Come un angelo custode un drone ci seguirà, ci osserverà e ci fotograferà. È questo il futuro che prospetta Lily, l’ultimissima novità per chi è selfie dipendente e vuol condividere tutto. Proprio Tutto.
Lily è pronto per osservarci mentre passeggiamo, sulle piste da sci, in bici o in chissà quali altre attività… (e qui la fantasia può “librarsi” senza limiti), realizzando selfie e riprese video. Roba che fino a poco tempo fa avrebbe richiesto attrezzature degne di una produzione hollywoodiana.
Forse la vista del cielo ci verrà a breve negata da sciami di questi aggeggi?
Li vedremo in vendita ad ogni incrocio?
Confidando che la tecnologia abbia anche già pensato a come non farli collidere tra loro, iniziamo a dare degna sepoltura al selfie stick (evvai! 🙂 ).
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Archive for the ‘History of photography’ Category
L’evoluzione del selfie
Posted in Culture, History of photography, Technique, video, tagged angelo custode, Drone, follia, geek, Lily, nerd, selfie, tech on 15/05/2015| 9 Comments »
I due tipi di fotografi
Posted in Culture, History of photography, People, Photography portraits, Street Photo, Technique, video, tagged arte, categorie, classificazione, documentario, fotografia, ispirazione, Jay Maisel, video on 13/05/2015| 8 Comments »
In una recente intervista su Photofocus all’ottantaquatrenne Jay Maisel, leggenda vivente della Fotografia e vincitore di un’infinità di riconoscimenti, ho letto una sua frase:
“Ci sono solo due tipi di fotografie:
quelle che scatti a ciò che che vedi per poterlo condividere,
e quelle che fai per tenerle solo per te”
Se si accetta questa classificazione, si realizza che nel primo caso tutto ruota intorno al soggetto, all’importanza che il fotografo gli assegna ed alle sensazioni che questi confida possano nascere nell’osservatore. C’entrano poco tecnica ed attrezzature, le emozioni dominano.
Nel secondo caso lo scenario cambia, o meglio può cambiare. Le fotografie che scattiamo solo per noi possono contenere anche elementi diversi. In effetti, se la destinazione è solo personale, si è liberi di andare alla ricerca di aspetti particolari che sappiamo potrebbero non avere senso per altri. Cose che non vogliamo o possiamo condividere e che sentiamo non destinate ad essere fruite o capite da osservatori terzi.
E le tue foto? Quanto ricadono nell’una o l’altra categoria?
Comunque sia, eccoti uno splendido breve documentario su Jay Maisel. Sono sette minuti ben spesi.
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Gli scatti Polaroid di Patti Smith
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, tagged difetti, istantanee, Lensculture, mosso, mostra, patti smith, pega, Polaroid, sfuocato on 11/05/2015| 5 Comments »
Mi sono imbattuto in una serie di fotografie pubblicate da Lensculture, con immagini di una mostra del 2008 a Parigi, dedicata alla passione per la fotografia di questa figura cardine della rivoluzione rock anni settanta.
La mostra si intitolava “Land 250”, in onore al modello Polaroid che Patti ha sempre usato. La 250 è classico dei modelli “folding” a telemetro, una macchina a soffietto con corpo in metallo che Polaroid produsse in più versioni per circa un decennio, proprio lo stesso in cui la musica cambiò il mondo.
Essendo anch’io felice possessore di una di queste “vecchie signore” non ho potuto fare a meno di notare, negli scatti di Patti, l’abbondanza di alcuni attributi artistici (non intendo chiamarli difetti eh 🙂 ) che anche a me capita di ricevere in dono. La mia “Zietta” sovente me li propone senza inibizioni sotto forma di mosso e sfuocato proprio come nelle foto di Patti Smith ed io, a volte, tendo ad imputarli alla sua salute precaria. La mia vecchia Polaroid 250 ha subito infatti più di un intervento chirurgico e richiede un uso accorto, pena risultati molto scadenti, ma forse è proprio qui il suo fascino.
Un fascino particolare che caratterizza in modo unico la fotografia istantanea.
L’esperimento delle fotografie senza autore
Posted in History of photography, People, tagged autore, cartellino, fama, fotografia, influenza, mostra on 07/05/2015| 7 Comments »
Nei prossimi giorni si terrà a Morro d’Alba, nelle Marche, un interessante evento, una sorta di esperimento su quanto la notorietà dell’autore influisce sulle nostre capacità di apprezzare un’opera d’arte.
Tra l’8 ed il dieci maggio prossimi, nell’ambito dell’evento Giornate di Fotografia, sarà allestita una mostra intitolata “Senza autore, senza valore?” realizzata con opere di importanti fotografi italiani esposte senza alcun riferimento agli autori, che verranno rivelati solo alla fine dell’evento durante un dibattito.
L’idea delle organizzatrici Simona Guerra e Lisa Calabrese, nata dal voler indagare sulle capacità critiche dell’osservatore, è descritta così nella presentazione:
E’ giusto valutare una fotografia tenendo conto solo dell’autore che l’ha creata? Crediamo di no. Al contrario pensiamo che troppo spesso è il “nome” a decretare l’affluenza a una mostra.
Per tale motivo, in questa insolita esposizione, non ci saranno didascalie né nomi, ma solo fotografie originali di autori italiani più o meno conosciuti.
Solo e soltanto le opere saranno dunque vere protagoniste di questa mostra.
Quello del rapporto tra arte e fama è un gran bel tema, non è un caso il fatto che mi sia già più volte capitato di parlarne. A questa mostra di Morro d’Alba sarebbe proprio bello andarci…
🙂
Sviluppo e stampa in un’ora: specie in estinzione
Posted in Culture, History of photography on 05/05/2015| 3 Comments »

C’era un tempo in cui ne trovavi uno ad ogni angolo, ma adesso sono davvero una specie in via di estinzione.
I negozi dotati di laboratorio di sviluppo e stampa in un’ora (o anche 30 minuti) si diffusero velocemente negli anni ottanta grazie alle macchine automatiche “minilab” introdotte da Kodak e Fujifilm, che permettevano di coprire la grande richiesta che la diffusione della fotografia a pellicola aveva in quegli anni. La qualità non era certo eccelsa, ma la velocità con cui si potevano avere in mano i risultati dei nostri scatti era forse più importante. Un inequivocabile segno dei tempi.
Con l’avvento del digitale, queste attività hanno perso il loro ruolo e subito un forte declino.
Negli Stati Uniti questo risulta come questo il business a peggior decrescita negli ultimi quindici anni ed in tutti gli USA sono rimasti meno di 100 negozi di questo tipo, quando a fine anni novanta erano più di tremila.
Da noi la situazione credo sia simile, nonostante i tentativi di queste piccole strutture di convertirsi alle nuove tecnologie, offrendo servizi di stampa dal digitale.
Cambiamenti inesorabili, estinzioni inevitabili…
Comunque scommetto che anche tu ne avevi uno nei paraggi di casa. No?
Il sorriso in fotografia
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged allegria, cultura, Dagherrotipo, denti, labbra, ritratto, sorriso, storia on 19/04/2015| 7 Comments »
Oggi tutti considerano normale la foto di un sorriso, eppure c’è stato un tempo in cui le cose non stavano così ed i ritratti raffiguravano sempre persone serie. Quella qui sopra è una delle prime fotografie di un uomo che ride. Si tratta di un dagherrotipo realizzato intorno al 1850 ed il tizio immortalato fu bravo a restare così immobile per i circa due minuti che al tempo erano necessari.
I lunghi tempi di esposizione richiesti dalle prime tecniche fotografiche erano una delle ragioni principali dell’assenza del sorriso all’alba della fotografia. Non era facile mantenersi immobili e naturali per gli interminabili minuti richiesti dal dagherrotipo ed una posa rilassata era consigliata dai fotografi stessi. A questo si sommava la ricerca di solennità che il ritratto aveva da sempre richiesto nella tradizione pittorica, in particolare quella cristiana, dove il sorriso non era visto di buon occhio. Al proposito sono significative le parole di Jean-Baptiste De La Salle, sacerdote educatore dei primi del settecento: “Ci sono persone che sollevano così in alto il labbro superiore che i loro denti divengono quasi completamente visibili. Ciò è contrario al decoro, che proibisce di mostrare i denti, dato che la natura ci ha dato labbra con cui coprirli.”
Non erano tempi facili per le persone allegre.
🙂
L’archivio (gratis) del Metropolitan Museum of Art
Posted in Culture, History of photography, tagged arte, cultura, gratis, libri, met, museo, New York, pubblicazioni on 17/04/2015| Leave a Comment »
Perché comprare su Amazon un libro su Van Gogh o sull’Art Decò, magari pagare un sacco di euro, se esiste un un sito internet dove gli stessi titoli sono scaricabili gratuitamente?
L’iniziativa è del Metropolitan Museum of Art di New York che su www.metmuseum.org ha messo a disposizione di chiunque, oltre quattrocento libri d’arte.
Sono pubblicazioni che il museo newyorkese ha prodotto durante cinquanta anni di attività; un catalogo che spazia da monografie sull’arte orientale, ad approfondimenti su Leonardo da Vinci. Naturalmente non manca la fotografia ed io ho subito approfittato, iniziando con un libro su Edward Weston.
Trovo questa cosa semplicemente meravigliosa. Sarà una fonte quasi inesauribile di nuovi spunti.
(Fonte http://www.openculture.com)
Ciao Lanfranco
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, tagged Colombo, diaframma, fotografia, galleria, milano, storia on 09/04/2015| 5 Comments »
Se n’è andato in questi giorni a novantun anni, senza tanto clamore, eppure è stato uno dei grandi della Fotografia italiana ed europea.
Di questa perdita hanno parlato in pochi, io l’ho trovato quasi per caso su Facebook, eppure Lanfranco Colombo è stato un protagonista. Nel 1967 realizzò il suo sogno di grande appassionato di fotografia, creò a Milano la Galleria Diaframma.
Già negli anni precedenti si era distinto come fotografo ed anche come editore, aveva infatti creato l’edizione italiana della famosa rivista americana “Popular Photography”, ma fu la Galleria il suo capolavoro, un luogo che risultò del tutto innovativo per i tempi: la prima galleria d’arte al mondo esclusivamente dedicata alla fotografia.
E’ difficile riassumere la lunga storia di quest’uomo e di questa sua iniziativa: furono decenni di mostre ed eventi dove autori italiani e stranieri, in molti casi di grande spessore, esposero ed in qualche caso fecero il loro esordio per poi percorrere carriere notevoli; sono nomi che vanno da Mario Giacomelli a Gabriele Basilico.
La galleria Diaframma ha aiutato la fotografia italiana a passare dal ruolo di forma d’arte pionieristica, seguita solo da pochi addetti ai lavori, a quello che rappresenta oggi come una tra le principali forme espressive contemporanee.
La cultura fotografica attuale deve molto ai quarant’anni di contributo che “Diaframma” ha saputo dare ed alla strada che negli anni sessanta cominciò ad indicare, rappresentando un punto di incontro da cui sono nate così tante idee.
Ora che Lanfranco Colombo se n’è andato, suonano molto belle le parole a lui dedicate sul suo sito da Wanda Tucci Caselli a proposito del “mito del Diaframma” e di quest’uomo grande appassionato di Fotografia.
Per noi fotografi non è necessario aggiungere Colombo. Lanfranco è, per noi, la Fotografia.
Lanfranco, questo personaggio assurdo, intemperante, logorato da una passione che ci coinvolge tutti, è l’uomo che ha saputo avvicinare amatori e professionisti, che ha dato spazio a ciascuno di noi, sempre su un piede di partenza per conoscere autori, per visitare musei, per proporre incontri: Chi avrebbe conosciuto Cornell Capa, Natan Lyons, Mike Edelson, Neal Slavin, Gisèle Freund se non ci fosse stato lui?
Chi può dimenticare quei pomeriggi in via Brera, i cocktails raffinati e sproporzionati, le soste in cortile a scambiarci opinioni sulle mostre in oggetto? … e i suoi SICOF (Salone Italiano Cine e Foto Orrica, ndr), con lo stile dei belgi, i ritratti dei polacchi, l’archivio di Mosca? e le mostre in progress, sulla danza, sui manichini, sui mondiali ’90? … Chi può sottovalutare l’importanza che poteva avere per un neofita poter esporre accanto ai nomi più noti con un modesto “formato cartolina”? e il fervore di quel SICOF in cui ci si aiutava scambievolmente tra sconosciuti alla ricerca di catene e cornici sempre insufficienti per appetiti sempre più insaziabili?
Gli obiettivi di Kubrick
Posted in Culture, History of photography, People, Technique, video, tagged cinema, lenti, obiettivi, Sta lei Kubrick, storia on 03/04/2015| 4 Comments »
Stanley Kubrick, prima di esprimere tutto il suo talento nel cinema, lavorò come fotografo, e fu in quegli anni che affinò la sua capacità tecnica, in particolare la conoscenza ed uso delle lenti.
In questo video Joe Dunton, studioso ed esperto di tecnica fotografica, ci guida in uno splendido tour tra gli obiettivi che Kubrick usò nell’arco della sua carriera.
Tra questi non poteva mancare il leggendario Zeiss f/0.7, che il regista sfruttò per le scene a luce di candela in Barry Lyndon e di cui ho già avuto occasione di parlare.
Dunton nel video dice: “la conoscenza che Kubrick aveva delle lenti derivava dal suo passato di fotografo: sono gli obiettivi che in effetti “fanno la fotografia”. Le lenti sono la parte più importante nella creazione delle immagini cinematografiche, e lui lo sapeva molto bene”.
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AGGIORNAMENTO: purtroppo da qualche ora il video non è più disponibile e risulta rimosso, non so perché ma è un gran peccato. Mi dispiace. Ho cercato un’alternativa ma il documento che ti proponevo non ha equivalenti, speriamo solo si possa ritrovare in futuro.
Nella ricerca di qualcos’altro da mettere, mi sono imbattuto in uno spezzone di “2001 Odissea nello spazio”, uno dei capolavori di Kubrick. L’ho trovato proprio emblematico ed adatto a questo “post interruptus” di oggi: è la scena in cui HAL9000, il computer dell’astronave, decide di non obbedire a Dave.
“I’m sorry Dave, I’m afraid I can’t do that”
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Venticinque anni di Photoshop
Posted in Black and White, Culture, History of photography, Technique, tagged analogico, bruciatura, burn, camera oscura, digitale, dodge, film, mascheratura, pellicola, postproduzione.photoshop, stampatore on 01/04/2015| 4 Comments »
Era il 1990 e due fratelli, Thomas e John Knoll, decisero di realizzare un programma per aiutare il padre fotografo nel suo lavoro in camera oscura. Nasceva così uno dei simboli dell’elaborazione digitale delle immagini: Adobe Photoshop.
Per commemorare un quarto di secolo di fotoritocco c’è chi ha voluto evocare le radici di questo prodotto, con i gesti che i fotografi “analogici” eseguivano in camera oscura e che il software non fece altro che emulare.
Nell’interessante video sotto, realizzato da Lynda.com, famoso sito di tutorial on line, si vede in che modo venivano abitualmente effettuate le azioni di mascheratura e bruciatura (dodge and burn in Photoshop) che l’operatore decideva di applicare in fase di stampa, ottenendo l’aumento di dinamica che rendeva così particolari gli scatti dei grandi fotografi.
Sono tecniche che gli stampatori professionali applicavano con maestria basandosi sull’esperienza ma anche sull’iterazione di prove e tentativi, metodi tutt’ora usati dai puristi della camera oscura e ben descritti nel famoso testo “The Print” di Ansel Adams, un punto di riferimento per tutta la questione.
E adesso, spegni la luce e… buona visione.
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