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Posts Tagged ‘fotografia’

AfterMi è capitato di nuovo, una foto che avrebbe potuto nuocere, e così ti ripropongo questa riflessione.
L’immagine a cui mi riferisco nel titolo di questo post, non è quella che puoi vedere qui accanto, ma un’altra: una foto che non ho scattato.
Su quel tetto umido, senza essersi opportunamente assicurato, stava poco prima un uomo.
Lavorava a diversi metri dal ponteggio, con un piede appoggiato sul debole canale della grondaia. Sistemava le tegole.
D’istinto ho preso la macchina pensando di poterci tirar fuori qualche buon scatto ma poi mi sono fermato. Ho cominciato a chiedermi se mettermi a far foto a quella persona fosse stata una buona idea. L’accorgersi di essere osservato ed oggetto di attenzioni fotografiche lo avrebbe di certo preoccupato, aggiungendo pericolo ad una situazione già abbastanza rischiosa.
Così ho preferito non farmi vedere e non scattare, per me non era così importante, per lui avrebbe potuto esserlo fin troppo.
A volte la fotografia è una cosa strana.

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Magnum
Ti piacerebbe avere sulla scrivania un piccolo gioiellino? Una stampa originale firmata da un fotografo dell’agenzia Magnum? Sì, quella fondata da nomi del calibro di Robert Capa o Henri Cartier-Bresson e che oggi annovera tra i suoi membri, maestri come Steve McCurry o Elliott Erwitt.
In questi giorni è possibile togliersi una soddisfazione senza attivare un mutuo: Magnum ha aperto una finestra di quattro giorni (dall’8 al 12 giugno 2015) in cui è possibile acquistare, a 100 dollari l’una, stampe originali 6″x6″ firmate personalmente da autori che fanno parte di Magnum.
Queste riproduzioni limitate (dalla finestra temporale) appartengono ad una selezione denominata “an image that changed everything”, un tema che l’agenzia ha proposto ai suoi fotografi, invitandoli a scegliere per questa iniziativa, uno scatto che ha rappresentato un momento di svolta nella loro carriera.
Ci sono cinquanta foto tra cui scegliere. Il tempo stringe… ma io ho già il dito sul tasto del mouse… 🙂

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la vita è come la macchina fotografica
Da tempo gira in rete questa citazione, non so chi ne sia l’autore e probabilmente sono considerazioni che si possono fare con chissà quante altre attività. In ogni caso, oggi ho pensato di condividerla.
Forse la vita è davvero come usare una macchina fotografica. Per fare buone foto si deve cercare di mettere a fuoco solo ciò che è veramente importante ed impegnarsi a catturare i momenti più belli, fissandoli e rendendosi bene conto del valore che hanno. Si deve però anche saper elaborare il “negativo”, imparare a svilupparlo per trasformarlo in qualcosa di positivo e… Beh, quando poi proprio le cose non vanno… bisogna saper riprovare.
🙂

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Respect

Respect – © Copyright 2010, Pega

Cimiteri, tombe, monumenti funebri. Molti fotografi ne sono affascinati come anche tutti coloro che in questi ultimi anni hanno dato vita ad una vera e propria forma di turismo, quello cimiteriale, visitando i luoghi di sepoltura per scoprirne la bellezza, andando magari in cerca di tombe di personaggi più o meno famosi.
Nei cimiteri, specie in quelli monumentali, si incontrano vere e proprie opere d’arte, scorci bellissimi e c’è un’atmosfera che per alcuni appassionati di fotografia, è irresistibile. Un fascino che, se ci sei in sintonia, è difficile da descrivere.
In alcuni di questi luoghi non si può fotografare, in altri bisogna chiedere l’autorizzazione. Chissà, forse è giusto così.
Ma a parte questioni più o meno inconsistenti di permessi e privacy, quello che più conta è tener presente che si sta visitando un posto particolare, dove è il rispetto la cosa più importante.
E questo rispetto va in modo speciale a chi, oltre ad essere morto (che di per sé rappresenta solo uno stato a cui tutti siamo destinati), lo è perché ha dato la vita per una causa. È morto per permettere una vita migliore a qualcun altro.
Ricordiamocelo quando siamo a far foto nei cimiteri.

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Cowgirl by Pega

Cowgirl – © Copyright 2011, Pega

Prima o poi sapevo di “doverci” cascare. Il tema per questo fine settimana è in bozza dall’alba di questo blog, presente fin dai primi tempi in cui iniziai a proporre i weekend assignment.
E quindi eccolo, semplice e fascinoso come una domenica di sole, il tema è proprio questo: la primavera.
Il motivo per cui sono sempre stato restio a proporlo è l’apparente banalità, il rischio di cadere in foto poco significative o peggio, stereotipate. Beh, il rischio c’è ed è concreto, ma è al pari di tanti altri assignment affrontati finora.
La primavera non è solo una stagione, è un concetto, un emblema, uno stato d’animo. Prova a catturarne l’essenza; cerca un’immagine che possa rappresentarla.
E’ comunque un tema facile, dove ci possiamo sbizzarrire senza troppi indugi o difficoltà tecniche.
Che piova o ci sia il sole, in questo fine settimana dedica qualche tuo scatto alla primavera e poi, come sempre, ti invito a condividere la tua foto con il link in un commento qui sotto.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Quello che per molti anni è stato un vero e proprio conflitto tra analogico e digitale è ormai, per molti fotografi, una sinergia tra tecnologie, un modo per realizzare al meglio ciò che si vuole.
Sono molti i fotografi che scelgono di scattare su pellicola, sviluppare in proprio e poi continuare il processo in digitale, scansionando il negativo e processando su computer.
Andrew Jamieson è uno di questi ed ha realizzato un delizioso video in cui ci accompagna in tutte le fasi del suo workflow, permettendoci di vedere i semplici ma importanti dettagli delle sue azioni. Si parte dal caricamento della pellicola Tri-X film nella sua Hasselblad, per passare alla fase di scatto anticipata dalle opportune misure per la valutazione dell’esposizione, poi c’è lo sviluppo del negativo ed infine si arriva alla scansione per poi completare l’elaborazione in Photoshop.
Quattro minuti che mostrano un caso di perfetta simbiosi tra fotografia digitale ed analogica.
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tv

TV memories - © Copyright 2010 Pega

Oggi ti ripropongo una sorta di esercizio, un piccolo esperimento.
Prenditi una mezz’ora di tempo tutto per te ed in questi trenta minuti prova a ripercorrere le fasi e le esperienze della tua passione fotografica attraverso le immagini da te create nel corso del tempo.
Guarda indietro, sfoglia le vecchie stampe, le cartelle sul pc o il tuo album online, ritrova le tue prime foto e studiale insieme alle successive. Racconta a te stesso la storia di quegli scatti, segui il flusso fino ad arrivare ad oggi.
Mezz’ora per ripercorrere le tappe della tua Fotografia, quasi come un documentario della durata di trenta minuti, un tempo fisso e ben definito, per rivedere la tua produzione: ricca o scarna che sia.
Non avrai difficoltà a vedere il cambiamento, un’evoluzione nel tuo modo di fotografare.
Troverai banalità ed errori, ma anche piccoli gioiellini che non ricordavi. Troverai foto che forse oggi non faresti più, o qualcun’altra non più realizzabile oggi.
È un’esperienza interessante ed introspettiva, che se non hai già fatto ti invito a provare.

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In una recente intervista su Photofocus all’ottantaquatrenne Jay Maisel, leggenda vivente della Fotografia e vincitore di un’infinità di riconoscimenti, ho letto una sua frase:

“Ci sono solo due tipi di fotografie:
quelle che scatti a ciò che che vedi per poterlo condividere,
e quelle che fai per tenerle solo per te”

Se si accetta questa classificazione, si realizza che nel primo caso tutto ruota intorno al soggetto, all’importanza che il fotografo gli assegna ed alle sensazioni che questi confida possano nascere nell’osservatore. C’entrano poco tecnica ed attrezzature, le emozioni dominano.
Nel secondo caso lo scenario cambia, o meglio può cambiare. Le fotografie che scattiamo solo per noi possono contenere anche elementi diversi. In effetti, se la destinazione è solo personale, si è liberi di andare alla ricerca di aspetti particolari che sappiamo potrebbero non avere senso per altri. Cose che non vogliamo o possiamo condividere e che sentiamo non destinate ad essere fruite o capite da osservatori terzi.
E le tue foto? Quanto ricadono nell’una o l’altra categoria?
Comunque sia, eccoti uno splendido breve documentario su Jay Maisel. Sono sette minuti ben spesi.
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giornate di fotografiaNei prossimi giorni si terrà a Morro d’Alba, nelle Marche, un interessante evento, una sorta di esperimento su quanto la notorietà dell’autore influisce sulle nostre capacità di apprezzare un’opera d’arte.
Tra l’8 ed il dieci maggio prossimi, nell’ambito dell’evento Giornate di Fotografia, sarà allestita una mostra intitolata “Senza autore, senza valore?” realizzata con opere di importanti fotografi italiani esposte senza alcun riferimento agli autori, che verranno rivelati solo alla fine dell’evento durante un dibattito.
L’idea delle organizzatrici Simona Guerra e Lisa Calabrese, nata dal voler indagare sulle capacità critiche dell’osservatore, è descritta così nella presentazione:

E’ giusto valutare una fotografia tenendo conto solo dell’autore che l’ha creata? Crediamo di no. Al contrario pensiamo che troppo spesso è il “nome” a decretare l’affluenza a una mostra.
Per tale motivo, in questa insolita esposizione, non ci saranno didascalie né nomi, ma solo fotografie originali di autori italiani più o meno conosciuti.
Solo e soltanto le opere saranno dunque vere protagoniste di questa mostra.

Quello del rapporto tra arte e fama è un gran bel tema, non è un caso il fatto che mi sia già più volte capitato di parlarne. A questa mostra di Morro d’Alba sarebbe proprio bello andarci…
🙂

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Cuban Recall - By Pegappp - @ Copyright - All Rights Reserved

Cuban Recall - By Pegappp - @ Copyright - All Rights Reserved

Cosa significa per te fotografare? Che motivazioni e che rapporto hai con essa?
Con la TUA Fotografia intendo. Sono domande che ogni appassionato dovrebbe farsi, ed anche ri-farsi regolarmente.
Comprendere le motivazioni che spingono ad imparare e migliorare è un modo per conoscere meglio se stessi e contribuire alla passione che spinge a fotografare. Del resto sono domande che ne sottintendono altre… Perché fotografi? Cosa provi? Cosa cerchi? Cosa ti piace veramente e quali risultati vorresti ottenere?
Facendo le stesse domanda a dieci fotografi, si ottengono dieci risposte diverse.
Ed è proprio questo il bello.

E tu?

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