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Archive for the ‘Candid portraits’ Category

Stampa e Regime

Stampa e Regime – © Copyright 2013, Pega


Forse è davvero il tre il numero perfetto, specie in fotografia. E’ un numero che ricorre continuamente, sia dal punto di vista tecnico che artistico. Dal frazionamento in terzi degli stop alle regole di composizione, il tre è una costante millenaria sempre valida.
Se segui questo blog potrebbe esserti capitato di imbatterti in un vecchio refrain a proposito dei “tre punti di vista“, oppure in qualche altra farneticazione che oggi vado a riproporti.
Eccoti quindi una personale riflessione, che di nuovo coinvolge il magico numero tre e riguarda i tanti modi con cui possiamo provare a leggere e valutare una fotografia. Può essere anche un esperimento da fare con una propria foto, dopo aver provato a seguirmi in questo sconclusionato tentativo di spiegazione.
Il ragionamento parte dal notare che in molte foto interessanti (definizione del tutto soggettiva), si possono rilevare tre elementi chiave. Sono tre elementi estetici dell’immagine che contribuiscono in modo significativo alla sua capacità di colpire l’attenzione dell’osservatore. Togliendone uno, la foto risulta degradata e meno interessante, se non addirittura banale.

Uso come esempio di questa farneticazione la mia foto sopra. E’ un caso molto semplice dove l’uomo col giornale è il primo elemento, la finestra con le sbarre incrociate è il secondo, mentre la lunga ombra che si proietta sul terreno è il terzo. Tutto il resto non contribuisce granché, è senza dubbio questa la terna chiave della foto. Se eliminassimo uno dei tre elementi, la foto perderebbe gran parte del suo senso.

I tre elementi possono essere qualunque componente dell’immagine, soggetti principali o secondari, dettagli compositivi o aspetti cromatici, come ad esempio un colore, una luce particolare che investe una parete, un riflesso o una forma indistinta visibile attraverso una finestra. Deve essere l’effetto della loro ipotetica eliminazione a farne capire l’importanza.
Nel caso della mia foto, tra i tre elementi chiave è possibile leggere anche una relazione logica, oltre che estetica. E’ un passo ulteriore, non necessario per quello che volevo proporti oggi.

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Oliviero Toscani - © Copyright 2015, Pega

Oliviero Toscani – Copyright 2015, Pega

Per questo weekend ti propongo un tema che non riguarda il cosa o il come, ma il modo in cui il fotografo opera.
La questione di chiedere ed ottenere il consenso da parte delle persone che immortaliamo, o anche di chi gestisce i luoghi che vogliamo rendere oggetto delle nostre attenzioni fotografiche, è un argomento che mi sta a cuore. Il tema che ti propongo per questo fine settimana è quindi: scattare chiedendo il permesso.
Siamo abituati a vagare con le nostre fotocamere o smartphone, fotografare ogni cosa e divertirci con le immagini, ma siamo sempre sicuri che i nostri soggetti siano d’accordo con questa visione? Li stiamo rispettando?
Personalmente sono convinto che sia molto importante comunicare al soggetto le nostre intenzioni e, sebbene non la trovi mai una cosa facile, temo si tratti di una sorta di obbligo. Non parlo di autorizzazioni o model release firmati, in molti casi basta anche solo un cenno o un gesto di intesa.
E’ vero, molti sostengono che questa visione penalizza la spontaneità di certi scatti ma è pure vero che il consenso si può anche chiedere dopo, ed è una cosa che nell’era dei social e della condivisione globale delle immagini, potrebbe rappresentare un indispensabile parametro di educazione.
Insomma ci stai a fare qualche foto chiedendo il permesso in questo questo weekend? Facendolo di proposito, come esercizio insomma? Se ti va, ti invito poi a condividere qui il link al tuo scatto “acconsentito”.
Buon fine settimana!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Hot Dog - By Pega

Hot Dog – © Copyright 2011 Pega


Se è vero che in genere nessuno dovrebbe essere giudice di se stesso, è anche vero che in tema di creatività e produzione artistica, questo non sempre vale.
In fotografia, come in altre forme espressive, l’autocritica è importante, è la necessaria capacità di saper dare un valore al proprio lavoro.
Che si tratti di decidere se cancellare uno scatto o proporlo per un premio, il filtro preliminare che rappresentiamo per le nostre opere è un fattore chiave. Se ci autogiudichiamo con eccessiva severità, tarpiamo le ali al nostro messaggio e al materiale che ad altri potrebbe interessare, se invece siamo troppo generosi finiamo con l’inondare il mondo di roba insignificante. Come fare per tarare questo nostro giudizio?
Il coinvolgimento emotivo che ci lega ai nostri scatti è forse il problema più insidioso. La foto fatta in un momento particolare, associata a certe sensazioni o emozioni, ci appare con dei valori che non sempre sono percepibili dagli altri.
Si può provare a lavorare per arricchire l’immagine con ciò che ci aiuta a trasmettere queste emozioni, come titolo e testo, ma bisogna comunque riuscire a fare un passo indietro e valutarla per quel che è.
Guardare la foto con distacco “come se fosse stata fatta da qualcun’altro” è un inizio. Loderesti l’autore di quello scatto? O lo criticheresti? Cos’è che funziona o non funziona? Che sensazioni e messaggi trasmette? E’ tecnicamente ben fatta? Sono domande che possiamo farci svestendoci dei panni di autore ed indossando quelli di osservatore delle nostre stesse fotografie.

Una delle strade che ho scoperto più efficaci nell’aiutarmi in questo processo di distacco, è seguire il lavoro di un numero maggiore possibile di altri fotografi, osservando regolarmente le loro foto online, ma anche visitando mostre ed esposizioni. Studiare con attenzione le immagini di altri, cercandone pregi e difetti, è un buon metodo per affinare l’autocritica verso il proprio lavoro.
Quando questo volume di immagini osservate diviene un’abitudine costante, allora diventa più naturale vedere le nostre come “solo alcune tra le tante” e quindi è un po’ più facile autovalutarle con obiettività.

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Conosco un sacco di gente che fotografa sconosciuti e pubblica le loro foto online, anche molti altri che mettono sui social immagini o filmati di loro amici o conoscenti. Quasi nessuno, forse incautamente, si preoccupa di questioni legali connesse ai diritti di sfruttamento dell’immagine. Eppure ci sono casi sempre più frequenti di dispute in questo senso.
L’anno scorso avevo visto un interessante video di un esperimento fatto a New York. Una ragazza cammina per strada e viene continuamente importunata: un corto di due minuti che sintetizza dieci ore di passeggiate ed oltre cento tentativi di abbordo (esclusi fischi di apprezzamento ed altre amenità).
Ebbene, questo video ricevette oltre 40 milioni di visite e adesso la protagonista Shoshana Roberts ha intentato una causa da mezzo milione di dollari al fotografo Rob Bliss ed all’associazione “anti molestie” Hollabackper per non averle chiesto alcun permesso scritto. Visto che c’era ha citato anche Google e Youtube.
Evidentemente gli accordi verbali perdono un po’ consistenza quando le cose si fanno grandi.
Medita quando intendi usare l’immagine di qualcuno per i tuoi progetti; potrebbero diventare importanti…
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[Fonte: Daily News]

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Il duello by Pega

Il duello – © Copyright 2011 Pega

E tu chiedi il permesso prima di fare una foto?
Tutti noi giriamo con le nostre fotocamere ed osserviamo, scattiamo, ci divertiamo insomma. Che si tratti di una passeggiata in centro o di un viaggio esotico, ci piace cogliere i dettagli, gli attimi, i colori e le espressioni delle persone, per poi farne qualcosa di nostro, magari condividerli online. Puro piacere personale insomma.
Ma siamo sicuri che i soggetti che immortaliamo siano d’accordo con questa visione? Stiamo rispettando chi passeggia per i cavoli suoi, oppure lavora, magari in condizioni non invidiabili e preferirebbe non essere fotografato?
Non sono sicuro, ma a volte penso che bisognerebbe avere il coraggio di chiedere il permesso, anche solo accennare alla nostra intenzione di fotografare, in ogni caso comunicare al soggetto le nostre intenzioni. E qui sta il punto: la comunicazione tra fotografo e persona ritratta è un fattore che pesa, incide, cambia l’immagine stessa ed è un elemento che rischia di essere smarrito nell’infinito fluire di scatti che caratterizza molto dell’attuale modo di fotografare.
Sì lo so che questo ragionamento porterebbe alla fine degli scatti rubati e di un certo tipo di fotografia di strada, ma è anche vero che oggi, nell’era dei social network e non più dei negativi nel cassetto, prima di immortalare una persona e condividerne l’immagine con l’intero pianeta potrebbe essere educato averne il consenso, al limite anche a posteriori dello scatto. Potrebbe bastare anche solo un’occhiata, un cenno di assenso. Un grazie cordialmente accettato.
E tu che ne pensi? Chiedi il permesso?

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Cartier-Bresson Parigi 1968

Parigi, 1968 – Copyright Henri Cartier-Bresson


Quest’anno voglio augurarti il Buon Natale con una foto scattata da un maestro, un’immagine suggestiva e di incredibile attualità, con un impatto come solo pochi grandi hanno saputo creare.
E’ una foto dove la nostra società è tutta sintetizzata negli sguardi di queste persone. Prova a guardarli con calma uno ad uno, in quel gruppetto ci troverai l’umanità intera.
Cartier-Bresson la realizzò a Parigi nel 1968. Altri tempi ma stesso periodo e… solite facce.
🙂

Buon Natale!

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Ouch !

Ouch ! - © Copyright 2008 Pega


Una buona scusa pronta può sempre servire, così ho deciso di aggiornare con alcune nuove perle, una lista che avevo pubblicato un po’ di tempo fa.

Che tu sia un semplice appassionato o un professionista, il giorno della “cilecca fotografica” può sempre arrivare (o ripetersi), ecco quindi l’idea di raccogliere un po’ di buone scuse da tenere sempre a portata di mano, non si sa mai…
È una lista sicuramente parziale, alcune mi sono state raccontate, altre le ho lette in rete, altre ancora mi è capitato di sentirle con i miei orecchi. Quel che è certo è che qualcuna potrebbe tornare utile una volta o l’altra…

1 – Oh, non c’era granché da fotografare. Ho visto di meglio.

2 – Ah, avessi avuto quell’obiettivo con lo stabilizzatore. Avresti visto che foto!

3 – Non ci vedo più come una volta.

4 – La sposa ha lanciato il bouquet al due invece che al tre.

5 – Ho perso le lenti a contatto.

6 – Mio fratello ha usato la mia macchina fotografica ed ha cambiato la correzione diottrica del mirino senza dirmelo.

7 – Ero posizionato perfettamente quando tutti si sono alzati in piedi!

8 – Proprio in quel momento stavo cambiando l’obiettivo.

9 – Ho esaurito le schede di memoria.

10 – La batteria appena comprata e perfettamente carica ha smesso di funzionare.

11 – Non ho trovato il posto e mi sono perso a causa di un errore del navigatore satellitare.

12 – Mi si è guastata l’automobile.

13 – Il prete aveva detto “niente foto durante la cerimonia”. Come facevo a sapere che lui intendeva “niente flash”.

14 – Ero in bagno.

15 – Non è il mio genere di fotografia.

16 – La mia fotocamera non ha abbastanza megapixel per quel tipo di foto.

17 – C’era poca luce e la mia macchina arriva solo a ISO3200!

18 – Sono troppo basso/alto per i ritratti e le mie foto vengono sempre da una prospettiva sbagliata.

19 – Da quando ho l’IPhone non so più fotografare bene come prima.

20 – C’era troppo rumore e non riuscivo a concentrarmi sulle foto.

Avere sempre delle buone scuse può essere utile.
Hai da suggerirmene qualcun’altra da aggiungere a questo utilissimo elenco?

🙂 🙂 🙂

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Stampa e Regime

Stampa e Regime – © Copyright 2013, Pega

Dopo averti tediato con “i tre punti di vista” del precedente post, eccomi con un’altra personale riflessione, che di nuovo coinvolge il magico numero tre ed ancora riguarda i vari modi con cui possiamo cercare di valutare una nostra fotografia. Se vuoi è anche un esperimento che ti invito a fare, con una tua foto, dopo aver provato a seguirmi in questa sconclusionato tentativo di spiegazione.
Il ragionamento parte dal notare che in molte foto interessanti (definizione del tutto soggettiva), si possono rilevare tre elementi chiave. Sono tre elementi estetici dell’immagine che contribuiscono in modo rilevante alla sua capacità di colpire l’attenzione dell’osservatore. Togliendone uno, la foto risulterebbe degradata e molto meno interessante, se non addirittura banale.

Uso come esempio di questa farneticazione la mia foto sopra. E’ un caso molto semplice dove l’uomo col giornale è il primo elemento, la finestra con le sbarre incrociate è il secondo, mentre la lunga ombra che si proietta sul terreno è il terzo. Tutto il resto non contribuisce granché ed è senza dubbio questa la terna chiave chiave della foto. Se eliminassimo uno dei tre elementi, la foto perderebbe gran parte del suo senso.

I tre elementi possono essere qualunque componente dell’immagine, soggetti principali o secondari, dettagli compositivi o aspetti cromatici, come ad esempio un colore, una luce particolare che investe una parete, un riflesso o una forma indistinta visibile attraverso una finestra. Deve essere l’effetto della loro ipotetica eliminazione a farne capire l’importanza.
Nel caso della mia foto, tra i tre elementi chiave è possibile leggere anche una relazione logica, oltre che estetica. E’ un passo ulteriore, non necessario per quello che volevo proporti oggi.

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Benz Thanachart

© Copyright Benz Thanachart

Lo spunto per il compito fotografico assegnato questo fine settimana nasce da uno scatto del fotografo Thailandese Benz Thanachart. Fa parte del progetto “Surprised Reaction” dedicato alle reazioni umane che Benz ottiene urlando qualcosa di sconclusionato agli ignari passeggeri della metro.
Ed è proprio il tema della sorpresa che ti propongo di esplorare in questo ennesimo weekend assignment.
Aggiungo solo una precisazione: la reazione che ti sto invitando ad immortalare non è detto che debba essere solo di persone ritratte. Sorpresa può anche essere quella indotta nell’osservatore oppure quella provata dal fotografo al momento dello scatto. La fotografia non sempre parla di ciò che si vede nell’immagine.
Insomma, come al solito ti lascio libera interpretazione dell’assignment; fai come più ti piace, l’idea di fondo è sempre la stessa: nutrire la nostra creatività fotografica e poi, eventualmente, condividerne qui il prodotto mettendo il link in un commento.
Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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L'equilibrista

L'equilibrista - © Copyright 2011 Lorenzo Mugna


Hai mai “rischiato” per fare una foto? A tutti può capitare di trovarsi di fronte ad una situazione fotografica che ci chiede di osare e… non sempre ce la sentiamo.
Può trattarsi di mettere a rischio l’ottica o la stessa macchina fotografica (come nel caso sopra di m|art e la sua preziosa Rollei durante l’ultimo Sharing Workshop) come può essere invece, addirittura una questione di incolumità personale.
Lo scatto pericoloso è un’esperienza in cui prima o poi ci imbattiamo e, vista la diversa percezione dei rischi che ognuno di noi ha, ogni caso è storia a sé.
La capacità da coltivare è quella di saper mettere sulla bilancia i rischi ed i potenziali risultati. Mi spiego meglio: saresti disposto a rovinare completamente la tua bella fotocamera in cambio della foto della tua vita? Pagheresti con qualche acciacco uno scatto “assoluto” da copertina?
Sono domande a cui alcuni fotografi amatori e professionisti rispondono senza esitazione, una differenza che probabilmente segna quel confine che li separa dal dilettante, che a volte si lascia scappare un tesoro per non sporcarsi le scarpe in una pozzanghera…
🙂

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