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Archive for the ‘Nature’ Category

Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – Copyright 2010 Pega

La capacità di sintesi non è solo un problema dei fotografi. Pensa a quante volte chi ti parla si dilunga in eccessive argomentazioni, ripetizioni, racconti di dettagli insignificanti. Non parliamo poi di chi scrive… 🙂
E’ difficile essere sintetici, arrivare subito al punto, evitando tutto ciò che è in più.
Levare è un’arte, una capacità che a volte è un dono, ma che si può anche imparare e coltivare.
Forse molti fotografi celebri sono diventati tali proprio per la capacità di saper determinare che cosa non mostrare nelle loro foto, ed è forse proprio questo uno degli elementi che differenzia un professionista da un comune “possessore di fotocamera”: il saper valutare che cosa eliminare dall’immagine.
Non parlo di quello che potrebbe sembrare l’esercizio di uno stile minimalista, piuttosto della capacità di saper resistere alla voglia di “aggiungere” ed esercitare invece il potere dell’esclusione.
Ho trovato divertente provare a scattare  cercando di seguire questa visione.
Ti suggerisco di provarci.

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Hotel del Salto - ColombiaCi sono immagini, come quella sopra, che fanno scattare idee utopiche di avventura. Sogni di missioni fotografiche impossibili in zone impervie ed isolate, magari pericolose, alla ricerca di gioielli come quello raffigurato: un hotel abbandonato sul fiume Bogotà, in Colombia, nei pressi delle cascate Tequendama. Fu costruito nel 1924 e dopo decenni di alterne fortune, è stato chiuso negli anni novanta, pare a causa di una infestazione di fantasmi, ma alcuni dicono che la vera causa sia il tremendo inquinamento del fiume.
Sebbene i luoghi decadenti ed abbandonati siano una delle mie passioni fotografiche, so bene che non andrò mai nella giungla colombiana in cerca di alberghi infestati, è una fantasia e forse potrebbe non valerne nemmeno la pena. Ma ci sono missioni simili ben più fattibili, più alla portata di noi comuni mortali e se sognare è gratis, far qualcosa nella realtà è meglio.
In Italia abbiamo (fortunatamente o purtroppo?) un buon numero di gioielli abbandonati e proprio nella stessa lista che riportava l’Hotel colombiano, c’era questo:

Craco, Italia
Si tratta di Craco, un paese di origine medievale in provincia di Matera. Fu evacuato nel 1963 a causa di una pericolosa instabilità ed imminenti crolli; da allora è abbandonato.
Scommetto che i fantasmi italiani sono più simpatici e disponibili ai ritratti fotografici, di quelli colombiani. Che aspettiamo ad andarci?
🙂

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Feeding swans

A man feeding swans in the snow – Copyright 2013, Marcin Ryczek

Ogni anno seguo con curiosità il concorso International Fine Art Photography Award. L’edizione 2013 si è da poco conclusa con la proclamazione dei vincitori ed io non posso fare a meno di condividere uno degli scatti premiati, che trovo davvero notevole.
È la foto vincitrice del primo posto nella categoria Paesaggio e Natura, realizzata dal fotografo polacco Marcin Ryczek. La trovo straordinaria, è un’immagine che potrei ammirare per ore, degna di un grande maestro.

Quest’anno il concorso ha ricevuto più di cinquemila scatti da fotografi provenienti da tutto il mondo. Per vedere le foto degli altri vincitori e dei finalisti, is sito ufficiale della manifestazione è: www.internationalfineartphoto.com

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Alluvione Firenze
Tanti anni fa, nei giorni dopo quella notte del 4 Novembre 1966…
L’Arno, rotti gli argini, aveva invaso il centro di Firenze e creato un disastro passato alla storia per la sua drammaticità, ma anche per la catena di solidarietà che si venne a creare.

Come tanti eventi di un passato non troppo remoto, anche l’alluvione di Firenze è stata documentata da moltissime fotografie. Se ne possono trovare a centinaia su internet, parecchie furono scattate da persone che immortalarono l’evento con la loro fotocamera, semplicemente affacciandosi alla finestra di casa. A volte queste immagini sono davvero molto belle, a dispetto della tragedia che raccontano.
Con alcune di queste foto è possibile fare una sorta di piccolo viaggio nel tempo, stampandole e recandosi nel luogo dove furono scattate quarantasette anni fa, per provare ad immaginare la situazione, circondati dai palazzi e dai molti dettagli ancora presenti sul posto.
Prendiamo per esempio questo scatto che raffigura Piazza Madonna degli Aldovrandini invasa dall’Arno ed in cui galleggiano le automobili trascinate dalla corrente. Sui muri si possono trovare ancora oggi le tracce di quei giorni e vedere i segni del livello raggiunto dall’acqua.
La fotografia, in fondo, è anche questo: una macchina del tempo.

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

L’estate è ormai un lontano ricordo. Mentre le giornate divengono pian piano sempre più corte e le temperature scendono, ecco che arriva una stagione in cui sembra più difficile fotografare.
Per molti appassionati questo è il periodo più “buio”, quello in cui la fotocamera rimane a lungo inattiva e può succedere di optare per sedersi al pc invece che uscire a scattare, magari proprio perché fuori il tempo non è bello.
Eppure in realtà il brutto tempo, indipendentemente dalla stagione, non è per niente nemico della fotografia. Freddo, vento o pioggia possono essere un problema per l’attrezzatura e per il fotografo ma non per le immagini, infatti lo scatenarsi degli elementi crea spesso interessanti opportunità fotografiche, specie se non ci si fa sopraffare dalla pigrizia o dalla paura di danneggiare la fotocamera.
Del resto lo dicevano anche i vecchi fotografi in bianco e nero: “un bel cielo sereno può essere il peggior nemico per le tue foto”.
Quindi dai, non lasciarti scappare l’autunno e tieni a mente che non esiste il brutto tempo. Esiste solo l’abbigliamento sbagliato.

🙂

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Polaroid 250

“The question is not what you look at, but what you see”
(Il punto non è cosa guardi, ma cosa vedi).
Dopo averne parlato in un vecchio post ed averla tenuta in bella vista sotto al monitor per un po’ di tempo, ho deciso di stampare questa frase di Henry David Thoureau su una piccola etichetta adesiva ed appiccicarla sul dorso di una macchina fotografica. La voglio in bella vista ogni volta che mi appresto a guardare nel mirino.
E’ una scemenza, forse, ma l’ho fatto perché credo che proprio in questo concetto ci sia molto della Fotografia, della capacità di realizzarla ed anche apprezzarla.
Vedere è il risultato di un processo dove il guardare è solo l’input. A questo flusso in ingresso si applica tutta l’elaborazione razionale ed emotiva di cui siamo individualmente capaci.
Per me sta tutta qui l’enorme differenza che corre tra una qualsiasi delle tante immagini che si possono realizzare premendo il bottone di scatto ed una Fotografia.

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – © Copyright 2009 Pega

Non lo faccio quasi mai ma ogni tanto cedo alle eccezioni. Così ecco che oggi ti ripropongo un vecchio assignment, un tema che trovo tra i più stimolanti per un fotografo e che già sfruttai tempo fa nell’ambito di questa piccola tradizione della “missione fotografica”.
Per questo fine settimana l’idea che ti lancio è di dedicare un po’ di tempo a realizzare una: foto minimalista.
Il minimalismo è l’arte del levare, del riuscire a non aggiungere, del messaggio attraverso il minimo possibile di elementi… Ma è anche molto altro, è un intero filone, un genere artistico. Un vero e proprio stile.
Ammiro molto chi riesce bene in questo ambito e quindi dico… perché non provarci?
In questi giorni prova anche tu a fotografare “pensando minimale”. Cerca i segni, le geometrie, i piccoli dettagli isolati e tenta qualche scatto minimalista.
Poi, come propongo sempre, inserisci in un commento il link all’immagine che avrai realizzato. Condividere è divertente e può portare a vedere le tua foto visitatori che le apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

L’estate si avvia alla fine. Il calore accumulato comincia a scontrarsi con le correnti fredde che a settembre ricominciano ad insinuarsi giù per lo stivale ed ecco che ci aspettano i temporali.
Ogni anno in questa stagione mi capita di provare a fotografare i fulmini, ti ripropongo quindi il breve racconto di uno di questi esperimenti.

Il temporale si avvicinava minaccioso e così decisi di provare a catturare qualche saetta. Chi si è già cimentato sa bene quanto la cosa sia divertente anche se non sempre facile. Di certo c’è gente molto brava a farlo e su internet si trovano foto di fulmini veramente straordinarie.
Purtroppo non avevo a disposizione il treppiede. Mi piazzai quindi con la macchina fotografica ben appoggiata su un corrimano e, dopo qualche prova, impostai un ISO400 che, sulla mia macchina, è un ottimo compromesso tra sensibilità e rumore.
Con lo zoom regolato a 26mm scelsi un’apertura di f/7.1 che, con questa focale, garantisce allo stesso tempo buona nitidezza e grande profondità di campo.
La scelta per la velocità di scatto cadde su 1/60 sottoesponendo così di circa 2 stop, alla ricerca di quell’atmosfera cupa che vedevo nella realtà. Con questo tempo non ci sono problemi di mosso, anche nella condizione non perfetta di posizionamento della fotocamera. Credo comunque che, in eventuali futuri esperimenti, non disdegnerò di scendere ancora, magari a 1/25, sfruttando al massimo quella che è la durata del fenomeno del fulmine.
Il resto fu una serie di circa una cinquantina di scatti, una specie di “test dei riflessi”, cercando di immortalare “al volo” i fulmini che si manifestavano. Ne usciii con solo tre o quattro foto decenti.
Quella qui sopra è la più luminosa, le altre sono decisamente troppo cupe.
Qualcuno si chiederà perchè non ho optato per una lunga esposizione. Il temporale era molto minaccioso ma con poche e rare saette, la luce ridotta ma bellissima. Mi piacque provare a catturare la scena che vedevano i miei occhi, cercando anche di non sovraesporre troppo i lampi, ecco quindi l’idea dello scatto “fulmineo” 🙂
Non sono soddisfattissimo ma tutto sommato mi piace. Ci ritrovo l’atmosfera minacciosa di quel temporale, compresa l’affascinante e temibile essenza del fulmine.

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framed: short movieFramed è un delizioso corto realizzato dal videomaker francese Mael Sevestre. Parla di un fotografo e di una sua affascinante esperienza: un incontro del tutto inaspettato mentre è in cerca di scatti bucolici con la sua fotocamera vintage biottica.
Sevestre ha realizzato l’intero video esclusivamente con un Iphone 4S, usandolo anche per filmare le fascinose inquadrature riprese attraverso il mirino a pozzetto della bella reflex usata dal protagonista.
Budget minimo ma una sana dose di talento e bravura. E’ la dimostrazione che, con passione e creatività, si possono fare grandi cose, anche senza investimenti importanti, riuscendo persino a far lavorare insieme le comuni tecnologie tascabili odierne con i gioielli medio formato usati dai fotografi di qualche decennio fa. In questo caso l’Iphone che guarda nella biottica è proprio una trovata di classe. Niente male come metafora.
Complimenti Mael!
.

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Vanishing reflection @Padule di Fucecchio

Vanishing reflection – © Copyright 2011 Pega

Sogni e fotografie sono legati da un filo invisibile. Sarà perché la nostra mente tende ad associare immagini statiche ai ricordi ed i sogni poi rielaborano queste immagini, o forse è semplicemente che le foto ci aiutano ad immaginare ed a sognare.
E così ecco l’idea per questo weekend assignment: il sogno.
Ti avverto, è un tema molto stimolante e se vorrai dedicare un po’ di tempo a svolgerlo in questo fine settimana, sono sicuro che i risultati potranno sorprenderti.
Come al solito hai piena libertà su come affrontarlo, ma ecco qualche esempio di come, secondo me, è possibile sviluppare questo assignment.
Tutti ricordiamo qualche sogno con forti elementi visivi da cui trarre spunto. Che si tratti di uno più o meno piacevole fatto la scorsa notte o di un incubo avuto da bambini, si può partire da quello e cercare di realizzare immagini ad esso correlate. Potrà trattarsi di qualunque cosa: dallo still life al panorama, passando per il ritratto o anche (ed eccome) l’astratto.
In totale alternativa puoi invece andare a lavorare sul concetto, realizzando qualche scatto che richiami atmosfere oniriche di pura fantasia.
Libertà totale insomma.

In questo fine settimana prova a seguire questo strano assignment. E’ un esercizio utile che stimola la creatività e può essere divertente. Dopo aver fatto la tua foto, se ti va, ti invito a condividerla qui mettendo in un commento il link all’immagine.

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