Giorni fa parlavo della nuova linfa data alla fotografia analogica istantanea da The Impossible Project, l’azienda che ha rilevato un ex stabilimento Polaroid e ricominciato a produrre film per questo tipo di macchine.
Lo sapevi che da una stima fatta proprio da Impossible pare che nel mondo ci siano ancora circa 300 milioni di queste macchine fotografiche ancora in grado di funzionare? (!!!).
Dicevo appunto che la qualità non è proprio ancora all’altezza dei prodotti originali, ma è anche vero che la sfida non è facile. Ci sono un sacco di problematiche tecniche e per farsi un’idea di come funzioni la realizzazione di una pellicola istantanea ti consiglio di dare un’occhiata a questo video.
Buona visione!
Un milione è una bella cifra.
E’ l’obiettivo che si è preposta Peggy Dyer con il suo progetto fotografico personale One Million Faces.
Peggy è partita con questa cosa nel 2009 ed ha scoperto che l’idea raccoglie interesse e supporto, così l’ha trasformata in una iniziativa di solidarietà sociale di cui puoi trovare i dettagli sul sito.
Potrebbe essere un “progettino” da imitare, magari anche solo per divertirsi.
Sicuramente si tratta di fare un bel po’ di foto 🙂
Nel febbraio del 2008 Polaroid annunciò la cessazione della produzione delle sue pellicole. Fu una pessima notizia, principalmente per i 450 dipendenti dei tre stabilimenti di un’azienda così importante.
Il marchio era stato il punto di riferimento mondiale della fotografia istantanea per decenni ma con l’avvento del digitale tutto era cambiato ed i numeri parlavano chiaro: a partire dal 2000 le vendite avevano subito una contrazione annua del 25% (!). Il destino era segnato.
Un destino che sembrava ormai senza alternative anche per i tanti appassionati della foto analogica instantanea, visto che pure Fuji, l’unico altro produttore rimasto, pareva intenzionato a cessare la produzione di questo tipo di prodotti.
Ma un piccolo gruppo di persone, tra cui ex manager di società nel settore della fotografia ed ex dipendenti, ha rilevato l’ultimo stabilimento Polaroid in grado di produrre pellicole istantanee e, con una nuova società chiamata The Impossible Project, ha ricominciato a creare e distribuire questo tipo di pellicole.
Il nome scelto è azzeccato: pensare di riaprire un mercato del genere non è proprio cosa facile, non solo dal punto di vista del marketing e della distribuzione ma anche da quello tecnico. Infatti solo parte del know how per la produzione è ancora disponibile ed anche la presenza di nuove normative e maggior sensibilità verso le questioni ambientali hanno costretto i tecnici dell’Impossible Project ad esplorare nuove strade. In sostanza si è trattato di reinventare buona parte del prodotto.
Solo da poco tempo le nuove pellicole sono disponibili sul mercato e la qualità dei cartridge non è ancora al livello di quelli che erano gli standard Polaroid (l’ho sperimentato in prima persona producendo delle pessime “poeraloids“), a questo si aggiunge anche un prezzo decisamente elevato.
Ma da Impossible dicono che ogni pacchetto di film è migliore del precedente e si arriverà di nuovo a potersi togliere delle belle soddisfazioni con le istantanee.
Proprio come una volta.
Il fatto è che stavo guardando la copertina di quest’album dei Social Distorsion e mentre me lo sparavo in cuffia ho pensato che l’immagine sembra quasi una citazione degli scatti di Walker Evans o Dorothea Lange.
Furono loro che negli anni ’30 esplorarono per primi la fotografia a fini sociali e documentaristici, nell’ambito di un programma governativo sulle condizioni di vita nelle zone rurali dell’ovest americano. Era un gran brutto momento quello perchè gli Stati Uniti stavano affrontando la Grande Depressione.
Una foto che fa pensare, specie se vista nell’ottica dell’attuale fase economica…
Comunque…
Come ben noto, la fotografia è una scusa… Quindi segui il mio consiglio e, che tu sia in vacanza o al lavoro, lasciati andare per qualche minuto ad un po’ di sano e grezzo rock blues californiano.
Questo è un pezzo in cui c’è dentro di tutto: dagli Stones al gospel, agli Aerosmith, passando per gli ZZ Top.
Proprio quello che ci vuole.
Dammi retta, alza il volume a palla e goditela fino in fondo, finale accelerato compreso.
Giovanni abita a Linari, un piccolo paese nel cuore della Toscana rimasto quasi totalmente abbandonato.
Nel medioevo questo borgo fortificato posto a metà strada tra Siena e Firenze, fu prima sede di un minuscolo feudo e poi libero comune, fino all’unificazione della regione sotto il Granduca.
Qualche anno fa avevo trovato Linari per caso. Era spettralmente deserto. Antichi edifici sprangati tra cui mi ero aggirato in un tardo pomeriggio invernale camminando su un lastricato riconquistato dalla vegetazione e provando uno strano contrasto di sensazioni.
Tornandoci ho visto questo signore affacciato alla sua finestra.
Giovanni ha vissuto e lavorato qui e ci è rimasto con la moglie mentre il borgo si spopolava.
Si occupava di spremere olive con le presse a secco del frantoio che ora giacciono a due passi da casa sua sotto forma di rottami arrugginiti.
Un po’ a fatica, ha cercato di spiegarci come funzionava quando lì c’era vita e lavoro ed anche di come adesso ci sia in atto un’opera di ristrutturazione e recupero del castello e degli edifici che lo circondano.
Ogni tanto mi capita di parlare con altri appassionati di fotografia, di quello che è il processo creativo e di come ognuno di noi lo interpreta e lo vive.
Si va da chi ha analizzato la cosa con scrupolo a chi non si rende nemmeno conto di creare cose meravigliose e magari si autoridicolizza.
Ecco ho trovato questo schema fantastico, per certi versi quasi definitivo, di come funziona la creatività.
Studialo bene perchè è geniale ed è un’idea di quei matti di Viruscomix.
SAVE THE DATE!
Non prendere impegni per la mattina di Domenica 2 Ottobre 2011.
Perchè? Ma perchè ci sarà l’edizione di quest’anno della Scott Kelby’s Worldwide Photowalk a Firenze.
Si tratta del più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale” e si svolgerà nell’arco del primo weekend di Ottobre in contemporanea in oltre mille città, sotto forma di passeggiate fotografiche a cui potranno partecipare gratuitamente fotografi di qualunque tipo e livello, divertendosi, socializzando ed imparando gli uni dagli altri.
Dopo averlo fatto nel 2010 avrò il piacere di condurre la Photowalk di Firenze anche quest’anno e quindi… ti aspetto !
Sarà un’occasione per incontrarsi, conoscersi, ammirare insieme le bellezze di questa meravigliosa città e vedere un sacco di altri appassionati di fotografia.
Per i dettagli (che saranno inseriti a breve) e l’iscrizione, che dà diritto di partecipare al contest per i premi messi in palio dall’organizzazione visitare il sito ufficiale: http://worldwidephotowalk.com/walk/firenze-toscana-italia/ (max 50 partecipanti).
Qualche tempo fa parlavo di fotogiornalismo e di James Nachtwey dopo aver visto un bellissimo documentario a lui dedicato.
Ammiro molto questo fotoreporter di guerra, personaggio un po’ schivo e poco incline al mainstream e cercando di approfondirne la conoscenza mi sono imbattuto in una sua TED talk.
Le TED (Technology Entertainment and Design) sono conferenze organizzate da Sapling, una fondazione privata no-profit che si prefigge di diffondere idee degne di essere messe a conoscenza di pubblico vasto.
Sebbene inizialmente fossero spesso orientate ad argomenti tecnici e tecnologici le TED talk si sono sempre più aperte ad altre questioni importanti, proponendo ospiti di grande spicco, come premi nobel, figure di rilievo nel mondo scientifico e della ricerca o della società e mettendo i loro interventi a disposizione gratuita sul web.
La conferenza di Nachtwey è davvero da vedere ed ascoltare, per la semplicità e la passione che questo fotografo sa trasmettere e per l’importanza di quello che lui più che un lavoro considera una vera e propria missione: dare un personale contributo ad una possibile soluzione dei conflitti che insanguinano il mondo.
Sono venti minuti belli ed intensi, assolutamente da non perdere anche per chi non maneggia bene l’inglese dato che ci sono i sottotitoli in Italiano e volendo anche l’intera trascrizione dell’intervento.
Buona visione.
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Ero a cena da amici quando, guardando fuori dalla finestra, ho notato una strana forma luminosa che sbucava dalle nubi basse…
Avevo con me solo l’Iphone e così ho inquadrato e fatto qualche scatto al volo.
Questo è probabilmente il migliore tra quelli che sono riuscito a fare nei pochi istanti a disposizione ma devo dire che a rivederlo mi vengono i brividi. Cos’èra veramente quella forma nel cielo?
Posso solo dirti che ovviamente non è un fotomontaggio o un’elaborazione e che questo è esattamente il JPG uscito dal telefono. Ho i testimoni.
Vuoi provare a dare la tua ipotesi? Dai che è facile.
Perchè UFO2? Beh perchè io un UFO l’avevo già visto e fotografato: guarda qui.
Non lo puoi simulare perchè ti si stampa in faccia da solo, schietto e inconfondibile, con un’energia che arriva diretta a chi guarda, o fotografa.
E’ il sorriso di chi ha appena fatto qualcosa di bello, soddisfacente, qualcosa che lo ha fatto davvero star bene.
Ho postato alcuni giorni fa questo ritratto sul mio album Flickr, vedendo che molti commenti convenivano su ciò che anche a me era parso subito dopo lo scatto: l’aver carpito un’espressione così vera ed empatica da riuscire a strappare un sorriso a chiunque.
Ma non è mio il merito.
Tutto sta nella condizione in cui si trovava il soggetto della foto, quegli istanti in cui tornava stanco ma felice, da una magnifica cavalcata sulle onde.
E’ questa energia che trovo sia bellissimo cercare e trovare per un certo tipo di ritratti, un aspetto che si fonde nella foto in modo difficile da descrivere a parole ma che può essere percepito con facilità da chi osserva.
Prova a cercare questa condizione negli attimi che seguono momenti belli ed intensi. Scegli tu quali e con chi, poi scatta, ma senza lasciare che la macchina fotografica perturbi troppo il momento.
Saranno foto intense e forse anche molto intime, probabilmente non sempre adatte ad essere condivise on line, ma di sicuro significative.
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