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Posts Tagged ‘fotografia’

Acufene by Pega

Acufene – © Copyright 2014, Pega

Può il divano essere un tema fotografico? Beh, certo che sì ed è proprio questa la riposante piccola sfida che ti propongo per il centoquarantacinquesimo weekend assignment.
Divano, sofà, ottomana, canapè, poltrona imbottita ad almeno due piazze, chiamalo come vuoi ma deve essere lui, il millenario simbolo del relax, il protagonista assoluto di qualche tuo scatto creativo del fine settimana.
Attenzione, il tema è il mobile ma questo potrebbe anche non essere il soggetto manifesto nell’immagine, quindi caratterizzarla anche senza essere visibile. Cosa intendo? Voglio dire che la foto a tema “divano” potrebbe anche essere uno scatto (o una serie) realizzata “dal” divano, oppure un’immagine dove questo oggetto gioca comunque un ruolo fondamentale anche senza essere il soggetto formale. Bella spiegazione confusa eh 😀
Comunque sia, buon divertimento e… buon addivanamento!

p.s. Come al solito l’invito è poi a condividere i tuoi scatti a tema. Inserisci, in un commento, il link alla tua foto.

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Us armyTenete a mente che la fotocamera é solo uno strumento e non può fare niente da sola“, suona proprio un po’ datata ma forse ancora valida questa affermazione fatta dall’istruttore in un video che ho trovato su YouTube.
È un filmato didattico US Army del 1965, destinato ad insegnare i rudimenti della fotografia agli uomini della polizia militare di un’epoca che ci appare come preistorica.
Eppure è un documento interessante, per alcuni aspetti ancora valido, che insegna l’approccio ad una fotografia di scopo senza tanti fronzoli.
Sembra non esserci posto per estro o arte in questo caso, eppure c’è qualcosa, forse una sorta di formale rispetto militare nei confronti dello “strumento”, simile a quello per un’arma. Del resto la fotocamera un’arma può essere, ed anche molto pericolosa se usata nel modo sbagliato.
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ND L’idea è semplice e frutto dell’esperienza creativa di Paul Rutherford, un fotografo freelance di Boston.
Quando si fanno foto a lunga esposizione in condizioni di netto contrasto tra due zone dell’immagine, l’uso di un filtro ND (neutral density) graduale è spesso fondamentale e consente di ridurre l’esposizione della parte luminosa che altrimenti verrebbe bruciata. Caso tipico: il cielo in un’inquadratura di panorama.
Non sempre però abbiamo a disposizione un filtro di questo tipo ed ecco l’idea di Paul: usare la mano.
Vuoi ridurre l’esposizione del cielo per il tuo scatto di circa trenta secondi altrimenti questo verrebbe completamente bianco? Copri con la mano il cielo per circa metà del tempo di esposizione, magari aiutandoti guardando la scena sul “live view”. Con qualche tentativo ed un minimo di pratica si ottengono risultati notevoli; una tecnica creativa tutta da esplorare.
Nel video un esempio. Facile no?

[Fonte: Petapixel]

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Vertigine by Pega

Vertigine – © Copyright 2013, Pega

Qual è l’ultima vera possibilità creativa, la scelta più importante rimasta oggi al fotografo? Cos’è che le fotocamere non sanno ancora fare da sole, adesso che qualsiasi smartphone o compattina riesce a gestire perfettamente fuoco, colore, tempi ed esposizione?
Ci è rimasta solo la scelta del contenuto, siamo arrivati al nucleo, espresso attraverso la scelta dell’inquadratura. La composizione è l’ultima vera frontiera tecnica presente al momento dello scatto. Tutti gli interventi successivi, creativi o meno, sono forme di manipolazione a posteriori.
Pensaci un attimo: la scelta di come inquadrare il soggetto, cosa escludere dal fotogramma e come comporre l’immagine, è l’unica sopravvissuta tra tutte le azioni creative che un tempo spettavano solo al fotografo. Erano decisioni soggettive, responsabilità non banali che costringevano a studiare, capire ed imparare, erano espressioni di libero arbitrio. Oggi è rimasta solo la composizione ad essere sempre e comunque nelle mani di chi fa la foto.
Naturalmente potrai dirmi che si può scattare in manuale e che è ancora il fotografo ad individuare il soggetto e scegliere cosa o chi ritrarre, ma resta il fatto che gli automatismi hanno tolto a molti fotografi una bella fetta di responsabilità, lasciando solo quest’ultimo baluardo della creatività, un ambito decisionale che può rendere uno scatto bellissimo o banale, quasi a prescindere dal soggetto.
Ed è forse questo il punto. La composizione è l’ultima fortezza perché è la più alta e complessa delle questioni. Basta dare un’occhiata a quanto è stato scritto e pubblicato al proposito, per capire che non si tratta di un tema facile da affrontare. Di teorie e regole ce ne sono tante, dalla sezione aurea alla regola dei terzi, dal decentramento del soggetto alle teorie Gestaltd, ma la magia dell’immagine resta sfuggente, spesso legata proprio alla violazione di alcuni schemi precostituiti.

Chissà se queste considerazioni rimarranno valide a lungo. Non ci giurerei. Anche la libertà di composizione è a rischio e forse è una frontiera già parzialmente violata. Esistono infatti già fotocamere che impediscono di scattare se l’orizzonte è inclinato e si occupano di selezionare automaticamente lo scatto “migliore”: quello in cui tutte le persone del gruppo sorridono…

😐

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Cielo, mio marito!

Cielo, mio marito! – © Copyright 2011 Pega

Rieccoci con “l’assegnato fotografico”, la mia tradizionale e periodica proposta per provare qualche scatto “a tema” nel weekend. L’idea alla base di questa rubrica è che fotografare con in mente una piccola missione da svolgere, sia utile per far nascere nuovi spunti creativi.
Oggi il tema è potente, universale e multiforma: il piacere.
Esistono molti tipi di piacere, ognuno di noi ne ha un concetto personale, privato, difficilmente condivisibile fino in fondo. Certo è possibile parlarne, esprimersi ed anche mostrarne gli effetti ma è molto arduo confrontarsi data l’estrema soggettività del tema. E poi, il piacere ha nature diverse, può essere fisico e tangibile, legato ai sensi ed al nostro corpo, ma può essere anche solo mentale.
E’ dunque possibile fotografare il piacere? Che sia il proprio o quello degli altri, di sicuro ci si può almeno provare, affrontando questo tema molto liberamente, magari sforzandosi di non scivolare sul banale e piuttosto cercando l’ironia.
Lo so, stavolta è un assignment difficilissimo, ma forse proprio in questa sfida può stare il… piacere 🙂

Bene, come sempre, ti invito a condividere i tuoi scatti a tema e per farlo non hai che inserire, in un commento, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra fonte che ospita le tue foto.

Buon divertimento!

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Pablo PicassoPablo Picasso diceva “i buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano“.
La creatività, intesa come “capacità di creare”, è un processo naturale e come tale non è discontinuo: niente si crea dal nulla. Detto questo è facile comprendere come la nostra immaginazione, di fatto, lavori sulla base di ciò che già conosciamo ed ogni creazione artistica non sia altro che una sorta di rielaborazione evoluta di qualcosa di già esistente.
Anche le situazioni più immaginarie o le creature più fantasiose create dalla nostra mente altro non sono che incroci di fenomeni o esseri reali, ed accettare tutto questo è un passo di consapevolezza che Picasso espresse in modo perfetto.
Il copiare-prendere in prestito-rubare in genere avviene in modo inconsapevole: l’artista percepisce ed osserva ciò che incontra, ad esempio la natura o il lavoro di altri, assorbe come una spugna, poi introietta, magari rimuove e dimentica. Poi passa alla fase successiva fatta di rielaborazione e trasformazione, effettuando un’opera di remix da cui scaturisce qualcosa che può essere percepito come originale e nuovo.
Ho trovato molto interessante il video che trovi sotto, tratto da una conferenza TED a proposito di tutto ciò. E’ una lezione tenuta da Kirby Ferguson, scrittore e regista, che ci prende per mano in un viaggio affascinante nei percorsi della creatività.
Sono riflessioni che possono scuotere quello che è il concetto stesso di “originalità”, in particolare se applicati al mondo della fotografia, dove la questione è tabù e spesso fonte di polemiche.
La creatività viene da fuori e non da dentro, dipendiamo gli uni dagli altri; i musicisti, gli scrittori come anche i cuochi l’hanno capito da secoli. Per molti fotografi accettare tutto ciò non è un atto di mediocrità ma una liberazione.
Per chi mastica poco l’inglese questo è il link alla versione sottotitolata del video.
Prenditi 10 minuti e guardatelo tutto, con calma, fino in fondo, ne vale la pena.
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Leaving the shore

Leaving the shore – © Copyright 2009 Pega

Oggi, oltre a quello della polemica, corro il rischio di impantanarmi in una serie di vaneggiamenti su arte ed espressione creativa, ma così è, quindi taglio corto andando al sodo con una domanda: c’è forse un confine strutturale all’espressione artistica? Intendo un limite che l’artista deve per forza rispettare per mantenersi dentro alla “sua disciplina”?
Cerco di spiegarmi meglio: è davvero così importante questa voglia di classificare l’arte secondo schemi precisi? Un musicista, per essere tale, deve limitarsi alla produzione di opere sonore, o può espandere la sua creatività in altre forme come ad esempio la poesia o le arti visive? Può un poeta sconfinare e decidere di accompagnare con ritmo e note le sue composizioni? Un fotografo può arricchire le sue immagini con testo e magari anche musica o effetti sonori?
Specie in ambito fotografico i puristi abbondano e di fronte a certe domande non mancano mai le esclamazioni: “Un fotografo deve essere un fotografo!”, “Le immagini devono parlare da sole!”, “Se c’è bisogno di scrivere allora le immagini non sono abbastanza buone!”.
Perché il mondo della fotografia si impone questi dettami? Forse il cinema migliore e più “puro” è quello muto?
Porto avanti da un po’ questo mio punto di vista, adoro i Fotografi che senza paura arricchiscono i loro scatti con testi e descrizioni, e rimango affascinato anche da qualche esperimento di contaminazione sonora, anche se è un terreno difficile.

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Once there was

Once there was – © Copyright 2010 Pega


Immagina se Daguerre o Talbot avessero subito inventato la fotografia a colori. Cosa sarebbe successo senza decenni di immagini monocromatiche?
C’è chi pensa che, se così fosse stato, il bianco e nero non avrebbe mai fatto la sua comparsa e ce lo saremmo perso.
Invece, per lungo tempo, i fotografi hanno maturato la loro sensibilià confrontandosi con una delle limitazioni più affascinanti della fotografia. Una limitazione che, insieme ad altre tipiche di questo media, come la profondità di campo, il tempo di esposizione, l’escursione tonale o la stessa inquadratura, rappresenta in realtà una grande ricchezza.

Il bianco e nero, non solo è stato una tappa fondamentale per gli artisti delle immagini, ma è tutt’ora vivo e vegeto.
Lo è così tanto che oggi siamo ad un curioso paradosso: in digitale scattiamo tutte le nostre foto a colori (i sensori sono costruiti per lavorare sempre a colori) e poi usiamo tecniche digitali, elaborate a bordo della macchina o in postproduzone, per trasformarle in un bianco e nero più simile possibile a quello che si faceva, meravigliosamente, con la pellicola monocromatica…

Insomma: la tecnologia che lavora alla ricerca di un perfetto passo indietro, per ritrovare un limite da tempo superato.
A volte il progresso è difficilmente distinguibile dal regresso.

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Twittering and noise

Cinguettio e rumore - © Copyright 2010 Pega


La prossima volta che vedi qualcosa che cattura il tuo occhio fotografico, non esitare, non rimandare, non procrastinare.
Che tu stia passeggiando, guidando la macchina o una bici, fermati e fai subito quello scatto. Subito sì, perché alcune delle cose che ci capita di notare e che ci stimolano un’opportunità fotografica, sono sovente una combinazione complessa di elementi che potrebbero non riproporsi mai più.
La luce, emozioni, persone o oggetti, una situazione particolare…  non è detto che questo insieme di fattori si combini nuovamente in futuro o che tu possa di nuovo essere lì per fare quella foto.
Specie quando hai con te l’attrezzatura ed hai fatto lo sforzo di prenderla e portartela dietro, non lasciare mai che la pigrizia ti impedisca di fare una foto. Monta la lente giusta, cerca l’inquadratura e scatta.

Segui il tuo istinto creativo, coltivalo lasciandogli realizzare le immagini che sa intravedere.
Un minuto di ritardo ad un appuntamento o sul rientro a casa sarà un piccolo prezzo che un giorno potrebbe essere ampiamente ripagato.

🙂

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Non è proprio un titolo da rubrica “cinema e fotografia”, ma solo un simpatico video quello che ti propongo oggi. Realizzato dal fotografo francese Serge Ramelli è una breve scenetta a proposito di quanto le dimensioni dell’attrezzatura svolgano un ruolo che, a volte, va un po’ oltre la mera necessità tecnica…
Mai assistito a niente di simile? Io dico di sì!
🙂

[Fonte: ISO1200]

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