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Posts Tagged ‘fotografia’

Il suo nome non viene rivelato, ma quello che conta è il suo grande amore per la Fotografia: la passione di una vita, nata quando era molto giovane, negli anni ’60.
È un bel documento quello realizzato da Andrea Casanova, un video in cui l’anonimo protagonista ci conduce attraverso una serie di piccoli aneddoti e racconti personali, ricordi trasmessi con parole cariche di emozione.
Dopo tanti video internazionali, sono felice di potertene proporre uno di così alto livello in Italiano. Ci voleva.
Complimenti all’autore e… buona visione.

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Magritte

Falso specchio (olio su tela) – Renè Magritte 1928

C’è un tipo di fotografia dove la fotocamera non serve.
E’ qualcosa che alcuni praticano in modo innato, a volte inconscio, mentre altri imparano proprio come disse Dorothea Lange affermando che “La macchina fotografica è uno strumento che insegna a vedere senza una macchina fotografica”.
Sto parlando della foto mentale, quella scattata senza alcuna fotocamera, quella in cui tu sei comunque il fotografo e decidi  inquadratura, esposizione, fuoco e tutto il resto, ma l’immagine resta nella tua testa. Privata, intima.
Per scattarla hai a disposizione un’attrezzatura dal valore inestimabile e dalle prestazioni infinitamente superiori a qualunque macchina fotografica in vendita. Ce l’hai sempre a disposizione, anche nelle situazioni più difficili o impreviste: sono i tuoi occhi e la tua mente.
Tutti più o meno abbiamo un archivio di foto mentali nella nostra memoria. Sono le immagini che emergono dal nostro passato, che raccontano momenti che ci hanno colpito ed è come se il nostro cervello avesse in automatico scattato delle istantanee per preservare il ricordo di quei momenti. È un meccanismo innato che in qualche modo rende l’invenzione della fotografia una vera e propria protesi emozionale dell’essere umano.

Ma è anche possibile realizzare le foto mentali in modo cosciente.
Puoi cercarle e scattarle nei momenti più belli ma anche più impensati, puoi farlo senza alterare o interrompere la magia di un istante, senza interferire o disturbare.
Fatta la foto impegnati per “svilupparla” e processarla al meglio, cercando di fissarla bene nella tua memoria ed ogni tanto torna a rivederla, questo ne manterrà la qualità.

Con le persone giuste puoi provare anche a condividerle queste foto mentali, descrivendole a parole ed aiutando chi ti ascolta a ricostruire l’immagine proprio come ce l’hai in mente tu.
Può essere molto bello.

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Se l’argomento ti interessa, ti invito a leggere anche il post sulla stampa della foto mentale.

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All and nothing

All and nothing – © Copyright 2009 Pega

“There’s nothing wrong with loving a camera — as long as it remains platonic”
(Non c’è niente di male nell’amare una macchina fotografica – finchè rimane platonico)

Ogni tanto ripenso a questa ironica frase del fotografo americano Gregory Simpson che fa riflettere sull’importanza, a volte morbosa, che spesso viene data all’attrezzatura, in particolare alla macchina fotografica ed al suo “corpo”.
Sì certo, la fotocamera è importante, è il nostro strumento. Va curata e trattata bene, manutenuta e protetta ma è pur sempre solo una parte (transitoria, per altro) del nostro corredo.
Eppure ogni tanto capita di conoscere qualcuno che le rivolge un’attenzione spropositata, dandole un’importanza eccessiva decisamente feticista.

Ma quello che mi lascia assolutamente perplesso è quanto questo attaccamento morboso raramente si rifletta anche in una vera, profonda ed intima conoscenza della macchina nei suoi aspetti di funzionamento, nelle sue vere peculiarità.
Lo dico perchè ho conosciuto persone in grado di pulire con un cencetto bagnato la macchina ad ogni utilizzo, strofinandola ed alitandoci sopra, di riporla nella sua scatola dopo ogni uscita e di portarla quasi mensilmente a pulire il sensore. Queste stesse persone però si scopre che non hanno mai letto completamente il manuale del loro “tesoro” e non conoscono nemmeno la metà delle potenzialità e caratteristiche.

Insomma un feticismo fotografico che a mio vedere è piuttosto preoccupante.
🙂

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – Copyright 2010 Pega

La capacità di sintesi è un valore, non solo per i fotografi. Pensa a quante volte chi ti parla si dilunga in eccessive argomentazioni, ripetizioni, racconti di dettagli insignificanti. E non parliamo poi di chi scrive… 🙂
Per qualcuno la sintesi è difficile, altri ne fanno un elemento di forza, con cui arrivare subito al punto, evitando tutto ciò che è in più.
Levare è un’arte, ed è una capacità che a volte è un dono, ma che si può anche coltivare.
Molti fotografi celebri sono diventati tali proprio per la loro capacità di determinare che cosa non mostrare, ed è forse proprio questo che può differenziare un professionista da un comune “possessore di fotocamera”: il saper valutare che cosa eliminare dall’immagine.
Non parlo di quello che potrebbe sembrare uno sterile esercizio minimalista, piuttosto della capacità di saper resistere alla voglia di “aggiungere” ed esercitare invece il potere dell’esclusione.
Ho trovato divertente provare a scattare  cercando di seguire questa visione.
Ti suggerisco di provarci.

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La fotografia ha attraversato molte fasi, dagli albori in cui il processo era difficile e laborioso, riservato solo ai professionisti, ad oggi che tutti hanno una potente microcamera digitale sempre in tasca. È stato un percorso di evoluzione ed innovazione con alcuni protagonisti fondamentali. Tra questi un marchio capace di innovare a tutto tondo ed aprire la strada non solo negli aspetti tecnici, ma anche in quelli comunicativi e commerciali; quel marchio è senza dubbio Kodak.
Kodak Christmas AdGironzolando in cerca di spunti natalizi, ho trovato innumerevoli esempi dell’attenzione che Kodak, fin dai primissimi tempi, ha sempre avuto per il Natale, facilitando così il processo di trasformazione della macchina fotografica da oggetto di nicchia, riservato a utenti evoluti o professionisti, a prodotto di massa. Sono annunci pubblicitari provenienti da tutte le epoche, materiale affascinante che ormai è da considerare a pieno titolo come appartenente alla storia.
Chi è appassionato di fotografia non può che provare un po’ simpatia, se non addirittura gratitudine, per chi ha saputo rendere questa forma d’arte così facile ed accessibile a tutti.
Buon Natale e Buone Feste!

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Lusetti Family -  Paul Strand

The Lusetti Family, Luzzara, Italy 1953 – Paul Strand – Copyright ©Aperture Foundation, Paul Strand Archive

Non so bene perché ma l’approssimarsi del Natale mi riporta a questa bellissima foto, che voglio riproporti. Paul Strand la scattò durante un suo periodo di permanenza in Italia nel dopoguerra, quando il grande fotografo americano stava lavorando con Cesare Zavattini ad un progetto che sarebbe diventato il libro “Un Paese”.
L’immagine è apparentemente semplice, ma fin dalla prima volta che l’ho vista mi è apparsa come un capolavoro di intensità, un ritratto fotografico straordinario anche per la storia che racconta. I protagonisti sono posti davanti a quella che si intuisce essere la loro casa, dalle condizioni dell’edificio e da tanti particolari che si possono notare, non è difficile dedurre che si tratta di persone povere; l’Italia usciva dall’abisso della seconda guerra mondiale e questa era una condizione molto comune in quel periodo.
Anche se aiutati dal titolo dell’opera, è chiara la sensazione che i cinque uomini ritratti siano fratelli e l’anziana donna la loro madre, figura la cui forza è accentuata dalla posizione centrale nella composizione.
E’ vestita in modo austero ed è immediato pensare che si tratti di una vedova. Erano passati già alcuni anni, ma la probabile perdita del marito durante la guerra è una tragedia che permea il bianco e nero di questa immagine.
Accanto a lei quello che, almeno a me, appare come il maggiore dei fratelli, colui che in qualche modo ha preso il posto del padre nella vita della famiglia. E’ l’unico del gruppo ad essere messo di fianco, appoggiato allo stipite, la testa leggermente piegata in avanti, quasi ad esprimere impercettibilmente il peso delle responsabilità della sua posizione.
L’intera composizione è magistrale. Il modulo circolare raggiato della ruota della bicicletta è ripreso dall’elemento posto sopra la porta e da quello che probabilmente è un mobile con specchio semicircolare posto nello scuro della stanza all’interno.
Le teste delle persone si trovano tutte su livelli diversi ed i loro sguardi, non indirizzati all’obiettivo, danno vita a piccoli rivoli di curiosità nell’osservatore. Cosa starà guardando per esempio l’uomo in piedi all’estrema sinistra? E suo fratello seduto accanto che guarda deciso verso destra?

E’ facile farsi trasportare da una foto come questa ed appassionarsi, chiedersi com’era la vita di questi Italiani del primo dopoguerra; immaginare, guardandoli in questa foto, i caratteri e le relazioni tra questi fratelli.

Un’immagine del nostro passato su cui non è male fermarsi a riflettere.

Buon Natale.

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Assenza 3

L’assenza 3 – © Copyright 2012, Pega

Può il concetto di attesa essere un tema fotografico? Certo, ed è proprio questa la piccola sfida che ti propongo per il centosessantacinquesimo weekend assignment.
Attendere, aspettare, indugiare, trattenersi, pazientare… tutti concetti simili ma diversi tra loro, sfumature che nella lingua parlata impariamo ad usare per riuscire ad esprimere ciò che vogliamo dire. Lo stesso vale con le immagini, e l’attesa che ti propongo di immortalare in questo fine settimana è quella che potrà scaturire dalla tua creatività, da ciò che vorrai far vedere all’osservatore.
Attesa piacevole, odiosa, noiosa o carica di tensione. Ad aspettare potrebbe essere il soggetto, magari in attesa del ritorno di una persona cara, oppure di un avversario da affrontare. Ma ad attendere potrebbe essere anche il fotografo stesso, trovandosi poi a fantasticare su questa attesa.
Compito concettuale dunque, su cui ti invito a cimentarti in questo fine settimana.
Buon divertimento e BUON WEEKEND!

p.s. Come al solito l’invito è a condividere i tuoi scatti a tema. Inserisci, in un commento, il link alla tua foto.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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@ 2011 Antologia
Strane forme rimangono residue sul fondo della tazzina.
Forme che ad un occhio distratto non dicono niente ma che, fermandosi calmi ad osservare, rivelano pian piano delle figure: soggetti che sembrano germogliare mentre si guarda.
Quella sopra è una foto di Antologia, amica lettrice del blog, che tempo fa mi invitava a provare con questa sua immagine, ciò che definisco fotodegustazione .
E’ un modo di guardare le fotografie alla ricerca di elementi, sensazioni e visioni che emergono rilassandosi ed osservando con calma, a lungo, molto a lungo, proprio come quando si degusta un vecchio liquore o, in questo caso, un caffè raro.
Questo approccio alla “fruizione” della fotografia non segue un atteggiamento critico, è piuttosto un modo diverso e creativo di gustare un lavoro, cercando nuove proiezioni e significati.
La fotodegustazione è quindi simile alla classica lettura fotografica ma con un maggiore tentativo di proiettare nelle immagini realizzate da altri, sensazioni personali molto soggettive che possono anche andare oltre a quelle che erano le intenzioni dell’autore.

Per quanto mi riguarda, ho avuto bisogno di un po’ di tempo per iniziare a “gustare” bene questa immagine. Per me è quasi come se fosse una fusione di più dimensioni diverse, realtà parallele che convivono dentro questa tazzina.
Credo che le sensazioni che questa foto è in grado di trasmettere siano legate al riuscire a visualizzare le forme umane ed animali che sembrano affiorare tra le macchie e le linee dei fondi del caffè.
Se guardi bene, un profilo umano diviene visibile sul lato destro, ma c’è anche una moltitudine di piccole faccine ed occhietti che si accalcano al centro e possono assumere un carattere quasi inquietante, caratterizzando in modo particolare l’immagine.

Mi sono divertito a degustare questa tazzina e devo dire che non ho potuto fare a meno di pensare quanto questo esercizio possa essere simile a quello atavico della lettura dei fondi del caffè, dove le magari discutibili capacità divinatorie si sommano a quelle della pareidolia.
Ringrazio Antologia per il suo contributo e ti invito a dare un’occhiata al suo album Flickr dove puoi anche trovare questa foto ed i molti commenti e note che la accompagnano.

E tu cosa vedi e senti in questa foto?

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Ti piacerebbe vedere “fotodegustata” una tua foto ?
Bene, scrivi a pegaphotography@gmail.com allegando una tua fotografia o il link ad una immagine di tua produzione che vorresti vedere pubblicata qui.
La posterò volentieri con un mio tentativo di degustazione aperto ai contributi di chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.

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Underwater Oceanographer By BoutanFotografare è bello, a volte difficile; sott’acqua lo è un po’ di più (sia bello che difficile).
Quella che vedi qui a fianco è considerata la prima foto subacquea e fu realizzata tra il 1893 ed il 1899 da un pioniere dell’esplorazione sottomarina: il francese Louis Boutan.
Nel 1893 Boutan realizzò, con l’aiuto del fratello, la sua prima fotocamera subacquea, uno strumento che, sebbene artigianale ed ingombrante, presentava caratteristiche molto evolute per il tempo, tra cui il diaframma regolabile.
Ma la vera sfida sott’acqua era la luce; lo sa bene chi ancora oggi si diletta con questa disciplina.
Flash subacqueo di BoutanNonostante le oggettive difficoltà tecniche e di sopravvivenza, in un ambiente in cui l’uomo si era appena affacciato, Boutan mise a punto vari dispositivi per illuminare bene i suoi soggetti ed evitare tempi di posa troppo prolungati. Ingegnandosi per riuscire a portare e far funzionare sott’acqua le varie attrezzature da lui costruite, sperimentò flash che bruciavano alcool in bulbi contenenti ossigeno puro e molti altri congegni da lui ideati, entrando di diritto nella storia.
Insomma Boutan fu davvero un grande, e forse l’unico vero fotografo subacqueo dei suoi tempi.

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Bresson

Henri Cartier-Bresson – © Copyright Magnum Photos


Pare che il mistero riguardante la tomba di Henri Cartier-Bresson non sia stato ancora risolto.
Come riportato sul sito New Camera News, da anni si sta indagando su un inspiegabile fenomeno che interessa il sepolcro del grande fotografo noto a tutti per la sua capacità di cogliere l’attimo decisivo. Un gruppo internazionale di scienziati studia da tempo il luogo dove il maestro riposa ed ha fatto una scoperta sensazionale: Bresson è ancora morto, ma sta ruotando nella tomba.
Gli esperimenti iniziati nel 2007 con l’ausilio di speciali apparecchiature, evidenziano un movimento di rotazione che, dalle circa tre rivoluzioni all’anno misurate inizialmente, è aumentato nel tempo, arrivando nel corso del 2013 ad oltre ottocento rotazioni: più di due al giorno! Ed ancora aumenta.
Nei soli primi tre mesi del 2016 Bresson si è già rigirato oltre mille volte nella sua tomba. Se l’accelerazione continua a questi ritmi, non solo i ricercatori saranno costretti a passare dall’indicazione di “rotazioni all’anno” a quella di “giri al minuto” come per i motori, ma si rischierà un aumento della temperatura interna alla bara a causa dell’attrito e forse ci sarà il rischio di combustione.
Gli scienziati ipotizzano che il fenomeno sia legato all’aumento esponenziale ed incontrollato di fotografie definite impropriamente “di strada” (il genere che HCB aiutò a creare e definire) ed al loro imperversare sui social network.
Pare che i membri della famiglia Cartier-Bresson siano ormai decisi a lanciare un appello a tutti i fotografi del mondo per cercare di limitare il proliferare di insignificanti, inconsistenti e banali scatti di strada, in particolare in bianco e nero.

😀 😀 😀

Fonte NCN

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