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Mappamondo by Livietta

Mappamondo – © Copyright 2011 Livietta

Bello il fisheye eh? Un’ottica di grande personalità che aiuta i fotografi creativi.
Il fisheye ti permette di inquadrare tutto in un colpo solo, di abbracciare a 180 gradi (o più in qualche caso) quello che vedi e portarlo sul fotogramma.
E’ una lente molto divertente da usare, magari senza esagerare, ma che comunque tutti vorremmo avere.
C’è un solo problema: i fisheye sono costosi. Quelli di qualità addirittura molto costosi.
E allora che fare? Beh, si può cercare qualche alternativa economica. Sul mercato c’è una buona offerta di ottiche aggiuntive che, messe davanti ai normali obiettivi, li trasformano in lenti molto grandangolari, con risultati di inquadratura abbastanza vicini a quelli di un fisheye. La qualità di questi prodotti non è sempre eccelsa ma va anche detto che per questo tipo di fotografia, che sopratutto valorizza idee e creatività, si può tranquillamente accettare anche qualche compromesso; la foto di Livietta qui sopra è un ottimo esempio dell’uso di questi oggetti.

Vuoi spendere ancora meno? Beh, c’è una possibilità: lo spioncino del portone.
Basta comprarsene uno per pochi euro, inventarsi un modo per piazzarlo davanti all’obiettivo ed ecco pronto il tuo fisheye.
Su internet esistono decine di tutorial su come fare ed io, per facilitarti la cosa, ho pensato di riportartene qui alcuni. C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Divertimento assicurato!
🙂



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Guitar 2 by PPP

Guitar 2 – © Copyright 2008 Pega

Un tipo dalla carnagione chiara alza il volume dello stereo mentre guida la macchina. Forti note ed un bel suono di chitarra rock emergono dagli altoparlanti.
“Hey! Che roba è?” chiede l’amico afroamericano dal sedile posteriore.
“È Jimi Hendrix”
“No, lo so chi è, ma perchè tu metti Jimi?”
“Mi piace ascoltarlo”
“Oh, ti piace ascoltarlo. Ecco, è qui che sta il problema. Voi lo ascoltate”
“Che cosa dovrei fare? Mangiarlo?” chiede il tipo alla guida.
“No, no. Dovresti provare a sentirlo” insiste il passeggero.
“Ma sei scemo? Ti ho appena detto che mi piace ascoltarlo!”
“Lo so, ma c’è una bella differenza tra sentire ed ascoltare. Voi bianchi non lo potete sentire Jimi. Voi lo potete soltanto ascoltare“.

È uno scambio di battute tratto dal film “Chi non salta bianco è” del 1992. Ricordando questo dialogo non ho potuto fare a meno di pensare a quanto possa esistere lo stesso anche per la fotografia, perche anche con alcune immagini si può rischiare la stessa cosa: ci si può limitare a vederle.
Ovvio, non è una questione di razza ma di atteggiamento.
Con certe fotografie è solo provando ad entrarci in sintonia, “cambiando pelle”, immedesimandosi con il fotografo ed il suo soggetto che si può andare oltre ed iniziare a guardarle davvero, arrivando magari fino a sentirle.

Sarebbe un peccato rimanere nei panni dei bianchi che, nel video sotto sembrano proprio ascoltare senza assolutamente “sentire” la musica di Jimi Hendrix, non trovi?
.

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Skater by Pega

Skater – © Copyright 2010 Pega

Una delle cose che più mi affascina della fotografia è che non è fatta solo di immagini. Non mi riferisco all’impegno o al tempo che richiede, nemmeno alle emozioni e sensazioni che uno scatto sa regalare. Parlo del vero potere della fotografia, quello che la rende un mezzo straordinario: il potere di  avvicinare e connettere le persone.
Inizia quando si impara. Spesso c’è la figura di un mentore, un maestro, o anche solo un conoscente, che dà qualche consiglio e con cui si sviluppa un rapporto che non si dimentica.
Poi c’è il soggetto. La fotografia ti spinge ad avvicinarlo e conoscerlo, perché è proprio entrando in sintonia ed “accordandosi” con esso che vengono fuori gli scatti più belli. Quelli indimenticabili.
Ed infine c’è l’osservatore. Il rapporto tra il fotografo e l’osservatore è affascinante, con il secondo che tende a proiettare se stesso e le sue emozioni su ciò che il primo ha realizzato, generando quello che è il vero risultato dell’estro artistico: l’effetto sulla terza persona, quella che guarda l’opera.
In effetti questi sono solo tre dei tanti esempi di come la fotografia sa mettere in connessione le persone. E’ un canale di comunicazione che si appoggia sull’istinto visuale di cui tutti siamo dotati e che si trasforma e muta continuamente, regalando continui stimoli.

Altri casi di questo effetto di connessione sono anche le conoscenze e le amicizie che si sviluppano tra appassionati che frequentano un fotoclub o magari un gruppo su un social network. O anche quelle tra un qualsiasi blogger ed i suoi lettori.
E tu hai qualche altro esempio?
🙂

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Lo Zen e il tiro con l'arco

Lo Zen e il tiro con l’arco

C’è un piccolo libro che più o meno tutti abbiamo letto.
E’ “Lo Zen e il tiro con l’arco” il racconto scritto da Eugen Herrigel, un professore di filosofia tedesco, che scelse di imparare in modo classico questa antica arte Giapponese, affidandosi ad un “Sensei” : un maestro Zen appunto.
Herrigel ne ricavò un’importante esperienza di vita, qualcosa che lo cambiò dall’interno e nel libro questa intensità c’è tutta.
Lo Zen e il tiro con l’arco è una lettura sovente suggerita da qualcuno che ne è rimasto affascinato o che comunque lo ritiene un piccolo gioiello da condividere.

Tempo fa, ritrovandolo su uno scaffale della mia libreria, decisi di rileggerlo (e lo si fa in un’oretta dato che sono circa novanta pagine) provando a fare quello che con lo Zen si può praticamente sempre: modificare totalmente l’oggetto dell’arte di cui si parla in origine, mantenendo però intatta la filosofia… lasciando quindi inalterato l’approccio.

E così rilessi il libro sostituendo la parola “arco” con “macchina fotografica” e “bersaglio” con “soggetto”. Lo “scoccare della freccia” diviene il “far scattare l’otturatore” ed il “volo” di questa si trasforma nel concetto di “‘esposizione”.

Ne viene fuori qualcosa di davvero interessante.
Da provare.

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Toscana

Stormy Tuscany – © Copyright 2010 Pega

Per me è uno dei generi più difficili. Certo è una considerazione personale, ma trovo che fotografare un paesaggio sia qualcosa che richiede particolari doti: una sintesi tra occhio compositivo e capacità di visione d’insieme, ma anche attenzione ai particolari ed una solida base tecnica.
Si, insomma per questo weekend assignment ti invito a fare ciò che tutti abbiamo certamente già fatto: fotografare un paesaggio. Facile?
Se, come me, sei tra coloro che ogni volta che tornano a casa con delle foto di paesaggio rimangono delusi, allora sai che facile non è. Forse è proprio il caso di accettarla questa sfida, prendendo l’attrezzatura per andare a trovare il giusto punto dove piazzare il treppiede.
Già, perché anche questo è il bello della fotografia di paesaggio, che tipicamente obbliga il fotografo ad essere parte attiva, a muoversi e cercare, magari anche a lungo e con fatica. E una volta trovato il giusto punto, a concentrarsi sullo scatto, volendo anche previsualizzando il risultato mentre cerca l’inquadratura.
Ed è questo approccio, anche un po’ meditativo, alla fotografia di paesaggio, che me la rende affascinante.

Bene, in questo fine settimana ti invito a realizzare qualche immagine su questo tema. Come sempre l’idea è che scattare avendo in mente un assignment ci può aiutare a migliorare la nostra fotografia.

Come al solito, ti invito poi a condividere i risultati di questa tradizionale missione del fine settimana, e per farlo non hai che da inserire in un commento qui sotto, il link alle tue foto.

Buon divertimento!

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Un bacio in S.Croce

A kiss in Santa Croce – © Copyright 2009 Pega

Non c’è molto da spiegare per il tema di questo fine settimana. Un bacio è un bacio.

Può essere quello appassionato tra due amanti, quello rituale tra persone che si salutano o quello di mille altre situazioni.

Come fotografi possiamo decidere se rubarlo da lontano con il teleobiettivo,  chiederlo ad un soggetto consapevole o magari partecipare in un autoscatto. Sta a noi la scelta.

Puoi interpretare come più ti piace questo weekend assignment, rendendo il bacio il protagonista assoluto della tua immagine o anche solo un dettaglio in una tua fotografia.

Insomma, in questo fine settimana prova a realizzare qualche scatto su questo tema. Far fotografie avendo in mente un assignment ci può aiutare molto a coltivare la nostra creatività.
Come al solito, ti invito poi a condividere i risultati di questa tradizionale missione del fine settimana, e per farlo non hai che da inserire in un commento qui sotto, il link alle tue foto.

Buon divertimento!

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Seduto nell'angolo

Seduto nell’angolo – Copyright 2010 Pega

La luce del primo mattino entrava calda e delicata in questa meravigliosa sala del complesso di San Galgano.
Avevo voglia di fare qualche scatto con il grandangolo, così mi sono aggirato un po’ tra le colonne e provato varie inquadrature ma niente… nessuna angolazione mi soddisfaceva.
Ho deciso quindi di fermarmi un attimo e mettermi in un angolo per studiare quale fosse la posizione migliore da cui fotografare quel magnifico posto ed ecco… proprio nell’angolino, accovacciato a guardare… era da lì l’inquadratura più bella.

E’ solo il racconto di un mio scatto. Provare a raccontare come nasce una fotografia è una cosa che talvolta mi piace fare. Forse è perché rimango sempre affascinato quando mi capita di leggere qualcosa del genere, specie nei casi in cui si tratta di descrizioni fatte da fotografi che ammiro.
E così ogni tanto provo a scrivere com’è venuta fuori una foto, accorgendomi che c’è da imparare qualcosa anche nel raccontare un proprio scatto.
E tu ci hai mi provato? Se si, hai voglia di raccontarlo?

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