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Susan Sontag

Susan Sontag – © Copyright 1975, Peter Hujar

Mi sono riletto uno dei suoi più famosi scritti e così ripubblico qualche considerazione su Susan Sontag, una delle figure più interessanti che il mondo della fotografia abbia mai conosciuto. Non era una fotografa ma un’intellettuale, una scrittrice dal profondo spirito critico ed analitico, capace di una visione innovativa e molto indipendente.
Nei suoi saggi la Sontag propose un approccio all’arte che risultava antiaccademico, spesso in conflitto con il classico stile intellettuale che contraddistingueva (e contraddistingue tuttora) molta critica. Tra le sue idee c’era la necessità di riscoprire un rapporto diretto con l’arte, meno mediato, la ricerca di una componente fisica e sensuale, un discorso che la Sontag portò avanti fin dagli anni sessanta, facendone un obiettivo contestuale al movimento di liberazione ed emancipazione sviluppatosi in quel periodo.
Negli anni ottanta sviluppò una importante relazione con la fotografa Annie Leibovitz. Fu un rapporto affettivo ma anche una sorta di simbiosi culturale che portò le due donne a scambiare esperienze e visioni inserendole nel vivace contesto artistico di quegli anni.

Sulla Fotografia_sontagSe ne hai voglia ti consiglio vivamente il breve ma sostanzioso saggio che la Sontag scrisse nel 1973 intitolato “Sulla Fotografia“. E’ un libretto che rimane attualissimo e che, a mio parere, non dovrebbe proprio mancare sul comodino (non la libreria) di ogni fotografo.
Eccotene un passaggio:

“L’umanità si attarda nella grotta di Platone, continuando a dilettarsi, per abitudine secolare, di semplici immagini della verità. Ma esser stati educati dalle fotografie non è come esser stati educati da immagini più antiche e più artigianali: oggi sono molto più numerose le immagini che richiedono la nostra attenzione; l’inventario è cominciato nel 1839 e da allora è stato fotografato quasi tutto, o almeno così pare; questa insaziabilità dell’occhio fotografico modifica le condizioni di prigionia in quella grotta che è il nostro mondo; insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val la pena guardare e di ciò che abbiamo il diritto di osservare; la conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come antologia di immagini; nelle fotografie l’immagine è anche un oggetto, leggero, poco costoso, facile da portarsi appresso, da accumulare, da conservare
Le fotografie sono forse i più misteriosi tra gli oggetti che formano, dandogli spessore, quell’ambiente che noi definiamo moderno. Esse sono in realtà esperienza catturata, e la macchina fotografica è l’arma ideale di una consapevolezza di tipo acquisitivo.
Fotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabile con il mondo una relaziona particolare che dà una sensazione di conoscenza, e quindi di potere.”

Art ain't easy

Art ain’t easy – © Copyright 2009 Pega

Ti ispira l’idea di cimentarti in una piccola missione fotografica? Che ne dici di provare a scattare secondo un tema assegnato?
Il weekend assignment è una piccola tradizione di questo blog, e quello di questo fine settimana è dedicato all’arte di strada, in qualunque sua forma.
Non solo graffiti, le forme di street art sono tante: dalle sculture alle installazioni, dalle forme d’arte temporanee dei madonnari, alle modifiche creative ai cartelli stradali.
In questi giorni prova a dedicare qualche tuo scatto a queste espressioni artistiche; esci e fai qualche scatto con questa “missione in mente”, come se dovessi fare un micro reportage su questo fenomeno nella tua città.
Come sempre ti invito poi a selezionarne una e condividerla in un commento.
Buon weekend!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

speleoIl grande Paul Strand una volta disse: “la decisione più importante del fotografo è dove piazzare il treppiede“.
Ebbene, c’è chi sceglie luoghi dove nessun uomo è mai stato prima e rischia molto, ma il risultato è straordinario.
Jonas Pedersen è un fotografo subacqueo specializzato in immersioni in grotta, una delle attività più pericolose in assoluto che possano venire in mente ad essere umano. In questo breve video, realizzato al seguito dell’esploratore subacqueo Christoffer Brenna, Pedersen ci porta in un luogo accessibile davvero a pochi: il sistema di grotte subacquee di ‘El Toh’ in Yucatan.
Sono immagini mozzafiato, che arrivano da un posto che è davvero complesso e pericoloso raggiungere, tanto che questo tipo di attività è spesso assimilata all’esplorazione spaziale.
Fa pensare il fatto che, solo pochi anni fa, queste riprese non sarebbero state così spettacolari, la splendida qualità delle immagini è infatti anche frutto della sensibilità messa a disposizione dagli odierni sensori, visto che l’intero video è stato girato a ISO 50.000!
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Ciao Muhammad

Muhammad Ali

Copyright Bob Thomas/Getty Images

Se n’è andato anche lui, in questo 2016 bisesto che sta falciando a più non posso.
Muhammad Ali è stato definito come il più grande sportivo del novecento ma forse é, ad oggi, il più grande di tutti i tempi. Credo però sia giusto ricordarlo in particolare come protagonista delle sue battaglie, una lotta civile e non violenta che andò ben oltre il ring e lo rese un eccezionale soggetto fotografico, regalando notevoli soddisfazioni a molti fotografi del suo tempo.
Lo voglio salutare con questo emblematico scatto di Bob Thomas, che lo ritrasse così nel 1963, nell’ambito di una polemica che descriveva Ali come eccessivamente propenso a “parlare troppo”.
Puoi trovare questa ed altre storiche foto di Muhammad Ali in una splendida galleria pubblicata dal Guardian, con cui l’editor del magazine ha deciso di omaggiare il grande campione scomparso.

giphy In questi giorni di primavera perturbata, non sono mancati tuoni e temporali. Molti fotografi sono affascinati dal fenomeno del fulmine e dai vari modi che ci sono per provare a fotografarlo.
Tipicamente si sceglie di piazzare il treppiede per scattare impostando un tempo di esposizione lungo e si fanno molte foto, nella speranza che un lampo cada nel momento giusto.
Un’altra tecnica è quella del “pistolero“, che richiede buoni riflessi e prevede di scattare appena si percepisce il lampo: molte foto sbagliate ma anche un’esposizione più realistica garantita dai tempi di esposizione più rapidi.
Nel video sotto c’è però un’altro spettacolare modo di catturare il fulmine: una ripresa ad altissimo numero di fotogrammi al secondo, per la precisione 7.000, realizzata dal Professor Ningyu Liu membro del Geospace Physics Laboratory del Florida Institute of Technology. Con questa tecnica si apre la strada all’osservazione di tutti i dettagli del fenomeno, tracce che normalmente non sono percepibili ad occhio nudo ma che spiegano anche la dinamica di questa affascinante espressione della natura.
Il video dura circa 45 secondi e la velocità di riproduzione è l’equivalente di 700 frame al secondo. In pratica 10 secondi di video equivalgono ad un secondo nella realtà.
Questo tipo di riprese dimostra l’effettivo meccanismo del fulmine ed è affascinante vedere come tutto inizi con una serie di scariche dall’alto che “aprono la strada” al fulmine vero e proprio che divampa dal terreno.
Bello eh!
Occhio però a fare foto in queste situazioni, mi raccomando, prudenza!
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The pointbreaker

The pointbreaker – © Copyright 2011 Pega

Un sorriso così non lo fingi, non riesci a trattenerlo, ti si stampa in faccia schietto e genuino, con un’energia che arriva diretta a chi guarda, o… fotografa.
E’ l’espressione di chi ha appena fatto qualcosa di bello, divertente, qualcosa di davvero appagante.
Quella sopra è una foto che pubblicai un po’ di tempo fa sul mio album Flickr. Molti commenti ricevuti convenivano su ciò che anche a me era parso subito dopo lo scatto: una foto che mette di buonumore, il frutto di un colpo di fortuna nel riuscire a carpire un’espressione così vera ed empatica, capace di strappare un sorriso quasi a chiunque.
Ma non è mio il merito.
Tutto sta nella condizione in cui si trovava il soggetto della foto, quegli istanti in cui tornava stanco ma felice, da una magnifica cavalcata sulle onde.
E’ questa energia che trovo sia bellissimo cercare e trovare per un certo tipo di ritratti, un aspetto che si fonde nella foto in modo difficile da descrivere a parole ma che può essere percepito con facilità da chi osserva.
Prova a cercare questa condizione negli attimi che seguono momenti belli ed appaganti. Scegli tu quali e con chi, poi scatta, ma senza lasciare che la macchina fotografica perturbi troppo il momento.

Saranno foto intense e magari anche intime, forse non sempre adatte ad essere condivise on line, ma di sicuro significative.

Stupore trioculare - Copyright , Pega

Stupore trioculare – © Copyright 2011, Pega

Esiste la Fotografia Demenziale? Certo che esiste!
Sebbene vagamente demodé, esistono e sono tuttora vive, varie forme d’arte definibili come “demenziali”. Per esempio io sono cresciuto accompagnato da un sottofondo di Rock Demenziale, ma sono sicuro che anche tu hai avuto occasione di incrociare qualche forma espressiva di questo tipo: dalla comicità alla poesia, dal cinema alla musica; il demenziale arriva da un lontano passato ma non è mai stato di moda e forse mai lo sarà. Eppure oggi ti propongo proprio questo per il weekend assignment: la foto demenziale.
Spiegare cos’è in modo univoco non è facile, lo stesso Roberto Freak Antoni, storico fondatore e leader degli Skiantos, ne dette una definizione tutt’altro che chiarificatrice:

Demenziale può somigliare a “surreale” ma anche a “banale” e a non–intellettuale… Che sia una specie di post–dadaismo artigianale, imbastito da volonterosi Indiani Metropolitani? Che sia una specie di punk–rock ironico, sarcastico, un po’ caustico e un po’ barzellettaro? Una scopiazzatura simil–patafisica ? Il demenziale è un cocktail di pseudofuturismo, dada, goliardia, improvvisazione, performance a-logica, ironia da avanspettacolo, poesia surreale (soprattutto cretina) incidenti a caso, sciocchezze e gazzarra, paradossi a colpi di genio.

Dunque come svolgere questo assignment? Non c’è che un modo: nella totale libertà di esprimere il demente che abbiamo dentro!
😀 😀 😀

Buon fine settimana!

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Come al solito ti invito poi, se ti va, ad inserire il tuo scatto in un commento qui sotto. Condividere è sempre divertente.

Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Tatoo Master

Tatoo Master – © Copyright 2009 Pega

Il sorriso è un tratto unico dell’essere umano, nessun’altra creatura di questo pianeta ne dispone. Sorridere è al tempo stesso semplice e naturale ma non sempre facile. I bambini ridono in media 400 volte al giorno mentre gli adulti solo 15, è forse per questo che i primi sono così belli in foto?
Da appassionato di ritratti trovo molto importante la questione del sorriso ed anche la sua evoluzione nella storia della fotografia. Dietro al sorriso c’è libertà, luce, voglia di aprirsi e condividere; è un linguaggio universale e per qualcuno si tratta di una risorsa preziosa anche in momenti di difficoltà. Un antico proverbio africano recita: “Hai un dente solo? Sorridi almeno con quello!”

Invitiamo i nostri soggetti a sorridere, scherziamo con loro, mettiamoli a loro agio cercando di immortalare quella scintilla negli occhi.
Come fotografi impegniamoci di più a cercare il sorriso, quello vero e sincero, magari dandone esempio. Le foto più belle delle persone con cui entriamo in contatto sono proprio quelle in cui c’è il loro sorriso.

I backstage sono la mia passione, anche quelli che provengono dal frenetico mondo della fotografia fashion. In questo breve video la protagonista è la top model canadese Coco Rocha, famosa per la sua capacità di sfoderare pose “freestile” in vorticose sequenze.
Non so se ti è mai capitato di vederla in azione. In questo caso, filmata durante uno shooting per la copertina di una rivista di moda, esegue 19 pose in trenta secondi.
Anche questo è fotografia… Tu che dici?
:-O

Leone

Lion – © Copyright Chris Johns / National Geographic


Mettendo in ordine vecchie riviste, mi trovo in mano un allegato al National Geographic di cui parlai tempo fa. È dedicato al famoso fotografo Chris Johns e tra le tante bellissime immagini, c’è questa foto.
E’ un leone che si muove fiero e deciso, un forte vento investe la sua criniera facendogli socchiudere gli occhi. L’atmosfera è quella di una tempesta di sabbia; sembra quasi di poterla percepire, sentendone il sibilo.
Johns accompagna questo scatto con un breve aneddoto: spiega che in quell’occasione scattò tre interi rullini a quel leone nella polvere, rovinando anche un’ottica e danneggiando la sua fotocamera, per tirarne fuori solo una foto buona, questa.
E’ una grande lezione che possiamo apprendere, un esempio di come l’istinto e l’esperienza possano guidare il fotografo nell’insistere a seguire e scattare ad un certo soggetto, anche in condizioni scomode o difficili, quando però si percepisce il sussistere di un’opportunità fotografica da cogliere fino in fondo.
Un insegnamento che, specie chi fotografa in digitale deve valutare, rallegrandosi di quanto ora, rispetto ai tempi della sola pellicola, sia tanto più facile continuare a scattare senza preoccuparsi troppo…
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(Chris Johns, dopo una splendida carriera come fotografo del  National Geographic Magazine , è stato nominato nel 2005 direttore (editor in chief), divenendo quindi il primo fotografo ad aver assunto questa carica nella storia della prestigiosa rivista)