presente sul sito, qualcosa di un po’ diverso dal loop ma sempre basato sull’idea di sequenza: il breve video qui sotto intitolato Tuf Tuf.
Buona visione
🙂

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Nadar ritratto rotante
Fèlix Nadar è stato senza dubbio una figura molto rilevante nella storia della fotografia. Oltre ad aver realizzato moltissimi ritratti di personalità famose del suo tempo, fu anche il primo a scattare foto aeree volando con la sua mongolfiera, inoltre fu tra i pionieri nell’uso della luce artificiale ed il primo a fotografare, con questo ausilio, le catacombe di Parigi.
Lo voglio però ancora citare per un altro suo particolare colpo di genio.

É il 1865 ed il fotografo-inventore francese Nadar (al secolo Gaspard-Félix Tournachon), si cimenta in una nuova idea. Decide di realizzare un suo autoritratto da più angolazioni e scatta una serie di fotogrammi che poi mostra creando un semplice sistema per vedere le immagini in sequenza.
Il risultato ha il suo fascino ancora oggi. È facile immaginare l’effetto straordinario che poteva suscitare a quel tempo…

Nadar rotante

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Cavalli Gericault.
Prima del 1878 era convinzione comune che nel galoppo del cavallo, l’istante in cui tutte le zampe sono sollevate da terra fosse quello di massima estensione.
Ne sono prova moltissimi dipinti come l’esempio a fianco, il noto Le derby d’Epsom, realizzato nel 1821 dal pittore francese Théodore Géricault.

Ma nel 1872 un ricco signore, che per inciso era anche il governatore della California, ingaggiò una scommessa con alcuni facoltosi amici : sosteneva che il cavallo rimaneva sollevato in un momento che non era quello di massima estensione.

L’incarico di cercare di realizzare una prova “inconfutabile” fu affidato al  fotografo Eadweard Muybridge, al tempo già abbastanza noto per le sue immagini naturalistiche scattate nel Parco Nazionale di Yosemite.

Nel 1878, dopo molti tentativi,  Muybridge riuscì finalmente a fotografare con successo un cavallo in corsa utilizzando una serie di 24 fotocamere poste lungo un tracciato rettilineo ed otturatori singolarmente attivati da fili tesi sul percorso del cavallo.  
Quello che risultò fu una sequenza fotografica chiamata The Horse in motion che provò come gli zoccoli si sollevassero dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.

cavallo

Il lavoro di Muybridge non rappresentò solo la vincita di una sostanziosa scommessa e nemmeno solo una pietra miliare nella storia della fotografia (e poi del cinema), fu anche il consolidamento del concetto, tuttora riconosciuto, che la fotografia ha un vero e proprio valore di prova.

Ma fu anche un avvenimento che sconvolse la pittura.

L’idea che esistesse uno strumento che poteva provare l’errore dell’occhio umano e rendere in un sol colpo superate alcune visioni pittoriche influenzò seriamente l’attività di molti artisti che iniziarono ad affidarsi sempre più al mezzo fotografico come base di partenza per il loro lavoro.
Lo stesso Degas, proprio basandosi sulle foto di Muybridge sviluppò un approfondito lavoro sul movimento e le posizioni dinamiche del cavallo. 

La simbiosi tra pittura e fotografia aveva raggiunto una nuova fase.

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A volte non c’è bisogno di andare lontano, di esplorare terre ignote o cercare in luoghi particolari…

A volte basta guardare in cielo lo spettacolo che continuamente ci viene proposto.

C’è chi ne ha fatto un suo tema, un motivo di approfondimento e ricerca.
Un suo stile.

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