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Il duello by Pega

Il duello – © Copyright 2011 Pega

E tu chiedi il permesso prima di fare una foto?
Tutti noi giriamo con le nostre fotocamere ed osserviamo, scattiamo, ci divertiamo insomma. Che si tratti di una passeggiata in centro o di un viaggio esotico, ci piace cogliere i dettagli, gli attimi, i colori e le espressioni delle persone, per poi farne qualcosa di nostro, magari condividerli online. Puro piacere personale insomma.
Ma siamo sicuri che i soggetti che immortaliamo siano d’accordo con questa visione? Stiamo rispettando chi passeggia per i cavoli suoi, oppure lavora, magari in condizioni non invidiabili e preferirebbe non essere fotografato?
Non sono sicuro, ma a volte penso che bisognerebbe avere il coraggio di chiedere il permesso, anche solo accennare alla nostra intenzione di fotografare, in ogni caso comunicare al soggetto le nostre intenzioni. E qui sta il punto: la comunicazione tra fotografo e persona ritratta è un fattore che pesa, incide, cambia l’immagine stessa ed è un elemento che rischia di essere smarrito nell’infinito fluire di scatti che caratterizza molto dell’attuale modo di fotografare.
Sì lo so che questo ragionamento porterebbe alla fine degli scatti rubati e di un certo tipo di fotografia di strada, ma è anche vero che oggi, nell’era dei social network e non più dei negativi nel cassetto, prima di immortalare una persona e condividerne l’immagine con l’intero pianeta potrebbe essere educato averne il consenso, al limite anche a posteriori dello scatto. Potrebbe bastare anche solo un’occhiata, un cenno di assenso. Un grazie cordialmente accettato.
E tu che ne pensi? Chiedi il permesso?

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No model release

No model release – © Copyright 2010, Pega

C’è chi la ama e l’ha scelta come sua principale specialità, c’è chi la rifugge e non riesce nemmeno a fare uno scatto di questo tipo. La street photography è una vera e propria disciplina, un modo di fotografare che, specie nel secolo scorso, ha visto grandi maestri esprimersi in modo sublime ed arrivare a creare una sorta di linguaggio a cui molti ancora oggi si rifanno.
L’idea per questo fine settimana è dunque questa: uscire, appostarsi e provare a catturare qualche attimo significativo, una scena ironica, un momento poetico o comunque quello che capita di scovare per le nostre strade.
Come sempre l’idea è quella di produrre scatti nuovi, andando in giro proprio con l’idea di questo compito assegnato e non semplicemente cercando nell’archivio una foto che vi si adatti. E’ questo lo spirito del weekend assignment, una piccola sfida che puoi affrontare nascondendoti per immortalare i tuoi personaggi da lontano, oppure scegliere di immergerti nell’ambiente ed accorciare le distanze (magari evitando il rischio di farti asfaltare come nel caso della mia foto sopra).
Dopo, come al solito, ti invito a condividere la tua immagine in un commento qui sotto: sarà divertente confrontarsi.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Severity

Severity – © Copyright 2011 Pega

Lo dico subito: non sono un grande estimatore delle foto fatte di nascosto, dello scatto rubato, dell’istante che il fotografo ferma da lontano ad insaputa del soggetto.
Nonostante riconosca il fascino ed anche il valore di questo tipo di fotografia, non la trovo adatta al mio modo di fotografare e quindi solo di rado mi capita di provarci. Ciò non toglie che la foto candid rappresenti comunque un filone che ogni fotografo dovrebbe conoscere e, almeno una volta, approfondire, in special modo avvicinandosi a ciò che viene chiamato comunemente “street”.
Come non proporre quindi un assignment basato proprio su questo tema? Nel fine settimana prova ad affrontare la sfida: esci, appostati e scatta. Puoi nasconderti e catturare i tuoi personaggi da lontano con il teleobiettivo oppure optare di immergerti nell’ambiente con una focale corta e, per dirla con le parole di Steve McCurry, “provare a diventare invisibile”. A te la scelta.
Dopo, come al solito, puoi condividere le tue immagini inserendole in un commento qui sotto: mi farà molto piacere.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Sadness – © Copyright 2008 Pega

E’ la fotografia un’arte?
Possibile che sia un artista colui che si sporge da dietro un angolo o inquadra da lontano il suo soggetto inconsapevole e poi, semplicemente schiacciando un bottone, con un’azione che non richiede particolari abilità, crea in un attimo la sua opera?
E’ arte il cogliere casualmente, o quasi, momenti di vita altrui o eventi imprevedibili?
E’ arte creare immagini perfette grazie agli automatismi ed alla qualità di un oggetto di raffinata tecnologia?

Dico subito che non lo so, però ho l’impressione che quando fotografiamo senza un’idea in testa, senza quella voglia di creare qualcosa partendo da un concetto, senza prepararci e magari solo pretendendo di produrre un’opera saltando quello che è il processo che tutti gli altri artisti percorrono, allora la fotografia non è un’arte nel vero senso della parola.
L’arte non può essere frutto del caso. Può forse contenerne una minima componente, ma di base deve essere qualcosa che nasce dalla visione dell’artista.
Insomma, forse quando il da poco scomparso Ando Gilardi diceva “meglio ladro che fotografo“, probabilmente non aveva preso in considerazione che in qualche caso potrebbe trattarsi dello stesso mestiere.
🙂

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Monday morning

Monday morning -© Copyright 2010 Pega

Tempo fa ho postato questa foto su Flickr.
Se dovessi descriverla ad una persona che non può vederla gli direi qualcosa del tipo: “è l’immagine di un ragazzo che schiaccia un pisolino al sole, disteso in una finestra”.
Forse non renderei l’idea ma questo è proprio il punto di questo post.
Come in tanti casi succede, quello che incuriosisce e colpisce in una foto è quello che non appare.
In questo scatto non si vede granchè dell’edificio, non si capisce a che altezza da terra si trova il soggetto: lo si immagina.
E l’immaginazione costruisce la sua storia. La foto diviene interessante e per alcuni divertente, in diversi commenti si avverte un po’ di preoccupazione per i rischi corsi da questo tizio.
Nonostante la prospettiva di ripresa dalla stessa altezza possa alimentare il dubbio di uno scatto sul piano stradale, l’osservatore raramente pensa ad una situazione di questo tipo.
Sarebbe noioso infatti immaginare il tutto in una finestra al piano terreno e l’idea comune che si sviluppa nella mente di chi guarda è che il ragazzo si trovi in alto, a chissà quale piano, rischiando la pelle per un pisolino.

E’ uno dei tanti casi che insegna quanto sia importante togliere, riuscire a limitare quello che si include nella foto.
Il “levare” stimola ed incuriosisce l’osservatore e, come nella musica, lo costringe ad essere partecipe, ad integrare quello che percepisce con qualcosa di suo, trasformando in qualche modo l’esperienza dell’osservazione passiva in una fruizione interattiva.
Non sempre è facile, ma spesso vale la pena di provarci.

Ah, stavo per dimenticare…
In realtà la foto sopra ritrae veramente un folle.
La finestra, proprio nel palazzo di fronte a dove mi trovavo, era al terzo piano.

:-O

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