Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Technique’ Category

Camera oscuraEra il 1990 e due fratelli, Thomas e John Knoll, decisero di realizzare un programma per aiutare il padre fotografo nel suo lavoro in camera oscura. Nasceva così uno dei simboli dell’elaborazione digitale delle immagini: Adobe Photoshop.
Per commemorare un quarto di secolo di fotoritocco c’è chi ha voluto evocare le radici di questo prodotto, con i gesti che i fotografi “analogici” eseguivano in camera oscura e che il software non fece altro che emulare.
Nell’interessante video sotto, realizzato da Lynda.com, famoso sito di tutorial on line, si vede in che modo venivano abitualmente effettuate le azioni di mascheratura e bruciatura (dodge and burn in Photoshop) che l’operatore decideva di applicare in fase di stampa, ottenendo l’aumento di dinamica che rendeva così particolari gli scatti dei grandi fotografi.
Sono tecniche che gli stampatori professionali applicavano con maestria basandosi sull’esperienza ma anche sull’iterazione di prove e tentativi, metodi tutt’ora usati dai puristi della camera oscura e ben descritti nel famoso testo “The Print” di Ansel Adams, un punto di riferimento per tutta la questione.
E adesso, spegni la luce e… buona visione.
.

Read Full Post »

Scattare una foto tecnicamente perfetta è oggi molto facile, le nostre fotocamere digitali e gli smartphone che sempre ci accompagnano, hanno la capacità di valutare tempi, esposizione e fuoco, meglio di un bravo fotografo. La tecnologia prova a sollevarci da molte di quelle che erano le storiche prerogative umane di scelta in fase di scatto, ma non proprio da tutte: la composizione rimane l’ultimo baluardo.
La scelta compositiva è ancora tutta in mano nostra ed in effetti non è difficile notare proprio questo tra i tratti che contraddistinguono i grandi fotografi, del resto la discussione sulle regole (o non regole) della composizione è antica e risale a ben prima che la fotografia fosse inventata.
In questo breve video che sta girando in rete, il famoso fotografo Steve McCurry ci propone i suoi consigli. Sono nove concetti di base, fondamenti ortodossi, senza pretesa di innovazione. Una via classica alla composizione che si può abbracciare o rifiutare, ma che rimane comunque un punto di riferimento ed uno stimolo da cui partire per creare un proprio stile.
.

Read Full Post »

P6*6Come se non ce ne fossero già abbastanza, ecco un altro motivo per pensare sempre più seriamente ad una stampante 3D.
In rete si trova ogni tipo di progetto già pronto da dare in pasto a queste diaboliche macchinette: dai giocattoli alle armi, dalla bigiotteria alle… macchine fotografiche.
Eh già, proprio il progetto di una fotocamera stenopeica ho trovato, con tanto di files già pronti per stamparsi in casa i componenti di una deliziosa macchina fotografica pinhole.
La P6*6 ha due lunghezze focali: 35 e 50mm. Con la focale 50 ed un foro stenopeico da 0.3mm, risulta avere un’apertura di f/167 ed un angolo di inquadratura di 62 gradi. Usa rotolini 120 e produce immagini quadrate 6×6 medio formato. Carina eh?

Stenopeica stampata 3D

Sul sito Make, puoi trovare il link ai files per la stampa della fotocamera e tutti i passaggi per l’assemblaggio.

Read Full Post »

Millennium Camera by KeatsJonathon Keats è un artista eclettico e geniale, se non lo conosci ti invito a dare un’occhiata al suo curriculum su Wikipedia. Lo scorso anno, a Berlino, aveva dato vita a “Century Cameras”, un progetto fotografico concettuale basato sul posizionamento di cento fotocamere stenopeiche a lunghissima esposizione: cento anni ciascuna. Un’idea folle ed estrema, orientata a lasciare in eredità, a persone non ancora nate, immagini create dal puro passare del tempo: immagini in cui il peso maggiore ce l’avrà ciò che nei decenni tenderà a rimanere più statico ed immutabile.
Queste fotocamere sono molto semplici e rudimentali, dato che nessuna tecnologia complessa potrebbe sopravvivere cosi a lungo, e consistono in un involucro forato contenente un foglio di cartone colorato che “sbiadirà” nelle zone maggiormente esposte, creando un’immagine positiva sintesi di ciò che la fotocamera avrà visto nel corso dei cento anni.
Ma evidentemente per Keats un secolo non era abbastanza e ieri ha superato se stesso presentando, presso l’ASU Art musei di Tempe in Arizona, l’installazione di una fotocamera millenaria: una pinhole destinata a produrre un’immagine a lunghissima esposizione che sarà pronta solo nel 3015.
Trovo questo tipo di progetti davvero affascinante, un incrocio tra arte concettuale, fotografia ed esperimenti con le capsule del tempo.
Siamo di fronte a lassi di tempo pazzeschi, ben oltre ciò che in passato mi era capitato di vedere e, mentre confido in qualche risultato per le “Century Cameras”, ho qualche dubbio sulle reali possibilità di sopravvivenza della fotocamera millenaria. Mille anni sono davvero tanti e, sebbene la tecnica costruttiva sia semplicissima con solo un involucro in metallo, un foro stenopeico praticato in una lamina d’oro ed una superficie coperta di vernice all’olio al posto della pellicola, si tratta davvero una sfida pazzesca.
In ogni caso non ci saremo per vedere i risultati.

Read Full Post »

Architect by Eric Johansson

The Architect – Copyright Erik Johansson

Mi hanno sempre affascinato le creazioni geniali del grande Maurits Cornelis Escher, quelle atmosfere surreali che mettono alla prova il nostro limitato senso dello spaziotempo. Trovo davvero inimitabile Escher, ma devo ammettere che oggi sono rimasto a bocca aperta osservando le opere di un giovane creativo che forse potrebbe essere il suo erede, una sorta di discepolo digitale del mitico incisore olandese.
Eric Johansson è un fotografo svedese a cui la fotografia non basta. Per esprimere le sua arte, Johansson è costretto ad assemblare i suoi scatti, aggiungendo una forte componente manipolatoria ed arrivando ad un risultato del tutto surreale, spesso assurdo, ma di sicuro affascinante.
E.JohansoonL’approccio di Eric è molto libero, senza troppi preconcetti, integralismi o vincoli, ed aperto a tutte le tecnologie disponibili, in particolare quelle della postproduzione digitale.
Fotografia e manipolazione con Photoshop divengono gli strumenti con cui Johansson ottiene le sue opere creative, un processo artistico che Eric spiega bene in questa interessante TED talk. Ascoltandolo è facile percepire la sua vena ed il suo talento, oltre alla distanza che lo separa da chi affronta la manipolazione digitale al solo fine di perfezionare o modificare fotografie mal riuscite.
Closing out by E.JohanssonHo inserito il sito di Eric Johansson tra i miei preferiti e penso proprio che d’ora in poi seguirò con interesse questo tizio segnalando sul blog altre sue opere. Per oggi mi fermo qui, ma non prima di averti invitato a seguirlo nell’esempio di un suo percorso creativo, dando un’occhiata al video che mostra come Eric ha realizzato “Closing Out”, l’inquietante immagine con la pecora che vedi qui a fianco.
.

Read Full Post »

Qual’è la prima regola, la più importante per ogni fotografo, specie se digitale?
Sì, è il backup, il backup!
È la seconda regola? “Ricordarsi di aver seguito la prima regola“.
Ebbene, giusto ieri ho parlato con una persona che ha perso TUTTO con la rottura dell’hard disk del PC su cui aveva l’intera collezione delle sue foto, tutte le sue foto (oltre ad un sacco di altra roba). E così eccomi nel 2015 a reiterare la mia personale missione che prevede di parlarne almeno una volta all’anno, ripubblicando le considerazioni su ciò che ogni fotografo dovrebbe valutare prima di abbandonare al fato il suo prezioso archivio di immagini. Forse sarò noioso, ma lo considero un dovere.

Ebbene, quanto saresti disposto a pagare per riavere l’intero insieme di tutte le tue foto a seguito di un’ipotetica perdita totale? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup delle tue foto? Lo fai in modo automatico o saltuariamente in manuale? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte, se non tutte, le proprie foto digitali,. È roba da mettersi a piangere.
Per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni

Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi molto abbordabili e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD

Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)

E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet

Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

—————

Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.

E non dimenticare di:

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂

Read Full Post »

Foto di gruppo by Livietta

Foto di gruppo – @ Copyright 2013 Livietta

Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative
.

.

Read Full Post »

Digital film conceptI dorsi digitali non sono una novità. Già un decennio fa rappresentavano un promettente campo di sviluppo, poi il veloce successo delle fotocamere digitali li ha relegati ad un ambito specialistico di altissima fascia.
Eppure l’idea di rendere digitale qualunque macchina fotografica analogica non è per niente tramontata, ed anzi pare proprio che questo sia un progetto su cui lavorano in parecchi nel mondo.
Io aspetto con fiducia chi si deciderà a realizzare un dorso digitale universale, sarebbe un’occasione di rinascita per tante 35mm dimenticate nei cassetti ed anche un modo per riscoprire la qualità di alcuni gloriosi vecchi corpi macchina, che sovente non hanno nulla da invidiare alle fotocamere di ultima generazione.
Per il momento la questione rimane a livello di concept e, specie dopo la burla della RE35 risultata poi un fake, c’è sempre prudenza ogni volta che qualcuno si fa avanti con l’annuncio di un prodotto del genere.
So che un giorno o l’altro spunterà su Kickstarter un progetto degno di fiducia, ma per ora non resta che ammirare i vari prototipi che ogni tanto spuntano, come questo realizzato dagli studenti della coreana Hongik University.
Concept dorso digitale 35mm

Read Full Post »

OtturatoreHai presente come funziona l’otturatore della tua reflex? Come si muovono le due tendine? No? Beh allora ho giusto quello che serve. Io lo avrei adorato all’inizio della mia passione fotografica: un breve video dimostrativo in cui il movimento di un otturatore è stato ripreso con una videocamera ad alta velocità da diecimila fotogrammi al secondo.
Capire esattamente come funziona la nostra macchina fotografica non è questione da nerd. Se non si hanno chiari alcuni dettagli ci saranno situazioni in cui non riusciremo ad ottenere i risultati desiderati o, peggio, si subiranno strani ed incomprensibili effetti.
E’ il caso dei fenomeni che l’otturatore introduce nell’uso del flash o anche del curioso effetto “obliquizzante” (rolling shutter) che appare quando si fanno esposizioni molto veloci ad oggetti a loro volta veloci.
Insomma vuoi saperne di più? Allora buona visione!
.

Read Full Post »

Adoro i timelapse e mi affascina il light painting, così quando qualcuno come Darren Pearson mette insieme queste due cose e sfodera un’opera come Lightspeed, non posso che applaudire.
Darren ha impiegato un anno per realizzare questo video in stop motion basato su un migliaio di fotografie a lunga esposizione con light painting. Un lavoro enorme, ambientato in California e portato avanti con grande maestria, capacità grafiche ma anche un certo coraggio. Non è infatti da tutti passare le notti in luoghi remoti, in qualche caso in compagnia degli ululati dei coyotes, muovendo nell’aria per ore una lampadina led.
Per niente semplice.
Chapeau!
.

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »