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Piccolo omaggio a Man Ray

POAMR (Piccolo omaggio a Man Ray) - © Copyright 2011 Pega

È un sacco di tempo che non scrivo un post su un libro, ma oggi ho proprio voglia di condividere una lettura che ho fatto in questi giorni: Man Ray – Sulla fotografia.

Man Ray è una figura che non ha bisogno di presentazioni. Personaggio importante ed eclettico si mosse costantemente in una ricerca senza fine che lo portò tra pittura e fotografia attraverso filoni artistici tra i più importanti del novecento.

ManRay_sulla_fotografiaNato a Philadelphia il 27 agosto del 1890 (guarda caso l’anniversario della sua nascita ricade proprio in questi giorni) da una famiglia di emigranti dell’est europeo di origini ebree, Man Ray crebbe negli ambienti artistici anarchici di New York, studiando prima pittura ma poi anche fotografia nello studio di Steiglitz, che sempre continuerà a considerare suo grande maestro.
La sua irrequietezza unita ad uno spirito di continua necessità di cambiamento e ricerca lo portarono poi a trasferirsi in Europa, a Parigi, dove Man Ray si stabilì per venti anni prima del rientro negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali.

A Parigi sviluppò gran parte del suo lavoro, sperimentando e producendo idee come i suoi famosi Rayogrammi, ma anche più semplicemente lavorando come fotografo ritrattista.
Ed è proprio il riferimento a questa sua attività, che lo portò in contatto con moltissime figure spicco del mondo artistico di quegli anni, che mi è piaciuto molto in questo volumetto.

Il libro infatti, oltre a riportare appunti e riflessioni dello stesso Man Ray che ne tracciano una figura affascinante e complessa, contiene una serie di ritratti fotografici che questi realizzò per soggetti come Picasso, Ezra Pound, un giovanissimo Dalì, Bunuel, Virginia Wolf, Mirò, Matisse e molti altri.
Si tratta di foto scattate su commissione, da un fotografo il cui studio era divenuto meta di personaggi desiderosi di ottenere una propria immagine fotografica ricca di personalità e spessore.
Ogni ritratto è accompagnato da brevi note sulle impressioni scambiate con la persona fotografata. Davvero molto interessante.
Te lo consiglio proprio.

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Robert Frank

Robert Frank

Avere qualche difficoltà perchè si sta fotografando, o anche solo si ha in mano una fotocamera, non è un problema solo dei nostri (paranoici) tempi.
Nel 1955 il famoso fotografo Robert Frank stava viaggiando in auto nell’Arkansas, lavorando a quella che sarebbe poi divenuta la sua grande e storica opera: il libro “The Americans”.
Non aveva violato alcuna legge ma fu fermato da una pattuglia della polizia che lo considerò sospetto, anzi particolarmente sospetto, dopo aver notato nella sua auto un certo numero di “macchine fotografiche”.
Gli agenti decisero così di arrestarlo e detenerlo per un interrogatorio.
La disavventura in cella non fu di lunga durata e fortunatamente  non impedì a Robert Frank di continuare il suo magnifico lavoro che uscì circa tre anni dopo.

Per chi fosse interessato ai dettagli, ecco il testo del rapporto dell’agente che effettuò l’arresto. Curioso notare come il fatto che il bagagliaio fosse pieno di macchine fotografiche sia stato considerato dall’agente come fattore sospetto.

Department of
ARKANSAS STATE POLICE
Little Rock, Arkansas

December 19, 1955

Alan R. Templeton, Captain
Criminal Investigations Division
Arkansas State Police
Little Rock, Arkansas

Dear Captain Templeton:

On or about November 7, I was enroute to Dermott to attend to some business and about 2 o’clock I observed a 1950 or 1951 Ford with New York license, driven by a subject later identified as Robert Frank of New York City.

After stopping the car I noticed that he was shabbily dressed, needed a shave and a haircut, also a bath. Subject talked with a foreign accent. I talked to the subject a few minutes and looked into the car where I noticed it was heavily loaded with suitcases, trunks and a number of cameras.

Due to the fact that it was necessary for me to report to Dermott immediately, I placed the subject in the City Jail in McGehee until such time that I could return and check him out.

After returning from Dermott I questioned this subject. He was very uncooperative and had a tendency to be “smart-elecky” in answering questions. Present during the questioning was Trooper Buren Jackson and Officer Ernest Crook of the McGehee Police Department.

We were advised that a Mr. Mercer Woolf of McGehee, who had some experience in counter-intelligence work during World War II and could read and speak several foreign languages, would be available to assist us in checking out this subject. Subject had numerous papers in foreign langauges, including a passport that did not include his picture.

This officer investigated this subject due to the man’s appearance, the fact that he was a foreigner and had in his possession cameras and felt that the subject should be checked out as we are continually being advised to watch out for any persons illegally in this country possibly in the emply of some unfriendly foreign power and the possibility of Communist affiliations.

Subject was fingerprinted in the normal routine of police investigation; one card being sent to Arkansas State Police Headquarters and one card to the Federal Bureau of Investigation in Washington.

Respectfully submitted,
Lieutenant R.E. Brown, Lieutenant
Comanding
Troop #5
ARKANSAS STATE POLICE
Warren, Arkansas

REB:dlg

[fonte: Thomas Hawk]

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Pino Moscato

Pino Moscato

Tempo fa lo avevo intervistato ed ora ecco che se ne esce con un libro ed anche una mostra… in un colpo solo !
E’ Pino Moscato, amico e frequentatore di questo blog che mi racconta di come tutto sia nato da una semplice mail inviata circa un anno fa a La Mandragora, una casa editrice che si occupa di arte, contenente qualche link al suo album su Flickr…

Il frutto che ne è spuntato è un libro con relativa mostra che si intitolano : Firenze un viaggio nella bellezza.

La presentazione del volume e l’inaugurazione dell’esposizione fotografica saranno il 18 dicembre alle ore 18.00 presso Agora|z a Palazzo Strozzi a Firenze con la partecipazione di Luca Toschi e Roberto Maragliano.

La mostra sarà poi aperta al pubblico dal dal 19 dicembre al 23 gennaio.

Carrozze a piazza duomo

Carrozze a piazza duomo - © Copyright 2009 Pino Moscato

I proventi della vendita delle fotografie esposte o scelte a catalogo disponibile in sede saranno devoluti alla “fondation Jerome LeJeune”: fondazione riconosciuta di pubblica utilità per il superamento delle malattie genetiche dell’intelligenza (www.fondationlejeune.org)

E’ innegabile, la pubblicazione e l’esposizione sono tra le principali soddisfazioni che un fotografo può trarre dalla sua passione ed anche nel suo caso non si fa eccezione. E’ una forma di riconoscimento che Pino confessa di inseguire da anni e che probabilmente si merita anche per la grande passione con cui ha fotografato una Firenze di cui si è innamorato dopo esservicisi trasferito da Roma, creando immagini sempre particolari, spesso utilizzando la tecnica dell’HDR.

Via dei Calzaiuoli

Via dei Calzaiuoli - © Copyright 2009 Pino Moscato

Faccio tutti gli auguri di un grande successo a Pino che in questo momento mi dice di essere totalmente preso da quelle mille incombenze che precedono un impegno come questo : dalla scelta della carta fotografica e dei passpartout all’invio dei file… mantenendo però quelli che sono i soliti impegni della vita quotidiana.

Mi ha colpito una frase che ha usato in una mail, in cui paragona le sue sensazioni dell’avvicinarsi alla fatidica data del 18 dicembre a quelle di un matrimonio… con l’arte della fotografia.
Beh, Pino, cos’altro aggiungere… FELICITAZIONI !!!

🙂

E non è tutto.
Ecco anche un’anteprima di tutto questo in un breve video.

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GilardiC’è un breve libretto sulla fotografia su cui voglio provare a scrivere qualche impressione. Si tratta di “Meglio ladro che fotografo” di Ando Gilardi, recentemente scomparso, figura sicuramente nota a chi si interessa di fotografia.
L’ho trovato una lettura nel complesso interessante e consigliabile ma devo anche dire che non è un’opera che entra tra le mie favorite.
E’ il tentativo di analisi sull’arte della fotografia dal punto di vista dell’autore e si sviluppa come un dialogo, riprendendo uno strumento letterario ben collaudato a cui Gilardi si richiama qualche volta anche nel testo stesso, citando appunto Galileo.
In questo dialogo, che in alcune fasi potrebbe essere meglio descritto come un’intervista, vengono affrontati molti temi, tutti visti sotto la luce particolare di una visione molto personale e spesso anche originale dell’autore.
Da cenni sulla storia recente della fotografia e all’importanza dell’avvento del digitale, alle esperienze di vita vissuta come fotografo professionista, il libro si sposta su molti argomenti, toccandoli spesso con uno stile ed un’ottica particolare ed un linguaggio piuttosto diretto.
Leggendo ho avuto però, più di una volta, l’impressione che si stesse saltando di palo in frasca, senza sviscerare bene alcuni passaggi che lo avrebbero meritato e lasciando quindi al lettore la sensazione di una eccessiva mancanza di pragmatismo, qualche volta anche condita di una certa autoglorificazione non sempre ben celata dietro ad un tono ironico.
E’ comunque molto bella a mio parere la parte finale, dove vengono mostrati e brevemente raccontati alcuni scatti realizzati dall’autore in Italia nel periodo del dopoguerra. Alcuni davvero degli di nota.

Insomma, un libro che non metto nella mia personale “hall of fame” ma che credo di poter consigliare comunque, specie perchè nel panorama letterario italiano che copre la fotografia non è proprio facile trovare testi con una così spiccata indipendenza di vedute ed un linguaggio così diretto.

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The Americans by Robert FrankE’ una pietra miliare della fotografia del novecento, è “The Americans” di Robert Frank, il libro frutto di un viaggio di quasi due anni che il fotografo svizzero fece verso la metà degli anni cinquanta grazie ad una sovvenzione della fondazione Guggenheim, andando a ritrarre con la sua 35mm quella che era l’America del boom economico, con tutto quello che ciò voleva dire.
Ne venne fuori uno splendido lavoro che l’introduzione scritta da Jack Kerouac aiutò a raggiungere un meritato successo editoriale.
E’ un libro che non può mancare in casa di chi è appassionato di fotografia e ti consiglio proprio di farci un pensierino.
Le immagini sono davvero molto belle, composte in una sequenza assolutamente magistrale ed accompagnate da didascalie che arricchiscono ancor di più l’insieme di sensazioni che questo grande reportage regala.
Frank per questo progetto, usò qualcosa come 670 rullini di pellicola 35mm per un totale di oltre 20.000 fotografie.
Con questa mole di materiale avviò poi un enorme lavoro di selezione e filtraggio che lo portò a stampare circa un migliaio di provini e da questi il set finale che risulta nel libro di circa 80 foto.

Non male come sintesi eh…

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McCurrySe non l’hai ancora fatto ti consiglio di fare un salto in edicola e vedere se è rimasta una copia di un bel libretto che questo mese viene venduto in allegato al National Geographic.

E’ il primo di una serie che la rivista dedica ai suoi grandi fotografi e a mio parere vale veramente la pena prenderlo per ammirare alcuni meravigliosi scatti di questo famoso  fotografo di reportage.

Come mi è capitato di dire in precedenza, trovo che guardare e studiare con attenzione le immagini sia una grande scuola ed aiuti moltissimo a capire che cosa ci sta dietro a quelli che in molti considerano dei veri e propri capolavori della fotografia contemporanea.

Molto interessanti anche l’introduzione ed i testi che accompagnano gli scatti, in qualche caso con breve descrizione di come il fotografo si è impegnato per raggiungere il suo scopo, sempre con un grandissimo rispetto ed empatia con i suoi soggetti.

Dalla lettura ed osservazione di questo piccolo libro ho notato che Mc Curry lavora molto spesso con profondità di campo ridotte, cosa che a me piace molto, quasi a sottolineare una ricerca artistica che evidentemente è ben presente e che valorizza un autore così spiccatamente orientato al reportage.

Evidentemente con una qualità così elevata anche la vecchia massima che dettava legge negli anni 70/80 al National Geographic e che diceva “Learn f/8 and BE THERE” ,  poteva avere le sue buone eccezioni. Almeno nella sua prima parte !

🙂

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Cartier Bresson - L'Immaginario dal vero

Difficile essere appassionati di fotografia senza sapere cos’abbia rappresentato Henri Cartier Bresson per questa.

Non molto tempo fa ho avuto il piacere di leggere “L’immaginario dal vero”, un piccolo libretto in cui Bresson descrive il suo approccio alla fotografia e traccia alcuni profili di artisti amici con un punto di vista che aiuta molto a capire la visione di questo grande protagonista della fotografia del XX secolo.

Una lettura che personalmente consiglio a tutti.

Ecco un brevissimo estratto : 

“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. Per me fotografare è un modo di capire che non differisce dalle altre forme di espressione visuale. È un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità; è un modo di vivere”.

(“Che mito” – ndr)

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