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Archive for the ‘Technique’ Category

Più volte mi sono chiesto come (cavolo) vengono realizzate quelle incredibili riprese dei missili lanciati verso lo spazio, immagini di grossi oggetti in rapidissimo allontanamento ritratti come se fossero lumache.
Giusto pochi giorni fa mi godevo lo spettacolo dello SpaceX che portava in orbita la Tesla di Musk e, guardando il video in diretta, sono rimasto sbalordito leggendo il valore della velocità a cui andava: circa cinquemila chilometri l’ora!
Dunque: come fare una ripresa così stabile di un oggetto lontano come quello che viaggia così veloce e che si allontana pure molto in fretta?
La risposta non è banale, per realizzare queste riprese vengono usati sistemi con fotocamere specifiche dotate di ottiche che si aggirano sui 10.000mm montate su postazioni di inseguimento automatico originariamente concepite per uso militare. E’ roba da milioni di dollari che sfrutta tecnologie di vario genere per acquisire, oltre alle spettacolari immagini destinate al pubblico, anche tutta una serie di dati fondamentali per lo sviluppo dei sistemi di lancio.
Ecco qui sotto un esempio di una di queste attrezzature, nello specifico denominata Contraves-Goerz Kineto Tracking Mount.
Adesso vado a cercarmene una su Ebay.

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Morning haze by Pega

Morning haze – © Copyright 2013, Pega

Il bianco è affascinante: rappresenta il niente ma anche il tutto. E’ il foglio su cui scrivere, la tela su cui dipingere, un vuoto da riempire, ma allo stesso tempo è anche già completo. Il bianco è infatti ciò che scaturisce dalla somma di tutti i colori ed è la carenza di uno o più di questi a far emergere altre tonalità.
Il bianco in fotografia è fondamentale e “critico”: tanto più ti ci avvicini, tanto più rischi di perdere tutto perché nel “troppo bianco” si volatilizzano forme e dettagli, lo sanno bene tutti i fotografi, specie i digitali.
Il bianco è delicato, sensibile al tempo ed ha la caratteristica di lasciare spazio alle sensazioni che possono essere legate al materiale su cui è riportata l’immagine, come ad esempio la grana della carta fotografica.
Il bianco è importante, importantissimo. Abbine cura e mantienilo vivo nelle tue Fotografie.

🙂

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Sarà l’anno del cane. Per festeggiare il Capodanno Cinese, un certo Perfect_Tz ha fatto volare il suo drone durante i fuochi artificiali dei festeggiamenti a Yunnan, in Cina (rischiando di farselo abbattere, ndr) e poi ha creato questo video in cui le immagini scorrono al contrario. L’aggiunta di un po’ di musica rende questo breve filmato, intitolato “Fireworks From Above”, decisamente ipnotico…
La creatività vola anche sotto ad elichette radiocomandate 🙂
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https://vimeo.com/255912050

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'CYCLE-WAR' - Copyright 2017, Tobias Friedrich

Cycle-War – Copyright 2017, Tobias Friedrich

Non ho potuto controllare il lento calo della mandibola conseguente ai lunghi minuti di ammirazione di questa foto vincitrice dell’edizione 2018 del concorso internazionale Underwater Photographer of the Year.
È l’ammirevole lavoro del fotografo subacqueo Tedesco Tobias Friedrich, che l’ha realizzata all’interno del Thistlegorm, nave Inglese che nel 1942 fu affondata in Mar Rosso mentre cercava di consegnare rifornimenti alle truppe alleate.
Quella nel Thistlegorm è un’immersione bellissima ed è un must per molti subacquei perché nelle stive abitate da nuvole di pesci, ci si muove tra i mezzi e le armi che il grande vascello trasportava, rimasti al loro posto dentro alla nave che poggia sul fondo, quasi in assetto di navigazione. Dico questo con una certa convinzione perché là sotto ci sono stato e, vedendo la foto di Tobias, mi sono reso conto di quanto sia stato abile nel rendere così bene quell’atmosfera e creare una scena ampia nonostante i limiti di spazio propri del luogo. Per riuscire nell’intento Friedrich ha piazzato magistralmente una serie di luci e poi ha scelto di realizzare una foto panoramica, tecnica che gli ha consentito di produrre un’unica grande immagine del ponte contenente i vari mezzi trasportati, tra cui alcuni furgoni Ford oltre a splendidi esemplari di motociclette Triumph, Norton e BSA.
Guardando con attenzione è possibile scorgere moltissimi dettagli tra cui ti segnalo i copertoni delle ruote delle moto, quasi intatti dopo molti decenni in fondo al mare, indenni dalle onnipresenti concrezioni create dalle creature marine. Un particolare che dal vivo fa veramente impressione, te l’assicuro…
Beh, non mi resta che accennare alla notevole qualità anche di altri scatti premiati, ma per questi ti invito ad andare direttamente sul sito del concorso e goderteli senza tante aggiunte verbose da parte mia 🙂

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Fisiogramma – © Copyright 2012 Pega

La macchina fotografica appoggiata a terra con l’obiettivo che guarda in alto e l’otturatore aperto per una lunga esposizione. Sopra, al buio, una piccola luce oscilla appesa ad un filo e crea un’immagine ricca di fascino: il fisiogramma.
I fisiogrammi erano già noti nell’ottocento e furono ampiamente studiati dagli scienziati impegnati nella descrizione di fenomeni fisici e matematici.
Hai mai provato a realizzare una foto di questo tipo? Di fatto è un piccolo esercizio di light painting, molto più semplice di quel che potrebbe sembrare.
Si può giocare con diversi tipi di luce, usando lampadine colorate o lampeggianti, cercando di imprimere movimenti oscillatori ed inventandosi qualche idea creativa.
Ad esempio si può variare il “setup” attorcigliando il filo, inquadrando obliquamente oppure rivoluzionando tutto facendo oscillare anche la fotocamera. Le possibilità sono infinite.
Buon divertimento!

p.s. Se ci provi però fammi sapere com’è andata 🙂

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White stones

White stones – © Copyright 2009 Pega

Leggo spesso post ed interventi nei forum a proposito del problema dello sporco sul sensore…
Ora, la cosa è di poco interesse per tutti gli analogici e forse anche per chi non ha una digitale a lenti intercambiabili, ma anche per chi invece ha una reflex o una mirrorless, dovrebbe proprio essere un non-problema.
Sì, è vero che il sensore si può sporcare, che è un elemento che si carica elettricamente divenendo un po’ attraente per la polvere, che è delicatino e nasconto nel corpicino della reflex, difficile o forse rischioso da pulire e poi, forse, anche un po’ misterioso e quindi sexy…
Ma insomma, che diamine, è un sensore… è lì apposta.
Non limitiamoci nei cambi di obiettivi, non ci preoccupiamo troppo se c’è vento o un po’ di polvere.
Non permettiamo che la paura di sporcare il sensore ci impedisca di fare un bello scatto, di cambiare dal tele al grandangolo se in quel momento è quello l’obiettivo che ci vuole.
Lo sporco sul sensore, in gran parte dei casi, nemmeno si vede e quando si vede si tratta di macchioline che è facile eliminare in postproduzione.
E poi, se proprio è lurido, al limite basta mandare la fotocamera un paio di giorni in assistenza e passa la paura.
🙂

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Ne

Forse non ti metterai comodamente sul divano a vedere questo video che oggi voglio riproporti. Forse non lo farai perché sembrano tanti i cinquanta minuti che parlano della vita e del lavoro dei fotografi del National Geographic.
E invece vale tutto il tempo che richiede questo documento realizzato diversi anni fa e dedicato ad un gruppo di professionisti appassionati che ha avuto un ruolo così importante nella storia recente della fotografia.
Tu fai come preferisci, io me lo sono ri-gustato con calma e piacere, dopo averlo visto già qualche anno fa, cogliendo anche l’occasione per rifare un piccolo esperimento: annotarmi, via via, alcune parole chiave, keyword di sintesi dell’intero filmato.
Se non hai voglia di vedere il video puoi sempre accontentarti di queste.
Eccole qua: 🙂

Fascino romantico, difficoltà, rischi, pericolo, una vita pazzesca, malattie, malaria, burocrazia, rapine, violenza, affascinante, problemi, incidenti, insetti, schifo, jungla, scimmie, vermi che si infilano sotto la pelle, talento, arte, gusto, colore, ritratto, intimità, indiscrezione, ravvicinato, bellezza, orrore, abisso, squali, viaggio, tuffi, mare, savana, tenda, fango, erba, carcassa, ossa, cranio, amicizia, ricerca, natura, foresta pluviale, cultura, umanità, lavoro, vita, tragedia, mondo, facce, persone, mondo, globalizzazione, storia, sporco, civiltà, amore, povertà, tempo, gioia, sguardi… insomma: FOTOGRAFIA

Buona visione
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Robert Cornelius

Ed eccolo qua il primo autoritratto fotografico mai realizzato, il capostipite degli attuali selfie. Fu realizzato nell’Ottobre del 1839 da Robert Cornelius.
Robert era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di Joseph Saxton e Paul Beck Goddard, imprenditori americani del neonato ma promettente settore della fotografia.
Negli Stati Uniti si stava diffondendo il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (sì, proprio quello del codice telegrafico) ma uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era la lentezza del processo. Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra aggiunta ad una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghissime. Ciò limitava le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perché era davvero difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male visto il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e così la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo del settore.

Ma, oltre a questo contributo tecnologico, ciò che forse più conta è che questo fu il primo autoritratto della storia della fotografia, il primo “selfie”.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

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Rodinal

Rodinal 1917 (by Daniel Keating)

Ti arrischieresti a sviluppare una tua pellicola con un prodotto di cento anni fa?
E’ quello che ha fatto un certo Daniel Keating, dopo aver ricevuto in regalo una vecchia bottiglia di Rodinal, un reagente per negativi in bianco e nero risalente al 1917.
Il prodotto era stato ritrovato in una vecchia cassa di attrezzature fotografiche del primo novecento e Daniel ha voluto provarlo.
La scelta del rullino da sviluppare con tale datata sostanza è caduta su un vecchio rotolino di scatti “di prova” visto anche l’aspetto poco rassicurante del liquido che la bottiglia conteneva: “una poltiglia degna del filtro di una lavastoviglie” scrive Daniel.
Ebbene, dopo un ciclo di sviluppo da un’ora, agitando per 10 secondi ogni 15 minuti ed il classico bagno finale, che Daniel ha fatto con normale tiosolfato di sodio, i risultati sono stati ben oltre le aspettative. Guarda tu stesso sotto! C’è il gattino!
🙂 🙂 🙂

p.s. Tanto per non farsi mancare nulla, Daniel ha scelto di sperimentare questo datato reagente con una pellicola scaduta… 35 anni fa.

p.s.2.  Il gatto si è prestato gratuitamente per l’esperimento.

Gattino - By Daniel Keating

Gattino sviluppato con reagente centenario – By Daniel Keating

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 Irene Rudnyk

Copyright Irene Rudnyk

Il Natale ti ha portato una nuova fotocamera o qualche fiammante pezzo di attrezzatura che ti piacerebbe subito provare con un bel ritratto?
Ecco un breve video in cui la fotografa Irene Rudnyk ci mostra il suo approccio a basso budget: uno shooting con attrezzatura minimale e luce naturale.
Lo studio è semplicemente una piccola stanza, l’illuminazione è fornita solo dalla luce che entra da una finestra, la modella è piazzata alla meglio, con i piedi appoggiati su dei cuscini e con due sedie che le sorreggono l’abito.
Eppure il risultato non è niente male, anzi lo considererei del tutto professionale.
Da guardare con attenzione e poi… provare.
🙂

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