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Posts Tagged ‘levare’

Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – Copyright 2010 Pega

La capacità di sintesi è un valore, non solo per i fotografi. Pensa a quante volte chi ti parla si dilunga in eccessive argomentazioni, ripetizioni, racconti di dettagli insignificanti. E non parliamo poi di chi scrive… 🙂
Per qualcuno la sintesi è difficile, altri ne fanno un elemento di forza, con cui arrivare subito al punto, evitando tutto ciò che è in più.
Levare è un’arte, ed è una capacità che a volte è un dono, ma che si può anche coltivare.
Molti fotografi celebri sono diventati tali proprio per la loro capacità di determinare che cosa non mostrare, ed è forse proprio questo che può differenziare un professionista da un comune “possessore di fotocamera”: il saper valutare che cosa eliminare dall’immagine.
Non parlo di quello che potrebbe sembrare uno sterile esercizio minimalista, piuttosto della capacità di saper resistere alla voglia di “aggiungere” ed esercitare invece il potere dell’esclusione.
Ho trovato divertente provare a scattare  cercando di seguire questa visione.
Ti suggerisco di provarci.

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – © Copyright 2009 Pega

Prima regola: non aggiungere ciò che non serve.
E’ una regola difficile da seguire, un dettame in stile minimalista che mi fa ammirare il lavoro di chi riesce a creare un messaggio attraverso il numero più esiguo possibile di elementi.
E’ il sunto dell’arte del levare, del riuscire a non aggiungere, una modalità espressiva potentissima quando usata a dovere.
Perché non provarci con l’assignment di questo fine settimana? Ecco dunque il tema: Poco o niente.
In questi giorni prova anche tu a fotografare “pensando minimale”. Cerca i segni, le geometrie, i piccoli dettagli isolati. Prova qualche scatto che, attraverso pochissimi elementi, trasmetta un messaggio o un’emozione all’osservatore.
Come sempre, ti propongo poi di pubblicare in un commento, il link alla tua foto. Condividere è importante oltre che divertente, e può portare il tuo scatto ad essere apprezzato da nuovi osservatori.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Monday morning

Monday morning – © Copyright 2010 Pega

Nel proporre “l’equivoco” come tema per l’ultimo weekend assignment, non ho potuto fare a meno di ripensare a questa mia vecchia foto.
Se dovessi descriverla ad una persona che non può vederla, usando quindi solo delle parole, direi qualcosa del tipo: “è l’immagine di un ragazzo che schiaccia un pisolino al sole, disteso in una finestra”.
Forse non renderei l’idea ma è proprio questo il punto: spesso ciò che davvero incuriosisce l’osservatore è quello che non appare.
In questo scatto non si vede granchè dell’edificio, non si capisce a che altezza da terra si trova il soggetto, però lo si immagina, e l’immaginazione costruisce la sua storia. La foto diviene interessante e per alcuni divertente, in diversi commenti che ho ricevuto su Flickr, si avverte un po’ di preoccupazione per i rischi corsi da questo tizio.
Nonostante la prospettiva di ripresa dalla stessa altezza possa alimentare il dubbio di uno scatto sul piano stradale, l’osservatore raramente pensa ad una situazione di questo tipo. Sarebbe infatti noioso immaginare il tutto in una finestra al piano terreno e l’idea che tende a svilupparsi in chi guarda, è che il ragazzo si trovi in alto, a chissà quale piano, rischiando la pelle per un pisolino.
E’ uno dei tanti casi che insegna quanto sia importante togliere, riuscire a limitare quello che si include nella foto.
Il “levare” stimola ed incuriosisce l’osservatore e, come nella musica, lo costringe ad essere partecipe, ad integrare quello che percepisce con qualcosa di suo, trasformando in qualche modo l’esperienza dell’osservazione passiva in una fruizione interattiva.
Non sempre è facile, ma spesso vale la pena di provarci.

Ah, stavo per dimenticare…
In realtà la foto sopra ritrae veramente un folle.
La finestra, proprio nel palazzo di fronte a dove mi trovavo, era al terzo piano.

:-O

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – Copyright 2010 Pega

La capacità di sintesi non è solo un problema dei fotografi. Pensa a quante volte chi ti parla si dilunga in eccessive argomentazioni, ripetizioni, racconti di dettagli insignificanti. Non parliamo poi di chi scrive… 🙂
E’ difficile essere sintetici, arrivare subito al punto, evitando tutto ciò che è in più.
Levare è un’arte, una capacità che a volte è un dono, ma che si può anche imparare e coltivare.
Forse molti fotografi celebri sono diventati tali proprio per la capacità di saper determinare che cosa non mostrare nelle loro foto, ed è forse proprio questo uno degli elementi che differenzia un professionista da un comune “possessore di fotocamera”: il saper valutare che cosa eliminare dall’immagine.
Non parlo di quello che potrebbe sembrare l’esercizio di uno stile minimalista, piuttosto della capacità di saper resistere alla voglia di “aggiungere” ed esercitare invece il potere dell’esclusione.
Ho trovato divertente provare a scattare  cercando di seguire questa visione.
Ti suggerisco di provarci.

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – © Copyright 2009 Pega

Non lo faccio quasi mai ma ogni tanto cedo alle eccezioni. Così ecco che oggi ti ripropongo un vecchio assignment, un tema che trovo tra i più stimolanti per un fotografo e che già sfruttai tempo fa nell’ambito di questa piccola tradizione della “missione fotografica”.
Per questo fine settimana l’idea che ti lancio è di dedicare un po’ di tempo a realizzare una: foto minimalista.
Il minimalismo è l’arte del levare, del riuscire a non aggiungere, del messaggio attraverso il minimo possibile di elementi… Ma è anche molto altro, è un intero filone, un genere artistico. Un vero e proprio stile.
Ammiro molto chi riesce bene in questo ambito e quindi dico… perché non provarci?
In questi giorni prova anche tu a fotografare “pensando minimale”. Cerca i segni, le geometrie, i piccoli dettagli isolati e tenta qualche scatto minimalista.
Poi, come propongo sempre, inserisci in un commento il link all’immagine che avrai realizzato. Condividere è divertente e può portare a vedere le tua foto visitatori che le apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Monday morning

Monday morning -© Copyright 2010 Pega

Tempo fa ho postato questa foto su Flickr.
Se dovessi descriverla ad una persona che non può vederla gli direi qualcosa del tipo: “è l’immagine di un ragazzo che schiaccia un pisolino al sole, disteso in una finestra”.
Forse non renderei l’idea ma questo è proprio il punto di questo post.
Come in tanti casi succede, quello che incuriosisce e colpisce in una foto è quello che non appare.
In questo scatto non si vede granchè dell’edificio, non si capisce a che altezza da terra si trova il soggetto: lo si immagina.
E l’immaginazione costruisce la sua storia. La foto diviene interessante e per alcuni divertente, in diversi commenti si avverte un po’ di preoccupazione per i rischi corsi da questo tizio.
Nonostante la prospettiva di ripresa dalla stessa altezza possa alimentare il dubbio di uno scatto sul piano stradale, l’osservatore raramente pensa ad una situazione di questo tipo.
Sarebbe noioso infatti immaginare il tutto in una finestra al piano terreno e l’idea comune che si sviluppa nella mente di chi guarda è che il ragazzo si trovi in alto, a chissà quale piano, rischiando la pelle per un pisolino.

E’ uno dei tanti casi che insegna quanto sia importante togliere, riuscire a limitare quello che si include nella foto.
Il “levare” stimola ed incuriosisce l’osservatore e, come nella musica, lo costringe ad essere partecipe, ad integrare quello che percepisce con qualcosa di suo, trasformando in qualche modo l’esperienza dell’osservazione passiva in una fruizione interattiva.
Non sempre è facile, ma spesso vale la pena di provarci.

Ah, stavo per dimenticare…
In realtà la foto sopra ritrae veramente un folle.
La finestra, proprio nel palazzo di fronte a dove mi trovavo, era al terzo piano.

:-O

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Three women

Three women - © Copyright 2000 J. Moller

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Three women,
themselves
survivors of the violence,
watch as the remains of relatives
and former neighbors
who were killed in the early 1980’s
are exhumed.

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Voglio tornare ancora sull’argomento del titolo e dell’importanza che le parole possono avere quando accompagnano una fotografia.
E’ stato molto interessante leggere i contributi e la bella discussione che ha accompagnato il mio recente post al riguardo ed ho deciso di voler aggiungere qualcosa, definendo ancora meglio il mio punto di vista sull’importanza del titolo e del testo quando questi accompagnano l’immagine.

La foto sopra è uno scatto appartenente al portfolio “Our Culture is Our Resistance”, un bel lavoro sulla situazione del Guatemala prodotto dal fotografo Jonathan Moller.
E’ un’immagine che con l’aggiunta del messaggio verbale portato dal titolo e dalla sua didascalia, assume un valore ed una carica emotiva molto superiore.

Non tutte le foto hanno bisogno di parole, ma una foto come questa ne viene così arricchita che sarebbe un gran peccato se il fotografo non le avesse messe.

Moltissime fotografie non sono solo mere immagini, sono essenzialmente delle storie. Ma se la storia non viene interamente raccontata da quello che è visibile si rischia di non cogliere la bellezza dell’opera nel suo insieme, magari proprio la bellezza che sta anche nel non far vedere.

Con la breve didascalia ecco che la fossa in cui guardano le donne, il loro legame con i corpi che vengono esumati, il luogo in cui ci troviamo ed anche la data, divengono elementi condivisi con l’osservatore e parte integrante dell’opera.

Non proprio tutte le fotografie raccontano una storia, ma almeno per quanto riguarda le opere che con l’immagine creano nella nostra mente l’emozione e la magia del racconto, credo che le parole siano un complemento, non sempre ma spesso, fondamentale.
Un elemento a cui credo che dovremo sempre più dedicare attenzione ed al cui riguardo anche impegnarci a coltivare una certa capacità creativa.

Per chi volesse approfondire il lavoro di Jonathan moller il suo sito è : http://www.jonathanmoller.org/

 

 

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