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Posts Tagged ‘concetto’

Ascesi

Ascesi – © Copyright 2012 Pega

La calma non è solo la virtù dei forti, è anche una delle migliori armi del fotografo: rallentare e sapersi guardare intorno, trovare il tempo per vedere oltre ed osservare i dettagli, ma anche divenire capaci di arrivare a trasmetterla la calma, con le nostre immagini.
Non è certo detto che poi questo sia per forza lo stile di tutti ma è innegabile che l’affrontare questo tema sia una sfida interessante ed è proprio per questo weekend assignment che ti propongo questa idea, in particolare quella di provare a trasmettere all’osservatore il concetto di calma.
Se per comunicare dinamismo o rapidità il fotografo ha varie frecce al suo arco, ad esempio il mosso o il panning, con la “calma” la via è forse più da cercare nel concetto che non nell’effetto.
In questo weekend prova a cimentarti con immagini che trasmettano all’osservatore l’idea di calma, magari esercitando questa virtù proprio mentre ti applichi a tutto ciò.
Come sempre ti invito poi a postare la tua foto condividendola in un commento qui sotto. Confrontarsi con gli altri lettori del blog è sempre interessante.

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In attesa del suo titolo

In attesa del suo titolo – © Copyright 2017, Pega

Una foto senza titolo è come una frase incompleta, può avere senso ma anche no. A qualcuno può trasmettere moltissimo, lasciando spazio alle sue proiezioni, mentre altri potrebbero esserne ingannati ed attribuirle un significato lontano da quello concepito in origine dall’autore.
Non è mia intenzione togliere valore alle foto senza titolo, ho il massimo rispetto per chi afferma che le immagini ben riuscite non devono aver bisogno di parole ed adoro quei rari scatti “assoluti” che comunicano in modo perfetto ed universale senza bisogno di nient’altro. La mia personale opinione però è che foto e parole siano un connubio meraviglioso, un po’ come succede con la musica.
Di questo tema mi è capitato di scrivere più volte, come in questo vecchio post, ma oggi voglio proporti un esperimento, una sorta di esercizio se vuoi, qui sul blog.
Inizio io, proponendoti una mia foto a cui, ancora, non ho saputo dare un titolo. E’ un’immagine che attende di essere completata da una o più parole, quelle che che rappresenteranno “il suo titolo”
Un po’ come quando un musicista sottopone la sua idea ad un paroliere (ed a volte ne viene fuori qualcosa di bello a quattro mani) oggi sono a chiederti un contributo: prova a proporre un titolo.
Non dobbiamo per forza fare un capolavoro, è solo un esercizio. Poi magari mi proponi qualcosa di tuo e sarà il mio turno.
🙂

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Magritte

Falso specchio (olio su tela) – Renè Magritte 1928

C’è un tipo di fotografia dove la fotocamera non serve.
E’ qualcosa che alcuni praticano in modo innato, a volte inconscio, mentre altri imparano proprio come disse Dorothea Lange affermando che “La macchina fotografica è uno strumento che insegna a vedere senza una macchina fotografica”.
Sto parlando della foto mentale, quella scattata senza alcuna fotocamera, quella in cui tu sei comunque il fotografo e decidi  inquadratura, esposizione, fuoco e tutto il resto, ma l’immagine resta nella tua testa. Privata, intima.
Per scattarla hai a disposizione un’attrezzatura dal valore inestimabile e dalle prestazioni infinitamente superiori a qualunque macchina fotografica in vendita. Ce l’hai sempre a disposizione, anche nelle situazioni più difficili o impreviste: sono i tuoi occhi e la tua mente.
Tutti più o meno abbiamo un archivio di foto mentali nella nostra memoria. Sono le immagini che emergono dal nostro passato, che raccontano momenti che ci hanno colpito ed è come se il nostro cervello avesse in automatico scattato delle istantanee per preservare il ricordo di quei momenti. È un meccanismo innato che in qualche modo rende l’invenzione della fotografia una vera e propria protesi emozionale dell’essere umano.

Ma è anche possibile realizzare le foto mentali in modo cosciente.
Puoi cercarle e scattarle nei momenti più belli ma anche più impensati, puoi farlo senza alterare o interrompere la magia di un istante, senza interferire o disturbare.
Fatta la foto impegnati per “svilupparla” e processarla al meglio, cercando di fissarla bene nella tua memoria ed ogni tanto torna a rivederla, questo ne manterrà la qualità.

Con le persone giuste puoi provare anche a condividerle queste foto mentali, descrivendole a parole ed aiutando chi ti ascolta a ricostruire l’immagine proprio come ce l’hai in mente tu.
Può essere molto bello.

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Se l’argomento ti interessa, ti invito a leggere anche il post sulla stampa della foto mentale.

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Cielo, mio marito!

Cielo, mio marito! – © Copyright 2011 Pega

Rieccoci con “l’assegnato fotografico”, la mia tradizionale e periodica proposta per provare qualche scatto “a tema” nel weekend. L’idea alla base di questa rubrica è che fotografare con in mente una piccola missione da svolgere, sia utile per far nascere nuovi spunti creativi.
Oggi il tema è potente, universale e multiforma: il piacere.
Esistono molti tipi di piacere, ognuno di noi ne ha un concetto personale, privato, difficilmente condivisibile fino in fondo. Certo è possibile parlarne, esprimersi ed anche mostrarne gli effetti ma è molto arduo confrontarsi data l’estrema soggettività del tema. E poi, il piacere ha nature diverse, può essere fisico e tangibile, legato ai sensi ed al nostro corpo, ma può essere anche solo mentale.
E’ dunque possibile fotografare il piacere? Che sia il proprio o quello degli altri, di sicuro ci si può almeno provare, affrontando questo tema molto liberamente, magari sforzandosi di non scivolare sul banale e piuttosto cercando l’ironia.
Lo so, stavolta è un assignment difficilissimo, ma forse proprio in questa sfida può stare il… piacere 🙂

Bene, come sempre, ti invito a condividere i tuoi scatti a tema e per farlo non hai che inserire, in un commento, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra fonte che ospita le tue foto.

Buon divertimento!

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Ascesi

Ascesi – © Copyright 2012 Pega

Rapido, lesto, calmo, pian pianino, lento, lentissimo…
Siamo capaci di rendere questi concetti nelle nostre foto?
Per questo novantacinquesimo weekend assignment il tema che ti propongo è proprio legato a questa idea, in particolare quello di trasmettere all’osservatore il concetto di lentezza.
La fotografia, nonostante la sua natura di immagine statica, ha comunque la possibilita di generare, nella mente di chi guarda, l’idea del movimento ed è proprio in tale direzione che ti invito a sperimentare in questo fine settimana.
Se per dare l’idea di “velocità” il fotografo ha varie frecce al suo arco, come il panning o il mosso, con la “lentezza” la questione è meno immediata e da cercare più nel concetto che non nell’effetto.
In questo weekend prova a cimentarti con immagini che trasmettano all’osservatore l’idea di lentezza. Ti invito poi a postare la tua foto condividendola in un commento qui sotto. Confrontarsi con gli altri lettori del blog è interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Tunnel

Tunnel – © Copyright 2009, Pega

Come sempre l’idea è quella di svolgere un piccolo compito durante il fine settimana e provare a sviluppare un tema fotografico. E’ un esercizio semplice, che aiuta a coltivare la creatività e migliorare le nostre capacità.
Oggi ti propongo una missione tesa a portare in foto un concetto, cercando però di non coglierlo nella sua tipica rappresentazione manifesta. Cerco di spiegarmi meglio. Il tema per questo weekend assignment è “dentro“, ma vorrei che tu provassi a svilupparlo senza fare, ad esempio, una semplice foto dell’interno di qualcosa, realizzando invece un’immagine che porti nella mente dell’osservatore il concetto di “dentro”.
Insomma, il compito è nell’ambito di un tipo di fotografia un po’ concettuale, alla ricerca più di simboli che di immagini manifeste.
Lo so, lo so, stavolta può non essere facile, ma altrimenti che gusto c’è?
Dai, in questo weekend prova a misurarti con questo tema, cerca di rappresentare il concetto con una tua foto, poi, com’è ormai tradizione di questo blog, ti invito a condividere il risultato mettendo, in un commento a questo articolo, il link alla tua immagine.
Sarà divertente confrontare i nostri scatti e far vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Polaroid 250

“The question is not what you look at, but what you see”
(Il punto non è cosa guardi, ma cosa vedi).
Dopo averne parlato in un vecchio post ed averla tenuta in bella vista sotto al monitor per un po’ di tempo, ho deciso di stampare questa frase di Henry David Thoureau su una piccola etichetta adesiva ed appiccicarla sul dorso di una macchina fotografica. La voglio in bella vista ogni volta che mi appresto a guardare nel mirino.
E’ una scemenza, forse, ma l’ho fatto perché credo che proprio in questo concetto ci sia molto della Fotografia, della capacità di realizzarla ed anche apprezzarla.
Vedere è il risultato di un processo dove il guardare è solo l’input. A questo flusso in ingresso si applica tutta l’elaborazione razionale ed emotiva di cui siamo individualmente capaci.
Per me sta tutta qui l’enorme differenza che corre tra una qualsiasi delle tante immagini che si possono realizzare premendo il bottone di scatto ed una Fotografia.

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Il diverso

The last tatoo (la pietà) – © Copyright 2010 Pega

Fotografare a volte è come creare un link, una connessione tra realtà diverse.
Non intendo la classica creazione di una metafora, quello a cui mi riferisco è quel ponte che con uno scatto possiamo creare tra concetti, mondi o tempi completamente distinti.
Capita di trovarsi davanti ad una scena ed intravedere il legame con qualcosa che é apparentemente lontano. Sono occasioni in cui la foto viene quasi d’istinto, forse stimolata proprio dalla voglia di condividere quella sensazione.
Non sempre ci si riesce, in qualche caso il titolo può essere determinante per aiutarci a guidare l’osservatore, cercando di portarlo a vedere quello che vedevamo ed accompagnandolo sul quel piccolo ponte fatto di una foto che qualche volta sa connettere universi distanti.

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Lone seagull

Lone seagull – Copyright 2009 PegaPPP

Oggi ti ripropongo un’idea di cui parlavo in un vecchio post, in cui chiedevo di immaginare una situazione particolare.
Se un giorno ti capitasse l’opportunità di incontrare un grande fotografo, uno che veramente ammiri, magari anche un’importante figura nella storia della fotografia che per te rappresenta un punto di riferimento, e ti fosse concesso di fargli un’unica domanda: che cosa gli chiederesti?

Sarebbe un vero peccato trovarsi impreparati e fare una domanda banale… ti immagini che scemata a chiedergli: “Mi scusi che cosa mi consiglia di usare una macchina Canon o una Nikon?” oppure “Meglio se salvo in RAW o JPG?”.
Insomma, credo che dovrebbe essere una domanda importante, fuori dal tempo, una questione di base. Qualcosa da poter poi veramente tenere in considerazione e di cui far tesoro.
Ma non è facile decidersi.
Io, nonostante da quel vecchio post sia passato un bel po’ di tempo, ancora la mia domanda non l’ho decisa. E tu?

🙂

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Nutshell

Su un guscio di noce – © Copyright 2012 Pega

“Ma che bel colore! Ehi, ma che rosso!”
Si ma… hai mai pensato a quanto i colori siano un concetto così incredibilmente e misteriosamente relativo?

Nel tuo cervello vedi un colore, magari il bellissimo blu profondo di una limpida giornata invernale. E’ il tuo blu. Ma chi ti dice che nella mente di un’altra persona quel blu appaia come appare a te? Potrebbe essere che per lui il blu sia ciò che per te è il rosso e che l’unica cosa che avete in comune sia solo il nome di quel colore. C’è modo di saperlo?

Prova per un attimo a descrivere a parole un colore. Ci riesci? O devi per forza ricorrere a dei paragoni?
I colori sono delle percezioni relative, sensazioni soggettive, e la cosa affascinante è che gli stessi colori possono apparire diversi anche a noi stessi, in funzione di tutta una serie di variabili.
Si sa, ad esempio, che i colori vengono percepiti diversamente a seconda della luce e degli altri colori attorno, ma c’è anche una quantità di fattori emotivi che possono influenzare la nostra percezione. Un bel verde può apparire freddo e malinconico la mattina appena ci svegliamo ma ben più incoraggiante e vitale nel pomeriggio o la sera. Hai mai provato qualcosa del genere? Casi in cui la percezione dei colori cambia in funzione dello stato d’animo?

Ti invito a pensare a tutto questo, a come vedi i colori nelle tue fotografie ed in quelle degli altri.
I colori sono connessi con le emozioni e di conseguenza le sensazioni che le immagini ci danno possono essere modificate da tutta una serie di influenze che i colori hanno su di noi.

Trovo che questo dei colori sia un argomento affascinante, a tratti folle e misterioso, ma con il potere di stimolare e spingere qualsiasi fotografo a tentare di esplorarlo. Addirittura anche chi fotografa solo in bianco e nero.

🙂

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