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McCurrySe non l’hai ancora fatto ti consiglio di fare un salto in edicola e vedere se è rimasta una copia di un bel libretto che questo mese viene venduto in allegato al National Geographic.

E’ il primo di una serie che la rivista dedica ai suoi grandi fotografi e a mio parere vale veramente la pena prenderlo per ammirare alcuni meravigliosi scatti di questo famoso  fotografo di reportage.

Come mi è capitato di dire in precedenza, trovo che guardare e studiare con attenzione le immagini sia una grande scuola ed aiuti moltissimo a capire che cosa ci sta dietro a quelli che in molti considerano dei veri e propri capolavori della fotografia contemporanea.

Molto interessanti anche l’introduzione ed i testi che accompagnano gli scatti, in qualche caso con breve descrizione di come il fotografo si è impegnato per raggiungere il suo scopo, sempre con un grandissimo rispetto ed empatia con i suoi soggetti.

Dalla lettura ed osservazione di questo piccolo libro ho notato che Mc Curry lavora molto spesso con profondità di campo ridotte, cosa che a me piace molto, quasi a sottolineare una ricerca artistica che evidentemente è ben presente e che valorizza un autore così spiccatamente orientato al reportage.

Evidentemente con una qualità così elevata anche la vecchia massima che dettava legge negli anni 70/80 al National Geographic e che diceva “Learn f/8 and BE THERE” ,  poteva avere le sue buone eccezioni. Almeno nella sua prima parte !

🙂

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Il Porcellino

Il Porcellino - © Copyright 2009 Pega

L’inizio di un nuovo anno è il momento giusto per un po’ di sana superstizione 🙂

La Fontana del Porcellino è un popolare monumento di Firenze, posto presso la Loggia del Mercato Nuovo.
Si tratta di una fusione in bronzo raffigurante un cinghiale all’erta e fu realizzata da Pietro Tacca nel 1633 dall’originale in marmo, visibile agli Uffizi, donato nel 1560 da papa Pio IV al Granduca Cosimo I.
Alcuni anni dopo la realizzazione, Ferdinando II de’ Medici decise di trasformare l’opera in una fontana che, oltre ad una funzione decorativa, serviva ad approvvigionare l’acqua ai mercanti di stoffe e sete che commerciavano sotto la loggia.
E’ antica superstizione che toccare il naso del porcellino porti fortuna. Da ciò deriva l’aspetto splendente dello stesso, accarezzato quotidianamente da centinaia di mani, la gran parte di turisti che a orde si accalcano intorno alla fontana.
Non molti sembrano però conoscere la vera procedura tradizionale per l’ottenimento del buon auspicio che consiste nel porre una moneta nella bocca del porcellino dopo averlo accarezzato.
Solo se la monetina cadendo si infila nella grata sottostante porterà fortuna.

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Firenze d'autunno

Firenze d'autunno - Copyright 2008 Pega

C’è poco da fare: l’Autunno ha un gran fascino, almeno fotograficamente parlando.

Io odio le giornate brevi, il clima piovoso ed umido, le foglie bagnate che ti fanno scivolare… ma devo ammettere : l’Autunno è la vera stagione della fotografia.

Credo che una gran parte di questa “fotogenicità” dell’Autunno stia nella luce. Intendo nella tipicità della luce solare che in questi mesi è esattamente del calore giusto, e per buona parte della giornata proviene proprio dall’angolazione giusta.

Le ombre regalano una gran tridimensionalità alle immagini e d’autunno sono allungate per molte ore, quasi a creare una prolungata situazione di “golden hours” che d’estate dura solo per le brevi fasi vicine all’alba ed al tramonto.
Il cielo, poi, è spesso uniformemente carico di umidità e si comporta come un enorme diffusore, regalando una  luce che per alcune foto è assolutamente perfetta.

D’Autunno anche la natura ci mette la sua parte: i colori delle foglie che cadono vengono splendidamente esaltati, specie quando piove. Hai provato ad uscire a fotografare quando piove ?

Insomma, io odio l’Autunno ma la sua luce è davvero fenomenale.

🙂

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SanDonninobyl

SanDonninobyl - Copyright 2009 Pega

Se percorri l’autostrada A1 in direzione sud, poco prima dell’uscita Scandicci puoi osservare sulla destra quest’altro inquietante mostro di Firenze.
Si tratta dell’inceneritore di San Donnino. Fu inaugurato nel 1973, a seguito di un periodo di polemiche ed emergenze rifiuti derivanti dallo sviluppo urbanistico e demografico della città di Firenze, che aveva fatto raggiungere l’allora ragguardevole traguardo delle 300 tonnellate giornaliere di spazzatura.
La giunta del sindaco Bausi si prodigò molto per rassicurare gli abitanti del piccolo borgo di San Donnino, destinato ad ospitare il mastodonte, e garantì che l’opera non avrebbe avuto alcun impatto dato che, grazie alle nuove tecnologie di filtraggio ed alle altissime temperature utilizzate nelle combustioni. Dalle sue alte ciminiere non sarebbero usciti gas nocivi ma solamente innocuo vapore d’acqua.

Pochissime settimane dopo l’inaugurazione però in molti si resero conto che qualcosa non quadrava. L’inceneritore sputava cenere. I primi mesi si parlò di rodaggio, ma poi si cominciò a comprendere l’amara realtà. La diossina era ora di casa anche nella piana fiorentina.
Ne seguirono anni di lotta civica, in cui si susseguirono le proteste a cui facevano eco i comunicati congiunti dei comuni che assicuravano la piena sicurezza e rispondenza alle normative dell’impianto.
Nel settembre 1986, dopo forti manifestazioni di protesta, denunce ed indagini l’inceneritore fu chiuso. Le scorie interrate nelle vicinanze, in cave di rena prossime alle falde acquifere.
Oggi la struttura è un deposito del Consorzio Quadrifoglio, l’azienda che gestisce i rifiuti per la provincia di Firenze. Si sta ancora parlando di che futuro dare a questa mostruosità in cemento.

Una ricerca sulla mortalità tra il 1981 e il 2001 nel territorio circostante l’inceneritore, a cura del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica dell’Università di Firenze ha dato risultati terribili. In quel periodo le patologie di legate al linfoma hanno colpito ben 14 persone contro le 7,6 attese statisticamente, che in percentuale rappresenta un + 84%. Per quanto riguarda il sarcoma, l’aumento è invece del 126%.
Come già noto, molti di questi problemi sono legati alla generazione di macro, micro e nano polveri, le ultime non trattenibili da nessun sistema di filtraggio..
Recenti ricerche dimostrano come le polveri di dimensione uguale o inferiore ad un micron, quelle generate dalle combustioni ad altissima temperatura, se respirate, arrivano nel sangue in soli 60 secondi e raggiungono il fegato in un’ora. Quando si accumulano nell’organismo diventano estremamente tossiche ed è impossibile espellerle. Non sono né biocompatibili, né biodegradabili.

Ed intanto a Firenze che si fa?
E’ deciso. Si fa un nuovo inceneritore..  stavolta però si chiamerà “termovalorizzatore”.

😦

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Vespa PX

Vespa PX - Copyright 2009 Pega

Piazza della Passera è una piccola piazza nel centro storico di Firenze.
Fino a pochi anni fa il nome ufficiale era “Canto ai Leoni” e fu creata nel primo novecento con l’abbattimento di un edificio pericolante adibito a bordello. E’ stata ribattezzata con questo  nomignolo popolare solo in tempi molto recenti con non poche polemiche relative all’opportunità di usare ufficialmente tale toponimo dato che a Firenze si indica comunemente con il termine passera l’organo genitale femminile.

Del resto questa non è l’unica denominazione un po’ sconveniente tra le vie e le piazze di Firenze visto che, rimanendo in tema, esistono “Via delle Belle Donne”, “Via dell’Amorino” ed altre strade come “Via Borgognona” che un tempo si chiamava “Via Vergognosa”. Sono tutte strade in qualche modo accomunate nel descrivere chiaramente, anche al viandante (o utilizzatore finale che dir si voglia) più sprovveduto, le principali attività che vi trovavano sviluppo.
In particolare il bordello di Piazza della Passera pare fosse di notevole livello e frequentato dallo stesso Granduca Cosimo I.

Esiste anche un’altra leggenda sul nome della piazza. Questa ipotizza il ritrovamento in questo luogo, nel 1348, di una piccola passerotta morente che alcuni bambini tentarono di curare innocentemente, senza sapere che si trattava della prima vittima della tremenda epidemia di peste descritta anche dal Boccaccio nel Decamerone.
In ogni caso, non so come la pensi tu, ma a me questa leggenda della passera morente non convince proprio.
🙂

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Villa Petraia

La Villa La Petraia di Firenze è una delle più affascinanti e belle ville medicee, collocata in una splendida posizione panoramica che domina sulla città, è famosa per il bellissimo giardino, il grande parco e le magnifiche decorazioni pittoriche.
La struttura, precedentemente solo una residenza signorile fortificata appartenuta a varie famiglie nobili fiorentine, fu acquistata da Cosimo dei Medici e donata a suo figlio il cardinale Ferdinando nel 1568 che, una volta divenuto Granduca di Toscana nel 1587, avviò dei notevoli lavori di ristrutturazione ed ampliamento, trasformandola in una residenza principesca dotata di una favoloso giardino.
I lavori durarono circa un decennio e con poderosi sbancamenti la natura "pietrosa" del luogo (da cui in nome Petraia, cioè piena di pietre) in una scenografica sequenza di terrazzamenti dominata dalla solida mole dell’edificio principale.
Il cortile è il vero e proprio fulcro dell’edificio, completamente affrescato in periodo mediceo, fu successivamente modificato dai Savoia che realizzarono una copertura in ferro e vetro trasformandolo in un magnifico grande salone per le feste.

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Tepidarium

Il Tepidarium del Roster è la più grande serra ottocentesca esistente in Italia.
Ubicato all’interno del giardino dell’Orticoltura a Firenze, fu inaugurato il 18 maggio del 1880 a seguito del progetto elaborato dall’ingegnere e architetto Giacomo Roster.
A pianta rettangolare con copertura a carena di nave, misura 38,50m di lunghezza per 17m di larghezza, con una superficie coperta di oltre 650mq ed un’altezza massima di 14m.
Le parti decorative furono affidate al modellatore Francesco Marini e alle officine Michelucci di Pistoia per le fusioni, mentre le colonne di ghisa furono realizzate dalla Fonderia Lorenzetti di Pistoia.
All’interno furono costruite due vasche con nicchie e spugne minerali, addossate alle torrette contenenti le scale di accesso ai ballatoi.
La spettacolarità e la funzionalità dell’edificio, nonchè il progressivo sviluppo espositivo del giardino, costituirono la base per manifestazioni di vario tipo, concerti musicali e mostre d’arte, ma sopratutto per importanti esposizioni vivaistiche di orticoltura, floricoltura e avicoltura.
Memorabile l’esposizione Internazionale di Floricoltura del 1911  nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Nel 1932 il giardino e il Tepidarium furono acquisiti dal Comune di Firenze.
Durante il recente restauro curato da Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, si è provveduto al consolidamento della struttura, al restauro (che ha comportato lo smontaggio ed il rimontaggio di ben 9.700 pezzi) e alla realizzazione di una nuova copertura in metacrilato.

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ridi ridi

A volte si ride…

Riguardando questo scatto non posso che sorprendermi ancora ad osservare come divergano quegli sguardi…

A chi ammicca la bella signora mentre il tipo sorride beatamente allo sconosciuto “fotografo” ?

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