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Archive for the ‘History of photography’ Category

Worldwide pinhole photo daySi avvicina la data della Giornata Mondiale della Fotografia a Foro Stenopeico che quest’anno sarà Domenica 24 Aprile. Si tratta di un evento internazionale creato per promuovere e celebrare l’arte della fotografia pinhole, la tecnica che non prevede uso di lenti ed obiettivi e tende ad usare come macchine fotografiche scatole e barattoli.
Lo spirito è di invitare tutti gli appassionati di Fotografia ad uscire un momento dall’universo sempre più tecnologico nel quale viviamo e partecipare creando immagini con la macchina più semplice che esiste: quella a foro stenopeico.
Costruirsi una fotocamera pinhole non è difficile e con essa si entra in una dimensione molto diversa dal solito, un’esperienza che parte proprio dalla creazione della macchina stessa: una scatola con un piccolo foro e del materiale fotosensibile all’interno; nient’altro.
Puoi trovare tutte le informazioni sul sito Worldwide Pinhole Photography Day dove è possibile cercare anche tra eventi che si terranno in Italia. Al momento sono disponibili workshop gratuiti a Milano, Roma, Perugia, Cuneo, Sarzana e Cagliari ma invito eventuali altri organizzatori a farsi avanti così posso citarli qui.
Io sicuramente il prossimo 24 aprile farò qualche scatto con la mia Pinolaroid, una pinhole istantanea che ho costruito unendo un dorso Polaroid ad una scatola in legno con un foro stenopeico fatto con l’alluminio di una lattina. È un piccolo oggetto magico, capace di fare foto strane e particolari. Ne parlai tempo fa in questo post e tutt’ora mi ci sto divertendo.
Partecipi anche tu al WPPD?

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Bananas Edward Weston

Bananas – Copyright 1930, Edward Weston

Oggi ti ripropongo questa fotografia del grande Weston: Banane.

Molto meno famose del mitico Peperone numero trenta, uno dei massimi capolavori del maestro, le banane sono in confronto una cenerentola.
È un po’ strano come alcune scelte vegetali del grande fotografo americano abbiano goduto di molta più popolarità di altre, eppure è così. Weston si appassionò al filone ortofrutticolo negli anni trenta e lavorò molto a questi soggetti; i numeri che accompagnano le opere parlano chiaro: il peperone passato alla storia fu quello del trentesimo tentativo, le banane si fermarono a diciotto, chissà perché.
Va bene, la banana è più equivoca, forse anche meno fotogenica, eppure è un frutto che vanta una interessante molteplicità di caratteristiche metaforiche, tanto da renderla da sempre protagonista di idee e progetti creativi di molti artisti.
La banana è insomma un bel soggetto che, proprio come la Fotografia, necessita di essere studiato ed approfondito (sbucciato) per poter essere gustato a dovere: un piccolo sforzo per poterne assaporare la vera essenza.
Le analogie non finiscono qui e questo frutto ci ricorda poi che è importante la conservazione in luogo fresco ed asciutto (consiglio particolarmente valido per gli analogici) ed è anche buona norma fare attenzione alle estremità che, come il bianco ed il nero assoluti di un’immagine fotografica, in genere vengono tagliati ed è meglio non farci troppo affidamento.
Ci sono un sacco di altre fantasiose relazioni metaforiche tra la banana e la Fotografia, ed elencarle potrebbe anche essere un divertente esercizio per stimolare la nostra creatività. Perché non provi a darmi qualche suggerimento scrivendomelo in un commento?

🙂

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Helmut Newton selfieL’ormai onnipresente selfie, prima noto come “autoritratto”, non è una gran novità. La storia della fotografia è piena di fotografi che si sono auto-immortalati con la loro fotocamera e, sebbene non tutti abbiano raggiunto le vette di originalità di Meret Oppenheim, quasi tutti i grandi hanno prima o poi ceduto al potere egocentrico dell’autoscatto.
Oggi ti ripropongo un famoso scatto che tempo fa usai per dare il via alla rubrica dedicata ai selfie d’autore, che puoi trovare su questo blog.
In questa foto il mitico Helmut Newton, stranamente abbigliato con un impermeabile da esibizionista, si ritrae con la sua statuaria modella e… la moglie, Alice Springs, seduta ai bordi del set.
È un selfie davvero fantastico, non trovi?

🙂

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

La fotografia è nata con esposizioni lunghe, lunghissime. I primi fotografi si confrontavano con esposizioni di ore, poi i tempi diminuirono ma per interi decenni quella che oggi chiamiamo lunga esposizione era la normalità ed interi minuti erano la prassi anche per un ritratto.
Adesso ci troviamo a poter scattare a velocità di otturatore altissime e possiamo congelare il battito d’ali di un colibrì, ma la lunga esposizione rimane una tecnica affascinante, utilizzabile da tutti in modo creativo.
E così, per questo weekend assignment, ti propongo proprio la “longexp”. Imposta il tuo otturatore su una velocità che risulti lenta rispetto al contesto e prova a fare qualche scatto sfruttando il movimento.
Puoi fotografare qualcosa che lascia una scia luminosa oppure fare un “panning”, puoi muovere la macchina creando effetti strani o anche miscelare varie tecniche, a te la scelta.
Dal light painting alle foto notturne, la lunga esposizione è una tecnica che ogni fotografo dovrebbe imparare a conoscere e padroneggiare, proprio perché è semplice e proviene direttamente dagli albori della fotografia. Forse proprio per questo motivo è così potente e capace di darci così ampie possibilità creative.
In questo fine settimana ti invito insomma a cimentarti secondo questo approccio. Dopo, se ti va, posta in un commento la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”; condividere e confrontarsi è divertente.
Buon weekend!
🙂
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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MOMA corso gratisIo mi sono appena iscritto: è il primo corso online gratuito proposto dal Museo di Arte Moderna di New York ed è intitolato nientemeno che “Seeing Through Photographs” (Vedere attraverso le Fotografie).
La descrizione del corso recita: “Sebbene scattare, condividere e guardare fotografie sia divenuta una seconda natura per molti di noi, il nostro costante rapporto con le immagini non ci rende visualmente colti.
Il corso mira a colmare il vuoto tra il semplice vedere e la vera comprensione delle fotografie, introducendo una diversità di idee, approcci e tecnologie.”
Attraverso sei lezioni, contenenti video, interviste e slideshow, visite virtuali a vari studi di artisti oltre a molto altro materiale, questa iniziativa ci propone una prospettiva diversa sfruttando la ricchezza della collezione del MOMA.
Il corso è condotto da Sarah Meister, curatrice del Dipartimento di Fotografia del museo. Puoi iscriverti gratuitamente da questo link sulla piattaforma di e-learning Coursera e frequentarlo con il ritmo che più ti è congeniale.
Favoloso no?

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Us armyTenete a mente che la fotocamera é solo uno strumento e non può fare niente da sola“, suona proprio un po’ datata ma forse ancora valida questa affermazione fatta dall’istruttore in un video che ho trovato su YouTube.
È un filmato didattico US Army del 1965, destinato ad insegnare i rudimenti della fotografia agli uomini della polizia militare di un’epoca che ci appare come preistorica.
Eppure è un documento interessante, per alcuni aspetti ancora valido, che insegna l’approccio ad una fotografia di scopo senza tanti fronzoli.
Sembra non esserci posto per estro o arte in questo caso, eppure c’è qualcosa, forse una sorta di formale rispetto militare nei confronti dello “strumento”, simile a quello per un’arma. Del resto la fotocamera un’arma può essere, ed anche molto pericolosa se usata nel modo sbagliato.
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Eye of The eyeborg

Solo pochi giorni fa pubblicavo un post sull’uomo con la fotocamera al posto della testa, ed ecco che scopro che la realtà è già oltre…
C’è un tizio canadese di nome Rob Spence che vive con una microcamera impiantata al posto dell’occhio destro, perso in gioventù in un incidente.
Il suo è un vero e proprio esperimento scientifico in continua evoluzione tecnica da anni ed ha raccolto molte attenzioni oltre ad essere stato addirittura premiato come “migliore invenzione dell’anno” dal Time, nell’ormai lontano 2009!
La fotocamera di Spence non è connessa al suo cervello nè sostituisce il suo occhio mancante, è però in grado di trasmettere immagini di tutto ciò che Rob vede ed in pratica è una sorta di versione reale del video che citavo.
Insomma l’Eyeborg è realtà da tempo e ci sono vari interessanti video che lo riguardano, oltre ad un paio di conferenze TED, come quella che ti propongo qui.
Puoi trovare queste e molte altre info sul sito ufficiale del progetto.
Buona visione.
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Once there was

Once there was – © Copyright 2010 Pega


Immagina se Daguerre o Talbot avessero subito inventato la fotografia a colori. Cosa sarebbe successo senza decenni di immagini monocromatiche?
C’è chi pensa che, se così fosse stato, il bianco e nero non avrebbe mai fatto la sua comparsa e ce lo saremmo perso.
Invece, per lungo tempo, i fotografi hanno maturato la loro sensibilià confrontandosi con una delle limitazioni più affascinanti della fotografia. Una limitazione che, insieme ad altre tipiche di questo media, come la profondità di campo, il tempo di esposizione, l’escursione tonale o la stessa inquadratura, rappresenta in realtà una grande ricchezza.

Il bianco e nero, non solo è stato una tappa fondamentale per gli artisti delle immagini, ma è tutt’ora vivo e vegeto.
Lo è così tanto che oggi siamo ad un curioso paradosso: in digitale scattiamo tutte le nostre foto a colori (i sensori sono costruiti per lavorare sempre a colori) e poi usiamo tecniche digitali, elaborate a bordo della macchina o in postproduzone, per trasformarle in un bianco e nero più simile possibile a quello che si faceva, meravigliosamente, con la pellicola monocromatica…

Insomma: la tecnologia che lavora alla ricerca di un perfetto passo indietro, per ritrovare un limite da tempo superato.
A volte il progresso è difficilmente distinguibile dal regresso.

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NY Public Library ArchiveE’ notizia di questi giorni la pubblicazione di un vero e proprio tesoro: una collezione di oltre 180.000 immagini d’archivio che la New York Public Library ha deciso di rendere disponibile a tutti senza alcun vincolo di copyright.
La cosa è resa ancor più fantastica da un potente strumento di visualizzazione (a questo link) che permette di navigare con grande facilità nell’immenso archivio, cercare, previsualizzare e scaricare in alta risoluzione ciò che interessa.
Tutte le immagini sono utilizzabili senza alcun limite e quindi sfruttabili anche a fini commerciali, una vera manna per chi è sempre in cerca di nuovo materiale di qualità.
Adesso vado a farne una scorpacciata 🙂

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20130213-111030.jpg

Era il 17 Dicembre del 1903, sono appena passati centododici anni da quando un certo John Thomas Daniels Jr. scattò una delle foto più famose di tutti i tempi.
John non era un fotografo, anzi quella era la prma volta che aveva a che fare con un apparecchio fotografico. Insieme a tre colleghi della “Life Saving Station” (una sorta di Guardia Costiera del tempo) stava dando una mano ai fratelli Wright sulla spiaggia di Kitty Hawk in North Carolina. Stava per assistere ad un evento epocale: il primo volo di un aeroplano.
La fotocamera, una Gundlach Korona 5×7, era di proprietà dei Wright. Prima del volo, Orwille Wright la sistemò sul treppiede, regolò il fuoco e preparò la lastra, poi spiegò a Daniels come far scattare l’otturatore.
I due fratelli si giocarono a testa o croce l’onore di quel primo volo. Fu Orwille a salire ai comandi, suo fratello Wilbur accompagnò correndo il Flyer mentre si staccava dal suolo.
Daniels scattò la fotografia. Erano entrati nella storia.

Lo sai cosa disse Orwille Wright una volta atterrato? Pensi forse che se ne uscì con qualche parolona o frase storica adeguata a sottolineare un evento così significativo come la realizzazione del sogno di volare? No, niente del genere.
Appena fu di nuovo al suolo Orwille scese dall’aereo e da lontano urlò a John Daniels: “Hai fatto la foto?!

🙂

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