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Posts Tagged ‘selfie’

Troll's tongue
Non mi dispiacerebbe affatto emulare spudoratamente questo scatto fantastico, realizzato sulla “Lingua del Troll”, una inquietante formazione rocciosa che si trova vicino ad Odda, in Norvegia.
Trolltunga, come la chiamano i locali, si formò durante l’era glaciale, quando un intero pezzo di montagna fu sgretolato dall’azione espansiva del ghiaccio.
Il posto è stato lasciato intatto, senza alcuna protezione o barriera, per preservarne la bellezza; è protetto solo dall’impegnativo percorso di quattro ore che sono necessarie per raggiungerlo.
Trovo affascinanti le foto realizzate andando alla scoperta di luoghi come questo; luoghi difficili ed impegnativi da raggiungere, dove studiare con calma l’inquadratura, piazzare il treppiede ed attendere con pazienza il momento giusto.
Luoghi dove anche un banale selfie può assumere il valore di una Gran Fotografia.

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istantanea preistoricaLo sapevi che anche i cavernicoli si facevano “autoscatti” tutti insieme? Vere e proprie “istantanee di famiglia” dell’era preistorica?
Ed immagino che tu non sappia che addirittura qualcuno si era spinto così avanti da mettere a punto “tecniche”, semplici ma efficaci, in grado di creare immagini “immediate” così “spontanee” da poterle considerare dei veri e propri selfie, anzi degli “snapshot” preistorici. Altro che obiettivi, Polaroid, chimica o aggeggi vari…
Non ci credi? Allora guarda qua:
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Tostapane SelfieSelfie, selfie. Selfie ovunque. Oggi largo alle scemenze. Ti piacerebbe avere una tua foto impressa sul pane appena tostato ogni mattina? Un selfie su cui spalmare la marmellata?
C’è qualcuno che ci sta lavorando sul serio.
Un’azienda del Vermont ha messo in vendita a 75 dollari un tostapane in grado di stampare immagini sulle fette. Sarà il primo passo verso l’era del “selfie commestibile”? 🙂
Piano con l’entusiasmo; non è così semplice. Non si scaricano le foto nel tostapane per poi vederle stampate sulle fette; in realtà l’oggetto è un po’ meno tecnologico. Il tostapane viene “personalizzato” con un’immagine, fornita dall’acquirente, da cui viene realizzata una piastra in metallo che riproduce una forma stilizzata. La piastra, una volta montata nel tostapane, produce l’effetto desiderato ed il produttore garantisce che si possono poi anche realizzare altre piastre su richiesta.
Insomma, non sarà perfetto ma comunque è già un risultato.
Che dire… potrebbe essere un salto di qualità per i tanto bistrattati selfie, un’occasione per trasformarli in una forma d’arte temporanea!

😀

[Fonte: Mashable]

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Avedon & LorenEd eccoci alla seconda proposta di questa serie dedicata agli autoscatti dei grandi fotografi.
E’ un autoritratto realizzato da un giovane Richard Avedon, che si inquadra riflesso in uno specchio del suo studio fotografico. La macchina è una splendida Rolliflex ed ancor più splendida è Sofia Loren, poco dietro, che si aggiusta i capelli, sembrando quasi inconsapevole dello scatto.
È una foto apparentemente semplice, analoga a quella che chissà quanti fotografi in situazioni simili non hanno resistito a farsi.
C’è qualcosa che mi affascina in questo scatto. Forse sono le storie di due grandi nomi che si incrociano, due carriere che in quel momento stavano sbocciando. O forse semplicemente un fotografo che vuole partecipare ed esserci, posando insieme alla sua bellissima modella.
Se ti piace Avedon e vuoi approfondire la sua conoscenza sfogliando nel suo album ti consiglio un click al sito della Avedon Foundation.

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Robert Cornelius

Ed eccolo qua il primo selfie mai realizzato, il capostipite degli autoritratti.
Fu realizzato nell’Ottobre del 1839 da Robert Cornelius.
Robert era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di Joseph Saxton e Paul Beck Goddard, imprenditori americani nel neonato e promettente settore della fotografia.
Negli Stati Uniti si stava spandendo a macchia d’olio il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (sì, quello del codice telegrafico) ma uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era la lentezza del processo. Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra ed una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghissime. Ciò limitava le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perché era davvero difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male visto il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e fu così che la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo di questo settore.

Ma quel che forse più conta è che questo fu sicuramente il primo autoritratto della storia della fotografia, il primo “selfie”.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

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Helmut Newton selfieChe il selfie, solo fino a poco tempo fa generalmente conosciuto come autoritratto, non sia una gran novità, è evidente. La storia della fotografia è piena di fotografi che si sono auto-immortalati con la loro fotocamera e, sebbene non tutti abbiano raggiunto le vette di originalità di Meret Oppenheim, quasi tutti i grandi hanno prima o poi ceduto al potere egocentrico dell’autoscatto.
Avvio quella che proverò a far diventare una piccola serie, con la foto qui a fianco: il mitico Helmut Newton, stranamente abbigliato con un impermeabile da esibizionista, che si ritrae con la sua statuaria modella e… la moglie, Alice Springs, seduta ai bordi del set.
È un selfie davvero fantastico, non trovi?

🙂

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Meret Oppenheim x ray self


Self-Portrait, Skull and Ornament © 1964. Estate of Meret Oppenheim

Méret Oppenheim è stata una delle artiste più versatili ed affascinanti del ventesimo secolo. Fu pittrice, scultrice, fotografa e modella.
C’è chi la ricorda per la sua presenza nella famosa serie di fotografie di Man Ray “Erotique Voilée“, dove lei è alle prese con una pressa da stampa, nuda, macchiata d’inchiostro, incredibilmente affascinante. Per altri è l’artista che nel 1936, incoraggiata da Alberto Giacometti, partecipò alla prima esposizione di opere surrealiste con il suo Object, una tazza da tè rivestita di pelo, oggi esposta al MOMA di New York.

Ma per chi si interessa di fotografia la Oppenheim va anche ricordata per i suoi scatti, in particolare per alcuni suoi interessanti autoritratti tra cui questo, realizzato nel 1964.
“X Ray photo” non fu mai stampata su carta fino al 1981 e l’idea dell’artista era di produrne solo venti copie su lastra, completate dal suo nome, la data di nascita e la data di morte prevista…

:-O

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Buzz Aldrin


Mentre gira intorno al pianeta Terra il 14 Novembre 1966 l’astronauta Edwin Eugene Aldrin (detto “Buzz”), decide di farsi un bell’autoscatto durante l’escursione fuori dalla capsula. Il bagliore del sole, insieme alla forma distorta del nostro mondo, si riflettono sul suo casco; dietro di lui c’è lo spazio profondo. Era la dodicesima orbita della missione NASA Gemini XII.
Altro che quelli che oggi imperversano sui social network… Questo sì che può essere definito un selfie spaziale!
🙂

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SelfiePensavi che il “selfie” fosse una moda del presente? Un gesto legato alla diffusione di fotocamere compatte e smartphone? Beh no, eccoti un esempio.
Siamo nel 1920 a New York. Sul tetto di un edificio che si affaccia sulla Fifth Avenue, cinque uomini posano per un autoscatto. La fotocamera è grossa e probabilmente un po’ pesante, così in due la sorreggono. Le loro braccia sfuggono ai lati dell’immagine che risulta grandangolare, con i soggetti al centro rimpiccioliti in modo innaturale. Non c’è distorsione curva ma solo prospettica e viene da pensare che possa trattarsi di una macchina fotografica stenopeica.
Forte eh? E lo sai cos’è il bello? Di questo scatto c’è pure il backstage!

🙂

Oldest selfie backstage

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