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White stones

White stones – © Copyright 2009 Pega

Leggo spesso post ed interventi nei forum a proposito del problema dello sporco sul sensore…
Ora, la cosa è di poco interesse per tutti gli analogici e forse anche per chi non ha una digitale a lenti intercambiabili, ma anche per chi invece ha una reflex o una mirrorless, dovrebbe proprio essere un non-problema.
Sì, è vero che il sensore si può sporcare, che è un elemento che si carica elettricamente divenendo un po’ attraente per la polvere, che è delicatino e nasconto nel corpicino della reflex, difficile o forse rischioso da pulire e poi, forse, anche un po’ misterioso e quindi sexy…
Ma insomma, che diamine, è un sensore… è lì apposta.
Non limitiamoci nei cambi di obiettivi, non ci preoccupiamo troppo se c’è vento o un po’ di polvere.
Non permettiamo che la paura di sporcare il sensore ci impedisca di fare un bello scatto, di cambiare dal tele al grandangolo se in quel momento è quello l’obiettivo che ci vuole.
Lo sporco sul sensore, in gran parte dei casi, nemmeno si vede e quando si vede si tratta di macchioline che è facile eliminare in postproduzione.
E poi, se proprio è lurido, al limite basta mandare la fotocamera un paio di giorni in assistenza e passa la paura.
🙂

Night panning

Night landing – © Copyright 2010 Pega

Il volo è stato da sempre il sogno dell’uomo; per millenni le persone hanno guardato il cielo immaginando la meravigliosa esperienza di poter vedere il mondo dal punto di vista degli uccelli, ma oggi questo sogno è realtà. Chiunque può volare grazie agli aerei.
C’è forse qualche motivo da aggiungere per scegliere questo come tema per il centonovantaquattresimo weekend assignment? No.

Puoi decidere di appostarti con il teleobiettivo e realizzare qualche scatto ad un liner di alta quota con la sua bella scia bianca che attraversa il nostro cielo, oppure andare a gironzolare nei dintorni di un aeroporto, per catturare qualche atterraggio.
Non hai niente del genere a portata di mano? Allora ti dico che vale tutto, anche un aeromodello, un giocattolo o anche un origami di carta!
Buon divertimento e, mi raccomando, non dimenticare di condividere anche qui il frutto della tua creatività.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Ne

Forse non ti metterai comodamente sul divano a vedere questo video che oggi voglio riproporti. Forse non lo farai perché sembrano tanti i cinquanta minuti che parlano della vita e del lavoro dei fotografi del National Geographic.
E invece vale tutto il tempo che richiede questo documento realizzato diversi anni fa e dedicato ad un gruppo di professionisti appassionati che ha avuto un ruolo così importante nella storia recente della fotografia.
Tu fai come preferisci, io me lo sono ri-gustato con calma e piacere, dopo averlo visto già qualche anno fa, cogliendo anche l’occasione per rifare un piccolo esperimento: annotarmi, via via, alcune parole chiave, keyword di sintesi dell’intero filmato.
Se non hai voglia di vedere il video puoi sempre accontentarti di queste.
Eccole qua: 🙂

Fascino romantico, difficoltà, rischi, pericolo, una vita pazzesca, malattie, malaria, burocrazia, rapine, violenza, affascinante, problemi, incidenti, insetti, schifo, jungla, scimmie, vermi che si infilano sotto la pelle, talento, arte, gusto, colore, ritratto, intimità, indiscrezione, ravvicinato, bellezza, orrore, abisso, squali, viaggio, tuffi, mare, savana, tenda, fango, erba, carcassa, ossa, cranio, amicizia, ricerca, natura, foresta pluviale, cultura, umanità, lavoro, vita, tragedia, mondo, facce, persone, mondo, globalizzazione, storia, sporco, civiltà, amore, povertà, tempo, gioia, sguardi… insomma: FOTOGRAFIA

Buona visione
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Arriva il KodakCoin

Kodak Ceo 
Kodak potrebbe essere sul punto di introdurre una rivoluzione degna del suo nome.
Dopo aver segnato in modo fondamentale la storia della fotografia, la multinazionale aveva inesorabilmente perso posizioni e smarrito il suo impeto innovativo arrivando, con l’avvento del digitale, addirittura a sfiorare la bancarotta. Ma adesso siamo di fronte ad una interessante novità proposta da questo storico marchio.
Il progetto si chiama KODAKOne e consiste in una piattaforma blockchain progettata come un’anagrafe digitale per custodire ed assicurare la proprietà delle immagini e relativi diritti. Come ogni blockchain che si rispetti, questa sarà tenuta in piedi da un meccanismo basato su criptomoneta, il KODAKCoin, concepita per divenire l’elemento di scambio e remunerazione in questa infrastruttura.
Secondo quanto riportato sul sito Kodak, il sistema userà intelligenze artificiali per garantire sicurezza, velocità ed un continuo controllo del web alla ricerca di violazioni dei diritti delle immagini custodite da KODAKOne.
Il CEO di Kodak, Jeff Clarke, afferma che questo progetto potrebbe rivoluzionare l’intero mercato della fotografia, e la borsa sembra dargli fiducia visto l’aumento del valore dei titoli Kodak di questi giorni.
L’apertura ufficiale della piattaforma sarà il 31 gennaio prossimo, con una prima fase destinata solo ad un gruppo ristretto di investitori.
Interessa? Per ulteriori informazioni ti consiglio di dare un’occhiata e seguire gli sviluppi sul sito www.kodakcoin.com.

Robert Cornelius

Ed eccolo qua il primo autoritratto fotografico mai realizzato, il capostipite degli attuali selfie. Fu realizzato nell’Ottobre del 1839 da Robert Cornelius.
Robert era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di Joseph Saxton e Paul Beck Goddard, imprenditori americani del neonato ma promettente settore della fotografia.
Negli Stati Uniti si stava diffondendo il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (sì, proprio quello del codice telegrafico) ma uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era la lentezza del processo. Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra aggiunta ad una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghissime. Ciò limitava le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perché era davvero difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male visto il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e così la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo del settore.

Ma, oltre a questo contributo tecnologico, ciò che forse più conta è che questo fu il primo autoritratto della storia della fotografia, il primo “selfie”.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

Dolore schiena Secondo molti ortopedici, al mondo ci sono due tipi di persone: quelli che hanno già sofferto o soffrono di mal di schiena, e quelli che l’avranno in futuro.
Che tu appartenga al primo o al secondo tipo, quello di oggi è un video che ti consiglio di vedere. È stato realizzato dal fotografo Jay Perry e contiene ciò che lui considera come il più importante consiglio fotografico mai ricevuto.
Jay, che da alcuni anni fa stava letteralmente impazzendo dal mal di schiena (con aggiunte varie amenità tra cui forte mal di testa), incontrò un medico che individuò il suo problema nell’uso di una borsa fotografica in stile “messenger”, ovvero la classica borsa a tracolla asimmetrica.
La costante asimmetria di peso e di conseguente sforzo muscolare aveva portato Jay in una condizione pietosa da cui si è sollevato iniziando ad usare uno zaino. Una soluzione semplice che ha risolto i problemi di simmetria e magicamente anche quelli della sua dolorante schiena.
Una storia che puo risultare interessante per molti fotografi doloranti ma, sono sicuro, anche a tante altre persone che quotidianamente girano con borse a tracolla, magari accusando chissà cos’altro del loro mal di schiena…
Pensi che la cosa possa riguardarti?
🙂
https://m.youtube.com/watch?v=1Kscn13N_3c&time_continue=5

Fuga coi tacchi by Pega

Fuga coi tacchi – © Copyright 2013 Pega

Ed eccoci al primo weekend assignment del 2018, prima missione fotografica a tema di questo nuovo anno. Il compito che ti propongo in questo fine settimana è a proposito di un soggetto degno di particolare attenzione: i tacchi.
Ai tacchi, di tutti i tipi, stili e forme, è quindi dedicato l’esercizio di “stimolazione fotografica” di questo fine settimana; totale libertà sul tipo di scatto che vorrai fare.a
Scegli tu se realizzare una foto “costruita”, oppure andare in giro a caccia di “esemplari” rari ed interessanti.
E non dimenticare di aggiungere qui, in un commento, il link a qualche tuo scatto!
Buon divertimento!!!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Hpe
Heritage for Planet Earth è un concorso fotografico organizzato da Life Beyond Tourism, fondazione che si dedica allo scambio interculturale ed alla promozione del turismo come mezzo di dialogo tra i popoli, reciproca comprensione ed armonizzazione.
Si tratta di un contest fotografico dedicato alle testimonianza del valore della tradizione, del viaggio come scambio tra culture nel rispetto della diversità e del pianeta.
Ogni mese, durante tutto l’arco del 2018, saranno premiate le due migliori foto, mentre a fine concorso saranno nominati i vincitori assoluti.
Regolamento e premi sul sito del contest.
Buona fortuna!
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Harvey Keitel

Nel film Smoke, una pellicola che forse ha presente chi apprezza il cinema indipendente anni novanta, c’è Auggie il protagonista interpretato da Harvey Keitel, cha una curiosa passione: ogni mattina alle otto precise esce dalla sua tabaccheria, piazza la macchina sul treppiede e fotografa sempre lo stesso scorcio di Brooklyn.
Auggie esegue questa semplice operazione con costanza per anni, estate o inverno, con la pioggia o il sole, conservando e catalogando le foto in album che conserva. Raccolte di scatti apparentemente banali ma che con il tempo divengono una sorta di opera d’arte.

Rivedendo quelle scene ho pensato a quanto valore possano avere la costanza e la perseveranza in fotografia.
Un singolo scatto realizzato sul marciapiede di un incrocio di una grande città può non avere un gran senso se preso da solo ma un lavoro come quello descritto nel film Smoke assume un valore.
È il valore dell’impegno e della passione che il fotografo può iniettare in quella che a prima vista potrebbe sembrare una sequenza di scatti simili. È l’ingrediente della sua quotidiana presenza fisica ma anche quella seppur piccola, appena palpabile, dose di interazione con l’ambiente e le persone immortalate.

È il valore di ciò che gli anglosassoni chiamano commitment e che non di rado caratterizza la produzione di molti artisti.

Rodinal

Rodinal 1917 (by Daniel Keating)

Ti arrischieresti a sviluppare una tua pellicola con un prodotto di cento anni fa?
E’ quello che ha fatto un certo Daniel Keating, dopo aver ricevuto in regalo una vecchia bottiglia di Rodinal, un reagente per negativi in bianco e nero risalente al 1917.
Il prodotto era stato ritrovato in una vecchia cassa di attrezzature fotografiche del primo novecento e Daniel ha voluto provarlo.
La scelta del rullino da sviluppare con tale datata sostanza è caduta su un vecchio rotolino di scatti “di prova” visto anche l’aspetto poco rassicurante del liquido che la bottiglia conteneva: “una poltiglia degna del filtro di una lavastoviglie” scrive Daniel.
Ebbene, dopo un ciclo di sviluppo da un’ora, agitando per 10 secondi ogni 15 minuti ed il classico bagno finale, che Daniel ha fatto con normale tiosolfato di sodio, i risultati sono stati ben oltre le aspettative. Guarda tu stesso sotto! C’è il gattino!
🙂 🙂 🙂

p.s. Tanto per non farsi mancare nulla, Daniel ha scelto di sperimentare questo datato reagente con una pellicola scaduta… 35 anni fa.

p.s.2.  Il gatto si è prestato gratuitamente per l’esperimento.

Gattino - By Daniel Keating

Gattino sviluppato con reagente centenario – By Daniel Keating