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Archive for dicembre 2013

Banked turn – © Copyright 2011 Pega

Finisce un anno, ne inizia uno nuovo. E’ un momento in cui si tende a pensare a che cosa faremo nei prossimi dodici mesi, a cosa ci dedicheremo e con quali risultati. Tra questi progetti, non possono che esserci anche quelli fotografici.
Io seguo una mia piccola tradizione e provo a condividerli, un banale stratagemma che mi aiuta a prendere un po’ più sul serio l’impegno.
Se vuoi seguirmi in questo esercizio puoi fare lo stesso, semplicemente scrivendo in un commento, quali sono i tuoi progetti fotografici per il prossimo anno. Sarà divertente trovarsi alla fine a vedere insieme che cosa abbiamo combinato (o no).
Dunque ecco i “buoni propositi” per il mio 2014 fotografico.
Come prima cosa ho deciso di volerci riprovare con le sequenze ed il progetto “The indecisive moment project”, apertamente ispirato al lavoro di Duane Michals, il fotografo di cui parlavo in un vecchio post. Avevo già provato a cimentarmi con questo tema nel 2012 senza riuscire a compicciare niente, per quest’anno vorrei quindi riuscire a realizzare almeno qualche sequenza.
Un altro terreno su cui vorrei insistere è quello degli holter fotografici. Già in passato mi sono divertito con questa idea e, per il prossimo anno, vorrei provare a realizzare almeno un paio di holter a tema, un particolare tipo che descriverò meglio in qualche prossimo post. Per chi non conosce gli holter, ricordo che si tratta di una serie di immagini fatte ad intervalli molto regolari (ad esempio una ogni mezz’ora) durante tutto l’arco di una giornata, proprio come accade con lo strumento diagnostico che porta lo stesso nome. Ne parlai in un vecchio post qui.
Per questo 2014 c’è poi ovviamente il proposito di proseguire con questo blog, che per me è una costante fonte di soddisfazione e sempre nuovi stimoli, grazie anche ai tanti contributi di visitatori e partecipanti in continua crescita.
Probabilmente è poi giunto il tempo di riproporre anche qualche attività “sul campo” come gli Sharing Workshop  o qualche photowalk come già fatto in passato… vedremo.
Insomma, probabilmente, anche quest’anno: troppa roba… 🙂 ma va bene così.

Ciao ed ancora auguri di un ottimo 2014!

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Arts e métiers

Arts e métiers – © Copyright 2013, Pega

Un altro anno è passato, dodici mesi di tante cose, ma un po’ anche di fotografie. Chissà quali dei nostri scatti fatti durante questi ultimi dodici mesi avremo presenti tra dieci o venti anni. Quali saranno destinati ad essere ricordati e quali a “marcire” nella cartella di un hard disk o, per gli analogici, in una scatola di negativi? Chi può dirlo?
In ogni caso, come ogni anno, ti invito a fermarti un attimo e voltarti indietro a questo 2013 fotografico che si conclude. Dai un’occhiata al tuo archivio e scegli quella che consideri la tua miglior foto di quest’anno. E’ un piccolo omaggio alla tua passione per la fotografia ed anche un semplice esercizio. Sfoglia il tuo album e seleziona una foto. Fai come se ti fosse concesso di salvarne solo una tra tutte quelle fatte in questi ultimi dodici mesi.
Inizio io, con la mia “Arts e métiers”, realizzata nella metropolitana di Parigi. È un’immagine che non risponde al tipo di fotografia che faccio in genere, dato che non amo gli scatti rubati, ma qui è diverso. Questa l’ho vista e l’ho voluta, sforzandomi di muovermi su un terreno a me non congeniale. Certo, poi ci sono anche gli elementi personali, esterni all’immagine e non percepibili dall’osservatore: sensazioni e ricordi legati all’esperienza del momento.
Dunque questa è la mia scelta, ovviamente del tutto soggettiva. Ti invito a fare lo stesso, cogliendo l’occasione di ripercorrere questo anno attraverso le tue fotografie.

Poi, se ne hai voglia, inserisci pure il link alla tua “preferita 2013” in un commento a questo post.
E… BUON 2014!

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BurriDi René Burri si parlava giusto pochi giorni fa, era il post con le foto che il fotografo svizzero scattò all’altro celebre membro dell’agenzia Magnum: Henri Cartier-Bresson.
In un commento a quel “cortocircuito fotografico”, mi è stato segnalato da Simone (che ringrazio moltissimo) un bel video, proprio dedicato a René Burri.
E’ un documento in cui Burri ci porta per mano a conoscere sei celebri foto del suo archivio. Dal Picasso che fotografò nel 1957 a Cannes, alla foto della riapertura del canale di Suez nel ’74, passando per il famoso ritratto a Che Guevara con sigaro del 1963, forse la sua foto più nota.
Un breve viaggio in cui il grande fotografo ci racconta la sua visione ed il suo punto di vista sulla fotografia. Un video molto ben realizzato, da vedere a tutto schermo e gustare con la calma.

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Colored drinks

Colored drinks – © Copyright 2008 Pega

Hai regalato qualche fotografia per questo Natale? Intendo la fotografia come oggetto, come opera finita, magari stampata o addirittura incorniciata. Parlo non solo di fotografie tue, ma anche di eventuali scatti di altri fotografi, celebri o meno, poco importa.
Sì, perché regalare Fotografia è il più bel modo per condividere la tua passione, per cercare di trasmettere ad altri l’interesse che abbiamo per questa forma d’arte, ma anche per permettere ad alcune immagini di “vivere” e prendere la loro via nel mondo.
Insomma hai regalato almeno una fotografia? No? Allora ti propongo un esperimento da fare nei giorni di Natale, proprio in occasione di qualche cena con amici o parenti. Organizzati ed al momento giusto, meglio se verso la fine del pasto quando tutti sono satolli e rilassati, chiedi ai presenti, di raggrupparsi. Non escludere nessuno e falli mettere in posa mostrando bene ciò con cui hanno gustato la miglior pietanza: valgono forchette e cucchiai come anche bicchieri o piatti. Chiedi ai più allegri di assumere una qualche posa insolita, ad esempio con un vassoio sulla testa, il bicchiere o la posata in bocca. Assecondali nell’inventare pose sceme, specie se ne suggeriscono di interessanti. Prova a non posizionare le persone nella classica fila di fronte alla fotocamera, cerca piuttosto di metterle in cerchio, tipo girotondo. Poi prendi uno sgabello o una scala e, facendoli sorridere, scatta un po’ di foto da lassù.
Sai poi cosa? Dovresti fare una bella stampa per ogni partecipante e regalargliela con un sorriso.
Ti assicuro che non sarà una di quelle foto che vengono buttate.
Buon Natale e Buone Feste!

🙂

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Buon Natale Cinemagraphs

Copyright Jamie Beck

I Cinemagraphs sono fotografie con elementi in movimento, una forma d’arte in cui si sono specializzati il grafico creativo Kevin Burg e la fotografa Jamie Beck, creando un filone che sta riscuotendo un discreto successo, sopratutto negli Stati Uniti, dove alcuni marchi importanti hanno iniziato ad usare questo tipo di immagini per la propria comunicazione.
La natura mista di questa, che è forse limitativo chiamare solo tecnica, la rende particolare: il Cinemagraph mantiene tutta la capacità evocativa dell’istante fotografico ma, in aggiunta, gode della forza dinamica tipica delle immagini in movimento.
La realizzazione prevede la ripresa del soggetto sia con tecnica fotografica che in video, usando la stessa fotocamera. Nella successiva fase di postproduzione vengono miscelati gli elementi in movimento e realizzato il prodotto finale che non è altro che una GIF animata.
Visitando il sito di Jamie Beck ne ho trovati di veramente belli, in grado di trasmettere un’atmosfera quasi magica. Immaginandoli visualizzati su uno schermo molto grande, ho pensato che alcuni potrebbero risultare veramente ipnotici.
Insomma la fotografia che esce dalla frazione di secondo in cui è stata scattata; una sorta di paradosso visivo molto interessante.

Lincoln - Cinemagraph

Lincoln – Copyright Jamie Beck

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Cinemagraphs™ è un marchio registrato di Jamie Beck & Kevin Burg

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Qr_portrait

QR portrait – © Copyright 2012, Pega

Simboli. Ne siamo circondati. Alcuni sono onnipresenti e noti a tutti, altri rari e misteriosi. Il simbolo può essere una cosa potente, una sintesi, un segno che può rappresentare un’intera cultura, a volte un intero universo.
Fotografare un simbolo è il tema fotografico che ti propongo per questo fine settimana.
Vai in cerca di simboli, scovali in posti classici e manifesti, oppure nascosti e mimetizzati in qualcos’altro. Puoi fotografarli enfatizzandoli o criticandoli, ma anche trarne spunto per immagini ironiche o di denuncia.
Come sempre l’assignment è all’insegna di una assoluta libertà di interpretazione, l’importante è divertirsi cercando di fotografare seguendo un tema.
Se ci vorrai provare, ti propongo poi, come al solito, di condividere qui il tuo scatto inserendolo in un commento qui sotto.
Buon fine settimana!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Bresson_by_Burri 1Bresson_by_Burri 2
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Ed eccolo il mitico HCB, che si sporge da una finestra sulla Fifth Avenue per fotografare qualcosa che ha attirato la sua attenzione giù per strada.
Per questo dodicesimo appuntamento con il cortocircuito fotografico, serie dedicata ai fotografi fotografati, siamo a New York, nel palazzo dove ha sede Magnum Photos.
In queste due immagini Cartier Bresson è immortalato da un collega, anche lui membro della mitica agenzia: René Burri.
Mentre gli scatti ed il nome di Bresson, il maestro del “momento decisivo”, sono universalmente noti anche al di fuori del mondo degli appassionati di fotografia, quelli di René Burri non godono della stessa fama. Eppure questo importante personaggio può essere senz’altro considerato tra le più influenti figure della fotografia dello scorso secolo, in particolare per il ruolo che lo ha reso protagonista della trasformazione artistica del reportage.
Nato a Zurigo nel 1933, Burri si interessò, prima che di fotografia, di pittura e cinema. Fu coinvolto nelle attività dell’agenzia Magnum dal suo collega ed amico Werner Bischof che lo presentò agli altri soci con un reportage sulla vita dei bambini sordomuti, che fu subito pubblicato in prestigiose riviste tra cui Life.
Viaggerà in tutto il mondo per Magnum, divenendone anche presidente negli anni ottanta, sviluppando uno stile profondo e personale, caratterizzato da scelte formali rigorose, ma con una visione del mondo garbata e profondamente umana, sempre condita da una immancabile dose di ironia.
Celebri sono i suoi reportage su Picasso, Giacometti e Le Corbusier, come anche quelli su Fidel Castro e Che Guevara. Immagini spesso note al grande pubblico molto più del loro autore.

I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe

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Go Pro

Copyright Axel Tritton

Ci sono situazioni in cui non basta appoggiare la macchina da qualche parte per farsi un autoscatto. Ad Axel Tritton, qui sopra, non sarebbe stato sufficiente nemmeno un buon treppiede e neanche un passante disponibile a premere il pulsante di scatto. Forse un palloncino ad elio con appesa la fotocamera avrebbe potuto fare al suo caso ma, in effetti, un buon bastone telescopico era la soluzione più semplice.
Axel ed il suo collega avevano appena passato la notte appesi alla parete di El Capitan, nel parco Yosemite ed un autoscatto proprio ci stava bene.
A volte farsi un bel “self” è un ottimo modo per documentare un’esperienza personale e, anche quando non si tratta di una scalata di tre giorni su una parete a picco in California, realizzare autonomamente una foto che documenti un momento memorabile, è un’opportunità che ogni buon fotografo non dovrebbe mai lasciarsi sfuggire.
E così, pensando a qualche tua prossima avventura, valuta quale potrebbe essere l’accessorio ideale per un autoscatto memorabile. Sì, ok, il bastone telescopico è carino, ma sai quale sarebbe un’altra idea? Un drone volante radiocomandato!
😀 😀 😀
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Calendario 2014 PegaFino a qualche anno fa servivano forbici, colla, un pizzico di creatività e voglia di bricolage. Oggi per realizzare un calendario fotografico basta uno dei tanti siti che offrono questo prodotto ed in breve il gioco è fatto.
Da qualche anno anch’io mi cimento con il calendario. È ormai una piccola tradizione con i parenti ma, visto il “pubblico” a cui è destinato, tipicamente contiene solo immagini che definirei “a carattere familiare”, insomma non proprio il tipo di fotografia che mi piace di più.
Quest’anno ho però provato ad inserire anche qualche scatto diverso. Niente di estremo, solo alcune foto un po’ più personali, probabilmente di minor comprensibilità per la nonna, ma più vicine a ciò che piace a me.
Credo che, se interpretato secondo una chiave di questo tipo, il calendario potrebbe diventare davvero un bel modo di dar vita e visibilità alle proprie fotografie. Ogni mese una foto nuova da vedere e con cui vivere la quotidianità di un periodo limitato, sostituendola poi con la successiva, nello stesso punto della casa (o dell’ufficio) dove il nostro cervello si abitua a trovare un contenuto visivo.
Forse non è niente di nuovo, solo una modalità più dinamica della classica fotografia incorniciata ed appesa a tempo indeterminato. Può essere un modo alternativo per “dialogare” con le nostre foto ed una scusa per proporre anche ad altre persone di gustarle con calma: una al mese.
E regalando ad altri il calendario si potrebbe anche scoprire che qualcuno apprezza davvero le nostre immagini, magari tenendolo appeso in casa per un intero anno!
🙂

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – Copyright 2010 Pega

La capacità di sintesi non è solo un problema dei fotografi. Pensa a quante volte chi ti parla si dilunga in eccessive argomentazioni, ripetizioni, racconti di dettagli insignificanti. Non parliamo poi di chi scrive… 🙂
E’ difficile essere sintetici, arrivare subito al punto, evitando tutto ciò che è in più.
Levare è un’arte, una capacità che a volte è un dono, ma che si può anche imparare e coltivare.
Forse molti fotografi celebri sono diventati tali proprio per la capacità di saper determinare che cosa non mostrare nelle loro foto, ed è forse proprio questo uno degli elementi che differenzia un professionista da un comune “possessore di fotocamera”: il saper valutare che cosa eliminare dall’immagine.
Non parlo di quello che potrebbe sembrare l’esercizio di uno stile minimalista, piuttosto della capacità di saper resistere alla voglia di “aggiungere” ed esercitare invece il potere dell’esclusione.
Ho trovato divertente provare a scattare  cercando di seguire questa visione.
Ti suggerisco di provarci.

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