Il Mandàla è un’affascinante forma di arte temporanea con significati filosofici e religiosi molto antichi che i monaci buddisti realizzano con sabbie colorate. La sua importanza simbolica è molto toccante, in particolare se si pensa all’immane tragedia del terremoto in Nepal.
Il Mandàla richiede un lungo e paziente lavoro di precisa distribuzione dei granelli secondo un complesso disegno a schema concentrico, che parte da un punto simboleggiante il centro del cosmo. I monaci distribuiscono le sabbie colorate con il chak-pur, un piccolo imbuto metallico che sfregano per farlo vibrare ed ottenere il fluire dei granelli che va a comporre queste bellissime opere.
Ci possono volere intere settimane per completare un Mandàla ma, una volta finito, questo viene distrutto attraverso un rito simbolico che prevede di spazzare via la sabbia e disperderla in mare.
Si tratta di una tradizione millenaria che la fotografia ha in qualche modo intaccato. Da quando è possibile immortalarli, i Màndala non sono più del tutto temporanei perché, in effetti se li fotografiamo, possiamo continuare ad ammirarli anche dopo la loro distruzione.
E’ una bellissima interazione tra due arti che trattano il tempo in modo molto diverso.
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Posts Tagged ‘fotografia’
Mandàla, un’arte temporanea
Posted in Culture, People, tagged arte temporanea, fotografia, mandala, tempo on 29/04/2015| 10 Comments »
Ti lamenti dell’abuso degli smartphone?
Posted in Black and White, Culture, People, tagged cultura, fotografia, società, storia, tempo on 23/04/2015| 15 Comments »
Non passa giorno che non senta qualcuno lamentarsi di quanto oggigiorno si abusi dello smartphone, di quanto i “giovani” siano concentrati solo sui loro dispositivi, senza più comunicare con le persone intorno, in particolare quando si trovano sui mezzi pubblici.
Ci sono in giro un sacco di nostalgici dell’era pre-internet, di quel tempo in cui il “chiacchierare del più e del meno con chicchessia”, non era stato ancora superato dal “chiacchierare del più e del meno con chicchessia online”.
Non sono sicuro di volermi addentrare in questa polemica, penso però che sia giusto riconoscere all’invenzione della fotografia, quel ruolo di macchina del tempo che ci consente di ricordare come stessero veramente le cose nel passato.
Non so dire se un giornale fosse meglio di uno smartphone, ma è certo che ben prima dell’invenzione di internet, già molti optavano per forme asociali di impiego del tempo sui mezzi pubblici.
L’essere umano tende a preferire ciò che più lo stimola, e non c’è da meravigliarsi che già prima degli smartphone tante persone scegliessero l’informarsi al chiacchierare del più e del meno ad ogni costo.
🙂

Leggi per scrivere, ascolta per suonare, guarda per fotografare (reloaded)
Posted in Culture, tagged apprendimento, arte, cultura, fotografia, imparare, migliorare, passione on 21/04/2015| 13 Comments »
Può sembrare una banalità ma non lo è…
Se chiedi ad una persona che scrive, qual è la cosa più importante per uno scrittore, quale attività più aiuta a sviluppare il talento di saper creare testi interessanti, originali e coinvolgenti, la risposta sarà sempre la stessa: leggere.
Qualcosa di analogo capita quando si parla con chi vive di musica. L’ascolto di una varietà di generi ed il costante contatto con le opere altrui, è il tipico atteggiamento di chi trasforma in prodotti musicali la propria vena creativa.
Per le arti visive, e quindi anche per la fotografia, è esattamente lo stesso.
E’ sì importante formarsi tecnicamente ed acquisire le basi per essere in grado di utilizzare con abilità i nostri strumenti, ma altrettanto fondamentale è l’attività di continua “alimentazione” della creatività e capacità di critica attraverso l’osservazione del lavoro altrui, in particolare di ciò che è reputato di livello eccellente, meglio se nel settore che più ci interessa.
Insomma… vuoi essere un bravo fotografo di ritratti? Devi almeno una volta aver studiato il lavoro dei grandi del ritratto. Ti interessano i paesaggi o la fotografia naturalistica? Devi approfondire la produzione dei massimi esponenti di questa specialità.
La regola vale per qualunque altro filone fotografico. Le fonti non mancano. Mostre, esposizioni, libri, riviste ed ovviamente internet… ci sono infinite possibilità.
Nonostante questo, che in effetti può anche apparire banale, mi è però capitato più volte di rilevare come tra gli appassionati di fotografia questa voglia di studiare il lavoro altrui non sia così diffusa.
🙂
Ciao Lanfranco
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, tagged Colombo, diaframma, fotografia, galleria, milano, storia on 09/04/2015| 5 Comments »
Se n’è andato in questi giorni a novantun anni, senza tanto clamore, eppure è stato uno dei grandi della Fotografia italiana ed europea.
Di questa perdita hanno parlato in pochi, io l’ho trovato quasi per caso su Facebook, eppure Lanfranco Colombo è stato un protagonista. Nel 1967 realizzò il suo sogno di grande appassionato di fotografia, creò a Milano la Galleria Diaframma.
Già negli anni precedenti si era distinto come fotografo ed anche come editore, aveva infatti creato l’edizione italiana della famosa rivista americana “Popular Photography”, ma fu la Galleria il suo capolavoro, un luogo che risultò del tutto innovativo per i tempi: la prima galleria d’arte al mondo esclusivamente dedicata alla fotografia.
E’ difficile riassumere la lunga storia di quest’uomo e di questa sua iniziativa: furono decenni di mostre ed eventi dove autori italiani e stranieri, in molti casi di grande spessore, esposero ed in qualche caso fecero il loro esordio per poi percorrere carriere notevoli; sono nomi che vanno da Mario Giacomelli a Gabriele Basilico.
La galleria Diaframma ha aiutato la fotografia italiana a passare dal ruolo di forma d’arte pionieristica, seguita solo da pochi addetti ai lavori, a quello che rappresenta oggi come una tra le principali forme espressive contemporanee.
La cultura fotografica attuale deve molto ai quarant’anni di contributo che “Diaframma” ha saputo dare ed alla strada che negli anni sessanta cominciò ad indicare, rappresentando un punto di incontro da cui sono nate così tante idee.
Ora che Lanfranco Colombo se n’è andato, suonano molto belle le parole a lui dedicate sul suo sito da Wanda Tucci Caselli a proposito del “mito del Diaframma” e di quest’uomo grande appassionato di Fotografia.
Per noi fotografi non è necessario aggiungere Colombo. Lanfranco è, per noi, la Fotografia.
Lanfranco, questo personaggio assurdo, intemperante, logorato da una passione che ci coinvolge tutti, è l’uomo che ha saputo avvicinare amatori e professionisti, che ha dato spazio a ciascuno di noi, sempre su un piede di partenza per conoscere autori, per visitare musei, per proporre incontri: Chi avrebbe conosciuto Cornell Capa, Natan Lyons, Mike Edelson, Neal Slavin, Gisèle Freund se non ci fosse stato lui?
Chi può dimenticare quei pomeriggi in via Brera, i cocktails raffinati e sproporzionati, le soste in cortile a scambiarci opinioni sulle mostre in oggetto? … e i suoi SICOF (Salone Italiano Cine e Foto Orrica, ndr), con lo stile dei belgi, i ritratti dei polacchi, l’archivio di Mosca? e le mostre in progress, sulla danza, sui manichini, sui mondiali ’90? … Chi può sottovalutare l’importanza che poteva avere per un neofita poter esporre accanto ai nomi più noti con un modesto “formato cartolina”? e il fervore di quel SICOF in cui ci si aiutava scambievolmente tra sconosciuti alla ricerca di catene e cornici sempre insufficienti per appetiti sempre più insaziabili?
2015 l’anno della luce
Posted in Culture, video, tagged cultura, evento, fotografia, light, luce, tecnologia, unesco on 30/03/2015| 1 Comment »
L’UNESCO ha proclamato il 2015 anno della luce e delle tecnologie ad essa collegate. E’ un’iniziativa a cui è dedicata tutta una seria di eventi nel mondo oltre ad un sito con un bell’elenco di approfondimenti tematici.
Come appassionati di fotografia non c’è che da rallegrarsene e darsi da fare per onorare l’evento: buona luce!
🙂
E tu, lo chiedi il permesso? (Reloaded)
Posted in Candid portraits, People, Street Photo, tagged candid, fotografia, nascosto, permesso, ritratti, strada, street on 26/03/2015| 11 Comments »
E tu chiedi il permesso prima di fare una foto?
Tutti noi giriamo con le nostre fotocamere ed osserviamo, scattiamo, ci divertiamo insomma. Che si tratti di una passeggiata in centro o di un viaggio esotico, ci piace cogliere i dettagli, gli attimi, i colori e le espressioni delle persone, per poi farne qualcosa di nostro, magari condividerli online. Puro piacere personale insomma.
Ma siamo sicuri che i soggetti che immortaliamo siano d’accordo con questa visione? Stiamo rispettando chi passeggia per i cavoli suoi, oppure lavora, magari in condizioni non invidiabili e preferirebbe non essere fotografato?
Non sono sicuro, ma a volte penso che bisognerebbe avere il coraggio di chiedere il permesso, anche solo accennare alla nostra intenzione di fotografare, in ogni caso comunicare al soggetto le nostre intenzioni. E qui sta il punto: la comunicazione tra fotografo e persona ritratta è un fattore che pesa, incide, cambia l’immagine stessa ed è un elemento che rischia di essere smarrito nell’infinito fluire di scatti che caratterizza molto dell’attuale modo di fotografare.
Sì lo so che questo ragionamento porterebbe alla fine degli scatti rubati e di un certo tipo di fotografia di strada, ma è anche vero che oggi, nell’era dei social network e non più dei negativi nel cassetto, prima di immortalare una persona e condividerne l’immagine con l’intero pianeta potrebbe essere educato averne il consenso, al limite anche a posteriori dello scatto. Potrebbe bastare anche solo un’occhiata, un cenno di assenso. Un grazie cordialmente accettato.
E tu che ne pensi? Chiedi il permesso?
Lo scettro della scempiaggine
Posted in Culture, tagged fotografia, osservare, percepire, selfie, stick on 16/03/2015| 7 Comments »
Torno brevemente sull’argomento selfie stick. Lo faccio per ringraziare Lois, blogger di Assolocorale, per un suo commento al mio recente post sul tizio con il selfie stick extralungo. Lois ha scritto qualcosa che, secondo me, sintetizza perfettamente la questione:
Quest’asta è l’oggetto simbolo di questi tempi una scempiaggine che ovviamente ha subito attecchito in tutto il mondo. Tutti concentrati su loro stessi senza sporgere il naso oltre la loro testa. Viviamo in un mondo di selfie che sono talmente tanti che non ci sono più spettatori ma solo egocentrici!
Il “bastone per autoritratto” è l’emblema del periodo in cui ci troviamo, il segno di un atteggiamento tutto rivolto verso noi stessi, un utensile che ci accompagna nella progressiva perdita di quella naturale e fondamentale capacità di osservare e percepire il mondo che ci circonda. Una capacità che l’evoluzione ci ha fornito e che, di questo passo, l’evoluzione si riprenderà.
Cortocircuito fotografico (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged abbott, Bernice Abbott, Cortocircuito, Eugene Atget, fotografia, ritratto, storia on 12/03/2015| Leave a Comment »
Il ritratto di un fotografo è una sorta di cortocircuito, un cerchio che si chiude. Quando poi il fotografo è un grande maestro, un protagonista della storia di questa forma d’arte, allora l’immagine assume un fascino tutto speciale.
É il caso di questo ritratto di Eugene Atget, il grande fotografo francese che visse a cavallo tra ottocento e novecento, considerato da molti come uno dei padri della fotografia moderna.
Atleti fotografò per oltre trenta anni la sua Parigi, un lavoro immane di oltre 10.000 negativi (che per i tempi erano un’infinità) teso a documentare una città che si stava trasformando, modernizzando, e che fissava non tanto con atteggiamento artistico quanto con un approccio che potrebbe essere definito come commerciale. Molti suoi scatti erano infatti realizzati per fornire materiale ai pittori ed agli illustratori di libri sulla città.
In questa sua ricerca Atget espanse le possibilità della fotografia e sviluppò un suo linguaggio fatto di poesia ed estetica formale che lo consacra tra i più importanti artisti della storia della fotografia.
Ed eccolo qui Eugene Atget, dopo quasi un secolo, qui sul tuo monitor.
Guardalo negli occhi, mentre si sta facendo fare un ritratto da Bernice Abbott in un bel pomeriggio del 1927.
Un cortocircuito con i fiocchi.
Lui ce l’ha più lungo…
Posted in Culture, Street Photo, video, tagged autoritratto, bastone, bobby, fotografia, gente, Londra, selfie, stick, telescopico, video on 10/03/2015| 7 Comments »
Il selfie stick è ormai un oggetto emblematico, un vero e proprio simbolo: amato e odiato, venduto in ogni dove, usato in modo improprio ed in alcuni casi anche vietato. Oggi un selfie stick è ciò che basta per inventarsi qualcosa di diverso usando la banalità di un bastone.
Nel video sotto c’è un tipo ripreso mentre si aggira per Londra usando un suo stick decisamente extralarge. Confesso di averlo guardato più volte, rivedendolo alla ricerca delle espressioni e degli sguardi delle persone, così curiosamente stupite da un uomo con poco più di una canna telescopica in mano.
Magari sono solo io, ed in effetti non so spiegarlo bene, ma mettendo tutto insieme, compresi i dialoghi con i poliziotti, ho trovato questo video divertente ma anche un po’ inquietante.
(P.s. Non ti perdere quando lo infila nell’autobus 🙂 )
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Una lunga esposizione da… 1000 anni
Posted in Culture, History of photography, People, Technique, tagged concettuale, esperimento, fotografia, Keats, lunga esposizione, millennio, pignole on 08/03/2015| 7 Comments »
Jonathon Keats è un artista eclettico e geniale, se non lo conosci ti invito a dare un’occhiata al suo curriculum su Wikipedia. Lo scorso anno, a Berlino, aveva dato vita a “Century Cameras”, un progetto fotografico concettuale basato sul posizionamento di cento fotocamere stenopeiche a lunghissima esposizione: cento anni ciascuna. Un’idea folle ed estrema, orientata a lasciare in eredità, a persone non ancora nate, immagini create dal puro passare del tempo: immagini in cui il peso maggiore ce l’avrà ciò che nei decenni tenderà a rimanere più statico ed immutabile.
Queste fotocamere sono molto semplici e rudimentali, dato che nessuna tecnologia complessa potrebbe sopravvivere cosi a lungo, e consistono in un involucro forato contenente un foglio di cartone colorato che “sbiadirà” nelle zone maggiormente esposte, creando un’immagine positiva sintesi di ciò che la fotocamera avrà visto nel corso dei cento anni.
Ma evidentemente per Keats un secolo non era abbastanza e ieri ha superato se stesso presentando, presso l’ASU Art musei di Tempe in Arizona, l’installazione di una fotocamera millenaria: una pinhole destinata a produrre un’immagine a lunghissima esposizione che sarà pronta solo nel 3015.
Trovo questo tipo di progetti davvero affascinante, un incrocio tra arte concettuale, fotografia ed esperimenti con le capsule del tempo.
Siamo di fronte a lassi di tempo pazzeschi, ben oltre ciò che in passato mi era capitato di vedere e, mentre confido in qualche risultato per le “Century Cameras”, ho qualche dubbio sulle reali possibilità di sopravvivenza della fotocamera millenaria. Mille anni sono davvero tanti e, sebbene la tecnica costruttiva sia semplicissima con solo un involucro in metallo, un foro stenopeico praticato in una lamina d’oro ed una superficie coperta di vernice all’olio al posto della pellicola, si tratta davvero una sfida pazzesca.
In ogni caso non ci saremo per vedere i risultati.









