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La foto lasciata sulla Luna
C’è chi ama “lasciare una traccia”, segnare con un gesto un luogo visitato, come chi getta una monetina in acqua o chi invece opta per una firma sul muro (in barba al rispetto delle cose altrui).
In genere sono gesti fatti auspicando di poter tornare sul posto, ma non credo sia questo il motivo che spinse l’astronauta Charles Duke a portare con sé e lasciare sul suolo lunare una sua fotografia di famiglia.
Sì, la lasciò di proposito durante la missione Apollo 16, il 23 Aprile del 1972. La posò accanto alle sue impronte immortalandola con la Hasselblad Lunare.
Venire a conoscenza di questa storia mi ha incuriosito.
Avevo sentito di foto alla Luna, di foto sulla Luna ed anche di macchine fotografiche lasciate sulla Luna, ma di una foto di famiglia portata dalla Terra e abbandonata sulla Luna non ne sapevo niente.
Di sicuro questa immagine lascia la porta aperta ad immaginarsi tutta una storia, ma quale storia? Forse un messaggio ai posteri? Ai figli o ai nipoti che un giorno potrebbero tornare da turisti sul nostro bel satellitone e ritrovare la foto del nonno? Forse semplicemente una promessa mantenuta tipo “vi porto tutti con me sulla Luna”? Oppure un cinico e metaforico abbandono spaziale?
A saperlo…
Chissà poi se quella foto di famiglia è ancora lì o se la sono presa gli alieni.

😀

[Fonte: Universe Today]

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Buzz Aldrin
Appena letta la notizia del Project Apollo Archive, l’iniziativa con cui la NASA ha inserito su Flickr oltre ottomila immagini delle missioni spaziali del periodo Apollo, mi sono subito precipitato a sguazzarci dentro.
Sono fotografie bellissime, originariamente realizzate con la mitica Hasselblad 500EL con ottica Zeiss Planar 80mm e digitalizzate ad alta risoluzione attraverso un lungo lavoro durato dieci anni.
Tra i primi rullini che ho scelto di gustarmi (sì, perché le foto sono state diligentemente raccolte secondo l’ordine dei “magazine” effettivamente usati) ci sono stati quelli della mitica missione Apollo 11, l’impresa che nel 1969 segnò lo sbarco sulla Luna.
Tra gli scatti più belli ho trovato un ritratto. E’ un’immagine di Buzz Aldrin, l’astronauta che insieme a Neil Armstrong scese sul suolo lunare.
All’interno di una composizione che già di per sé risulta affascinante, con quel triangolo di luce spaziale alle spalle, Aldrin è ripreso in una posa naturale, forse sorpreso dal collega che si era appostato per fargli una foto.
Osservando la sua espressione non è difficile scoprire una miscela di emozioni. C’è serenità mista ad apprensione, forte senso di fiducia in sé stesso ma anche fatalismo, il tutto condito dalla consapevolezza di una grande preparazione affrontata e condivisa insieme ai compagni di viaggio che, non dimentichiamolo, erano tutti di estrazione militare.
E’ uno scatto che dice molto su chi fossero quegli uomini e cosa siano state quelle missioni, ed assume per questo un grandissimo valore fotografico, visto che è pure realizzata con maestria.
Grazie NASA per averla condivisa 🙂

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foto lasciata sulla Luna
C’è chi ama “lasciare una traccia”, segnare con un gesto un luogo visitato.
C’è chi getta una monetina in acqua e chi invece una firma sul muro (in barba al rispetto delle cose altrui).
In genere sono gesti fatti auspicando di poter tornare sul posto, ma non credo sia questo il motivo che spinse l’astronauta Charles Duke a portare con sé e lasciare sul suolo lunare una sua fotografia di famiglia.
Sì, la lasciò di proposito durante la missione Apollo 16, il 23 Aprile del 1972. La posò accanto alle sue impronte immortalandola con la Hasselblad Lunare.
Venire a conoscenza di questa storia mi ha incuriosito.
Avevo sentito di foto alla Luna, di foto sulla Luna ed anche di macchine fotografiche lasciate sulla Luna, ma di una foto di famiglia portata dalla Terra e abbandonata sulla Luna non ne sapevo niente.
Di sicuro questa immagine lascia la porta aperta ad immaginarsi tutta una storia, ma quale storia? Forse un messaggio ai posteri? Ai figli o ai nipoti che un giorno potrebbero tornare da turisti sul nostro bel satellitone e ritrovare la foto del nonno? Forse semplicemente una promessa mantenuta tipo “vi porto tutti con me sulla Luna”. Oppure un cinico e metaforico abbandono spaziale? 😀
Chissà…
Chissà anche se quella foto di famiglia è ancora lì o l’hanno presa gli alieni.

😀

[Fonte: Universe Today]

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Hasselblad Lunare

Image courtesy of WestLicht

E’ l’unica macchina fotografica tornata sulla Terra dopo esser stata sulla Luna, la Hasselblad 500 HEDC che andrà all’asta da Westlich il prossimo 22 marzo.
Fu usata dall’astronauta Jim Irwin, nel 1971, durante la Missione Apollo 15 ed è una delle quattordici fotocamere di questo tipo usate dalla NASA per le missioni Apollo dalla 11 alla 17.
A differenza delle sue simili, che una volta spogliate dalle pellicole rimasero sulla Luna sostituite dall’equivalente del loro peso in campioni di polvere e rocce, questa fece ritorno a casa.
Jim Irwin la usò per realizzare 299 fotografie durante i tre giorni di permanenza sulla superficie lunare ed altre 96 durante il viaggio di ritorno.
Si prevedono puntate che supereranno i 150,000€.
Hai intenzione di partecipare?
🙂

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Ah come invidio l’astronauta-fotografo Don Pettit.
E’ tornato sulla Terra da poco, dopo una bella missione sulla Stazione Spaziale Internazionale a far foto per vari mesi. Si, certo non era lì solo a fotografare ma comunque aveva a sua disposizione qualcosa come dieci (10!) macchine Nikon D3s con relativi obiettivi professionali ed accessori: un bel kit dal valore di oltre centomila euro, con cui si è sbizzarrito documentando le fasi della missione e creando documentazione tecnica importante per la NASA.
Il marchio Nikon è ben visibile in molti degli scatti backstage delle missioni spaziali e quella tra il marchio giapponese e l’ente spaziale americano è una collaborazione che risale alle missioni Apollo, pare infatti che proprio per soddisfare le necessità della NASA fu sviluppata la F4, la prima digitale Nikon.
E, anche per lo spazio, proprio come succede ai fotografi “terreni”, una volta scelto un produttore poi si tende a rimanergli fedeli, probabilmente non solo per abitudine ma anche per le questioni di compatibilità con costosi obiettivi professionali che rimangono validi anche con il trascorrere dei decenni.
Dunque un saluto a Don, che adesso dopo aver volato negli spazi siderali ed aver gestito un così ben allestito setup, dovrà forse sedersi davanti ad un computer e dedicarsi ad un bel lavoro di postproduzione dopo le migliaia di scatti effettuati.
O forse anche no.
🙂

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Il Dr. Gary Greenberg è specializzato in un tipo particolare di fotografia: la microfotografia della sabbia.
Sul suo sito sandgrains.com c’è una galleria di spettacolari immagini in cui colori e dettagli nascosti tra i minuscoli granelli divengono i protagonisti di un paesaggio affascinante catturato con il microscopio, capace di farci rimanere a bocca aperta pensando a quanta bellezza ci possa essere in una manciata di sabbia.

La tecnica usata va ben oltre la semplice fotografia macro e l’autore è una vera e propria autorità nel campo, con al suo attivo numerosi brevetti relativi alla realizzazione di immagini di questo tipo, tanto che tra i vari soggetti che compaiono nel portfolio di questo particolare autore c’è anche la polvere proveniente dalla Luna, raccolta durante le missioni Apollo.

Interessante e da vedere anche il video che ho trovato, un esempio di quello di cui è capace Greenberg.
.

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