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Elliott Erwitt

Manichini a Parigi – Copyright 1951, Elliott Erwitt

Mi fa uno strano effetto notare che siamo al centesimo Weekend Assignment. Cento spunti fotografici su cui provare ad esprimerci e confrontarci, cento occasioni per cimentarsi, magari con un genere che non si era mai affrontato. Del resto sono solo cento delle migliaia di “missioni” che si potrebbero inventare e l’idea di fondo è rimasta la stessa che proposi ormai quasi quattro anni fa con il primo assignment: uscire con un compito preciso, provando a tornare a casa con almeno uno scatto rispondente a quanto assegnato. Semplice ma non sempre facile.
Ed eccoci dunque al tema di questo centesimo weekend assignment, in cui ti propongo di fotografare i: manichini.
I manichini sono un soggetto formidabile: sembianze umane o quantomeno antropomorfe, posizioni rigide e spesso curiose, sguardi assenti o volti addirittura indefiniti. Attendono pazienti lo scorrere del tempo, in vetrine in cui si formano incredibili giochi di luce e riflessi che si intrecciano con i capi o gli oggetti in mostra.
Il manichino è poi il modello perfetto. Può posare per sempre, senza lamentarsi, senza trasmettere al fotografo inquietudine o ansia, non protesterà né giudicherà il risultato.
Fotografare un manichino è qualcosa a metà strada tra il ritratto e lo still life, un terreno su cui non tutti si trovano a proprio agio, ed è forse per questo che non sono molti i fotografi che amano questo genere. Ce n’è però uno celebre: è Elliott Erwin, che più volte dedicò i suoi scatti a quelle strane ed inquietanti creature imprigionate nelle vetrine della Parigi degli anni cinquanta.
Insomma, in questo weekend prova a misurarti con questo tema, poi, com’è tradizione del blog, ti invito a condividere il risultato inserendo un commento con il link alla tua immagine.
Sarà divertente confrontare i nostri scatti e far vedere la tua foto ai visitatori.

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Dissenso generazionale - Copyright 2009 Pega
Dissenso generazionale – Copyright 2009 Pega

Il nonno era andato a riprenderla a scuola. Viaggiavano in macchina per quel breve tratto verso casa. Lei avrebbe di gran lunga preferito andare a piedi ma il nonno era un uomo gentile e buono che le voleva così tanto bene da eccedere in tutte le attenzioni che le riservava. La bambina mangiò la merenda che lui le aveva portato e poi gli porse la cartaccia. Questi subito aprì il finestrino e la buttò fuori.
“Nonno ma che fai? Non si butta la spazzatura dalla macchina!”.
“Dai… che vuoi che sia. Qualcuno la raccoglierà.”
“Nonno non si fa! Non va bene sporcare il mondo, perché è anche degli altri. Per punizione starai per tre giorni senza baci!”

La bambina mantenne la sua promessa e successivamente inflisse anche altre punizioni, tra cui una di due giorni per aver sputato la gomma da masticare per strada.
Il nonno non gettò più sporcizia dal finestrino ed acconsentì ad andare a riprenderla a piedi nei giorni di bel tempo.

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P.s. Ai bambini oggi capita di educare i genitori o i nonni. L’inversione generazionale non è solo economica.

P.p.s. Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia partendo da una mia foto. Prometto di non farlo troppo spesso 🙂
E tu ci hai mai provato?

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SanDonninobyl

SanDonninobyl – Copyright 2009 Pega

Quante foto sono interessanti e significative per l’autore mentre risultano del tutto prive di senso per l’osservatore?
Ogni immagine ha la sua storia dietro e solo il fotografo conosce pienamente la situazione dello scatto. È lui che sa cosa c’era intorno, ricorda la situazione con le sue emozioni, sensazioni, rumori, odori…
La fotografia è solo un riflesso di quel momento, una porzione visuale che lo può rappresentare anche in modo potente ed evocativo, ma quasi mai pienamente. Beh, ci sono anche capolavori di grandi fotografi che hanno questa capacità e che addirittura sanno andare oltre, ma diciamocelo, molte nostre foto non sono così eccezionali.
E così, ancora una volta, mi capita di riflettere su quanto sia importante arricchire la singola immagine con altre informazioni, scritte o visuali, che aiutino l’osservatore ad apprezzare la fotografia.
Un titolo adeguato, una didascalia, una breve storia o presentazione, o anche l’accostamento con altre immagini, possono essere elementi che fanno una gran differenza.
Non credo sia giusto “sperare” che la foto da sola sia sempre abbastanza. Sì, a volte può esserlo, eccome, ma in molti altri casi la foto nuda è insufficiente.

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No War

No War – © Copyright 2009 Pega

Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo“. Questa celebre affermazione dello psicologo statunitense Abraham Maslow è pura verità, anche in fotografia.
L’effetto “paraocchi” che si verifica quando ci si abitua ad usare un certo strumento, è una delle minacce più serie alla nostra creatività. Questa sorta di “visione” a tunnel nasce quando, nel tempo, si sviluppa piena sintonia con una tipologia di fotocamera o con un setup, e si inizia a pensare lo scatto in funzione di caratteristiche e limitazioni ben precise.
È il caso di chi scatta solo in bianco e nero o solo in un certo formato, oppure di chi predilige un’ottica specifica o un particolare tipo di fotocamera.
Specializzarsi non è sempre e solo un male: permette di trovare meglio un proprio stile, concentrandosi su contenuto e messaggio, per contro porta al fenomeno di cui sopra.
Percepita questa dinamica, capita di iniziare a notarne qualche effetto e decidere di fare maggiori variazioni di attrezzatura e setup, evitando di specializzarsi troppo. Impararne l’uso e scattare con macchine anche molto diverse, mantenendo un certo ventaglio di opzioni e cercando di lasciare sempre un giusto spazio alla sperimentazione, può essere una semplice soluzione al problema della visione a tunnel.

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A fleeting quilibrium

A fleeting equilibrium – Copyright 2012, Pega

Fare o non fare. Non c’è provare“: è questo uno dei più importanti insegnamenti di un grande maestro.
No, stavolta non parlo di un fotografo, ma di un Maestro Jedi.
Quante volte ti sei detto “ci proverò”?
Provare è una scusa per non fare, è un ostacolo. Provare è aprire la porta al “non riuscire”. Provare serve solo a lenire l’ansia.
Hai in mente uno scatto difficile? Vorresti realizzare un nuovo progetto? Allestire una tua mostra personale? Iniziare ad esplorare una nuova tecnica?
Decidi, vai e FAI. Non provare.
(E che la Forza sia con te)

🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

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Marmo rovente

Marmo rovente – © Copyright 2012, Pega

Insomma, siamo al novantanovesimo “weekend assignment”. L’idea è sempre quella di cimentarsi, un paio di volte al mese, con una piccola sfida fotografica e per questo weekend il tema che ti propongo è: angoli e spigoli.
Isolare e sfruttare le forme geometriche per farne il soggetto dei propri scatti è una pratica che a qualcuno riesce istintiva mentre ad altri richiede un po’ di pratica. In ogni caso è un esercizio formidabile per sviluppare la giusta attenzione a ciò che rimane tra gli ultime vere scelte ancora completamente nelle mani del fotografo moderno, un terreno su cui non esistono ausili o automatismi: la scelta compositiva.
Angoli e spigoli ce ne sono ovunque. Li trovi sia nelle forme naturali che nelle opere umane, li puoi cercare dove più ti piace oppure… creare, magari inventando inquadrature estrose.
In questi giorni prova a focalizzarti su questo tema e poi, se ti va, inserisci in un commento qui sotto, il link alla tua foto.

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Banked turn – © Copyright 2011 Pega

Finisce un anno, ne inizia uno nuovo. E’ un momento in cui si tende a pensare a che cosa faremo nei prossimi dodici mesi, a cosa ci dedicheremo e con quali risultati. Tra questi progetti, non possono che esserci anche quelli fotografici.
Io seguo una mia piccola tradizione e provo a condividerli, un banale stratagemma che mi aiuta a prendere un po’ più sul serio l’impegno.
Se vuoi seguirmi in questo esercizio puoi fare lo stesso, semplicemente scrivendo in un commento, quali sono i tuoi progetti fotografici per il prossimo anno. Sarà divertente trovarsi alla fine a vedere insieme che cosa abbiamo combinato (o no).
Dunque ecco i “buoni propositi” per il mio 2014 fotografico.
Come prima cosa ho deciso di volerci riprovare con le sequenze ed il progetto “The indecisive moment project”, apertamente ispirato al lavoro di Duane Michals, il fotografo di cui parlavo in un vecchio post. Avevo già provato a cimentarmi con questo tema nel 2012 senza riuscire a compicciare niente, per quest’anno vorrei quindi riuscire a realizzare almeno qualche sequenza.
Un altro terreno su cui vorrei insistere è quello degli holter fotografici. Già in passato mi sono divertito con questa idea e, per il prossimo anno, vorrei provare a realizzare almeno un paio di holter a tema, un particolare tipo che descriverò meglio in qualche prossimo post. Per chi non conosce gli holter, ricordo che si tratta di una serie di immagini fatte ad intervalli molto regolari (ad esempio una ogni mezz’ora) durante tutto l’arco di una giornata, proprio come accade con lo strumento diagnostico che porta lo stesso nome. Ne parlai in un vecchio post qui.
Per questo 2014 c’è poi ovviamente il proposito di proseguire con questo blog, che per me è una costante fonte di soddisfazione e sempre nuovi stimoli, grazie anche ai tanti contributi di visitatori e partecipanti in continua crescita.
Probabilmente è poi giunto il tempo di riproporre anche qualche attività “sul campo” come gli Sharing Workshop  o qualche photowalk come già fatto in passato… vedremo.
Insomma, probabilmente, anche quest’anno: troppa roba… 🙂 ma va bene così.

Ciao ed ancora auguri di un ottimo 2014!

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Arts e métiers

Arts e métiers – © Copyright 2013, Pega

Un altro anno è passato, dodici mesi di tante cose, ma un po’ anche di fotografie. Chissà quali dei nostri scatti fatti durante questi ultimi dodici mesi avremo presenti tra dieci o venti anni. Quali saranno destinati ad essere ricordati e quali a “marcire” nella cartella di un hard disk o, per gli analogici, in una scatola di negativi? Chi può dirlo?
In ogni caso, come ogni anno, ti invito a fermarti un attimo e voltarti indietro a questo 2013 fotografico che si conclude. Dai un’occhiata al tuo archivio e scegli quella che consideri la tua miglior foto di quest’anno. E’ un piccolo omaggio alla tua passione per la fotografia ed anche un semplice esercizio. Sfoglia il tuo album e seleziona una foto. Fai come se ti fosse concesso di salvarne solo una tra tutte quelle fatte in questi ultimi dodici mesi.
Inizio io, con la mia “Arts e métiers”, realizzata nella metropolitana di Parigi. È un’immagine che non risponde al tipo di fotografia che faccio in genere, dato che non amo gli scatti rubati, ma qui è diverso. Questa l’ho vista e l’ho voluta, sforzandomi di muovermi su un terreno a me non congeniale. Certo, poi ci sono anche gli elementi personali, esterni all’immagine e non percepibili dall’osservatore: sensazioni e ricordi legati all’esperienza del momento.
Dunque questa è la mia scelta, ovviamente del tutto soggettiva. Ti invito a fare lo stesso, cogliendo l’occasione di ripercorrere questo anno attraverso le tue fotografie.

Poi, se ne hai voglia, inserisci pure il link alla tua “preferita 2013” in un commento a questo post.
E… BUON 2014!

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Qr_portrait

QR portrait – © Copyright 2012, Pega

Simboli. Ne siamo circondati. Alcuni sono onnipresenti e noti a tutti, altri rari e misteriosi. Il simbolo può essere una cosa potente, una sintesi, un segno che può rappresentare un’intera cultura, a volte un intero universo.
Fotografare un simbolo è il tema fotografico che ti propongo per questo fine settimana.
Vai in cerca di simboli, scovali in posti classici e manifesti, oppure nascosti e mimetizzati in qualcos’altro. Puoi fotografarli enfatizzandoli o criticandoli, ma anche trarne spunto per immagini ironiche o di denuncia.
Come sempre l’assignment è all’insegna di una assoluta libertà di interpretazione, l’importante è divertirsi cercando di fotografare seguendo un tema.
Se ci vorrai provare, ti propongo poi, come al solito, di condividere qui il tuo scatto inserendolo in un commento qui sotto.
Buon fine settimana!

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Calendario 2014 PegaFino a qualche anno fa servivano forbici, colla, un pizzico di creatività e voglia di bricolage. Oggi per realizzare un calendario fotografico basta uno dei tanti siti che offrono questo prodotto ed in breve il gioco è fatto.
Da qualche anno anch’io mi cimento con il calendario. È ormai una piccola tradizione con i parenti ma, visto il “pubblico” a cui è destinato, tipicamente contiene solo immagini che definirei “a carattere familiare”, insomma non proprio il tipo di fotografia che mi piace di più.
Quest’anno ho però provato ad inserire anche qualche scatto diverso. Niente di estremo, solo alcune foto un po’ più personali, probabilmente di minor comprensibilità per la nonna, ma più vicine a ciò che piace a me.
Credo che, se interpretato secondo una chiave di questo tipo, il calendario potrebbe diventare davvero un bel modo di dar vita e visibilità alle proprie fotografie. Ogni mese una foto nuova da vedere e con cui vivere la quotidianità di un periodo limitato, sostituendola poi con la successiva, nello stesso punto della casa (o dell’ufficio) dove il nostro cervello si abitua a trovare un contenuto visivo.
Forse non è niente di nuovo, solo una modalità più dinamica della classica fotografia incorniciata ed appesa a tempo indeterminato. Può essere un modo alternativo per “dialogare” con le nostre foto ed una scusa per proporre anche ad altre persone di gustarle con calma: una al mese.
E regalando ad altri il calendario si potrebbe anche scoprire che qualcuno apprezza davvero le nostre immagini, magari tenendolo appeso in casa per un intero anno!
🙂

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